minimizza
Testi di Pisa
Tutti i testi | Testi della sezione | sezioni:

Setaioli, Giuseppe

Historie dell'antichissima città  di Pisa


Indice

1.

YHS MARIA JOSEPHI

2. Historie dell'Antichissima Città di Pisa dalla Caduta prima della Repubblica in qua 1406 e seconda 1509 con un brevissimo elogio della sua antica grandezza fatta da me Giuseppe Setaioli suo Cittadino l'Anno 1650 secondo lo stile pisano. Parte prima

Haver visto esser stata intrapresa la fatica da molti, nello scrivere l'historia della nostra Città di Pisa, come è stato fatto dal Roncioni, da quello da Vico, da un tal Cavaliere da Paule, Pisani et ancora dal P. Taioli Pistoiese, è stato causa habbia tralasciato il far questo sì ancora il considerare che gl'è cosa molto difficile per ritrovarsi scarse le memorie antiche e che sia necessario passar sotto silenzio, non solamente le centinaia degli Anni, ma anco più del migliaio si come vediamo nel P. Taioli che dalla fondazione di essa città se ne passa all'historie di quelle cose che sono accadute nel tempo della Repubblica Romana che pure tutti gli Autori confessano esser stata detta città famosa avanti la fondazione di Roma, di maniera tale che più veridicamente si possano chiamare fragmenti d'historia, che segura historia. Ho determinato adunque fare un breve ristretto delle sue grandezze dal quale possa far passaggio a historie più certe e sicure come sono quelle che dalla caduta in qua della Repubblica che fu nel 1496. L'Antichissima città di Pisa hebbe origine da Greci, come tutti l'Autori che ne hanno scritto concordano, benchè siano fra di loro discrepanti di quali popoli di Grecia havendo del verisimile (tralasciando ogni altra opinione) che venissero da Pisa Castello d'Arcadia, come Dionisio alicarnassero, Plinio e ..... benchè sopra di questo molto diffusamente et anco per questa ragione furno detti Alfei dal fiume che circondava detto Castello in
[p. 1]
Arcadia, nominato Alfeo, il che chi desidera vedere più diffusamente legga l'Alberti, nella Descritione d'Italia, il Biondo e altri. Fu questa Città gran tempo avanti Roma edificata e da Robilio nel suo itinerario nel Libro I annoverata fra le dodici Città di Toscana, benchè la stimi molto superiore a quella per essere stata si di maggior nome come anco di forze. Giacè questa Città fra il fiume Esaro detto modernamente Serchio, et il fiume Arno quali, secondo Strabone, congiungevasi insieme alla città di Pisa, avanti fussi levato il suo letto, come hora si vede, cosa che lo doveva rendere navigabile, mentre tanto di estendeva in quel tempo, secondo il suddetto Autore, e che quella commodità desse occasione a i Pisani d'esercitare cotanto la navigazione. Era la Città fabbricata in un bellissimo Piano, come si vede alla giornata, abbondantissimo d'ogni bene desiderabile e situata sopra il fiume Arno cosa che porta non piccola vaghezza, partecipa a detta città il Cielo tutto le delitie della terra, quivi vedesi bellissime pianure, quivi amene colline, con la vicinanza del mare, è assai quantità di boscaglie, con ogni sorte di cacce, di pesche e di quello si può deriderare, evvi ancora commodità di molte pietre da fabbricare che ciò si vede dalla moltitudine delle torri che assai già conteneva che bisogniava vene fussi gran quantità poichè si trattava a migliaia di torri et è credibile vi fussero gran Ponti benchè niente vene sia di memoria; e non paia maraviglia poichè anco in Roma di molti Ponti se n'è persa le vestigie e pure erano meno antichi per essere la città fondata molto doppo. Fu questa città di Pisa la più felice e la più grande ch'habbino
[p. 2]
hauto i secoli, o almeno pari a quella qualsi sia, nè paia che tanta lode detta un suo Cittadino ecceda, sapendo molto bene che laus in ore proprio sordescit, poichè sono per provarlo con ragioni che credo appagheranno l'intelletto di chiunque si renderà capace di ragione. Dico dunque che questa città possa paragonarsi ad una Roma, ad un'Atene ad una Thebe, o chi si sia, in alcune cose essendoli superiore, se bene in altre alquanto inferiore. Circa alla sua origine, e principalmente già s'è provato abbastanza, hora resta circa la potenza quale non fu minore a quella de Romani tralasciando quello che si dice volgarmente come cosa frivola, cioè che sia stata Padrona del Mondo tre giorni, qualcosa mi è parso d'haver letto, benchè in Autore di poco nome, ma dico bene che l'è stata più libera, e Signora che non fu Roma, poichè nacque libera, e Roma cominciò nella soggetione de i Re, cominciando da Romolo, sino a Tarquinio Superbo, di poi postasi in libertà durò in quello stato circa a 464 Anni, alla quale successero Triunviri, quali tiranneggiorno Roma con tutti l'Imperatori che di poi la governarono, si che dunque nell'antichità et essere stata libera sopra a tremila Anni eccedè la città di Roma e per conseguenza ogn'altra, essendo stata tenuta la città di Roma per la maggiore ch'habbia huto il Mondo, ma non solo nelle cose già dette resta superiore, si come in queste ancora sua singolar grandezza ch'è di esser stata la prima ch'habbia ricevuto il Nome Cristiano et habbia riverita la Croce nella Chiesa però Latina parlando il che si prova facilissimamente benchè di questo non si trova chi non habbia scritto della venuta di S. Pietro al Lido Pisano essendo verisimile molto più la venuta sua prima in questo luogo
[p. 3]
che alla costa di Napoli come provano li ... Brancacci asserendo che S. Pietro dalla Giudea venendo sbarcasse prima ad un luogo di loro dominio e che poi nell'andare a Roma fusse da marea sospinto alla Città di Pisa, ma io replico in questo, ch'essendo tanto vicino il Porto Romano era più verisimile che S. Pietro facessi ogni sforzo di passare oltre e non fermarsi in quel luogo per alcune settimane essendo il fine di S. Pietro di arrivar presto a Roma per potere ostare alli progressi Simon Mago ma io dico .. esser più probabile, venisse a dirittura a Pisa poichè li Pisani sempre mai passavano con i loro legni in quei mari è che havessero imbarcato S. Pietro oltre a questo evvi altra viva ragione, che se S. Pietro fu a Napoli, perchè stando tanto tempo non vi drizzò l'Altare come fece nel Lido Pisano, e se ve lo drizzò perchè lasciò al successore che venisse a consacrarlo e non andasse a quello di Napoli si come fece S. Clemente prima di questo nome, e lasciovvi per maggiore certezza del suo proprio sangue quale vediamo miracolosamente conservarsi a nostri tempi del qual fatto n'apparisce autentiche scritture nel Sacro Vaticano in un libro detto il Panteon nella trigesima prima parte .... ...... de conservationibus Altareis, circa medis, B. Petrus ... primum Altare lapideum In Italiam erexit statim cum transfetavit circa littora Pisanorum hodie dicitur ecclesia S.ti petri ad gradus qua ecclesia postea consacravit Papa Clemens Primus con quel che segue. Per queste dunque ragioni è credibile che prima a Pisa che in altro luogo si diffondesse la verità angelica havendoci eretto il sopradetto Altare l'Apostolo S. Pietro quale nell'occhi dell'idolatri non
[p. 4]
haverebbe possuto fare se prima non li havessi persuasi al credere nella qual materia molte altre cose si potrebbe aggiungere quali per brevità tralascio. Fu la nostra città di Pisa molto felice avanti l'impero si come in quel tempo e doppo ancora, la cui particolare felicità vedere esporre stimo un perdere il tempo, poichè si ragionerebbe di materia tanto a noi occulta mentre vediamo ch'a pena haverebbe certezza di quelle cose che pochi secoli fa furono non che di quelle che migliara di anni sono state fatte racconterò dunque brevissimamente quello che viene da Historici veridici come narrano il Biondo, Leonardo Aretino, Sabellico, Platino e molti altri cose tutte successe dalla declinatione del Romano Imperio fra le quali cose singolare fu la suggetione che fecero dell'Isola di Sardignia, della quale essendone stati privati da Musetto già Re di essa fecero i Pisani una grande Armata essendo in loro aiuto i Genovesi la recuperarono con non ordinario valore donando la preda a i Genovesi riserbando a loro istessi l'Isola soggiogorno ancora Cartagine nel 1030 già nominata Tunis conducendo il Re di quella prigione al Pontefice Romano dal quale fu battezzato nel medesimo tempo presero l'Isola di Lipari occupata da i saraceni quali donorno a Conrado Imperatore racquistorno Palermo Città principale di Sicilia ancor lei occupata da i medesimi saraceni per longo tempo dalle cui spoglie diedero principio al famoso Tempio del Duomo et al Vescovado fabbrica così grande e bella che pareggia ogni edifitio de nostri tempi nell'Europa che possiamo credere che l'età superiori habbino hauto molti maggiori edificij nel tempo loro più florido il che ne da testimonianza Plutarco
[p. 5]
facendo mentione di un gran tempio vicino a Pisa del quale vi è gran dubbio dove fussi, benchè il medesimo Plutarco dica Pise erat templum marmoreum insignie apud aquas statarias alcuni vogliono che questo potessi essere S. Piero a Grado, già fussi tempio degl'Idoli qual non pare verisimile per più ragioni perchè dice vicino a stagnio essendo otto miglia lontano detta Chiesa più vicino al mare e alla città di Pisa e poi se fussi stato questo tempio S. Clemente haverebbe fatto qualche mentione essendo stato consacrato da lui il sopracitato Altare aggiungendo molti per ragione che a proposito di questo vi haverebbono da essere qualche vestigia al quale rispondo che evvi San Guido già convento di Monaci e fatto longhissimo tempo doppo forse d'un migliaro d'Anni e non di mena a pena ce n'è vestigie; alcune volte combatterono li Pisani con li Genovesi e portaron per mare contro essi molte vittorie; dierono aiuto a Galli nell'acquisto di Terra Santa, vinsero il Re di Miorca Saracino, Anassardeo chiamato e l'uccisero con rotta di cinquantamila saracini conducendo a Pisa la Regina con un suo fanciullino quale allevarono et istruirono alla fede avendolo fatto canonico della Chiesa Cattedrale a cui poi restituirono il Regno facendolo loro tributario, grandezza non piccola d'animo de Pisani ch'acquistando giuridicamente un Regno ne fecero un dono. Nel medesimo tempo essendo stati in aiuto di Gottifredo è per loro parte espugnata Gerusalem ne fu incoronato il medesimo Goffredo per Re et alli Pisani come partecipi di tanta vittoria fu dato il Patriarcato ad un loro Cittadino benchè il Platina faccia mentione di un altro lasciato per Vice Patriarca dal vero
[p. 6]
Patriarca Pisano qual fece ritorno per allhora alla Patria stette in quel tempo l'armata Pisana quattro anni continui in quelle parti e volendo far ritorno a i patrij lidi ricordevoli di alcune ingiurie ricevute da Colajanni Imperatore di Constantinopoli risolvettero (benchè da longhe fatiche indeboliti) volere andare a i danni di detto Imperatore e luoghi e scorrere fino a Costantinopoli del che intimorito mandò sei ambasciatori a chieder paci alli Pisani dalli quali benignamente fulli concessa con alcuni pochi di tributi quali dovesse detto imperatore pagare fra i quali furono cinquanta capi di paramenti per la lor Chiesa del Duomo de i quali ven'era alcuni che per la quantità dell'oro si reggevano ritti. Non fu meno grandezza quella che in arrivando all'Isola di Corsica per tempesta sospinti havendo l'animo volto a riscacciar Museto dalla Sardignia più volte da lui ostinatamente ripresa che quelli di Corsica conosciuta l'Armata Pisana senza combattere spaventati dalla fama del lor valore si arresero. Non solo stimavano li Pisani cosa gloriosa il vincere quanto il perdonare e l'aiutare con le loro armi le Christiane monarchie come più infatti fecero, e particolarmente quando con numerosa armata di quaranta galere andorno in aiuto di Almerico Re di Gerusalem, per l'acquisto d'Alessandria occupatali da .... barbari e quanto fu la premura che tenevano di porgere aiuto all'interesse della Christianità in infinite occasioni si vedde e più degli altri a Santa Chiesa alla quale fecero quella servitù e quell'ossequio che mai altre nationi facessero massime in tempi tanto calamitosi quando non era di forze d'armi
[p. 7]
si potente fra le quali dimostrationi fu quella particolare quando riceverono con tanti honori Gelasio Terzo che fuggiva la persecutione di Larico III Imperatore; il medesimo fu fatto verso Calisto II dal suo ritorno di Borgognia il quale poi per benemerito diede l'Investitura della Sardegnia facendoli honore così grande come fu quello del consacrare di sua mano alcuni Altari nel Duomo di Pisa prerogativa si grande che non so qual sia quella città che si possa gloriare di simile honore che due Pontefici habbino successivamente Gelasio consacrato il Duomo e di poi il sopradetto Calisto gli Altari. Passarono di poi nella Sicilia con l'Imperatore per scacciare Ruggieri quale l'haveva occupata et usurpatosi dello Regnio conservarono ancora il Regnio di Napoli molti anni investendone il sopradetto Ruggieri con ritenersi alcune città marittime; portarono da Constantinopoli in .... di vittoria le Pandette o vero Colonne memorabili, quali donarono a i fiorentini non come alcuni igniorantemente dicono che fussero tolte; dierono queste per contraccambio alli fiorentini per haver guardato li contorni di Pisa infestati da Lucchesi nella loro assenza è ben vero ch'erano lucidissime e dicesi che vedevansi in quelle per Arte Magica li futuri avenimenti e parendo che non stessi bene il conservare tra Cattolici cosa di superstitione l'affumicorono li Pisani avanti le mandassero benchè alcuni affermino che non fussi ragione di stato il mandar quelle tanto poteva pregiudicare in progresso di tempo alla Città di Pisa. Fu preso da medesimi Salerno per assedio e fatto molte opere a pro della Chiesa e Religione cristiana che invero se in quei tempi non fussi stata la forza e valore de Pisani molto male haverebbe fatto il Cristianesimo per
[p. 8]
l'inondatione grande de Saracini quali scorrevano l'Italia per il che il sommo Pontefice molte volte diede il Gonfalone di Santa Chiesa alli Pisani dichiarandoli per difensori di essa, intromettendosi alcune volte il Sommo Pontefice ad aggiustare le differenze e guerre nate fra li Genovesi e li Pisani quali erano tante internate che difficilmente si poterono acquietare distruggendosi fra di loro queste Repubbliche benchè molto superiori ne restassero sempre mai li Pisani. Fu creato il loro Vescovo con titolo di Arcivescovo, primate di Corsica e della Sardegnia. Diedero a Gregorio Undecimo due galere per passare di Francia a Roma. Fu honorata la città di Pisa da molti potentati si Papi come Imperatori fra i quali ricevè reputatione non piccola per la ....... di molto tempo dall'Imperatore Ottone Primo di Germania quale affetionato a detta Città non pareva se ne potesse partire e nella sua medesima partenza lasciò alcuni Baroni principali della sua Corte quali elessero con gesto dell'Imperatore la Città di Pisa per loro Patria e di qui ne vennero i Visconti, Lanfranchi, Gualandi, Orlandi, et altri. Fu aiutato in quei tempi Federigo Barbarossa da loro contro a Milanesi a i quali veramente usò non piccola crudeltà spianandoli la città gettandoli sopra il sale costringendo i poveri milanesi ad andare ad habitare altrove qualcosa senza l'aiuto de Pisani non haverebbe possuto fare; nel medesimo tempo fecero tributario Parassone Re di Sardegnia quale con l'aiuto de Genovesi s'era partito dall'obedienza de Pisani dandoli conditioni fra l'altre che dovessi comprare in quello di Pisa terreni per mille lire e fare un Palazzo nella città quale dicano fussi di lungo Arno,
[p. 9]
chiamato il Palazzo Vecchio. Andorno in aiuto di Almerico ancora Re di Gerusalem in Ascalona città occupata da Saladino Re di Babillonia; soggiogarono Albegnia e di venno guerra di nuovo con i Genovesi nel 1170 e per tanto ritrovandosi alla Bocca del Rodano fcero una breve scaramuccia quali fra pochi giorni a suasione di Gregorio VIII fecero pace qual Papa erasi transferito a Pisa; mandarono di nuovo a Barbarossa l'Arcivescovo Lanfranchi con Cinquanta Galere quale andava all'acquisto di Terra Santa quali essendo pericolato Barbarossa nel mare li Pisani caricarono le navi di Terra Santa e ritornarono a Pisa e di quella terra ne fu fatto il Camposanto principiato per opera di un tal Arcivescovo de Visconti pisano fabbrica che in questo genere non ha pari sendo storiato tutto a fresco di mano di valentissimi homini di quel secolo quale vogliono molti sia fatto a similitudine e grandezza dell'Arca chi fussi quel Barbarossa che pericolasse nel mare non ho saputo trovarne certezza poichè Federigo II morse di suo male anzi affogato con un guanciale dal Manfredi suo figlio naturale mentre si ritrovava gravemente infermo, vien questo descritto da Leandro Alberti e per ciò è stato da me qui inserito. In quei tempi prevalse appresso de Pisani l'amicitia di detto Federigo II essendo stati sempre affetti all'Imperatori et essendo poco affetto alla Chiesa anzi inimico fu la rovina de Pisani poichè a suasione sua tralasciorno quell'osservanza che sempre havevano hauto alla Chiesa e di difensori della medesima furno capitali inimici spingendosi più a volte con le loro forze a danni di quella et particolarmente quando andorno con l'Armata verso Roma havendo preso Civita Vecchia passorno avanti e
[p. 10]
