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Tedaldi, Giovan Batista

Raguaglio su Pisa





Invocazione Al Serenissimo Granduca di Toscana, mio unico signore et patrone.
Raguaglio su Pisa




Serenissimo Signore et Padron mio collendissimo,

È stato sempre mio solito quando dalla felice memoria del Gran Cosimo o da V.S.A. son stato mandato al governo di alcuna delle sue città in fra certo tempo dargli raguaglio del esser et dello stato nel quale quella si trova. Et però mancherei troppo a Vostra Serenità et al debbito del Offitio mio, se hora ch'io son stato circha a uno mese al governo della sua antiche et nobile città di Pisa non gli dessi qualche nottitia nel termine nel quale oggi si trova; sapendo massime quanto sia grato et necessario a Vostra Serenità sapere i modi, gli andamenti et i progressi de' suoi sudditi. Dico adunque che per satisfare al obligo et debbito del offitio mio son andato visitando le mura, le porte et i luoghi importanti della città et ho visto che tutto sta benissimo et che la fortificatione cominciata dal serenissimo Suo padre è tale che quando V.A. I'havrà fornita, sarà questa città inespugnabile; è ben vero che sotto uno arco del ponte a mare si può facilmente entrare et uscire, massime per non vi essere più cattene et per non vi si fare guardia alcuna come si potrebbe. Quanto a viveri la sua città di Pisa è oggi più abbondante, universalmente parlando, d'ogni cosa che quale si voglia altra città d'Italia; conciossiaché la cima del grano vale oggi lire 7 il saccho et l'altre biade vanno seccondando il preggio del grano; i vini, dico i migliori, lire 12 la somma, l'olio scudi 2 il barille; la carne et altre grascie hanno quasi il medesimo preggio che nella Sua ducale città di Firenze. Lasciarò di parlare de' cavaglieri et scollari per non essere per ancora bene informato de' modi loro et dirò come quest'altri habitatori di Pisa sono di tre sorte, cioè Nobili, Artigiani e plebbei: sono i plebbei, come in ogni altro luogo aviene, sempre poveri, perché sostentando la loro vita giornalmente con quel poco che si guadagnano, non possono avanzare molto; et quando pure potessino la natura et qualità della vita loro non gli lascia; a talché sempre sono in preda della povertà. L'artigiani sono tutti ricchi o almanco benestanti; perché ogni giorno secondo la qualità delli essercitij loro per esser Pisa terra di mare pigliano et maneggiano assai danari. E' cittadini di Pisa sono per la maggior parte facultuosi et vivono quietamente facendo loro esercitij chi di fondaco, chi di seta et chi di varie mercantie et ce ne sono ancora assai che vivono d'entrate, facendo cappitale delle rendite loro; le quali oggi in grani, vini, olii, bestiami et altre cose simili sono universalmente grandi. Trovasi oggi in Pisa 13 case di mercanti fiorentini, una di Francesi, 3 di Sardi e nove di Portoghesi, et alcuni altri faccendieri come sono raugei, genovesi et altre nationi, i quali se ben non tengono case aperte stanno
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nondimeno in Pisa molti mesi del anno, vedendo che Pisa et Livorno è una scala molto comoda alle faccende; et le gabbelle facili fanno che è molto frequentata da mercanti, che dicono che questo anno da novembre in qua esser surte et schariche nel porto di Livorno da 32 nave grosse tutte cariche di diverse mercantie et da diversi luoghi venute; oltre a infiniti legni piccoli, come benissimo V.S.A. può sapere. Ma è ben vero che spaventa alquanto i marinari l'esser messo in frodo una barca, una fregata per trovarvi sopra i gabbellieri alla porta quando se ne vanno uno pezzi o due di carne secche, 2 o 3 fiaschi d'olio, 6 o 8 libbre di salciciotti, volendo mettere per frodo non solo le grascie che portano, ancorché piccola cosa sia, ma di più i legni in su quali sono cariche, benché la bontà di V.S.A. ha usato quando sono ricorsi di farne sempre loro gracia: ma per l'havere andare inanzi et indrieto, perdendo il tempo, mostrano ch'é loro gran danno. E' serbatoi de' grani ch'ha fatto fare V. Serenità in Pisa sono una gran sicurtà a V.S.A. d'haver sempre gran quantità de' grani forestieri in casa et una comodità inestimabile a' Lucchesi, Genovesi et altri, atteso che giornalmente e' Lucchesi cavano di Pisa gran quantità di gran forestiero; di maniera che molto l'incaminano i grani forestieri per la gran comodità del serbargli et estrargli a loro piacere; et n'acquista V.A.S. oltre al uttile lode infinite. Trovo la città di Pisa dal anno '61 in qua ch'io fui consolo tanto migliorata et abellita che mi son stupito; perché oltre a quello che ha fabbricato la Relligione di Santo Stefano, molti particulari hanno edifficate molte honorate case et bellissimi giardini; di maniera che per il populo che ci multiplica non si trova apena case da pigliare a pigione, perché dicono che oggi si rassegna in Pisa 22 mila anime in circa. Et quando V.A. havrà fatto ristaurare le fonti che dalla felicissima memoria del gran Cosimo furno fatte (che secondo intendo non sarà molta spesa) sarà di uno commodo grandissimo a questa città, sicome il rialzare del lungarno; perché è certa cosa che l'acque buone sono la sanità de' popoli. Quanto al governo publico della città et delli Magistrati per al presente non intrerò in discorrerne a V.A. come farò col tempo, perché in quei puochi giorni ch'io son stato qui non ho potuto haverne piena nottitia. I Pisani (communemente parlando) sono superbi, altieri et puoco o non punto amorevoli de' forestieri, perseverando sempre con l'animo nella grandezza ricchezza et superbia della loro antichità. Trovo la gioventù per quel puoco che sino a qui ho veduto, la quale è maggiore che sia stata da uno tempo in qua, molto licentiosa e scorretta; et se non ussi la vigillantia del Bargello, il quale è persona animosa, astuta et sollecita et che prevede le cose, seguirebbono molti disordini, a' quali con tale sua vigillantia et hautorità mia si va continuamente riparando. Sono in Pisa molti luoghi pij, li quali se fussino da preti nel culto divino bene ufficiati come sono administrati et governati da seculari che ne hanno la cura, ne seguirebbono molti buoni effetti; ma essendo questi preti licentiosi et puoco tenuti a freno da loro superiori, causa che il culto divino non ha (come si converrebbe) il dover suo. Li duoi spedali che sono nella città di Pisa andrebbero a malo camino, se non fussero stati dall'altezza del Gran Duca Cosimo et da V. Serenità annessi con quello di Santa Maria Nova et de' Nocenti di Firenze, quali oggi vanno ampliando et con buon governo si esercitano. E questo è quanto da me si è potuto mettere in considerazione a V. Serenità in questi pochi giorni ch'io son stato al governo di questa sua città di Pisa
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che mi sia parso degno di venire a notitia; et cusì non mancherò per l'avenire dargli particulare eguaglio di quello che giornalmente accaderà nella città; la quale mi sforzerò di tenere in pace, in quiete et unione administrando giustitia. Scusemi appresso lei il puoco tempo ch'io ho hauto se io non haverò sodisfatto come desiderato havrei, et mi conservi nella sua buona gratia, che è quello che da me sopra tutte le altre cose si desidera et cercha.

Di Pisa, il 13 di luglio 1574.

Di Vostra Serenità devotissimo servidore Giov. Bat.a Tedaldi commissario.


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(revised 28/02/2000 ) Tedaldi, Giovan Batista.
Elena Pierazzo

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