necessitorno il Papa il pigliar la fuga che si era fatto forte e poco vi mancò che non lo facessero prigione depredando tutto il tesoro di Santa Chiesa a requisitione del suddetto fecero non minor male trattenendo prigioni il Vescovo Prenestino et Odone passavano al Concilio Lateranense ove eravi Gregorio nono Papa con molti prelati radunati contra il medesimo Federigo funo fatti detti prelati prigioni alla picciola isola di Meloria vicino alla foce del Porto Pisano quale isola hebbe il nome et i fatti di malora poichè la rovina della lor grandezza hebbe origine da questa atione essendo falzo come il volgo dice che fussero affondati quei Prelati che per molto tempo furno dall'Imperatore Federigo ritenuti prigioni si come dal sopracitato Alberti et altri confermono. Successe poco tempo doppo ch'infestandosi del continuo le due Repubbliche Pisa et Genova non tralasciavano mai di perseguitarsi et havendo li Pisani dato innumerabili rotte a i Genovesi le quali il raccontarle sarebbe cosa troppo longa fu da quei con ogni sforzo posta insieme grossa Armata e conoscendo ch'allhora era il tempo a similitudine delli Gentili contra agli conoscevano dover essere Iddio adirato giustamente contro quelli pensavano esser cosa facile il soggiogarli così dunque li Pisani con disanvantaggio di tali peccati incontraronsi nell'Armata Inimica vicino all'Isola sopradetta acciò che ..... havevano fatto il peccato facessero la penintenza e fussi più evidente il gastigo di Dio. Affrontaronsi li Pisani con li Genovesi e doppo qualche combattimento restorno perdenti a tal segnio che vi lasciorno quarantanove Calere con circa cinque o
[p. 11]
seimila prigionie secondo alcuni altri quindicimila, quali condotti a Genova furno trattati con non piccola crudeltà, essendo morti nelle prigioni due o tremila buoni cittadini e così successe la rovina di questa Gran Repubblica quale andò sempre come si sentirà in declinatione; fu preso da medesimi Genovesi Livorno seguendo il corso della vittoria, .... valendosi della fortuna e del tempo li fu ancora tolta la Sardegnia da Gregorio anzidetto, mutata dunque fortuna cominciorno le cose si esterne come interne a volger faccia e li medesimi cittadini mutando costumi cercorno di finire e rovinare la propria Patria e tributare alla lor servitù quella che era solita farsi tributarie le corgne. Il che riuscì a un tal Conte Ugolino della Gherardesca homo di molto valore per essere stato in Comando di Guerra in pro della sua Patria, ma persa la fede si fece tiranno di essa, chiamandosi conte di Pisa il che fu nel 1282. Ma non vi andò molto che fece di tal mancamento la penitenza fu scacciato e benchè con l'aiuto de fiorentini fussi rimesso poco durò essendo stato fatto prigione con la moglie e figli dagli suoi concittadini e posto in una Torre a cui dettero felicemente il nome chiamandosi la Torre della fame nella quale morendo di fame con tutti li suoi di casa trovò nella fame quella fama che ingiustamente era andato cercando. Atione tanto esagerata dal pietoso Dante quale biasimando troppo appassionatamente li Pisani con auguri esecrabili facilmente haverebbe dato a credere esser stata così tanto ingiusta questa se non si praticasse che la ragion di stato alla giornata ne ha dato infiniti esempi nell'estirpatione de i ribelli, correndosi da molti troppo facilmente nel tracciare l'atione altrui si come di quell'atione
[p. 12]
fatta contro la Chiesa, quale io danno come cattivissima, ma non di meno da non essere esagerata da persone che siano macchiate di ationi poco giuste, quali accidenti simili non sono accaduti in varij tempi, leggasi quelle che hanno fatto non una volta ma ben mille li Romani verso li sommi Pontefici, quante volte ne hanno fatto prigioni, ne hanno scacciato di Roma, quanti cardinali e prelati sono stati uccisi per semplice ragione di stato se noi havessimo ad interrogare il nostro benemerito Dante che cosa li paressi circa l'atione fatta da scuoi concittadini a tanti soggetti non solamente laici ma ecclesiastici fra i quali la morte del cardinale Ubaldino cosa veramente molto più detestabile che far prigioni, qual cardinale fu strozzato con il roccetto e quello che fecero al P. Savonarola homo di tanta santità che veramente habbiamo più occasione di ...... che senza dio benedetto e havessi a gastigare secondo ogni atione che facciamo pochi ...... e città sarebbono in piedi e conoscendo il nostro Buon Pastore Alessandro IV che ognuno è sottoposto a errare e che Dio non vuol la morte del peccatore ma che si converta e ....... perdonò alli Pisani ........ quello che havevano fatto contro Santa Chiesa e parve che miracolosamente detto perdono venisse dal cielo poichè essendo stato dalla repubblica Pisana battuti quattromila fiorini d'oro col conio della Repubblica di Pisa furno mandati a donare al sopradetto Alessandro per ..... di humiliatione, ............... la vaghezza di tal ...... senza haver sentito parola alcuna del portatore disse sia benedetto chi ha battutto questa si bella moneta, allhora replicò il portatore (che era il suo confessore
[p. 13]
preso per mezzano dalli Pisani) sono della Repubblica di Pisa quale offerisca a S. S. chiedendo perdono di ogni offesa fatta a S. Chiesa con altre simil parole, S. S. replicò le beneditioni dicendo che perdonava alla Repubblica e per tal effetto restituilli tutti i Privilegi fatti dalla medesima chiesa a i Pisani e poco doppo mandò un suo legato alla città di Pisa con i medesimi quattromila fiorini et ordinò che del ricevuto dono se ne fabbricasse uno spedale per i poveri infermi quale suddetto fu eseguito solennemente con solenne processione, cantandosi messa con tutto il clero fu posta la prima pietra dal medesimo legato in quel luogo dove erano prima le monache d'ognisanti transferite con autorità Pontificia a S. Vito. Fu la città di Pisa travagliata Ridolfo Imperatore di poi Uguccione della Fagiuola, tiranneggiò Giovanni Donarciatico, il Conte Taccio, il Gambacorti nominato Pietro, Giovanni dell'Agniello fattosi Duca della Città nel 1364 Giacomo Appiani a cui successe Gherardo suo figlio quale vendè la città a Giovanni Galeazzo Visconti primo Duca di Milano seguitò nella Signoria mancato il fiorentini per somma di denari il che intendendo li Pisani e non volendo esser signoreggiati da fiorentini recuperarono la liberà stando in questo termine il Gambacorti introdusse con tradimento i fiorentini e la tennero soggetta fino all'Anno 1494 nel qual tempo sendo in Italia Carlo VIII con un potente esercito passando per Toscana rimesse in libertà la città di Pisa e stettero così fino all'Anno 1509 mantenendosi fin tanto che essendo stato vinto l'esercito de venetiani ................................... da Lodovico XII Re di Francia et essendo assediati li Pisani da
[p. 14]
fiorentini e non potendo haver soccorso da loro confederati havendo fatto ogni loro sforzo che fino le donne a guisa di nuove amazzone si erano impiegate nella difesa aiutando a terrapienare l'offese muraglie e cedendo alla fortuna il lor valore restorno in potere de fiorentini e così lacrimando la loro calamità con animo magnanimo a guisa di feroci destrieri scossersi il freno della servitù abbandonando la maggior parte la città chi andando in Sicilia chi in qua e chi in la e così rimase questa città come abbandonata quale fu si potente e gloriosa avverandosi quel detto che ogni cosa che ha principio ha fine. Evvi in questa città lo Studio ............. nel 1309 quivi fu radunato il Concilio quale nel 1400 per svellere lo scisma de Pontefici di Gregorio II e Benedetto XIII che fu creato da i cardinali Alessandro V e privati i dua sopradetti come dimostra il Platina e altri fu .... in questa città un conciliabolo di alquanti cardinali contro a Giulio II nel 1511 et havendosi dato principio a tal inconvenienti si levò il popolo in arme con gran fretta scacciandone tutti quei che a tal cosa si erano radunati come afferma l'Alberti servendo questo di gloria a Pisani e non d'infamia come alcuni malevoli dicono poichè si vede il zelo che hebbono dell'honore di Santa Chiesa scacciando quei tali che a tal nequitia si erano radunati. Gli homini illustri che ha partorito questa città sarebbe cosa longa il raccontarli poichè era necessario che fussero homini grandi in Arme comandando in diversi tempi a si grande Armata arrivando fino al numero di trecento Galere; li ambasciatori che hebbe detta Repubblica dalla confederatione di tanti imperatori si orientali come occidentali possi comprendere la grandezza de
[p. 15]
Cittadini era tale che una parte di lor ....... potevano mantenere una galera in acqua, .... questi tali la Repubblica dava una prerogativa di poter merlare le torri paterne; eravi Consoli o Anziani li quali si resero tanto celebri che dalle corone medesime erano familiarmente trattati; qual fussi l'animo loro dalle fabbriche si puol vedere che fabbricarono i medesimi consoli in diversi tempi fabbriche così grandi come furno l'Arsenale nel quale in termine di un anno fabbricavano venticinque e trenta galere i ponti che furono fatti, il San Giovanni, il Campo Santo con molti altri edifitij senza i ...... che in questi tempi se n'è perso la notizia cagione buona essendo stati ............ che ha patito massime l'Archivio pubblico non havendosi scritture che passino trecento anni e quel poco che vi resta di memoria ritrovasi appo alcuni particolari o per li scrittori che ne hanno scritto. Partorì la città di Pisa dua Pontefici, Eugenio III Pontefice di tanta Santità che meritò d'essere scritto fra i Beati del suo ordine, Urbano VI benchè li Napoletani pretendino per esser nato in Napoli esser loro patriotto dicendo il Ciaccone tanto chiaramente che Urbano VI fu di padre pisano da Perigniano posto nel Tenitorio di Pisa e conferma questo l'haver creato Giovanni Moricotti Pisano Cardinale nominato suo nepote. Ha hauto la medesima città molti homini .......... i quali il raccontarli sarebbe troppa longhezza benchè habbino prevalso l'Armi alle lettere cosa che doveva essere il contrario poichè havendo hauto origine da i Greci più famosi in lettere che in Armi che mantenendo la loro grandezza più col sapere che con la forza haveriano hauto havere
[p. 16]
li Pisani ereditaria quella inclinatione alle lettere e quindi è che la memoria nostra trascurata da i proprij cittadini ha messo in oblivione le nostre grandezze quali ......... poichè chi si sanno sono state da altrui descritte e se dalla patria fussi stato esagerato le loro prerogative come vediamo esser stato fatto in tante altre città messe in Cielo empireo da i loro scrittori si sariano possuti empire molti volumi. Partorì questa città numero grande di servi di Dio quali in varij tempi l'illustrarono furno nel numero di questi tre monaci dell'ordine di S. Benedetto canonici lateranensi e canonici lateranensi tre della religione di S. Francesco, n. nove dell'ordine di S. Domenico, ventidue sacerdoti e quattro laici fra i quali fu Bartolomeo della Spina et Ranieri il primo autore della Panteologia e l'altro della Pisanella dell'ordine monastico di S. Romualdo ancora di questo tre delli PP. Gesuati fondati dal P. S. Giovanni Colombini N. quattro Anacoreti furono quattro con S. Ranieri se però vogliamo nominarlo Anacoreta; di S. Agostino due se ne ritrovano nelle croniche di quella religione; furno ancora dua martiri pisani San Turpè et il Beato Signioretto; tre Arcivescovi furno hauti in gran veneratione hauti per beati. Fuvvi un confessore Beato Guido della Gerardesca; non mancano nel sesso feminile donne di esimia santità quali arrivorno al numero di undici. Ingrandì la gloria della città di Pisa molti homini segnialati che con donationi e privilegi l'aggrandirono come fece Ottone sopracitato Enrico la Contessa Matilda quale dotò magnificamente la Chiesa Pisana come l'Arcivescovado ...... era stato fatto donatione di castella Alessandro III non meno l'illustrò nell'esser stato .... di
[p. 17]
quella ancora fu il figlio di Nassardeo Re di Maiorca quale fatto ...... dalli Pisani fu di poi restituito nel Regnio come già s'è detto. Ha dato la medesima città sepoltura ad Imperatori come di presente si vede il sepolcro Enrico del Buoncompagni nepote di Papa Gregorio XV. Altri cardinali come lo Scarlatti, il Moricotti amendue cardinali di Santa Chiesa si come additano infiniti altri personaggi grandi le tombe del Camposanto che per il tempo se n'è persa la memoria. E per dar fine a questo mio breve discorso solo dirò che la città di Pisa non porta invidia a qualsi sia perchè se dureranno le glorie dell'altre città quanto hanno durato quelle di Pisa faranno assai. Faccio termine portando il non plus ultris delle sue lodi fatto da una penna non di historico adulatore nè di una appassionata lingua ma di santo tanto grande quale fu il mellifluo Bernardo quale scrivendo a i Pisani lasciò di loro questa perpetua memoria per l'affetto de quali testificò ancora il medesimo nel gran dono che fece alla Chiesa Pisana del legno della Santa Croce Tesoro il maggiore che racchiuda in sè la città di Pisa venendo da mani di cui non si può dubitare havendo hauto S. Bernardo si stretta amicitia con molti potentati della Cristianità.
[p. 18]
‘Lettera di san Bernardo a Pisani Pisanis viris consulibus con consiliarijs et civibus Bernardis Abbas dictus de ClaraValle salutem et Pacem et vitam aeternam. Bene faciat vobis Deus et meminerit fidelis sevitijs et pie compassionis et consolationis et honoris quae sponsae filijs eius in tempore malo iet in ... afflictionis suae exibuistis et exibetis. Et qui de hoc iam ....... ex parte et orationis huius nonnullus ......... ......... . Digna plane retributio celeri ... compensatur effectu. Iam pro .... tecum ..... Deus. Populus quae elegit in haegreditate sibi. Omnino populum acceptabilae’
[p. 19]
Nota delli Beati che ha hauto la Città di Pisa in diversi tempi San Ranieri Confessore Pisano della nobil famiglia delli Scacciari. San Turpè Martire pisano cortigiano di Nerone. Beato Signoretto Martire pisano, di qual famiglia non si sà. Beato Pietro Gambacorti nobil Pisano, fondatore religione di S. Girolamo. Beata Perana Perani, anacoreta Pisano. Beato Ugo da Fagiano, Pisano Arcivescovo di Nicosia, et fondatore del Convento di Nicosia di Calci. Beato Sinibaldo Pisano dell'ordine di S. Domenico. Beato Odemondo Mosca nobile Pisano dell'ordine di S. Domenico. Beato Marco Pisano, Canonico Regolare lateranense discepolo del Beato Giovanni Confessore e familiare della B. Bona. Beato Lorenzo da Ripafratta dell'ordine di S. Domenico. Beato Lamberto Gambassi nobil Pisano dell'ordine di S. Domenico Beato Guido della Gherardesca confessore Nobile Pisano. Beato Gregorio Pisano, Monaco di S. Benedetto Abbate di S. Michele a Orticaia confessore della beata Gherardesca Pisana. Beato Giovanni da Pereta Pisano, dell'heremiti di S. Agostino. Beato Giovanni Pisano Canonico lateranense, custode di santa Bona. Beato Giovanni della Pace, nobile Pisano Anacoreta. Beato Giordano Pisano dell'ordine di S. Domenico. Beato Filippo Gambacorti, Nobile Pisano Gesuato. Beato Filippo da Calci nobile Pisano, Domenicano. Beato Fine delli Eremitani di S. Agostino fondatore del Convento di S. Agostino di Pisa, chiamato San Niccola. Beato Eugenio III Pisano Monaco Cisterciense. Beato Domenico Vernagalli, nobile Pisano monaco Camaldolense. Beato Buono Pisano dell'ordine Camaldolense fondatore di S. Michele in Borgo. Beato Basilio Monaco dell'ordine di S. Domenico familiare di S. Bona. Beato Bartolomeo Pisano, Monaco Camaldolense. Beato Baldovino Cardinale Monaco Cistercense Arcivescovo di Pisa, alcuni dicono fussi francese, benchè non sia vero. Beato Antonio Tigrini delli minori di S. Francesco, Nobile Pisano. Beato Andronico della Rocca Nobile Pisano del terzo ordine di
[p. 20]
S. Francesco. Beato Agniello Agnielli, Nobile Pisano dell'ordine di S. Franscesco. Beato Alberto Pisano dell'ordine di S. Francesco. Beato Domenico Cavalca Pisano dell'ordine di S. Domenica. Beato Luca Pisano dell'ordine de Gesuati. Beato Simone Saltarelli fiorentino Arcivescovo di Pisa, per la straordinaria affetione fattosi chiamare Pisano. Beato Bartolommeo da San Concordio Pisano dell'ordine di S. Domenico, autore della Somma Pisanellis. Beato Ranieri Segalozzo nobile pisano dell'ordine di S. Domenico. Beato Oddone della Sala Nobile Pisano dell'ordine di s. Domenico Arcivescovo di Pisa. Beato Lotto Pisano Converso di S. Domenico. Beato Ranieri da Pisa dell'ordine di S. Domenico autore della Paleontologia. Beato Agostino Pisano dell'ordine di S. Domenico. Beato Simone da Casciana nobile Pisano dell'ordine di S. Domenico. Beato Baronto Pisano dell'ordine di S. Domenico. Beato Guglielmo da Pisa Converso dell'ordine S. Domenico. Beato Ranieri Lungo Nobile Pisano dell'ordine di S. Domenico. Beato Rinaldo da Pisa Converso dell'ordine di S. Domenico. Beato Gaddo della Gherardesca Nobile Pisano dell'ordine di S. Domenico. Beato Bonifatio della Gherardesca dell'ordine di S. Domenico Vescovo di Chirona. Beato Niccolò Visconti nobil Pisano dell'ordine di S. Domenico. Beato Bonifatio da Pisa dell'ordine di S. Francesco Vescovo di Solci e poi di Corbia in Sardegnia nel 1325. Beato Filippo Longo Pisano dell'ordine di S. Francesco. Beato Musotto Alerti nobile Pisano dell'ordine di S. Domenico. Beato Gherardo Alliata Panormitano converso delli minori di S. Francesco per discendenza Pisano. Beato Bartolomeo Malacina Pisano dell'ordine de minori di S. Francesco Vescovo Emporiense in Sardegnia. Beato Giovanni Pisano dell'ordine de minori di S. Francesco Vescovo di Corona e poi Arcivescovo di Pisa. Beato Bartolommeo Albizi Pisano dell'ordine di S. Francesco, autore del Libro delle Conformità Beato Pietro Monaco Pisano dell'ordine di S. Benedetto Arcivescovo di Pisa l'anno 1106.
[p. 21]
Beata Maria Mancini Pisana dell'ordine di S. Domenico. Beata N. è serva della Beata Gherardesca Pisana. Beato Filippo Gambacorti Nobile Pisano dell'ordine de Gesuati Beata Giulietta Pisana Vergine discepola della Beata Gherardesca. Beata Gherardesca Pisana delle Conti Gherardesca Monaca Camaldolense. Beata Elena Pisana dell'ordine di S. Domenico Beata Diana da Santa Maria in Monte Diocesi di Pisa. Beata Cristiana Vergine da Santa Croce di Vald'Arno, stato già di Pisa, monaca Agostiniana. Beata Chiara Gambacorti nobile Pisana dell'ordine di S. Domenico. Betata Agata del Tosato Vergine Pisana Discepola di santa Bona. Beata Bona da Pisa Vergine dell'ordine di Canonici regolari. Beata Perpetua Pisana Conversa dell'ordine di San Domenico. Beata Ubaldesca Vergine Pisana dell'ordine Gerosolimitano. Padre Paolo Ceccotti della Compagnia del Gesù Laico Pisano, morto l'anno 1612. Padre Giovan Battista Ceccotti della Compagnia del Gesù fratello del sopra detto. Prete Bernardino Mariani di Pisa sacerdote, fondatore del monastero delle monache di S. Teresa di Pisa Anno 1649. La vita de quali Beati Pisani possi vedere in un libro fatto dalla ......... quale Troncia, homo eruditssimo nell'historia pisana, intitolato Libro de Santi Pisani. Nota delli Cardinali che ha hauto la Città di Pisa e suoi Arcivoescovi. Cardinale della Gherardesca Cardinale Visconti di Gallura Cardinale Mosca Cardinale Malcon di Mori Cardinale Moricotti Cardinale Rossi Cardinale Nigelli Cardinale Dedoni Cardinale Malcondine Cardinale del Lante Nota delli Vescovi dall'Anno 313 in quà
[p. 22]
Giovanni Vescovo Vulpio Vescovo Platone Vescovo Giovanni Vescovo Teodorico Vescovo Guidone Vescovo Landolfo Vescovo Adimberto Pisano Arcivescovo nel 1090..... Anni 12 Pietro Pisano Arcivescovo Anni 25 Ruggieri Arcivescovo Anni 2 Roberto Arcivescovo e Cardinale Anni 8 Baldovino Francese Arcivescovo e Cardinale Anni 31 Villano Villani Pistoiese Arcivescovo Anni 4 Ubaldo Lanfranchi Arcivescovo nel 1166 Anni 26 Vitale Arcivescovo nel 1200 Anni 12 Lottario Arcivescovo Anni 10 Federigo Arcivescovo Anni 68 Ruggiero Ubaldino Fiorentino Arcivescovo Anni X Simone Santarelli Fiorentino Anni 32 Benincasa Benincasi Anni 8 Gherardo Orlandini Arcivescovo Anni Dino Gabrielli Pontremolese Arcivescovo Anni 3 Giovanni Scarlatti Pisano Arcivescovo nel 1360 Anni 28 Lotto Gambacorti Pisano Arcivescovo Anni 20 Francesco Moricotti Arcivescovo e Cardinale Anni X Giovanni Gabrielli Pontremolese Arcivescovo Anni 5 Alamanno Adimari Arcivescovo e Cardinale fiorentino Anni 16 Joel Obizi Lucchese Anni 7 Pietro Ricci fiorentino Arcivescovo Anni 3 Giuliano Ricci fiorentino Anni 43 Filippo Medici fiorentino Anni 6 Alamanno Salviati Anni 17 Raffaello ....... Arcivescovo e Cardinale Savonese anni 24 Onofrio Bartolini Arcivescovo Anni 29 Scipione Ribiba siciliano Arcivescovo e Cardinale Anni 17 D. Giovanni Medici Arcivescovo e Cardinale nel 1562 Anni 5 Angiolo Niccolini Arcivescovo e Cardinale Anni 6 Giovanni ricci da Monte Pulciano Arcivescovo e Cardinale Anni 2 Pietro... Borbone Arcivescovo Anni 5 Ludovico Antinori Arcivescovo Anni 2 Bartolomeo Giugni fiorentino Arcivescovo Anni 1 Matteo Benaccini fiorentino Arcivescovo Anni 1 Carlo Antonio Dal Pozzo Piemontese Arcivescovo Anni 32 Salustio Taragi da Monte Pulciano Arcivescovo Anni Francesco Bonciani fiorentino Arcivescovo Giuliano Medici fiorentino Arcivescovo tanto benemerito Anni Scipione Pannocchieschi senese Nota delle Chiese et altre fabbriche singolari della
[p. 23]
Città di Pisa Tempio di Diana fabbricato da Narone vicino alla Porta a Lucca di figura rotonda con cielo di Bronzo colorito d'azzurro minutissimamente forato di .... alcuna volta mandavasi acqua a simiglianza di pioggia, sopra tenevavisi ...... ruote quali sucorrendo faceva rumore a similitudine di tuoni, eravi in detto tempio circa a 90 colonne rabescate, cioè intagliate di basso rilievo, quali dicano siano di quelle che di .... adornano la Porta maggiore del Duomo; di questo tempio vi resta poco d'avanzo Vicino allo stagnio eravi per autorità di Plutarco un tempio bellissimo fabbricato di marmi del quale non ne resta altro che la memoria che ne porta Plutarco. Circa quattro miglia lontano dalla città ritrovasi il tempio di S. Pietro prima fabbrica consacrata al culto cristiano fatto di marmi verrucani con Portici intorno all'antica e per di dentro un ordine di colonne con assai buon disegni ma all'antica. Poco lontano ritrovasi la distrutta chiesa di Santo Guido fabbricata dalle genti di sua famiglia della Gherardesca con convento di monaci di cui vi resta il nome. Un miglio incirca alla Città di Pisa per la parte di verso il fiume Serchio ritrovasi la memorabile chiesa di S. Jacopo luogo detto al Poggio quale fu disegniata per mano dell'Apostolo S. Jacopo come il P. Razzi nella Vita di S. Bona, nel libro de S. S.ri Toscani e dalla medesima S. Bona illustrata detta Chiesa per varij miracoli. Lungi quattro miglia da Pisa luogo detto Valle di Calci ritrovasi la Certosa luogo eretto da un tale N. Gambacorti di grandissima entrata e suntuosissima fabbrica come nell'historie da me si accennerà. Un quarto di miglio non lungi da quella stà situata la Chiesa e convento di Nicosia fondata da Ugo da Fagiano Pisano Arcivescovo di Nicosia, ... habitano. Accanto al fiume d'Arno .... miglia ... alla Città ritrovasi il Convento de canonici lateranensi con una Chiesa assai bella intitolata a S. Michele delli Scalzi. Da quella istessa banda trovasi il convento di S. Croce fabbricato nell'anno quale è molto capace di sito et ha un bellissimo chiostro e chiesa assai bella. Fuori dalla Porta fiorentina ritrovasi il convento de Padri Cappuccini fabbricato nell'Anno con una bellissima chiesa. Fuori dalla medesima Porta nel Borgo detto S. Marco al Portone oltre a due chiese vicine sta posta la piccola chiesetta di S. Giuliano nominata per quelle porta il volgo che essendo stato
[p. 24]
presa la reliquia del sangue di S. Clemente e voluta portar via non poterono mai muoverla più oltre e per questo miracolo dicesi che il portare che si fa la medesima reliquia ogni anno la prima Domenica d'Agosto sia per questo e per memoria di tal miracolo. Nella città poi di Pisa fra le meraviglie del mondo il Duomo fabbricato nel 1009 incirca dalla magnanimità de Pisani il di fuori essendo tutto di marmi bianchi ricoperto di lame di piombo la longhezza di detto dalla Porta reale fino all'Altare maggiore braccia N. 165 la croce di detto tempio braccia n. 111 dentro al corpo della nave braccia n. 52 essendo distinto in cinque nave sostenuto da ..... di bellissime colonne n. eravi in questo porte antichissime di bronzo portate da Maiorca con una per fianco venuta di Gerusalem, quale per l'incendio essendosi guaste funno rinovate di molto più bellezza et artifitio l'Anno per mano di Giovan Bolognia che fece ancora il crocifisso e gli Angeli dell'Altar maggiore come a suo luogo si dirà. In faccia di detto tempio vi è il S. Giovanni chiesa di estrema bellezza e singolare artifitio principiata da Cocco Griffi a spese del pubblico qual Cocco Griffi che meritò esser raffermato Consolo sopra a 20 anni e fece di gran cose fra le quali buona parte delle meraviglie della città e questo bellissimo tampio habile a conservarli una memoria eterna. È dunque detta chiesa di forma rotonda e gira braccia n. 151. Ci sono in essa n. 63 colonne con otto grosse che sostengono detta macchina, evvi il Batisterio transferitoci nel Appresso a questo ritrovasi il Camposanto fabbrica tanto bella che in simil genere non se ne trova pari, è longo detto Camposanto braccia n. 213, largo braccia n. 61 con entrovi la Terra Santa portata di Gerusalem, ...... di si mirabil proprietà che nel termine di 24 hore consuma ogni corpo et è abbellito di pitture fatte a fresco di mano di Benozzo et altri Pittori valenti homini qual luogo fu principiato per motivi un tal Arcivescovo dall'Arcivescovo Visconti. Doppo queste fabbriche fu messo mano al Campanile fatto di quell'artifitio che ogniun vede pendendo dalla cima a Terra sette braccia, è alto detto Campanile braccia è grosso in giro braccia n. .... sono in detto per di fuori 225 colonne molte delle quali sono state in questo anno 1650 rinovate per esser consumate dal tempo ritrovasi in esso n. 8 campane quali ordinano un non ordinario concerto.
[p. 25]
Nota delle famiglie illustri che in tempo della Repubblica hanno hauto Consoli, Anziani, Ambasciatori e Comando delle Armi quali erano numerosissime, che di una famiglia sono stati in un medesimo tempo sette Capitani di Galera, ritrovate da me nell'Historie manuscritte di varij Autori. Casa dell'Apostolo Familiari Paganelli Uliveti Ascopardi Facca Pagani Vanni Albitomini Parlascio Vernacci AiutamiCristo Gualandi Paule Vicarelli Assi Gaetani Parrana Ubaldini Albizi Gherardeschi Passagli Aldobrandi Gracci ....... Aurifici Gianni Pestelli Griffi Gettalebraccia Ripafratta Burzaccherini Gambacorti Roncioni Buttari Gismondi Ricucchi Borgarelli Gherardi Della Rocca Bricci Galletti Rosigniuli Bavosi Galli Ramondi Bordondini Gualfredi Rani Bonini Gattabianca Bocca Grassi Saracini Buglia Gualterotti Della Sala Bocci Sampanti Baldovinaschi Lacca Squarcialupi Barattoli Lanfranchi Segalari Buonconti Lanfreducci Seta Baccaresi Lei ....... Benigni Scaccieri Brogion Moscai ........ Benesi Malgradi Sancasciani Buonafe Malpighi Dlla Sassetta Benincasa Mosci Sciarra Mastanidispina Sacci Caproni Mattaioni Schiettogoli Cortevecchia Mondifossi Della Statera Corsi Maraffi Da Scorno Da Ciarrana Marzi Cinquini ....... Tegrini Chiaccoli Magniani ....... Cavalieri ........ Tortini Casani ........ Tedici Carletti Turchio Dal Nicchio Taccucci Donati Nobili Della Tavola Dal Polta Orlandi Visconti Da fucecchio Obizi Della Vacca Della faggiola Vincenti Del Giallo Porcaresi Verchionesi Del Gufo Pane Vecchiani Del Grillo Pecci Villaneghi Pieri Vernagalli Federighi Poni Upezzinghi
[p. 26]
Città e Provincie nelle quali si estesero l'Armi della Repubblica Pisana Lipari, Isola Sicilia, Regnio corsica, Isola Sardegnia, Regnio Maiorca Regnio Minorca, Regnio Gierusalemme, RE Costantinopoli, Imperatore Babilonia, Soldano Alessandria, Città Tolemaida, Città Antiochia Nicomedia, Città Cartagine, Re Tunis, Re Algieri, Città Ascalona, Città Pola, Città Tiro, Città Smirne, Regnio Roma, C. Napoli, . GAeta, C. Amalfi, C. Atri, C. Puglia, Regnio Civita Vecchia, Porto Romano, Porto Venere, Lerici, Savona, Genova, C. Marsilia, C. Milano, C. Fiorenza, C. Lucca, C. Volterra, C. Siena, C. Pistoia, C. Empoli, C.

3. Historie de nostri tempi della città di Pisa composte da me Giuseppe Setaioli Pisano L'anno 1650

La Città di Pisa della quale habiamo celebrato le lodi ....... con amplificatione rettorica, ma con breve et veridico discorso, cavato dall'altrui bocca, che se in questo havessi imitato il Guicciardini se ne saria riempito grossi volumi, e con fondamento et autorità di tanti gravi autori, ma perchè bisognia lasciarsi lodare ad altrui, ne ho fatto semplice racconto. Questa doppo la longhezza di tanti decorsi secoli, trovò delle sue felicità quel termine che è proprio delle cose di questo mondo come afferma il Savio .................. permanente, ne è meraviglia dunque che sentiamo esser accaduto ciò alla Repubblica Pisana cosa ...... alli Romani, Spartani, Cartagine, Troiani, con i quali possiamo dire Itam fuimus Troes adattandosi quel disticon da me fatto in un libro intitolato Dell'Armi, qual dice;

Sic fuit in fatis occasion respicit ortus,
contigit et Troie [...]

Trovò la Città di Pisa la fine una volta di quelli odij cagionati secondo il detto, che est mala reirtus; Dalli convicini suoi, quali sempre mai cercarono di abbassare le sue Grandezze come furono li Genovesi, i fiorentini et i Lucchesi, quali essendo stati lasciati crescere nella potenza avverossi che la Republica si era allevata le serpe in seno, et è cosa tanto probabile per non dir certa che essendo stata la Città di Pisa in tanta potenza avanti al Romano Imperio, in tempo che queste Repubbliche non erano ancora al mondo, non so se per bontà o per trascuraggine di detti accadesse lasciar pigliare tanto piede ad esse, cosa che
[p. 28]
non ha del ...... che non sapessero i .......... .......... quelli che diedero il modo di governare ad altri, ma bene dirò che fussi bontà natia o pure che in quei tempi facessero con animo generoso quello che usava fare il cane di Alessandro, poichè se li diede il quore di espugniare Isole et Regni in lontani Paesi quanto più haverebbon possuto espugnare piccole Repubbliche per non dire bicocche, com'era Lucca di che abusarosi queste cittadi sempre mai si mostrorono contrarissime fra i quali più di tutti i Lucchesi, quali per esser gente di poche forze si mettevano a fare ogni viltade come si vedde in più occasione che cimentandosi i Pisani a qualche impresa per utile di Santa Chiesa lasciavanli che s'impegniassero in tale atione et allhora scorrendo intorno alla Città di Pisa saccheggiavano il tutto cosa che li recò sempre mai biasimo e donde si conosceva la viltà loro e la poca fede che di tutte queste cose ne fecero bene spesso la penitenza che tornati indietro con l'esercito ne facevano miserabile stragie compatendo per altro tutte l'altre hostilità fattesi da queste repubbliche cosa che porta il desiderio di dominare e se li fiorentini e genovesi hanno fatto de danni alla repubblica Pisana ne hanno ancora ricevuti quali non son pochi come da molte historie manuscritte possiamo cavare ben et al fine havendo i peccati nostri superato i loro, sia tucca a noi la sorte di restarvi al di sotto che se regneranno tanto loro quanto hanno fatto i Pisani potranno contentarsi vedendosi che sono materie difficili il volersi eternamente conservare come doppo poco tempo vedesi esser interminato alla Repubblica fiorentina et alla Repubblica Genovese benchè non
[p. 29]
sia accaduto tal disgrazia, è stato non di meno più utile ....... come quando l'Aldighiera e Crecchi cercorno di sottometterla, il che ne fu buona causa secondo il detto ........ il Boccadoro cadendo la republica facilmente in questi nostri tempi per la forza di tanti Potentati, quali cose sono state da me dette non per animo di vendicarmi con la penna nè per passione dovendosi gli accidenti di fortuna alterare con sofferenza, nè de Lucchesi havrei detto tanto se il caso non fussi stato tanto esecrabile e replicato tante volte, non conservando io l'opinione di quei scrittori che vanamente si ricattano con ingiuria si per essere io scrittore religioso si per non essere quelle persone di quei tempi dovendo dire quello che dice la sacra corte Aufer a nobis nostro discorso della città di Pisa quale nell'anno 1406 essendo di già mancate le forze de i Pisani si per la rotta havuta in mare da Genovesi, come anco dalle fationi civili, fu ultimamente da suoi cittadini tradita non bastandoli essersi fatti tiranni di essi che al fine la venderono come fece il Gambacorti nel tempo che la sua Patria era travagliata da longa guerra e sostenendo non solamente le forze inimiche ma anco la contraria fortuna che haveva racchiuso nella città una fama così grande che il sostenerla era impossibile, nel qual tempo proibì non solo il poter esser soccorso dai suoi cari come fu da Ladislao Re di Napoli la Corona di Francia e il duca di Borgogna a i quali haveva fatto ricorso la repubblica Pisana et essendoli a i sopradetti impossibile concederli quelli aiuti, ricorsero al d'intromettere viveri et a questo effetto havendo carichato due galere di grani tentorono condurla alla Città, ma combattuta dal
[p. 30]
temporale o dalla fortuna che fusse furno respinte in Porto pisano e dalli fiorentini predate quali poterono sollevare le anco da questi accidenti fecero prova sostenere pria la morte che perdere la libertà quando traditi dal Gambacorti in campo di tredici mesi fu occultamente introdotto nella città l'esercito inimico condotto da un tal Cino Capponi e Bartolomeo Cabinelli fu preso il Palazzo et il più forte alla città et così per non poter far altro si arresero i Pisani i capi de quali fatti radunare fu fatto le parole da Messer Gino secondo il Poggio fiorentino molto .... facienti rinfacciando li mancamenti fatti verso S. Chiesa e li trattamenti verso di loro aggiungendo che Dio haveva gastigato la loro superbia con simili altre ingiuriose parole Quali dio sa se tali ancor furono poichè ad animi generosi quali havevano li Pisani sarebbe stato un metterli in necessità prima di esser messi a filo di spada che sostenere tali oltraggi essendo stato più facile a dirli a Poggio fiorentino nella sua camera e nella sua Patria che a Gino Capponi in Pisa bene che vincitore, non havendo anche del verissimo che la generosità di tali capitani havessi commesso simil mancamento; fu data la somma di cinquantamila fiorini a Giovanni Gambacorti ascrivendolo alla cittadinanza fiorentina donandoli una casa per sua habitatione in Fiorenza; il Governo della città fu dato a Gino Capponi con titolo di Capitano per un Anno quale con ogni sorte di prudenza cercò di rendersi benevoli quelli animi amareggiati da tanti accidenti cercando in bella maniera di reprimere le forze de Cittadini quali si dimostravano forzando lor medesimi, accomodarsi alla fortuna havendo fatte lor parole
[p. 31]
per bocca di Bartolomeo Ciampolini, si acquitarono li Pisani per allhora sperando nella scambievolezza de tempi. Fu distribuito de grani nella Città presi nelle sopradette Galere e furno consolati i Poveri havendo sostenuto con un ..... fame a segnio tale che si erano cibati delle radice delle erbe. In questo mentre li fiorentini fecero lega con li Venetiani e si applicorono con armare alcuni legni andando contro a i Genovesi ma non essendo atti alla marineria tralasciorno, non si volendo fidare de i Pisani in servirsi delle lor forze esperimentata tanto tempo nel mare, quindi nacque che si fecero molti legni et ne venderono altri per levare le speranze a poveri Pisani. Nè in questo tempo che dominò la repubblica fiorentina si trova più mentione de Pisani dalli scrittori nelle guerre che hebbero i fiorentini con il Visconti, con i Lucchesi et anco con Ladislao Re di Napoli incominciando allhora a farsi sentire a farsi nominare li Fiorentini che fino a quei tempi non havevano fatto cosa di rilievo. Non molto doppo fu levato lo scisma di due Pontefici, Gregorio e Benedetto e fu creato nel Concilio Radunato nella città di Pisa, Alessandro V, ma secondo Leandro Alberti il Concilio fatto in Pisa fu nel 1400, havendo più del verisimile sia stato nel tempo di Repubblica che in tempi di sì fosche calamità, come anco se fussi stato creato Alessandro in Pisa, pareva che detto Pontefice dovesse cercare di fare restituire la libertà alla repubblica pisana che ingiustamente era stata venduta. Funno nel tempo che i fiorentini tennero la città di Pisa abbassate molte torri et altri luoghi forti, delle quali torri era fama che ve ne fussi circa a sedicimila che la
[p. 32]
renderono sempre mai fortissima essendo stata la città senza recinto di muraglia dall'anno 1050 incirca a dietro. Essendo stati così nelle mani de fiorentini circa a buono spazio di tempo, volendo la fortuna far la cilecca, come si suol dire, fece che nel 1496 passando per l'Italia Carlo VIII e vedendo la città di Pisa stata sempre partialissima dell'Impero, la pose nella pristina libertà, alla forza del quale, non havendo ardire di opporsi li fiorentini, se n'acquetarono per allora, ma non per questo se ne dimenticorono. Appena ricevuta la libertà con quale allegrezza furono scacciati i fiorentini, ciascuno se l'immagini. Fu messo mano subito a levare tutte le Armi e le memorie da essi fattevi, incominciandosi a fabbricare alcuni pochi legni, ma perchè erano talmente tarpati che poco poterono fare e massimamente standosi sempre a i fianchi i fiorentini, questi havendo visto che Carlo VIII era lontano con le sue forze e che i Venetiani loro stati già confederati erano ritornati di nuovo ad unirsi, che non vi fu natione tanto bene affetta alli Pisani quanto li Venetiani e li Senesi e vedendo di ogni banda privi d'aiuto, doppo il corso di molti anni vinti dalla necessità si arresero, e questo fu l'anno 1509. Quali fussero li nuovi trattamenti non occorre che mi affatichi e se prima li depressero, hora molto di più. Ma vedendo li Pisani esser venuto l'ultimo fine delle loro speranze con animi grandi non potendo patire di venire soggetti, essendo avvezzi a comandare con nobile carriera, passonno dal paterno suolo a straniero clima per conservare quella libertà d'animo che da secoli infiniti havevano ereditaria e questo fu che sendosi ceduto alla fortuna, le migliori e più nobili famiglie passarono
[p. 33]
ad habitare in altri luoghi come nella Sicilia et particolarmente in Palermo, dove vive anco parte dello splendore di molte famiglie e a questo fine un tal cittadino dicesi che esponendo un gallo pelato ed il motto che diceva ôchi non farà come ho fatto io, sarà pelato come il gallo mioö e così fatto punto e pausa alle passate felicità. si dette luogo alle miserie. Restò la città quasi disabitata essendo state abbandonate le case, vedevansi alcune senza porte e senza finestre, abbruciato ogni legname, non essendoci chi di esse si facesse padrone, alcune per le guerre male fracassate funno, altre demolite et una gran parte di torri che servirono poi a lastricare le strade. Fu preso dai Fiorentini il Palazzo della Repubblica dove posero il Podestà, benchè in quei tempi comandassero più li Medici che la Repubblica, essendo in quel tempo Pietro di Lorenzo de Medici che comandava molto più di quel che fussi la volontà de Fiorentini e per conseguenza quello che da lui veniva comandato si eseguiva nella città di Pisa. Suddetto Palazzo della Repubblica era in quei tempi in quel luogo dove è hoggi la canonica dei Cavalieri Sacerdoti e arrivava sino in Castelletto, eravi altro Palazzo dove stava la Giustizia et eravi le Prigioni qual hoggi e il Palazzo de i Cavalieri, non essendo altro di memoria che poco di torretta in piedi dietro a detto Palazzo dove stava la Compagnia dell'Arme; l'Arti della Seta e della Lana erano quasi dismesse per esser stati rubati molti cittadini nel tempo di guerra non vi era più forma di buon governo perchè i medesimi fiorentini si ritrovavano per le fazioni civili molto travagliati nè potevano fermare l'animo a un sicuro Stato e ben si vedde che
[p. 34]
n'havevano cagione poichè essendo Alessandro de Medici Capo della Repubblica fiorentina et essendo creato Clemente VII Sommo Pontefice funno costretti a cedergli tutto il dominio, essendosi in questo ancora adoperato Carlo V Imperatore, quale diede Margherita sua figlia naturale ad Alessandro, e così tutti cademmo sotto un solo patrone, l'Anno 1535, la qual novità fu più grata a i pisani che a i fiorentini potendo dirsi da i medesimi solamente est miseris socios habere .................... . Quindi nacque che più dolcemente funno trattati li poveri Pisani massime havendo detto Duca qualche particolare afetto alla città di Pisa si come possiamo argomentare dall'haver eletto per suo Secretario un cittadino Pisano nominato Cherubino Bonanni, Cavaliere di Santallago e Abbate della Verruca, titolo di S. Ermete che fu dal Duca molto amato, siccome per alcune lettere scritte dal medesimo Duca a questo, possi comprendere questi sono appresso a quelli della famiglia. Ma poco tempo potè far la dimostrazione del suo affetto poichè in brevissimo fu ucciso da Lorenzo figlio di Pier Francesco de Medici, havendolo condotto in sua propria casa e in suo proprio letto, ammazzatolo che fu l'Anno 1537; questo caso riferisce il Ruscelli in una sua lettera appresso al giorno per la cui morte fu creato Duca Cosimo figlio di Giovanni de Medici, homo di grande affabilità e di somma bontà, quale appena prese il Governo diede segni di quelle virtù ch'ad un Principe son necessarie. Tra le prime cose che cadesse nell'animo di questo Principe fu la città di Pisa, da cui conosceva dover dipendere ogni sua grandezza e a questo fine pose mano a risarcire molte ruine si di muraglie come della Città, particolarmente quella parte verso la porta fiorentina rovinata
[p. 35]
per le vicine guerre; fece il medesimo abbassare alcune torri che non servivano a cosa alcuna, servendosi della materia di esse in altri edifici che veramente vedemmo avverata la profezia del patriotto San Ranieri, havendo detto che sarebbe venuto tempo che li carri sarebbono passati sopra le torri. Cercò con ogni potere il Duca di rimettere in essere lo Studio che per molti secoli era stato si famoso in Italia dismesso per la guerra e per essere state levate l'entrate di esso e per la mancanza dei lettori, come anco per il contagio stato in quel tempo ch'avevano spopolato affatto la città, divenuta una spelonca senza civiltà nonchè nobiltà, ripiene le strade di erbe, che a ragione potevansi dire le parole di Geremia ........ est quasi ................ domina genium omnes amicis eius ......................................... Fu dunque l'anno 1544 riordinato lo Studio rovinato acciò che per tal mezzo tirato i forestieri venissero rendere habitata la Città. Fu fatta inquisitione a bravissimi suggetti per leggere in detta Università, a i quali funno dati honorevoli stipendi e a questo effetto fu richiesto al Papa dal Duca Cosimo di concedere licenza poter mettere una decima sopra i benefitij ecclesiastichi quali erano nel suo stato dalla quale s'istituì la provvigione ai dottori leggenti importando tale decima migliaia di scudi, concedendo oltre a questo ai medesimi dottori privilegi e facoltà grandi, acciò più volentieri e con più facilità si aprisse la strada all'ingrandimento di tal Studio, quali privilegij furno fatti ancora alli scolari concedendoli un Rettore in cui sta il giudicare le cause di essi precedendo ad ogni dignità fuori
[p. 36]
ch'alli commissarij quelli della Città. S'incominciò di poi la fabbrica che hora si vede della Sapienza ......... magnificenza instituendoci un collegio per la nazione fiorentina et altri. Sua Eccellenza dopo questo voltò l'animo ad intrometterci molte Arti già dismesse e però mandò bandi acciò arrivasse all'orecchie de forestieri un'intimazione di Privilegij et esentioni a chi venisse in Pisa a lavorare et a quelli che vi erano che lavorassero Seta o Lana, la qualcosa si principiò da molti e particolarmente il negotio della Seta poichè l'Arte della Lana in tutti i tempi ha poco fiorito in questa città; mandò nel medesimo tempo un bando facendo intimare a i cittadini quali erano andati ad habitare nella Sicilia, che volendo ritornare a rimpatriare sarebbono stati esenti da ogni gravezza per sempre, qualcosa non sarebbe stata di poco utile a quei cittadini benchè di questi non ne ritornasse all'hora per haver fermato l'animo. In questi tempi funno aggregati molti alla cittadinanza per dieci anni fusse esente d'ogni gravezza e potessi essere ammesso alla sopraddetta cittadinanza. Fu ancora ordinato da S. E. che dall'Opera del Duomo fusse fabbricata la Piazza del Grano dove prima vi erano monti di sassi e case rovinate, dicendosi demolite che in detto luogo fussi stata la Sapientia dello Studio, ne i tempi più a dietro. Nel luogo dove si fabbricò la Piazza dell'ortaggi erano rovine di case e per il passato usavasi vendere l'ortaggi di lungo Arno vicino al Ponte Vecchio nel qual luogo funno poi fatte numero 24 botteghe. Non si tralasciava fatto una fabbrica incominciare cose nuove però il medesimo Duca por mano alla fabbrica dell'Arsenale nel luogo non lungi
[p. 37]
dall'antico Arsenale della Repubblica del quale vedesene alcuni Archi, quale appena terminato benchè non di quella grandezza che si vede hoggi essendo stato accresciuto da i successori suoi, fu dato principio a fabbricare galere, havendo mandato fuori a pigliare le maestranze, e la prima galera che si pose in acqua fu battezzata la Pisana. Si applicò talmente alla fabbrica di queste che arrivò a mettere insieme dieci galere per volta. Restava appresso a detta fabbrica un Monastero detto delle monache di San Vito quale un pezzo avanti era stato ricetto di persone ritirate e dedite allo spirito come leggemmo nella Vita di San Ranieri, di cui fu in detto luogo la conversione accaduta per mezzo di un tale Abate Leccapecore, homo di gran santità di nascita sardo, quale havendo disprezzato ogni ricchezza, andava scalzo avendo una vita assai austera. Fu fatto in procinto di tempo Monastero di Suore possiamo credere essere state da questi buoni servi di Dio introdotte, come fu fatto ne ..... tempi dal .......... Bernardino dalle Monache di Santa Teresa, dette monache furono trasportate d'ordine del Duca alla Chiesa di San Lorenzo alla Rivolta, alla quale vi era intorno un'isola di case delle quali se ne fecero un convento e questo fu fatto per levare dette suore dal rumore de maestri che lavoravano alle Galere, si ancora per allargarsi di sito, facendosene parte Arsenale e parte per habitatione de maestri d'Ascia. Essendo ridotte le cose di Pisa in questo termine S. E. cominciò ad habitare la Città una buona parte dell'Anno, cioè l'inverno e quasi tutta la Primavera acciò che più facilmente si populasse la città, e a questo fine fece pigliare a pigione alcune case per li cortigiani, essendo stati per l'addietro stantiati per le case dei cittadini e per la
[p. 38]
longhezza del tempo erano di grande incomodo a loro medesimi et a gli altri e le case e già le case erano cresciute di prezzo per la gente che era venuta ad habitare, si Artisti come cittadini e dottori e le case che pagavano venti scudi, arrivarono fino a scudi sessanta l'anno di pigione. S'incominciò in questi tempi ad allargare i conventi delle donne poichè fra le dote che crescevano et il lusso del vestire, questi abusi s'erano introdotti e con l'occasione della Corte et essendo li cittadini usciti di fresco dalle sopraddette calamità e non potendo resistere a tante spese, in cambio di maritare le figlie, le mettevano ne monasteri, qual cosa per l'addietro non era in uso, anzi chè in tempo di Repubblica ognuno desiderava d'imparentarsi per havver più aderenze nè erano all'hora tante le borie et i lussi e quando era che havevano dell'arrosto non si curavano del fumo, non come hoggi giorno che si trova nella città di Pisa de calzolari ch'hanno le brocche d'argento che in quei tempi non l'havevano i primi cittadini, le cui forze si estendevano a mettere a loro spese galere in acqua, che hora a metterne insieme le dozzine, non metterebbono un navicello e per tornare all'abuso de monasteri ch'ha introdotto la gravezza delle doti cosa tanto perniciosa al conservamento della Città e rovina de proprij monasteri, questi son fatti il più delle volte prigioni di cervelli stravaganti e serragli di malcontenti che case di servizio di Dio, che se n'entrassero per propria volontà sarebbe una cosa santa e da esser considerata non ostante ogni massima politica ma si vede per esperienza cattivissimi efetti nel violentar l'animo di povere fanciulle che non servono nè a Dio nè
[p. 39]
al Mondo e piaccia a Dio che non servino al demonio al quale mancamento fu Santa Chiesa provisto con le scomuniche benchè molto più prevaglia ...... molti ............... che tal pena. L'Anno 1538 ebbe principio una certa imposizione detta il Saccone quale fu imposta per alloggiare alcune soldatesche che passavano per lo stato di S. E. et arrivava alla somma di scudi centocinquanta in tutto che distribuivasi tra i cittadini, ma nell'andar del tempo è passata tanto avanti che passa il migliaio senza distinzione l'un anno dall'altro, o ci siano soldatesche o no et alle volte servono, piaccia a Dio mentisca, per mantenere alcuni e rovinar molti facendosi spese senza occasione e senza risparmio come succede quando non si paga del suo. Era in quel tempo eletto al Governo della Città un cittadino fiorentino con titolo di Commissario Generale, quale non puol essere se non è del numero dei Senatori, ha suddetto commissario l'Amministrazione del Civile et Criminale, ma però non può del Criminale senza mandarne a Fiorenza ad un magistrato la partecipazione, eseguir niente senza ordine del ....... magistrato detto degli Otto di Balia, a questi sta a far grazia, o diminuir la pena, o aggravarla, vista la sentenzia con l'intervento del loro fiscale. In processo di tempo successero gli altri ministri et il primo fu per le Gabelle del Mare e mercanzie, qual fu un cittadino fiorentino con titolo di provveditore; di poi funno mandati due col nome di Consoli del Mare appresso de quali si ventila molte cause marittime di mercanzia, di gabelle e miste, come circa del dare e dell'havere inglese e questi sono i Capi della Dogana, nella quale si poneva tutti ministri forestieri, poi col tempo n'è stato intromesso de
[p. 40]
Cittadini pisani. Si faceva in detto tempo li ministri sopra le Grascie et eleggevasi tre cittadini pisani col nome di grascieri et un altro col titolo di Provveditore della Grascia, ai quali toccava imporre i prezzi e gastigare li trasgressori; per all'hora erano estratti detti grascieri essendo imborsati et il Provveditore era eletto dal Comune di Pisa e ...... che fussi confermato da S. E. et all'hora quando si radunamano n'intervenimano li suddetti Consoli delle dogane e di mare tale che poca autorità rimaneva a detti grascieri, facendo ogni cosa i Consoli. Vi era rimasto in Pisa un altro Magistrato chiamato l'officio de fossi stato in piede per l'addietro per esser la Città bisognevole di provvedimento alli scoli per la bassezza del sito, intervengono in detto magistrato il commissario, li due consoli predetti e numero tre cittadini pisani cavati ogni tanto tempo, ha detto offitio un Provveditore fatto a beneplacito del Principe, quale interviene nel magistrato e invigila sopra l'altri suoi ministri che in processo di tempo sono moltiplicati, tanto che se ne va ogni cosa in provisioni; prima era il Provveditore sempre fiorentino e da molti anni in qua vien fatto un cittadino Pisano, quale puole ordinare molte cose senza partecipazione del magistrato: ed è carica di grande autorità in Pisa, poichè si comanda, i contadini sono obbligati ad andare a cavare scoli, a riparare argini, e a seccar paduli et hoggi questo ofitio par che secchi più tosto le borse a poveri che i paduli, facendosi molte spese inutili con la borza del pubblico. Facevasi in quel tempo ogni cinque anni una tale Capitano di Fortezza, li due Consoli del Mare, ciascuno di loro
[p. 41]
eleggeva tre cittadini pisani; questi nove eletti havevano autorità di accomodare le cose del Comune e fare scrutinij per far poi alla giornata li ofitij del Comune, quale selezione ne i nostri tempi viene fatta vincendosi n. 27 cittadini del Consiglio Maggiore, nove per ciascun Terziere, quale si mandano descritti a Firenze e da S. A. ne riviene eletti nove da questi vien fatta l'imborsatione da ................. Priori e dagli altri magistrati et .................. questi priori havevano autorità di trarre gli altri ofitij e di fare quelle occorrenze al Comune circa alli Brevi e non s'impacciavano di altro e quando occorreva supplicare o chiedere qualche cosa al Duca o a magistrati di Firenze, e questa è la grande autorità de Senatori dell'infelice Città di Pisa che il vederli andare nelle solennità in questi nostri tempi muove a compassione andando mescolati fra la ciurma e si poco decoro, pure come dissi sic fuit in fatis. Cedendo poi questi tali per in sino a i Consoli et al rettore dello Studio che sarebbe più honorevolezza della città il non haverli che in tal grado esser fatti scherno della sfortuna. Stanno questi Priori ................. che riscuote l'impositione del saccone e questa perchè di rendita che ha il comune per pagare alla giornata le spese e senza licenza di Firenze non possono spendere cosa alcuna; è tanto in credito di camerlingato che si cerca chi lo voglia havendo annualità di carica, per haverla concessa a persone di bassa condizione e vili, sebbene per l'addietro è stata esercitata da buonissimi cittadini. Hanno ancora un Cancelliere astante et uno che si cambia, quale serve per le liti civili perchè le sententie date dal Commissario hanno
[p. 42]
appello alli Priori da fiorini 400 in giù e l'altre vanno a Firenze che è quanto di autorità li resta. Hanno ancora un Assessore che giudica aprendosi però le sentenze avanti di loro. Evvi nella Città il Monte di Pietà eretto, quale presta a pegno denari alli poveri et a chi ha bisogno e pigliare di merito a ragione di ................ per cento et a quelli che vi hanno messo denaro, cioè che hanno comprato luoghi di Monte ne paga a ragione di soldi ....... per cento, sendo diviso ........... tempo presta e l'altro rende ........................ mutano ogni due Anni eccetto che il Soprintendente e scrivano generale, quali sono eletti ad arbitrio del Principe e la mancanza di denaro del Monte ha appetto agli abrei il prestare con tanta usura. È ancora in Pisa la pia Casa della Misericordia governata da dodici cittadini a vita eletti dal Comune, eleggendosi però da medesimi terzieri, del quale è mancata essendo la città distinta in tre terzieri, cioè di S. Maria, di S. Francesco e S. Martino, ma acciò che sia noto il principio di questa pia Casa, perchè non havessi cognizione, diremo dunque come essendo la Città grande per l'armata che sempre teneva e scorreva li mari et accadendo che nel combattimento scambievolmente la fortuna si aggiri molti ne restavano schiavi e li poveri non si potevano riscattare, si messono a questo effetto dodici cittadini homini dabbene a trovar modi di far tal riscatto (cosa che non si farebbe hoggigiorno); e a questo effetto pigliando ciascuno di questi libre cinquecento d'argento, cominciorno a fare tali riscatij all'esempio de quali mossi altri fu fatta grossa somma, si per lasciti in caso di morte arrivò ad havere grosse entrate che veramente era un'opera
[p. 43]
delle più esimie, che risplendessi tra quei tempi. Ma essendo dismessa la navigazione e mancate le rendite de luoghi pij, pensorno li dodici homini della Casa pia si dovessero quelle poche entrate che erano avanzate spendere pure in opere di carità e così cominciorno a maritare povere fanciulle e soccorrere i poveri bisognosi della città e particolarmente i bisognosi, opera non inferiore alla prima se non fossi da molti corrotta e compartita con poca fedeltà poichè vedesi alcuna volta benestanti haver simil dote per aderenza e piaccia a Dio alcuna volta non servino per pagar le fatiche de poveri a comprare l'honore di povere fanciulle non essendo già queste la mente de benefattori del detto luogo nè anco scredi di Dio, si come il vedere una fanciulla che averà quattro o cinque doti e chi nessuna, domandato perchè questo succeda, vi risponderanno come il paralitico evangelico ôhomine non habeoö si ha dunque a dare per mezzi tal carità e non a chi n'ha veramente bisogno. Fu da particolari lasciato gran ricchezze a detta casa, fra i quali un tal Fioravanti cittadino pisano lasciò più di trentamila scudi e molti altri, essendo ...... chiamati in mancanza di famiglie ricche ......... Casa pia che un giorno può crescere .......... rendita, fra l'altro la Casa del Pozzo del marchese di .......... chiama detta Casa pia in mancanza di linda. E ancora la Chiesa Maggiore chiamata il Duomo, quale era nell'Anno del Signore 1009 una ordinaria chiesa intitolata a Santa Reparata, qual titolo conserva ancor hoggi la memoria, dove fu fabricata dalla splendidezza de Pisani, la non mai lodata abbastanza fabbrica quale vive e viverà sempre per memoria della grandezza nostra alla cui suddetta chiesa furono fatti i gradini, d'intorno circa a
[p. 44]
200 anni doppo di cui non dirò di vantaggio per essersene fatto mentione di sopra. Ha questo tempio l'opera assai ricca di circa diecimila ducati di entrata l'anno, quale viene governata da un nobile cittadino pisano eletto già dal Comune, et hora dal Granduca, con titolo di Cavaliere, in questo tempo era operaio un tal Bastiano della Seta il quale adornò la Chiesa di molte fabbriche di marmo, questo fece la Piazza del Grano già detta et haveria fatto altre cose, se non che fu necessitato lasciare detta carica perchè li nacque un figlio e non potendo tenere detta carica chi ha figli lasciò l'operaiato et in suo luogo fu eletto un tal Bartolomeo da Forcoli, cittadino pisano quale fece la maggior parte degli altari di finissimi marmi essendo prima di gesso; era Arcivescovo di Pisa all'hora un tal Onofrio Bartolini de Medici fiorentino quale durò molto tempo nell'Arcivescovato; in questo tempo disturbò quella poca pace che si godeva nella città di Pisa la novità di Siena, quale ribellatasi dall'Imperatore Carlo V che fu nel 1552 fu eletto il Vice re di Sicilia per .................. alla conquista del detto Stato, quale venendo a Pisa e vi stette alquanti giorni aspettando l'esercito che doveva passare, qualcosa recò non poco d'incommodo alli Cittadini e danno ancora poichè le soldatesche, benchè amiche poco utile fanno per dove passano quale ........ morse in Fiorenza e fu cagione che l'esercito si sbandò, nè seguì altro per allhora. Mosso da questa novità il Duca pose mano a fortificare la città, facendovi due bastioni, uno al canto del leone e l'altro in S. Zeno, rassettando alcuni altri che vi erano di prima; per questo effetto fece il Duca porre una imposizione
[p. 45]
di soldi dieci per ogni sacco di grano e soldi sei per sacco di biada per macinare quali fu per tre anni pubblicata all'usanza degli aggravij che si mettono per poco e durano sempre questa gravezza parve estranea e particolarmente a poveri perchè havendo l'esempio avanti della riscrescita del sale quale si fece per un tempo e mai più si levò. Mossesi frattanto la guerra di Siena, quale turbò la pace anco della città di Pisa, ma per meglio ragionar di questo, voglio farmi un poco avanti. Dal Duca Alessandro erano state concesse l'armi a i pisani e fatte certe bande con molti privilegi sì in città come in contado qual dal Duca Cosimo funno meglio ricordate facendo un capitano ..... queste milizie e questo a beneplacito. Nell'anno 1554 fu eletto capitano delle bande Cancello da Fabriano e ebbe commissione di trarne da detta banda una compagnia per sè e una per Lello del Setaiolo pisano e spediti a Livorno e imbarcati in su le galere per andare (come si disse poi) a sorprendere Grosseto città marittima de senesi ma per il temporale funno impediti e sbarcati per la Maremma tirarono alla volta di Siena dove già all'improvviso si era preso un forte che offendeva la città e stando alquanti giorni per il paese di Siena funno la maggior parte di loro fatti prigionieri e svaligiati e chiusi e l'altra parte se ne tornò a Pisa restando però l'assedio a Siena. In questo tempo si faceva in Pisa continue levate di soldatesche per il campo del Duca quel voleva da più bande stringere Siena per il quale effetto cavò dalla fortezza di Pisa l'artiglieria e munitioni nella qual cosa li contadini furono afaticati andando con il bestiame necessario per tale effetto e li cittadini concorrevano con l'incommodi delle persone di comando che erano
[p. 46]
acquartierate in Pisa prestando gli utensili e ricevendo de danni dalle soldatesche ne poderi. Valeva all'hora in Pisa il grano fiorini sei il sacco et in breve salì a fiorini nove et vedendo dette turbolenze ognuno lo serbava a migliore occasione sicchè in breve arrivò a fiorini diciassette il sacco e di passo nonostante che fussi ordine in Livorno di ritenere tutto il grano che veniva essendo grande abbondanza in Sicilia. Stando le cose in questi termini venne a Pisa il capitano Concetto homo vecchio stato sempre al servizio della Corte il quale con il signor Federigo da d'ordine del Duca con il commissario messer Luigi Ridolfi fiorentino hebbero cura della città e eglino fattosi dare in nota da parrocchiani tutti quelli che erano in età di anni quindici sino alli quarantacinque comandonno che tutti di tale età dentro tale termine comperisse su la piazza di S. Caterina, con arme, et a chi non haveva ancora arme fu ordinato che si fornisse e ciascuno al meglio che potè si procacciò armi delle quali comparse in luce di quelle che era delle ...... di anni che non havevano visto aria quelli che facevano profesioni d'armi erano stati mandati alla guerra e però questi erano inhabili e inesperti e a i quali fu dato per capo un tal chiamato per sopra a nome Polledro di Riccetto che veramente si potevano chiamare tutti polledri perchè non erano avvezzi al maneggio; questo ece molti caporali assegnando a ciascuno dei soldati. Successe in questo tempo un caso assai meraviglioso quale fu che alquanti delfini entrati par la bocca d'Arno erano arrivati fino alla fortezza di Pisa a i quali dato la caccia non fu possibile pigliarne nessuno tornando indietro cosa che dette materia a
[p. 47]
molti discorsi et io se fussi stato in quei tempo havrei detto che detti animali fussero entrati a vedere se i pisani erano più vivi non rivedendoli più per i mari come prima havevano fatto oppure come animali di molta gratitudine fussero venuti a far dimostrazione della memoria che havevano dei loro benefattori havendoli per più tempo cibati nell'affondare che facevano dell'armate inimiche. Stava il campo del Duca intorno a Siena senza saputa di alcuna persona di Pisa venne il campo dei francesi guidato da Piero Strozzi ribello di Firenze verso Cascina havendo marciato tutta la notte entrata la vanguardia in Cascina che era una compagnia di cavalli guidata dal conte Teofilo il quale andando alle case de casinesi e non vi trovando altro che donne non li fu fatto contrasto alcuno tanto più che esse donne pensarono che fossero amici i quali stracchi del senno e dai disagi presero quartiere e se ne andarono a riposare senza lasciare guardiano e sentinella alcuna che invero fu un gran mancamento potendo anco essere che la sentinella si addormentasse conosciuti frattanto essere inimici, le donne andarono a ritrovare i loro mariti e gente che erano alla campagna e l'accennarono quanto era e tornati detti homini al castello e trovando come si è detto ne ammazzarono buona parte e parte fecero prigionieri e in particolare il conte, corse la nuova del romore a Pisa montarono perciò a cavallo alquanti giovani di Pisa e andati a Cascina sopito ogni timore menorno i prigionieri a Pisa et il conte ancora quale fu mandato dal commessario a Fiorenza che fu poi rilasciato d'ordine di sua eccellenza. Giunse poi il campo a Cascina e saputa la rotta di quella compagnia abbruciò e
[p. 48]
saccheggiò le case dei cascinesi e fecero di molti mali per li quali il Duca esenziò quattro case in perpetuo da le gravezze ordinarie et straordinarie con privilegio di arme per tutto lo stato e generalmente esentiò tutti li cascinesi per dieci anni, qual privilegio l'è stato sempre osservato inviolabilmente. Inteso dunque in Pisa era giunta a Cascina e quello che gl'haveva fatto si dette alle armi tenendo per certo che venisse alla volta della città e pensando di trovarla sprovvista come in vero era ogniuno prese l'armi al meglio che poteva e furno eletti alcuni capi per guardia delle porte e delle mura, tirandosi sopra a dette mura altri pezzi di artiglieria e stavasi aspettando l'inimico più con buon animo che con giuste forze e messo una truppa di 400 s'incaminorno verso Cascina e arrivati alla Badia di S. Severino e scoperti alcuni cavalli francesi sentendo che poco addietro era l'esercito senza passare più avanti per non commettere temerità se ne tornorno indietro eccettuato ch'otto o dieci più animosi quali sentendosi bene a cavallo si spinsero avanti dove li fu data la caccia e li giovò avere buon cavallo e fra gli altri un tale Lattanzio dal Poggio fu necessitato guadare Arno per salvarsi restò ucciso solo un tal Goro Nugolini di un colpo di una mazza ferrata. Per la via delle colline funno fatti prigioni Giobatta Rossermini, Michelagnolo Forcoli et altri li quali per opera di Pietro da Roma pisano all'hora bandito tornorno liberi et alle donne che furon fatte prigioni da soldati inimici non li fu levato altro che l'oro e le gioie del resto lasciate libere. Ogni poco si rinfrescavano in Pisa le nuove che li inimici s'avvicinavano però fu fatto lo scompartimento delle
[p. 49]
genti facendosi molti capi di guardia aspettavansi la notte che venissero alle mura e stavansi preparati per la difesa andando i più pratichi attorno esortando ognuno in quel miglior modo si potesse essendo tutta gente inesperta. Li scolari della Sapienza havevano fatto ancor essi buona truppa guardando il lor posto e quei pochi contadini che erano alla campagna si erano ricacciati in città con quei pochi di miglioramenti passò la notte che il sonno dette poco fastidio a tutti e venendo il giorno si intese che l'esercito era ancora in Cascina e per il dubbio che vi era si misse dell'altri soldati in fortezza e speditosi a Pescia si fece venire lì ............ della banda e se dette in guardia parte della muraglia fra tanto si hebbe avviso che il campo cercavansi di passar Arno cercando i guadi et alcuni affogarono passando per la città li loro cadaveri a i quali si dette sepoltura come debito di cristiani e così l'esercito si incamminò verso Lucca havendo il Passo da lucchesi e vettovaglie e si trattenne ivi alcuni giorni aspettando un rinforzo di quattro o cinquemila pisani che li venivano in aiuto. In Pisa frattanto si stava con timore stante le poche forze se fussi venuto l'inimico con rinforzo e che trattenendosi non poteva ciò essere se non per venire a tentare la sorpresa della città; frattanto arrivò avviso che venivano tremila spagnoli tremila tedeschi e mille italiani con quattrocento homini d'arme e cinquecento cavalli guidati da Giovanni de Luna maestro di campo spagnolo e sollecitato con corriere comparsero in breve tempo alla Porta a Lucca e per la prima notte li si dettero alloggiamenti fuori e la mattina passarono per Pisa in ordinanza marciando verso Siena; la notte seguente alloggiarono sotto la
[p. 50]
fortezza e muraglia della città e si trattennero anco il giorno stando le cose in questo essere s'intese che il campo francese ripassava Arno di nuovo per il che fu richiesto da molti capitani Giovanni di Luna di vietarli il passo oferendosi chi con mille chi con cinquecento fanti il ritenerlo; non volse acconsentire a ciò non havendo tale ordine dal suo Re ma bensì d'arrivar quanto prima al campo e così passorno franchi l'inimici a lor gusto; la mattina seguente fece Giovanni di Luna mettere in battaglia il suo campo per marciare sentendo che li francesi venivano ad incontrarlo il che non fu poi vero, haveva fatto fare una ritirata in fretta alla gente riparando di nuovo sotto la fortezza ma inteso che li francesi si erano incamminati verso Pistoia proseguì il suo viaggio senza ............ aiuto alcuno in tanto bisogno in Pisa che pure resultava quanto in aiuto dell'impresa poichè se havessero i francesi preso la città di Pisa si sarebbe divertito il campo di Siena dimandando che poco buon nome lasciò appresso a i pisani. Alli 2 d'agosto si intese che il detto campo fu rotto dal duca fatto prigione la maggior parte del bagaglio il che vedendo li senesi furono costretti a rendersi a patti, il che fatto si levò le guardie per tutta la città di Pisa; li contadini tornorono a casa loro e dal commissario si proebì l'arme dalle due hore di notte in là eccettuato quelle delle bande e così ciascuno tornò a sua negotij et a lavorare; la banda fu raccomandata a Giovanni di Lante dal commissario e dal Dal Concetto, quale fu confermato capitano dal Duca e per i duri et aspri portamenti fatti verso li soldati fu levato detta banda. Conquistata Siena non bastonno le calamità
[p. 51]
passate, le spese grande fatte, sì per l'alloggiamenti come per provvedersi d'armi, per le carestie grandi che erano e per li negotij tralasciati, venne d'ordine di Sua Eccellenza un balzello che si dovessi pagare 14600 scudi dal comune e vedendo che era impossibile per esser tutti exausti di denari e per non essersi quasi seminati deliberorno che detta somma la dovesse pagare l'opera del Duomo e la pia casa della Misericordia et una poca quantità fu distribuita fra li cittadini e per questo effetto funno cavati quattro Iacopo della Seta, Luca del Testa, Massimiliano Patti e Marco Mosca li quali fecero fare molti mormoramenti dolendosi ciascuno d'essere aggravato più del giusto e che loro medesimi e loro parenti erano stati trattati leggermente e che havevano fatto a lor modo della qual somma un terzo a detti luoghi pij et un quarto a i cittadini, i quali furno necessitati a vendere all'incanto a gettar via il loro poichè era un tempo scarso di denaro a tale che li compratori dubitando per il buon mercato ed il tempo non esser astretti a renderli .......... , per sicurtà la stessa Comunità. Morì in questo tempo il Forcoli operaio del Duomo, homo devoto e dabbene ma la brevità li concesse far poche cose, al quale successe Raffaello del Setaiolo, morì l'Arcivescovo Bartolini quale godè l'arcivescovado vicino a 5 anni et pochissimo avanzò per la sua liberalità e splendidezza al quale successe il cardinale ................ il quale fu detto il cardinale di Pisa il quale nel tempo che lo tenne mai venne a vedere la sua chiesa (disgrazia propia di questa città che dando entrate sì grandi all'arcivescovi) che pure esangue da nostri antenati o vogliamo dire de poveri e questo acciò habbino con più amore a vigilare al
[p. 52]
suo gregge se ne stiano la più parte del tempo assenti eppure il concilio di Trento ne astringe alla residenza e non so come appresso a Dio se la saldino che se la atribuiscano all'aria chi la necessita a cercarlo che non mancheria chi lo piglierebbe con patto di stare alla residenza (a) continuo in qualsi sia aria e molte volte resta defraudata la mente di nostro signore qual crede o per dir meglio li significano che la lor chiesa non patisca e la loro assenza non li sia di danno. L'anno 1558 sua eccellenza scrisse a molti principali cittadini chiedendo denari in prestito, a chi 1000 e a chi 500 scudi secondo l'essere, per renderli a un certo tempo con l'interessi fu dato parte di quello domandava scudandosi non haver possibilità di contribuire di vantaggio, ma in cambio che fussi ricevuta la scusa fu trovato modo per altro verso d'haverli poichè di lì a pochi giorni venne a Pisa un tale don Lorenzo Corboli il quale impose un balzello estraordinario imponendo a ciascuno secondo l'havere non passando però la maggior somma scudi 500 che invero fu altro che pigliarlo con interesse e seguì con incommodo grandissimo et in particulare che i mediocri di facultà quali venderno a rompicollo ciò che poterono e fu una bastonata che se ne ricordorno per un pezzo perchè la città vota di dentro è in cattivissimo stato. Il medesimo anno spedì il duca 15 capitani e fatte le loro compagnie vennero a Pisa e vi stetero alcuni mesi per ristoro dei poveri pisani nè si sapeva a che dovessero servire et erano trattati male con mezza paga e per essere d'inverno rovinorno le case abbruciando sino i travicelli e le finestre per fare fuoco e li cittadini non erano sicuri per le strade poichè di notte facevano
[p. 53]
squadriglie e armata mano fermavano la gente levandoli denari; al qual disordine fu necessario concedere l'armi a ciascuno per ovviare a questo inconveniente, ma durò poco perchè fu sbandito ogni cosa. Dopo questo il duca volendo addolcire gli animi amareggiati delli pisani eletti dal Comune quali voleva fussero imborsati nelle borse dei cittadini fiorentini essendo stati eletti gli infrascritti messere Pietro Calefati dottore, messer Giovanni Battista Pattieri dottore, messer ........ Gualandi vescovo di Cesena, Giovanni Battista Galletti, Giovanni Filippo Lanfranchi, Agostino Rossermini, Pietro Griffi et Pietro della Seta. Quali mandati in lista Fiorenza furono imborsati restando cittadini fiorentini loro et i loro discendenti Pietro Griffi hebbe il commessariato di Casoli e di altri castelli de Senesi. Agostino Rossermini commissario nella città di Massa di Maremma, capitano del castello et altri furono mandati in altri luoghi. In questo tempo fece il duca una compagnia di archibusieri a cavallo per guardia della sua persona oltre a i lanzi che teneva et erano quasi tutti di Pisa e andavano per tutto dove andava il duca quale in breve tempo fu reformata. Tornò il duca di nuovo a stare tutta l'invernata a Pisa qualcosa nel tempo della guerra haveva dismesso, standosi di più 7 et 8 mesi il che era molto utile alla città perchè si spacciava più le grascie et ogni altra cosa. In questo tempo la duchessa madama Leonora faceva grande imprese di terre coltivando di molto paese e ne raccoglieva quantità di grani sicchè vi stava incredibilmente volentieri si ancora per li passatempi per le caccie e pesche. L'anno 1560 hebbe l'arcivescovado di Pisa Don Giovanni Medici secondo genito di sua
[p. 54]
eccellenza vivente anco il cardinale Ribiba quale renunziò non potendo fare di meno. Detto Don Giovanni Arcivescovo era stato molto prima assunto al cardinalato e volse fare l'entrata pontificale come fece l'anno per la quadragesima e fu nel modo infrascritto. Era il cardinale arcivescovo in abito pontificale sopra una mula fuori della porta di S. Marco e già haveva ricevuto l'incontri nell'entrare in città; andavano avanti tutti li soldati delle bande seguivano questi una catena di fanciulli pisani tutti vestiti di drappo bianco con rami di olivo in mano; succedeva a questi tutti li regolari religiosi della città et all'ultimo il clero; egli andava in mezzo a i canonaci questi erano a piedi sotto un baldacchino di velluti crimisi rosso; dopo di lui venivano alcuni vescovi che si ritrovavano in Pisa, di poi il Duca con tutta la sua corte e doppo li magistrati della Città con altri cittadini: chi a piedi e chi a cavallo; andava alla staffa del suddetto Arcivescovo cardinale tenendo una mano sopra la groppa della mula Guglielmo Lanfranchi come più vecchio della famiglia di cui è solito fare questa cerimonia all'entrata della città tirorno l'artiglierie della fortezza; per le strade erano stati fatti molti archi trionfali e statue con molta magnificenza accompagnati di varij motti e sonetti fatti in lode dell'Arcivescovo e del duca. Nel medesimo anno si scoperse il crocifisso di S. Matteo in questo modo che essendo detta immagine in una stanza dove le monache tenevano legnia e simili cose o come altri vogliano che sia stata l'immagine della Vergine queste monache nel passare che facevano avanti a detta icona erano solite fare riverenza, occorse che un giorno una monaca
[p. 55]
attratta dalle mani facendo orazioni a detto crocifisso (secondo il mio parere) fu in un subito guarita, di che incominciando a piangere di tenerezza et allegrezza corse a dare la nuova alle monache le quali divolgando il fatto fu aperta detta stanza che riusciva di lungo Arno e così frequentata dal popolo che in gran numero concorreva, fu fatto di detto luogo un oratorio dove dal contado venivano in processione molte persone scalze e si ricevè dalla gente molte grazie, durò per molto tempo e dura ancora, sebbene non con quel fervore essendosi in progresso di tempo scoperti altri luoghi nei quali SDM s'è compiaciuta far grazie e miracoli trapassandoli devotamente da un luogo all'altro. Eravi in questo tempo fatte certe prammatiche in Fiorenza per raffrenare i lussi continui quali erano la rovina di ogni stato e condizione di persone circa il vestire delle donne maritate, disordine che fra le gravezze et altro metteva a terra le case, cagionando che la maggior parte andava a rilento a pigliar moglie poichè era un rovinarsi e seguiva pochissimi parentadi e per questo (come si è detto) si mettevano molte fanciulle ne conventi sicchè mossi dall'esempio altrui deliberorno istituire detta prammatica per il quale effetto funno eletti alcuni cittadini deputati, Messer Giovanni Battista Pattieri, Messer Girolamo Pappoli, Capitano Agostino Rossermini, Agostino Agostini, Luca del Testa e Matteo da Forcoli i quali fecero gli ordini divisi in tre gradi di persone cioè che le moglie di quelli che havessero il primo magistrato de Priori potessero havere certe cose particolari non concesse all'altre e le moglie di quelli che facevano Arti Civili pure si concedevano alcune cose et alli più bassi secondo questi tre ordini cioè nobili cittadini e
[p. 56]
plebei non come hoggi che fanno quattro parte ponendo i gentilhuomini di prima e di seconda classe. Si lasciava libere della riforma le moglie dei Cavalieri, Dottori e capitani parzialità che fu causa che durò poco. Fatti i capitoli funno con l'ordine di Sua Eccellenza pubblicati e data facultà a i Consoli della Seta di farli eseguire qualcosa fu per poco spazio con grand'ira delle donne osservata non potendo soffrire di vedersi differenziate essendo proprio di ciascuno massime in Pisa, uno non cedere all'altro che è pure una grande sciocchezza poichè l'infimi a non cedere a i maggiori di sè avviliscono più loro medesimi poichè se in poco conto è la loro nobiltà quantomeno saranno stimati loro che sono infimi cosa che non s'usa così altrove ma con scambievole cortesia e prudenza il bottegaio loda il gentilhomo et il nobile non disprezza l'inferiore. Funno per l'inosservanza de capitoli accusate alcune donne quali in parte funno assolte e ............. a fare ........... abilità ma di la prammatica in futuro e si proseguì al solito tornando alle peggio di maniera che molti ridotti male funno necessitati a ritirarsi in Villa e di qui è che alcuna casa non è mai più uscita. Nel medesimo anno per buona fortuna fu distribuita una quantità di grano nel Comune a lire 17.13.4 per parte quale si vendeva in quel tempo a lire 8 per parte, che era un grande scapito; fu cresciuto il sale a 4 quattrini et il saccone che non passava 200 scudi arrivava fino a soldi 900, di maniera che quando volevano alzare un poco la testa subito veniva nuovi dolori. L'anno 1564 il Duca si partì per la volta di questa città pigliando il cammino della Maremme con la sua Corte e con il Cardinale
[p. 57]
Arcivescovo, quale cardinale per viaggio si ammalò et in arrivando a Livorno se ne morì di dove fu mandato il cadavero a Pisa incontrato dal Duca suo Padre che era a spasso per la città in carrozza quale segnandolo proseguì tutto il giorno il camminare per la città con gran costanza non havendo gettato una lacrima frattanto il cadavero fu portato nel Duomo con quella pompa che si può credere e la mattina seguente s'incamminò verso Fiorenza alla solita sepoltura di casa Medici. Hebbe la chiesa primaziale di regalo dal detto arcivescovo un
[p. 58]
paramento per celebrare di velluto cremisi trinato d'oro quale è stato di molto utile di gran durata. Portò grande affetto alla Chiesa pisana poichè quando andò a visitare Pio IV quale teneva come parente ottenne per privilegio il rocchetto sotto la cappa la quale portandosi prima ad usanza di veste fece si portassi nella medesima maniera da prelati e portando l'estate la cotta sola li ottenne il rocchetto e sopra la mazzetta ad usanza de i Cardinali gran speciale non comunicato così a tutti esenzionò li detti canonici facendoli suoi famigliari e che non fussero sottoposti al Vicario concedendogli privilegio d'armi e di poterle fare portare a loro scudieri e loro famiglie cosa che arrecò non poco di biasimo appo a coloro che hanno sentimenti religiosi haveva fatto miglior cosa si alla chiesa come al Capitolo se il tempo glielo havessi permesso essendo ancora in tempo da portar simil carica sendogli stato fatto tal privilegio come figlio del duca Cosimo. Successe all'Arcivescovado Agnolo Niccolini, governatore di Siena quale fu il rovescio della medaglia, essendo stato miserissimo, che neanco fece il giuramento che era obbligato di ........... alla sua chiesa; dicono che questo fussi causa che fusse portato via il Crocifisso, quello si teneva in Santa Cristina chiesa ........ posta di lung'Arno vicino alla dogana da cui S. Caterina da Siena ritrovandosi in Pisa haveva ricevuto le sacre stimate cosa che rese l'animi delli pisani esacerbati il vedersi privi di un tanto tesoro per opera di chi più dovessi conservare non havendosi dubio che fussi stato portato alla città di Siena con suo consenso havendo il governo di essa città . Pochi giorni
[p. 59]
passorno che passò a miglior vita un altro figlio del Duca nella città di Pisa di età di 15 anni nominato Garzia onde essendo inferma la Duchessa per dolore de dua figlia perduti aggravando il male in pochi giorni se ne morì cosa che rese gran maraviglia che in sì breve tempo morissero tre principi di commoda età anzi due di pochissima; li cadaveri de i quali furono portati dopo le solenne esequie alla solita sepoltura di Fiorenza. La morte di detta Duchessa fu di gran danno alla città perchè si conferiva l'aria al Duca e con il gusto che haveva la Duchessa più volentieri vi si tratteneva. Erasi la religione di S. Stefano poco tempo fa istituita dal Duca aumentata assai in questo tempo e perciò il Duca haveva fatto un Palazzo sulla Piazza già del Senato sopra i medesimi fondamenti del Palazzo della Giustizia poi servito per il Potestà quando nel 1493 era governata da i fiorentini servì ancora detto Palazzo doppo esser levata di lì la Giustizia per i cavaleggeri di Sua Eccellenza nella suddetta Piazza facevasi giustizia et era il raddotto del popolo e credesi dovessi esser il mezzo della città poichè nel fare i bastioni modernamente si sono trovati molti fondamenti e fra gli altri ho visto esser stato ritrovato fra la Chiesa demolita di S. Lazzero e S. Stefano fuori della porta a Lucca un pavimento bellissimo intarsiato quale era sotterrato segno evidente che la città fussi di maggior circuito venendo la mancanza delle genti si restrinsero di sito perchè non si rendessi più difficile a guardare di qui a che il quor della città dove spesso nascevano tumulti al che per più comodamente ovviare fu trasportata la Giustizia al Ponte. Vi era il Palazzo della Repubblica per il
[p. 60]
Consiglio di Guerra quale fu riservato per li Priori del comune e restaurato l'anno Cominciorno li Cavalieri ad abitare il nuovo Palazzo circa l'anno 1566 e tenevano per loro Chiesa la Prioria di S. Sisto per altro nome detta S. Croce acciò offitiassero ivi li Preti Cappellani Cavalieri alli quali si dette per Priore un Francesco Perignani cardinale pisano homo di buone qualità e stato più volte vicario. Di poi essendo venuto in pensiero a Sua Eccellanza di fondare una bellissima chiesa per detta religione a dì 8 aprile 1566 a hore 11 incirca fece intimare Sua Eccellenza una solenne processione con l'assistenza del Cardinale Niccolini arcivescovo e due vescovi, li canonici e tutto il Clero et li regolari e circa a cento cavalieri vestiti d'abito con le solite cerimonie si fondò la chiesa di S. Stefano Papa e martire accanto del Palazzo suddetto staccata però, anzi isolata nel qual luogo era prima una chiesetta intitolata a S. Bastiano delli impiccati perchè vi si seppellivano i giustiziati; la prima pietra che si gettò era di marmo quadrato entrovi scolpito un'arme di casa Medici e sopra una croce con alcune lettere latine et attorno sui canti vi era alcuni incavi tondi circa a 40 dove il Duca fatta la cerimonia pose più medaglie d'oro, d'argento, di metallo con la sua impronta e sopra quattro piastre di rame che coprivano dette medaglie e sopra un'altra pietra simile alla prima incastrata con metalli il principio del muro dove si pose detta pietra è sotto il canto avanti la Chiesa verso il Palazzo. L'anno 1567 fu messo un altro balzello tanto grave che superò quello di 10 anni a dietro e se si fussi voluto il pagamento in una volta sarebbe stato una gran cosa e l'isterminio di molti al quale si pose un temperamento di pagare
[p. 61]
un tanto alla giornata. In questi medesimi tempi fu principiato il Palazzo per l'abitazione del Duca restando il Palazzo Vecchio assai angusto per crescere il numero dei cortigiani di ........ intitolata a S. Donato nel più bello della Città benchè detta fabbrica restassi molto più bassa contro il volere di Sua Eccellenza. L'anno 1569 le monache di S. Martino e di S. Lorenzo dell'ordine di S. Francesco furno di commissione di Sua Santità levato dalla cura delli frati conventuali e sottoposta all'ordinario il che quando li fu intimato non volsero subito obedire per il che si tolsero le licenze a tutti e fu proibito che nessuno li potesse andare a visitare nè a portar roba per il che state così due giorni obedirno e seguì con molto loro utile perchè sendo li frati bisogniosi e mutandosi spesso erano necessitate sovvenirli e così si spropriavano per dare a frati che buona cosa sarebbe che ............ li due conventi chi vi restano poichè li frati (sia detto con pace dei buoni) troppo si affezionano e con troppa familiarità esercitano simil cura. Essendo il 1570 vedendo la città di Pisa che dal peccato commesso verso Santa Chiesa in qua si vedeva evidentemente la città andare di male in peggio e con tutto che Sua Eccellenza si industriasse di ridurla in buono stato non di meno pareva che il cielo non acconsentisse al lor bene di qui mossi si risolsero ricorrere di nuovo alla Santa Chiesa nonostante la riconciliazione fatta da Martino V come sopra, a questo effetto fu spedito a Sua Santità alcuni pisani a richiesta de quali e dell'Arcivescovo di quel tempo fu concessa plenaria remissione di ogni offesa che per
[p. 62]
l'adietro fussi stata fatta a detta Santa Chiesa, con autorità pontificia all'Arcivescovo di potere benedire la città e le campagne il che fu eseguito con solennissima pompa sì di processioni che di apparati. In questo tempo si trovò il numero de Cavalieri della Novella religione ascendere al numero di 360 e la loro chiesa era di già coperta et in termine di poterla già offitiare s'incominciò il Convento per li Cavalieri Cappellani et alla torre di già detta della fame si fabricò per fabbricare lo spedale per detti Cavalieri quali servì poi per i Gran Conservatori et altri cavalieri. Dopo la morte del cardinale Niccolini fu dato l'arcivescovado al cardinale di Montepulciano il quale fece subito il paramento in Chiesa per celebrare, assai bello. Nel tempo che vi stette fece gran limosine per la città e fabbricò il Collegio detto di Montelpuciano dove si dà il vitto a giovani di detta città in tempo di studio acciò havessero i suoi patriotti di tirarsi avanti nelle lettere. Morì il Duca Cosimo a dì 10 aprile 1574 il quale era stato dichiarato granduca di Toscana da Pio V l'anno 1570 per molti servizi fatti a santa Chiesa e per la prontezza che mostrò nel mandare 12 galere nell'impresa navale di sì fiorita gente. La città di Pisa fece nella morte di questo gran principe non ordinaria perdita havendo ricevuto così singolari benefitij come si è detto. Successe nel gran ducato Don Francesco suo figlio al quale furono mandati ambasciatori di condoglianza del Comune di Pisa et insieme di congratulazione; li eletti furono messer Pietro Calefati, messer Raffaello del Setaiolo et il capitano Agostino Rossermini. In detto anno morì il Cardinale di Montepulciano e fu dato l'arcivescovado al ........ Giovan Antonio Vitelli il
[p. 63]
quale fece l'entrate al solito solennemente nè si sa particolari che facessi donativi o altro. Stavasi nella città con qualche dubbio dell'affetto che fussi per portare a i cittadini pisani il nuovo Gran Duca e per quanto si poteva cognietturare veniva mostrato ogni sorta di rigore se da alcuno fussi stato inciampato in qualche benchè leggerissimo delitto e questo si diceva accadesse perchè essendo vivo il Duca suo padre e stando di lungo in Pisa s'era invaghito di una dama in casa Ceuli e passando spessissimo avanti la casa di detta signora et havendo cercato di introdursi in alcuni festini fatti in detta casa fu male intesa da parenti essendo persone di molta reputazione et honore che credo (per quanto le relazioni rapportano) fussi dismesso una sera un festino con qualche dimostrazione per poco gusto che havevano della qual cosa essendo stato fatto reclamazione al Duca suo padre fu ordinato da Sua Eccellenza al giovane principe che se n'astenesse, il che poco giovò, seguitando al solito e ritornando di nuovo al Duca Cosimo, il Duca fece chiamare don Francesco in una stanza appartata senza haver visto li nominati di casa Ceuli et il Duca fece una grandissima bravata al principe dicendoli insimo che se l'havessero ammazzato non haverebbe fatto risentimento alcuno e poi in sua presenza chiamati li detto replicò a don Francesco le medesime cose e da queste cause si argomentò che conservassi qualche odio verso la città . Morse l'Arcivescovo Vitelli al quale successe il marchese di Pietro Iacopo Borbone dal Monte quale visse poco e morì giovane di anni 39 et a suo tempo credo fussi stata fatta la benedizioe sopradetta. Nel 1576 fu eletto il signore Lodovico Antinori in
[p. 64]
arcivescovo quale arrivato a Pisa morì senza pigliare pure il possesso. Successe a questo il reverendo Bartolomeo Giugni assai vecchio campò appena due anni. Venne di poi il signor Matteo Benuccini, nel suo tempo, successe un caso assai stravagante nel quartiere detto S. Martino e fu che una famiglia intera di cui non ho potuto havere notizia si trovò esser stata uccisa fino i servitori nè mai si seppe da chi, caso veramente assai spaventevole. L'anno 1583 fu fatta l'elezione dell'arcivescovo il signor Carlo Antonio dal Pozzo piemontese che riuscì homo di gran testa e molto utile alla città di cui ne durerà la memoria per un pezzo; questo havendo trovato gli eclesiastici assai rilassati per le molte e brevi variaziani dell'arcivescovi pose mano a riformare li costumi de preti il che gli riuscì facilmente havendo havuto l'appoggio (come si dirà) di Ferdinando I; fu fatto da questo arcivescovo molte opere buone tra le quali un donativo di un paramento da messa di broccato molto ricco, fu fabbricato dal medesimo una cappella in testa del Camposanto istituendoci una oiziatura perpetua quale paga la Casa del Pozzo benchè sia male eseguita l'intenzione di detto prelato celebrandosi una volta in cento; fondò di più un Collegio chiamato de Piemontesi situato in su la piazza detta de Cavalieri dove si alimentano numero di giovani del Piemonte acciò che possano incamminarsi nelli studi; fu ancora dal detto Arcivescovo fatta una soffitta assai ricca d'oro e di figure nella chiesa di S. Frediano di Pisa: nella corte di detto Prelato accadde un accidente assai lacrimevole che un tale canonico Sabini suo favorito e commensale homo di molta bontà e sapere quale incaminava in quei tempi l'oratorio di S. Francesco
[p. 65]
di Paulis e da cui era stato fatto l'altare della Madonna di sotto gli organi del Duomo, si trovò nel pozzo dell'Arcivescovado affogato; chi disse vi fusse stato gettato, altri volsero che vi si gettasse da sè essendo stata trovata la corona sul pozzale et a piè di esso le pianelle caso veramente spaventoso e occulto giudizio di Dio. Nel 1588 essendo stata fatta una bellissima colazione dalla Duchessa Bianca con confezioni et altre delizie fu posto tra esse confezioni avvelenate a fine di levar dal mondo il cardinale Fernando per poca intelligenza che passava tra esso signore e detto cardinale; portò il caso che havendo preso il granduca Francesco di quelle confezioni non consapevole del fatto la medesima duchessa sua vedendo l'infelice esito che haveva havuto il suo disegno prese anco ella volontariamente il veleno e così ambedue finirono la vita, restando in luogo del Granduca Francesco, Ferdinando Cardinale di Santa Chiesa il quale seguitando le vestigie del Granduca Cosimo rivolto l'animo a cose grandi e se da Cosimo fu la città di Pisa sollevata, da Ferdinando ancora fu sempre mai beneficata. A suo tempo fu fortificata l'Isola d'Elba, havendola ottenuta a poco a poco per ricovero delle sue Galere dal Principe di Piombino e ridotta a quel segnio che si vede a nostri tempi. Fu dall'Armata turchesca all'improvviso ......... detta isola et il Porto principale detto Portoferraio assediato in termine che il caso era già disperato, quando la prudenza e l'ingegno di un tal colonnello Simeone Rossermini, cittadino pisano ricorrendo alle strattagemme dove non arrivavano le forze di notte tempo armando una Galera con munitioni et viveri a sufficienza ....... molti i
[p. 66]
quali havevano lingua turchesca e dando la voce d'esser galera amica passò fra esse et in salvamento dette il soccorso del qual fatto quei di dentro erano consapevoli di che vedendo l'inimici persi d'animo abbandonorno l'impresa. Nell'anno 1590 si introdussero li cappuccini fuori della città un quarto di miglio incirca luogo detto S. Donnino il sito del quale li fu concesso dalla religione dei Cavalieri di S. Stefano e vi si fabbricò in brevissimo tempo il convento con una chiesa la cui entrata era dove è hoggi un'immagine della Vergine sotto quel portichetto. Dal Granduca Ferdinando fu fabbricato un collegio detto dal suo, Collegio di Ferdinando dove le comunità di Fiorenza e di Pistoia et altri mantenessero suoi cittadini a studio cosa molto utile per lo Stato. D'ordine del medesimo Granduca furno fatti l'acquedotti che conducono l'acqua da Asciano a Pisa cosa molto utile alla città essendo per primi stati sotterranei e molto facili a guastarsi come anco resti di miglior qualità l'acqua sopra a terra per esser dal sole purgata. Mentre che il Granduca Ferdinando si adoprava in abbellire e aggrandire la città la fortuna portò nel 1596 lavorandosi sopra li tetti della Chiesa primaziale in occasione di accomodarsi la copperta di detta macchina fatta di lame di piombo e bisognando a tale effetto il fuoco accadde che dandosi volta a un caldano benchè raccolto con diligenza dovessi entrare in qualche piccola fessura qualche favilla cominciando ad operare a poco a poco nelle 7 hore di notte li 25 ottobre proruppe in incendio tanto grande che consumò quasi ogni cosa al quale spettacolo concorse tutta la città muovendo le lacrime a ciascheduno per la perdita che si faceva di quanto vi era restato di buono; fu fatto sforzo
[p. 67]
di salvare quel tanto si poteva e soprattutto la Vergine Santissima di sotto l'organo ricco tesoro che racchiude in sè questo gran tempio nonostante il cadere liquefatto piombo che in quantità pioveva; fu portata fuori dal fervore di quei cittadini quali si opposero ad ogni ........... e collocata nella Chiesa di S. Giovanni seguitò intanto il fuoco a fare il suo corso quale si può immaginare ciascuno come operasse in quei legnami di si lungo tempo essendo tutta soffittata nè vi restò di salvo altro che li altari difesi dalla volta cosa che (come ho detto) haverebbe cavato le lacrime da i sassi in vedere uno sterminio di cosa sì bella abbruciato insino le porte di getto che vi erano; venuta la mattina vedevasi ognuno confuso e più degl'altri i Preti quali privati della lor Madre non havevano forza di formar parola; fu determinato l'ofiziare in S. Giovanni fino a tanto che fussi piaciuto al Signore resarcire detta rovina. La nuova del caso arrivata a Ferdinando ognuno si immagini quanto li dispiacessi poichè vedevasi la fortuna attraversare i sua disegni ma perchè dei grandi il proprio è non perdersi d'animo pensò subito al modo di tale reparatione e fu che tutto lo Stato concorressi a questo, aggravata dunque la rendita del sale con giuramento pubblico che essendo terminato tal resarcimento dovessi tornare al solito; fu dato principio e riuscì col tempo molto più bello di prima come vedesi dipinta di una soffitta ricchssima e di una tribuna di squisitissime pitture. Fu riconsacrato detto tempio nel 1604 da Carlo Antonio dal Pozzo, essendo operaio il Castelli al quale successe poi Mario Ceuli; fatto questo si pensò a rimettere nel Duomo di sotto l'organi et
[p. 68]
a ciò fare si intimò una solennissima processione essendo di già stato fatto un assai bell'altare non più sotto l'organi ma dallo spogliatoio dei canonici, venne il giorno deputato dove concorse tutto il popolo ancora dei contorni e fatto un ricchissimo baldacchino di broccato a questo effetto e numero grande di torce s'incominciò a dare ordine alla processione et in quanto venute alcune differenze tra i Fiorentini della compagnia di S. Guglielmo et i pisani chi dovessi portare la Madonna doppo longo contrasto venuti alle mani successevi una gran mano di torciate che fu una cosa bruttissima essendo stato messo mano ancora alle armi, cosa veramente di miracolo che in tanta furia di popolo non solamente non perissi alcuno, ma neanco si spargessi una gocciola di sangue. In questo romore fu dato la spinta all'Arcivescovo dal Pozzo e fu creduto che fussero stati alcuni pisani e fra gli altri alcuni canonici per esser pocobene affetti a detto Arcivescovo di qual cosa ne ricevevano de disgusti e la Madonna fu collocata nel luogo dove di presente si vede e per parlare qualche cosa del ritrovamento di questa Vergine dirò quel tanto se n'ha relazione da i Vecchi et in particolare da Francesco della Seta operaio dei nostri tempi e più pratico e più intendente dell'antichità della nostra città. Dicono dunque non essendo però autentico che detta Vergine potessi essere che essendo in potere degli Upezzinghi si vedessi qualche miracolo e che poi fussi stata collocata in detta chiesa e per la venerazione che vi si haveva non si usassi scoprire o pure che detta Madonna havessi parlato dicendo che nessuno havessi ardire a scoprirla. La verità è che molto tempo non è stata vista e si dubita che sia di pittura o di rilievo parendo a molti che
[p. 69]
in questo e per quelli che va intorno cioè che l'Arcivescovo dal Pozzo con alquanti suoi intimi desideroso di chiarirsi del fatto andassi e scoprendola restasse attonito et in pochi giorni passassi di questa vita e li altri astanti finissero malamente, fra i quali un tal canonico ....... et Sabini et altri; dicesi altre varie cose che tralascio per non havere fondamento. Solo che gran grazie concede e ne bisogni gravi della Città si espone in grandissima pompa soccorrendoci in molti bisogni come a mio tempo più volte è successo come si dirà. Non mancava in questo mezzo il Granduca Ferdinando di aiutare a sollevare lo stato cadente della città che però lo vediamo scolpito sopra la fonte del palazzo che da la mano ad una donna che è per terra poichè in effetto così fece e se fussi campato longo tempo buon per Pisa e per far meglio questo invitò molti mercanti a venir a trafficare con darli habilità e molti privilegi a i cittadini medesimi dava animo e denari perchè impiegassero nelle mercanzie. L'arte della seta e della lana fu rimessa in buon stato in maniera che la città in breve crebbe molto e vi era ricchi mercanti et in particolare spagnoli con i quali era tanto affabile che alcuna volta non sdegnò entrare in casa di essi allettandoli con la benignità e da un certo mercante ricco fulli fatto mostra di gran ricchezza che possedeva offerendo a Sua Altezza et ancora volse donare ad alcuni cortigiani più bassi delle medaglie d'oro; Sua Altezza non comportò che pigliassero niente ringraziandolo; dette inoltre una facoltà che chi voleva fabbricare di lungo Arno potessi comprare benchè li padroni ostassero pagando però il giusto e quando vedeva che uno havessi fatto qualche bella
[p. 70]
facciata lo chiamava a sè e diceva che haveva hauto caro che s'abbellisse la città e alcune volte regalavali di cacciagione o altre galanterie. Aggiunse la fabbrica dell'arsenale et il lavorio delle galere fece fare di suo ordine le loggie dei mercanti cosa veramente bella e commoda dove sopra funno fatte stanze per servire dell'ufficio dei fossi. Fu mandato in questo mentre, correndo gli anni della nostra ......... 1605 alla sorpresa di Scio dove andorno molti pisani e ne portorno numero di schiavi e molte bandiere quali si vedono nella chiesa di S. Stefano. Non gran tempo doppo animato dal felice successo mandò di nuovo le sue Galere col comando di Silvio Piccolomini, quali arrivando a Bona dierono la scalata, mostrando molti Pisanni in quel fatto il valore antico, e furno portati ancor di questo luogo molta preda, come sopra. Poco doppo fu fatto nella Chiesa Cattedrale le tre bellissime Porte di getto con gli Angeli et il Crocifisso che si vedono all'altar grande, opera di Giovan Bologna bravissimo homo di quei tempi. Facilitò in questo tempo l'avanzamento della città una pace universale quale si godeva, accompagnata da una abbondanza che veramente potevasi chiamare il secolo d'oro, vivendo li cittadini sicuri abbondanti e senza aggravij per le quali cose concorrevano li forestieri come alla Città della Cuccagna fra i quali furono molti Genovesi Lucchesi Spagnuoli et Inglesi a segno tale che si pensava di far nuove abitazioni come di fatto alcune se ne fece; fu richiesto sito da fabbricare nella Città da i Genovesi et ancora molti granatini richiesero il poterci fabricare una strada intiera il che fu denegato per esser gente di falsa religione, dubitando che non
[p. 71]
havessero seminato qualche infedeltà, sebbene a molti parve mal fatto perchè dall'esempio de Cattolici in progresso di tempo si sarebbono ridotti al viver Cristiano et haverebbero arricchito et popolato la Città e reso coltivata la Campagna come fecero in alcune Città d'Africa riduncedole in fiorentissimo stato. Nel 1607 incirca si eresse da fondamenti l'oratoio e Spedale de Sacri Chiodi a esortazione di un tal Tiburzio Mealdi Senese Canonico della Chiesa Pisana homo di somma bontà facendo di mestiere che nella città di Pisa venghino i forestieri a far l'opere di pietà essendo in questo la città poco inclinata fondò dunque questo Padre detto oratorio con gran fervore andando li novelli fratelli a portare terra e calcina per termine di humiltà e per il desiderio grande che havevano di incaminarsi nel servizio di Dio; funno istituiti molti capitoli che osservati haverebbero formato una vera squola dell'amor di Dio. Nel medesimo luogo fu fatta la Congregazione de Preti e Chierici in questo però disferenziato ma morendo detto fondatore intiepidì a tal segno a poco a poco che altro non tiene che il nome di oratorio sì come ne posso parlare per pratica havendo in quello fatto alcuni pochi esercizi. Ha il detto spedale circa a 60 scudi d'entrata per li convalescienti de quali pochi ne spendono in quanto non essendo chi li riveda dispensandolo in altre opere qual cosa è contro la volontà del testatore. Fugli lasciato alcune doti da un fratello per darsi ogni anno quali furno l'ultima rovina del luogo poichè quando negli oratorij si tratta dell'interesse lo spirito va da banda cercando molti il loro avanzamento più che il servizio di Dio et essendo entrato in tali materie descriverò alcuni oratorij che furono in Pisa che serve
[p. 72]
pure per l'istorie ben che fiorissero in altri tempi. Si trova che nel tempo della Repubblica circa gli anni 1250 fiorì l'oratorio dei Disciplinanti di S. Giovanni Evangelista per opera del Beato Giovanni della Pace nobile Cittadino Pisano il quale servendo a Dio in abito eremitico si ritirò in detto luogo rizzandovi uno spedale per ricevere i Pellegrini e Poveri derelitti facendovi molti esercizij spirituali quali nell'andar del tempo raffreddorno e vi restò la detta Chiesuola rinovata in parte restando non più oratorio ma ben relassata Compagnia, come le altre. Fiorì anco nell'Anno 1311 l'oratorio di S. Salvatore fondato da B. Giordano pisano Domenicano homo così singolare che fu lettore nell'università di Bologna in Teologia e fu mandato a quella di Parigi benchè per viaggio morisse; funno in diversi secoli altri luoghi a questo effetto fondati in luoghi assai remotij attij a simili esercizij. Fu ancora in quei tempi il B. Domenico Vernagalli nobile Pisano monaco camaldolense quale datosi nel 1219 a opere pie fra l'altre esercitò un'opera assai singolare che fu il raccattare i poveri nocentini e da questo hebbe origine lo spedale de Trovatelli fatto all'hora a canto alla Chiesa di S. Michele di Borgo dove stava di stanza detto Beato, e riusciva lo spedale dove sono hoggi i magazzini e la chiesa di S. Bastiano come più diffusamente il Tronci nelle vite dei Beati. Ne tempi di Ferdinando si esercitò ancora l'oratorio di S. Francesco di Paola retto dal Canonico Sabini soprannominato quale ancor lui venne meno. Successe a questo S. Ambrogio benchè arrivasse a poco fervore e poi è mancato quasi del tutto .......... l'oratorio delle Sacre Stimmate di S.
[p. 73]
Francesco eretto di longa mano quale ha fiorito in diversi tempi essendo ancora mancato l'esercizio spirituale più volte è riassunto in diversi tempi, al quale è annesso lo spedale de poveri Pellegrini esercitato con molta Carità. Nell'anno 1608 passò a miglior vita l'Arcivescovo dal Pozzo con sentimento di tutti eccettuato de cattivi de quali era inimicissimo che con le parole solo li faceva tremare del quale ne vive la memoria anchoggi mediante la sua rigidezza però dentro a termini di giustizia, fu eletto in suo luogo Monsignor Salustio Tarugi da Montepulciano. Nel medesimo anno venne a morte il Granduca Ferdinando che fu la maggior perdita che potesse far la Città sicchè in un medesimo tempo perse due Capi sì grandi uno nel temporale e l'altro nello spirituale e si può dire che finissi con la morte di Ferdinando le speranze della Città di Pisa. Pigliò il possesso doppo la morte del Padre il Granduca Cosimo Principe di ottima mente quale seguitò le vestigia del padre benchè la poca sua sanità concedessi il fare poche cose. Nel 1609 venne di Germania l'Arciduchessa Cristina eletta per moglie del Granduca Cosimo qual cosa fu di grande honorevolezza per esser sorella dell'Imperatore benchè le spese fussero disorbitanti et in processo di tempo fu la rovina dello Stato. In questi tempi successe l'incendio a Librafatta ma dette l'esercito della polvere e periano circa a 25 persone. L'anno 1613 ordinò Sua Altezza si esponessi la Madonna del Duomo per il Principe Don Francesco suo fratello stando grave d'infermità servandosi il solito ordine ch'è, che 3 sere avanti che si esponga suona doppo l'avemaria la campana maggiore mezz'hora a distesa, poi suona un doppio con tutte le campane come ne doppi maggiori et il
[p. 74]
dì avanti o due giorni si manda il bando d'ordine del Vicario quale ne luoghi più pubblici della Città e si espone sempre il giorno avanti la Processione. In questo tempo si tranlata il Sacro Fonte dalla Chiesa di S. Ranieri a quella di S. Giovanni Battista essendo stato fatto a questo effetto un bellissimo fonte battesimale. Nel 1618 si espose per le continue piogge d'ordine del medesimo Granduca l'istessa Madonna con le solite cerimonie e d'ordine del Granduca si passò da Palazzo stando egli infermo. Passò all'altra vita Monsignor Tarugi havendo fatto il solito donativo di un paramento da messa di teletta bianca alla Chiesa Pisana, a cui successe Monsignor Francesco Bonciani homo di gran bontà e sapere, come dimostrò nell'aggiustamento che trattò tra il re e la regina di Francia mandato a questo effetto in Francia dal Granduca Cosimo, dalla quale Regina fu honorato detto Arcivescovo d'una Credenza per Celebrare d'Argento dorato, cosa veramente bellissima e di gran fattura essendo tutta storiata di basso rilievo, qual dono lasciò alla sua Chiesa Pisana. Fu fatto dal detto Arcivescovo molte opere di carità e molto più haverebbe fatto ma poco poteva per le disorbitanti pensioni ch'erano sopra all'Arcivescovado ascendenti a 9000 scudi l'anno, veramente incompatibili avverandosi quel detto che chi puole non vuole e chi vuole non può. Passò di questa vita il 1620 a cui successe in suo luogo Monsignore Giuliano Medici il quale prese il possesso dell'Arcivescovado per procuratore il dì 25 di giugno 1621. Fu dal Granduca Cosimo fatta levata di gente per tutto lo Stato cavandone alcuni di Pisa quali furono inviati verso Milano in aiuto degli Spagnoli e del Duca di Mantova e del Re Ferdinando di
[p. 75]
Boemia il che fu fatto per mera necessità havendo l'occhio il Granduca sì alla ragione di Stato, come del commodo de i sudditi. Correndo l'anno 1622 il Granduca Cosimo passò di questa vita con tanto amatore giusto che non si sdegniava domandare d'ogni minuzia volendo alcune volte veder da sè le Grascie li prezzi e molto più haverebbe fatto se la sanità gliel'havessi permesso e non come alcuni Principi fanno che stimano perdere di condizione per ... in simil cose. Lasciò il Granduca Cosimo Ferdinando II di età puerile governavano la serenissima Arciduchessa Madre e Granduchessa Avia con li Tutori e Consiglieri di Stato quali erano Monsignore Arcivescovo Giuliano Medici, il Signor Marchese Coloreto già Maestro di Camera et il Signor Niccolò dell'Antella e tutti con 2000 scudi di provvigione. In questo tempo da Madama Cristina fu messo mano ad un'opera di gran necessità qual'era un Convento per le donne convertite pigliando il sito vicino all'Arcivescovado dove erano alcune Casette del Poggibonsi e un tale di Paio et ivi fece il ponte Monastero assai commodo, concedendoli l'utile che si cava dalla Diacciaia che saranno circa 800 o 1000 scudi di rendita un anno per l'altro. L'anno 1626 per li romori delle Guerre non solamente in Voltolina ma fra la Repubblica di Genova et il Duca di Savoia, fomentata dal Re di Francia fu dai Principi convicini preso espediente di assicurare i loro Stati però di ordine del consiglio di Sua Altezza fu posto mano alla fortificazione nuova della Città di Pisa, quali furno la sua rovina sì per l'aria che peggiorò per dua cause l'una per levarsi quelli arbori da cima che la circondavano e per conseguenza la
[p. 76]
difendevano l'altra è per essersi fatto molti paduli e de serpai si aperse a questo effetto la porticciula di S. Agnese e quella dell'Arsenale perchè più facilamente riuscisse ponendovi tutti li stiavi a lavorare e quantità d'homini e di donne e si durò parecchi anni che fu una spesa intollerabile et a questo effetto si messe il sale in molti luoghi a 16 quattrini la libbra cosa di molta conseguenza e tali bastioni col tempo vogliano ire in malhora più volte già stati rassetti. Che da poi volevano far questo era meglio farli più stabili e muragliati sebene il meglio di tutto saria stato terrapienare le mura della Città e farvi grossi barbacani che haverebbon dato fortezza a dette muraglie assai deboli oltre che tali bastioni fussero colti all'improvviso servirebbono per scalare più facilmente e per fortificarsi all'inimici e se però alcuno dicessi che non era ragion di Stato il far questo io dico che son tenuti li Pisani così bassi dalla fortuna e tarpati dalle continue gravezze che hanno non c'è pericolo che li venga questo pensiero. Nell'anno 1628 fu esposto di nuovo la Madonna del Duomo per la continua pioggia quale durò molti giorni con un vento caldo che tal novità impauriva tanto più che nel tempo di 15 giorni non si vide mai il sole che rendeva gran malinconia, accidente accompagnato da un bisbiglio che se era sparto per la Città ch'havesse a rovinare il tutto e che una fanciulla havessi sentito da un Crocifisso il tutto et a molti semplici non era di poco timore; fatta al solito la processione cessò questo travaglio per grazia della Protettrice nostra Maria sempre Vergine. In questo tempo fecesi le muraglie del fosso alla Porta alle Piagge per servizio dell'edificio della Polvere del molino e per facilitare li scoli delle fortificazioni nuove fu
[p. 77]
una spesa di molte migliaia di scudi non riuscendo di quella utilità che si credeva. Non molto doppo successe un assai spaventevole accidente dandosi di notte tempo fuoco Capannone dell'Arsenale dove era gran quantità di paglia e per l'appunto tirava vento et eravvi nella vicina torre gran quantità di munitioni e fuochi artifitiali et il vento spingeva il fuoco che detta torre pareva situata nel mezzo delle fiamme, le faville portate dal vento passavano il Ponte vecchio cosa di grande spavento massime standosi con qualche sospetto di Guerra chi havessi sentito le strida per le strade e per le finestre stando ognuno in gran pericolo per più rispetti sì perchè si temeva della torre che haverebbe gettato a terra mezza la città et anco per il fuoco che sopra i tetti portava il vento e molti de vicini a detto luogo cominciavano a sgombrare, si dette ne tamburi radunandosi li soldati della banda per ovviare all'inconvenienti che fussero possuti nascere si chiuse la porta dell'Arsenale mettendo dentro chi era buono a rimediare e per ultimo si prese espediente di buttare a terra il tetto di esso Capannone il che fu fatto con Pezzi di cannone e così fu supito il pericolo e durò tutta la notte ad abruciare, vi perirno alcuni stiavi quali erano chiusi in torre nè altro male (con l'aiuto di Dio) vi successe. Di poi fu fatta la Chiesa grande de Cappuccini di Limosine facendovi un assai bell'Altare grande un tal Ricciardi mercante ricchissimo di quei tempi e della Chiesa vecchia ne fecero due stanze per servizio de frati. Nel 1629 si dette principio alla fabbrica del seminario d'ordine di Monsignor Medici il che fu fatto vicino alla Chiesa a ciò che restassi più servita, nel
[p. 78]
quale furno istituiti alcuni chierici di abito paonazzo e credo che questi havessero origine da Ugo da Fagiano Arcivescovo di Nicosia nel Regno di Cipro il quale ritiratosi alla Città di Pisa pose a fare di molte opere pie fabbricando il Convento della Nicosia verso Calci e questo per memoria del suo Arcivescovado. Istituì ancora 4 Chierici e 2 Subdiaconi a quali pagavasi il maestro di squola e davasi il vitto andando vestiti di paonazzo che poi furno ridotti a 6 Chierici domandati di Nicosia dandoli tanto grano l'anno dispensadoli il vestire paonazzo. Furno dunque li Chierici del seminario nel lor primo ingresso posti ad abitare in una Casa grande de Corsini Pisani su la Piazza dello stellino, ma di poi trasportati al nuovo seminario vicino al Duomo quale fu fatto di molta capacità et assai bello. Nel detto luogo vi era una fabbrica antichissima detta la Canonica quale serviva per li Canonici e di poi servì per le donne chiamate le Canoniche che habitorno un pezzo insieme, fu fatto detta spesa di condonationi di preti e furno annessi molti beneficij semplici a detto luogo e per loro vitto et è un peccato che l'Aria impedisca molti che vi metterebbono i figli ad imparare riducendosi detti chierici a esser la maggior parte del Contado di Pisa. Tralasciavo il Giubileo stato nel 1625 nel quale molte Compagnie di Pisa incaminorno con buon ordine all'Anno Santo e fra l'altre quella di S. Giovanni a Spazzavento alla quale fu fatto più honore di tutte e massime dal Pontefice Urbano VIII quale mentre fu a studio nella Città di Pisa Scolare, era fratello di detta Confraternita e mostrò che nella grandezza Pontificia non haveva persa la memoria del passato non come molti fanno che venendo in grandezza par che sieno stati de sette dormienti che niente
[p. 79]
riconoscano nè si ricordino. Nel medesimo tempo fu dalla Messa de Cappellani del Duomo di Pisa ceduta la Chiesa di S. Piero in Grado alli padri Reformati Zoccolanti per mezzo e consiglio di Monsignor Arcivescovo dove prima tenevano un Prete e vi era poca abitazione e nell'ingresso dei suddetti Padri fu con l'aiuto di Monsignore e di limosine messo mano alla fabrica del nuovo Convento servendosi delle Rovine di S. Guido come habbiamo raccontato di sopra. Nel 1629 medesimo li Padri Bernabiti tennero per alcuni anni le squole della Comunità ma per mancanza di soggetti lasciorno detta impresa.
[p. 80]
Furono cavati dalla Città di Pisa per ordine dell'Arciduchessa alcuni Sepolcri antichi di marmi assai belli, quali erano nel Cimiterio sotto la Chiesa di Pierino in Vincolis, che servirono per fontane et altri abbellimenti in Fiorenza, essendo in altri tempi sì avanti come doppo state trasportate pietre bellissime in porfido e di altro e fra l'altre una mano di cassette di pietre per lavorare a musaico. Fu preso il possesso del governo dal Gran Duca Ferdinando II lì 14 Luglio del medesimo anno 1619 doppo di essa tornato dal suo viaggio che fece da Roma a Loreto e poi a Venezia e trasferitosi di là in Germania dove per tutto fu trattato da Re di Corona sino dall'Imperatore, eccettuato che in Roma non già per volontà del Pontefice, ma per la superbia del Conte stabile Colonna, al quale Sua Altezza cedè in qualche cosa per rispetto del Papa, ch'haveria hauto modo di mostrarli che differenzia era fra il Gran Duca di Toscana e lui, benchè poi si pentisse, se doppo il fatto vale il pentirsi, e nell'abboccamento di una strada mandò poco non vi nascesse fatto d'arme incontrandosi i Cocchi di Sua Altezza e quello del Conte stabile. Nel 1630 era la Città in qualche sospetto stante l'esito ch'havessi hauto la guerra di Savoia con Mantova nè li Spagnoli l'Esercito Spagnolo et Imperiale si disfece con poca loro reputatione dicendo il Conte d'Olivares tornasi Casal e perdasi Lodi; terminati questi rumori fu sopito ogni timore. Erasi nel medesimo tempo dato principio alla Cupola del Duomo quale fu ornata di pittura di mano di Orazio Riminaldi benchè la morte non li detti tempo di finirla subentrando a tale opera un suo fratello carnale, qual cosa riuscì per due cause di poca
[p. 81]
satisfazione l'una per la qualità della Pittura e l'altra per esser danneggiata molto dall'umidità quale a pena fatta dette segnio di tal patimento, incominciando non molto tempo doppo a scortecciarsi. Sopraggiunse in questo mentre il contagio cosa che disfece mezza la Città di Pisa anzi la Toscana istessa quale principiò nel 1630 verso l'autunno et entrò nella Città in tal modo che essendo detto male in Fiorenza si era messo le guardie alle Porte ma per esser la Città .... non si poteva negare l'entrata nè il commercio come sarebbe stato più necessario; e per questo sendo venuto un fiorentino in casa di certe povere persone nel quartiere di S. Martino, attaccò il detto male in quella famiglia che se detto contagio fossi stato a Pisa e non a Fiorenza non sarebbe forse riuscito anzi senza forse; incominciò nel vicinato di quelli a dilatarsi a poco a poco et all'improvviso venne in Via Fagioli in una casa di un tale de Cintoletti che era una famiglia assai numerosa et in 15 giorni andorono tutti all'altra vita eccettuato una fanciullina si che in breve sparsesi in tutta la Città, qual cosa quanto terrore apportassi tal novità ognuno se la può credere, il vedere hoggi un amico vivo e sano et il giorno di poi vederlo morto, il sentire le lacrime e li pianti de parenti in non poter darsi aiuto fra loro medesimi senza mettere a pericolo manifesto la vita et era materia che per alcuni secoli non ve n'era notizia; fu dunque di bisogno ricorrere a rimedi e da Monsignor Arcivescovo Medici fu dato grande aiuto a i poveri quale vendè sino la sua argenteria per sostentamento di quelli et obbligò molto la città nella sollecitudine che mostrò in questa calamità. Essendo sempre in ogni radunanza del Magistrato fu aperto due
[p. 82]
Lazzareti per li appestati, uno in via Nuova nella croce della strada che va a S. Niccolò, l'altro pigliava nel canto da S. Caterina sino a S. Zeno cingendoli di palancate a ciò non si potesse riuscire se non da i rastelli; ordinossi medici deputati a ciò con grosse provisioni quali portavano un bastone in mano per segno a ciò fussero conosciuti; trovossi religiosi a questo effetto fra i quali erano Cappuccini et un tal Padre Bernardino Mariani di molta bontà di cui in altro luogo ne ho scritto la vita quale operò molto opponendosi a molti abusi et inconvenienti che accadevano in quelle turbolenze che veramente era gran cosa nel sentire l'infamità che succedevano in tempo che dovevasi chieder perdono, irritavasi la giustizia divina, fu rubato gran roba in questo tempo ma la maggior parte ne fecero la penitenza fra i quali racconterò un caso che successe nella Casa de sopra detti Cintoletti; morti tutti di casa fu abbruciato sacconi, letti e quelle cose più maneggiate da quelli infetti (siccome era costume di farsi nelle case infettate dal contagio) riservate l'altre cose fu sprangata la Porta di Casa al solito visto questo si accordorno tre o quattro scelerati da me tutti conosciuti che con una tal Ortentiaccia che stava passato il pozzo alla corna e così entrati a detta Casa di notte posero mano a fare una cena, e non bastando una volta sola esservi stati, ritornorno pigliando quello che volsero non vi corse giorni che tutti perirno eccettuato essa donna che uscì dal Lazzeretto guarita. Li sacconi e materazze che erano rubati per le case erano sanza numero; si era fatto alcune carrette per portare i morti e le robe et a questo effetto si erano ordinati alcuni
[p. 83]
becchini la più iniqua gente del mondo che ne seppellivano di quelli che non erano anco spirati; li stupri che successero in quel tempo et in particolare ne proprii Lazzerettii furono molti, tempo veramente da piangere in considerare tanta strage, homini sopra a carrette chi rivolti in lensuoli, chi con un piede fuori, stracinando una mano e chi il capo e non di meno gastigo di tanto terrore non bastava a frenare la sceleratezza humana che a guisa di animali (come dice David sicut equus et mulus quibus non est intellectus) imbestialivano ne i gastighi del Cielo; proseguendo detta Calamità e vedendo che dal praticare si accresceva l'infetione, fu determinato doversi fare la quarantena stante l'esser difficile il conoscere chi havessi il male a tanto che ne andava sino all'osteria con il mal contagio addosso, restistendo per la diversità delle complessioni e altri potendo esser che infettassero con chi praticava benchè non havessero loro il male nella propria persona ma fussero infetti i loro vestimenti. Andò dunque il bando rigorosissimo che nessuno ardissi uscire dalla casa eccettuato un capo per famiglia con la Licenza però in scritto dal suo Capo di Strada, essendosi eletti molti Cittadini dal Magistrato predetto a i quali fu assegnato una quantità di case et a quelle andavano ogni mattina con uno o due homini a farli provedere di quelle cose necessarie e dare a i poveri il sussidio che dal Conte li era somministrato ch'era la quantità di un Giulio il giorno agli homini sei crazie alle donne e sei a i ragazzi lasciandosi però andare alcuni a lavorare in luoghi particolari et a questi non davasi il sussidio. Era provisto dal Capo di Strada d'ogni lor bisogno di pane e vino e d'ogni altra cosa necessaria. Haveva obbligo da vantaggio quel cittadino a ciò
[p. 84]
eletto a farseli venire avanti ogni mattina si poveri come ricchi per vedere se erano sani e se conosceva si sentisse alcun male comandava fussi portato al Lazzaretto, molti sforzavansi d'occultarlo per non esser mandati a detto luogo. Erasi fatto ad ogni strada un altare dove si celebrava messa ogni mattina in modo che ciascuno potessi vedere dalle finestre o dall'usci e ponevansi lampioni per amor del vento che non spegnessi il lume et un cristalo per sopra al Santissimo si predicava ancora per le strade da un Padre Cappuccino e da Padre Bernardino; in queste occasioni fecesi bellissimi Altari tanto che si dette nell'eccesso e bisognò proibirlo, poichè servivano per stare a trattenimento a quei vicini e di quei pochi che potevano andare per la Città e passò tanto oltre la temerità di alcuni che non si vergognorno di cantarvi maggio; si seppellivano li morti in più luoghi fra l'altro a S. Zeno dove vi era una cisterna squisitissima che da quei becchini fu ripiena di cadaveri e fu gran cosa che quello che fu il primo a gettarci i morti fu l'ultimo a sigillarla con il proprio corpo. Seppellivansi in un campo fuori della Porta a Lucca vicino alla Chiesa di S. Lazzaro hoggi demolita, dove sono ora le fortificationi; sono ancora alcuni sotterrati in Campo Santo in casse di piombo quali per esser persone di qualche consideratione e per tanti preghi vi furono sepolti benchè temessero che in processo di tempo nell'aprirle potessero fare qualche novità, il che io non credo perchè in tanto tempo si purgherebbe altro oltre che fra detti cadaveri si in compagnia ancora era solito mettervi della calcina. Fu esposta per detto contagio la Madonna del Duomo
[p. 85]
correndo il 1631 con l'assistenza dei Magistrati della Città e li dodici Governatori della Città e numero 60 Cittadini con le corazze a cavallo avanti et i soldati della banda essendo vietato agli altri il potervi intervenire dalla quale esposizione se ne riconobbe molto sollievo poichè in tale stagione era un caldo che faceva infiacchire le genti contro il dover del tempo essendo di dicembre levossi tempo fresco e s'andò sempre migliorando. Fu fatta la comunione il giorno di Pasqua alle Porte delle Case di ciascuno da suoi Curati in tempo di quarantena. Nel tempo del contagio facevasi odori per le case e fu in pratiche quando passavano le carrette con i morti et alcuni chiudevano le finestre e da molti fu fatto de forni per le case et ogni cosa possibile per fuggire il commercio di fuori ognuno si riguardava dal compagno et alcuni l'havevano per male chi fino nelle case de cittadini se uno li sentiva un poco il capo subito si ritirava da sè in luogo appartato sino si vedesse che male fusse che son cose che chi non le vede difficilmente le crede. Terminò con l'aiuto di Dio e della Vergine Santissima tale gastigo sopra a due anni. Morse in questo tempo l'operaio Ceuli quale veramente di gran cose come dalle sue Arme si vede nel che ricevè biasimo et successe a questo Francesco della Seta quale dette fine al ricco paramento di velluto già messo in opera dal Ceuli, addobbo di gran prezzo essendo trinato d'oro senza risparmio, che arrivò al prezzo di 18000 scudi. Dal Padre sopraddetto Bernardino Mariani Pisano fu principato e poco dopo terminato, il monastero di S. Teresa nel quale racchiuse Donne pubbliche convertite come habbiamo detto nella sua vita, fu al detto Monastero lasciato buon eredità da un tal Cosimo Fantini Pisano mercante di seta con
[p. 86]
il quale mezzo fu ridotto a clausura e ridotto poi in buono stato. Nel 1634 vedendosi le continue tribulazioni che così socessivamente venivano alla Città e dubitandosi che ciò potessi venire per gastigo dell'antica colpa commessa da Pisani contro a Santa Chiesa nonostante nel 1566 sotto Clemente VIII fusse stata richiesta dalla città di Pisa l'assoluzione di tal peccato .... essendo stata ribenedetta che volsero di nuovo ricorrere alla felice memoria di Urbano VIII per mezzo ... Arcivescovo al quale fu concessa piena autorità di fare tal benedizione, come seguì nel seguente modo. Fu mandato il bando nello Stato di Pisa intimandosi li giorni statuiti a questo effetto che furno tre giorni festivi il primo giorno si andò processionalmente fuori della Porta a Lucca nel luogo che hora è S. Lazzaro facendovisi un palco con una scalinata dove salì Monsignore Arcivescovo con i canonici, vestito pontificalmente eravi un bellissimo apparecchio di argenti e paramenti seguivano tutti i Regolari accompagnati dalla Banda dei soldati con assai bell'ordine e vestiti assai bene et in particolare li comandanti fermossi il Popolo (quale era numeroso) in tal luogo e fatto alcune funzioni funno benedette le compagnie dall'Arcivescovo; fecesi il simile il primo seguente giorno di festa fuori della Porta S. Marco e la terza volta fu nella Piazza del Duomo; il palco fu fatto sul canto degli scalini del Duomo in luogo che veniva ad essere il mezzo della Piazza e questa fu una bellissima vista il vedere tante migliaia di persone in luogo sì aperto essendovi concorso tutto il contorno e quivi fu benedetto il popolo facendosi molte allegrezze con salve di moschetti e tiri di gran quantità di
[p. 87]
mortaretti. Sebbene secondo il mio giudizio non pareva che havessero trovata la causa per la quale venivano li castighi di Dio poichè i proprij peccati sono quelli che cavano li castighi dalla mano di Dio perchè secondo quello che è sotto filius non portabit iniquitatem patris et in altro luogo anima quae peccaverit ipsa morietur, non essendo li peccati de nostri antenati quelli che ci apportano tali calamità, ma li proprij e che secondo quel detto de naturali remota causa remarcatur effectus per in sino che non si lascia l'oprar male et il vivere con tanta poca religione come si fa nella città di Pisa, non sono per mai restare li flagelli di SDM. Nella quale materia molto ci sarebbe da dire e sarebbe forse cosa più utile che le istorie l'esagerare i costumi dei nostri patriotti.
[p. 88]
In questo nuovo anno l'Arciduchessa partì per la Germania portando seco molte ricchezze che le fu facile per l'havere il maneggio e per essere il Granduca giovane andò Monsignore Arcivescovo di Pisa ad accompagnarla benchè morissi avanti l'arrivo all'imperio e per essere tanto innanzi volsero che tutto il carraggio passassi avanti che fu la rovina di questo Stato del che se ne fa puntuale penitenza. Vedendosi che li figli nella Città di Pisa non erano portati avanti negli studi da quei soggetti che si trovavano di parte si pensò dover introdurre li Padri delle Squole Pie et a ciò fare fu dal Comune comprata una casa di un cittadino pisano de Santoregolo per habitazione di quei Padri a i quali assegnorono scudi 600 di provvigione la qual cosa fu di poco buon pensamento non havendo quella religione soggetti capaci per continuare si come si è vista che è stato bisogno tenere alcuni di continuo e mancando come si crede la religione bisognerà pigliare altro partito e per insino che la Città non fa resoluzione di introdurvi li Gesuiti come si trattò a tempo di Ferdinando vecchio mai è per haver soggetti et a posto di scudi 400 vantaggio si tralascia un'opera tanto buona sì come ancora per la disunione de cittadini che mai s'accordano a fare cosa buona, che è proprio la disunione l'eredità de Pisani come ne tiene fresca la memoria la Repubblica di Venezia, quale quando si raduna si ricorda la sopradetta disunione de i Pisani; se sia vero non lo so almeno corre questo dettato. Fu fabbricato in questo tempo da li padri certosini un assai suntuoso Claustro ma per fare menzione di questo luogo dirò come fu fondato da un nobile Gambacorti pisano dal quale fu arricchito di grosse entrate et hoggi arriva a 15000 fiorini l'anno; è in un
[p. 89]
bellissimo sito collotato e d'aria ottima chiamato la Valle di Calci. È fatto dunque detto claustro di marmi bianchi finissimi con una fonte in mezzo ornata di diverse pietre d'uccellami e di statue, cosa di troppo lusso e piaccia a Dio che detto Padri non ne habbino a render conto a Dio, poichè è una spesa superflua et una ostentatione di vanità, arrivando la spesa di detto Chiostro circa a 60000 scudi che a mio giudizio è più bello assai di quello della Certosa di Roma cedendo solo in quanto al disegno, poichè la volta di questo di Calci resta assai stretta alla proportione della longhezza del Chiostro e se tale spesa l'havessero impiegata in una chiesa sarebbe stata più lodata e più accetta a Dio e l'essere stata fatta detta fabbrica in tempi tanto calamitosi che i poveri si morivano dalla fame pareva più conveniente soccorrere i poveri che fare tale spesa che io gioro certo che a chi havesse sentimento di religione muoverebbe lacrime e il vedere dove vada il fasto monastico per parlare con ogni modestia, sapendo ancora io che nella Tebaide (dove ha origine detto istituto) che da alcuni fu fatto fabbriche grandi e con ogni comodità per dare occasione a i Monaci di stare più volentieri, ma al sicuro non si leggerà che havessero nè pavoni nè colonne di quella finezza nè pavimenti intarsiati. Nell'anno 1634 fu fatto un lascito alla comunità di Pisa da un Cittadino Pisano nominato Antonio Bartaloni Seppia a ciò si corressi un Palio di valuta di scudi 50 mentre nella festa della città che è al dì 15 di agosto, lasciando in arbitrio alli Priori il modo di correrlo, da quali fu stabilito fussi fatto con le fregate in Arno. Lasciò il rimanente del suo in utile del .....
[p. 90]
come fa di 20000 scudi incirca alla Casa della Carità opera molto necessaria per alimentarsi in detta casa povere orfanelle, al sostentamento delle quali non bastava quelle poche entrate che riteneva detta casa con l'elemosine che facevano; fece altri lasciti fra i quali un altare nella Chiesa di S. Niccola assai ricco quale azione tanto più fu lodata quanto meno è ordinario in Pisa il vedersi simili azioni. Ha detta pia Casa della Carità sei cittadini eletti dal Comune per sei anni quali si chiamano con il nome di buoni homini et hanno cura di soprintendere alle povere fanciulle poste in detto luogo sotto l'obedienza di un custode ammogliato; hanno li medesimi buon homini obbligo di visitare le prigioni et in particolare le Segrete per rimediare all'inconvenienti et aiutare quei poveri prigionieri con pregare per detti appresso l'Auditori e soccorrere a loro bisogni con farli somministrare (bisognando) dalla Pia Casa della Misericordia aiuti et a questo effetto mutavasi spesso acciò toccassi ad ognuno delle fatiche e del merito di tal opera pia ma di presente l'hanno ridotti a quattro cittadini per durare a vita nè visitano più le prigioni cosa di gran vergogna appo al mondo e di gran mancamento appo a Dio. Nell'anno 1637 si espose la Madonna del Duomo nel solito modo per la malattia del Monsignor Arcivescovo quale trovavasi infermo nel Palazzo del Commissario habitato dal Marchese Santo Angelo suo fratello dichiarato all'hora Governatore di Pisa e questo fu di dicembre et arrivò la processione fino al Piaggione passando da S. Martino e di lungo Arno; piacque a SDM tirare a detto Arcivescovo Giuliano de Medici tanto bene affetto di questa città al quale successe Monsignor Scipione d'Elci de Conti Pannocchieschi di Siena già vescovo di
[p. 91]
Pienza. Nel medesimo anno successe nuova disgrazia alla città di Pisa che fu la rovina di Ponte Vecchio successa a hore 23 incirca di gennaio alli 9. Il che fu danno notabile per città come si dirà a suo luogo la mattina seguente della sua rovina accostandosi molti troppo curiosi sopra l'avanzo di un arco cascando detto residuo di arco cascorno molti nel fiume alcuni se ne salvarono restandovene pericolati da 25 in 30 incirca, i nomi delli non ve n'è notizia per esser stati la maggior parte di essi forestieri e gente ordinaria. Si passava in questo mentre con barche e subito si messe mano a farlo di legno per il commercio della città; non corse molto tempo si prese partito di rifarlo e per questo effetto si pose un aggravio sopra l'estimo de Beni e sopra le Teste per quelli non havevano stabili et a questo effetto presesi denari ad interesse dal Monte di Firenze; fu condotto gran quantità di pietre e dato principio a lavorarle. Nel 1639 si rimesse mano a proseguire le fortificazioni verso la Porta a Lucca per sospetti di guerra et mandossi a terra la Chiesa antichissima di S. Lazaro e suo spedale qual fu rifatta nel luogo che è di fronte su la strada medesima di Lucca e fu guasto l'Albereto che in vero all'hora l'andare fuori delle Porte era una ricreatione oltre che prima giudicarno ancora all'aria difendendo la Città dai venti. Fu stabilito dal magistrato di nuovo eretto per la fabbrica del Ponte doversi far detto Ponte con li soliti archi havendo fatto venire un Ingegnere Venetiano et a questo effetto fecesi molte palancate doppie terrapienate la qual cosa vedendo che non poteva riuscire per non si poter rasciugar l'acqua l'Ingegnere prima
[p. 92]
detto sotto pretesti di alcuni interessi essendosi allontanato fu proposto nuovo Architetto che fu un tal Bartolotti fiorentino e questo havendo persuaso che sarebbe stata cosa assai buona e riuscibile il farlo di un arco solo esibendosi con molta certezza al che voltandosi gli animi de i Pisani si principiò nuovo disegno massime desiderandosi che venisse di contro alle Logge de Mercanti quali all'hora erano occupate da alcune Case nelle quali vi erano le Prigioni e Botteghe che tutte furono gettate per terra e poi furono rifatte contigue al Palazzo del Commissario; fu necessario similmente dall'altra parte mandare a terra molte botteghe un casamento grande de Galletti dove si durò molta fatica per esser stato necessario far di gran fosse per gettarvi li fondamenti del Ponte quali dovevano esser grandissimi per esser li fianchi di tutto l'arco; fu trovato fra detti fondamenti molto argento vivo nè si arrivò la cagione facendosi molti pensieri in che maniera potessi essere fra detta terra et il mio sarebbe che fussi stato un presagio del gran denaro che ci saria voluto. Dal medesimo casamento dei galletti si cavò l'immagine della Madonna che si ritrova in sotto alla quale era dipinta una parete in cima di una scala che fu posta in detta Chiesa che serviva per arte de Magnani e col tempo ridotta in quello stato per le gran limosine che ci fu fatto anzi il meglio sarebbe stato se le cose di Pisa non terminassero sempre a detto modo essendo stato speso le migliaia di scudi a capriccio di un povero bottegaio che potevasene fare un capitale e fondarvici una dozzina o più di Messe in perpetuo che l'averebbono resa la più frequentata Chiesa di Pisa per la comodità del sito e per la quantità delle Messe che più di ogni altra cosa alletta il popolo
[p. 93]
di poi in processo di tempo havendo il continuato concorso si sarebbe possuta abbellire quanto fussi piaciuto e non sarebbe riuscito, com'è riuscito, e nel diradar le Messe per mancanza delle elemosine è mancata la frequenza di quando si è gettato via il tutto, hanno rimediato a quanto occorreva. In questi tempo crebbe la Gabella delle farine sino a nove crazie per sacco di grano e non vi andò molto salì a dodici quale fu messa sopra a tutti generalmente. Ne medesimi anni salirno le Gabelle del Vino delle Grasce arrivando il vino sino a sedici soldi per soma e successe molti Appalti di Tabacco Acquavite carne et d'altro che resero un tempo calamitoso facendo conoscere li tempi passati. Nel 1643 fecesi al campanile una ringhiera di marmi per maggior bellezza. Alli 2 d'Agosto del medesimo si espose la Madonna del Duomo al solito per il felice parto della Serenissima Vittoria della Rovere Gran Duchessa quale seguì felicemente del Gran Principe Cosimo. Fu l'anno 1644 principio di molte miserie per tutta la Toscana che se prima andavano le cose male cominciorno andare di male in peggio. Nacquero le differenze fra Parma e la Chiesa nelle quali essendovi entrato il Gran Duca di Toscana e li Venetiani incominciossi in Pisa a far gente dove comparve Cavalleria Alemanna e quartierorno per mesi in detta Città e le Bande di Pisa furno mandate quanto a Siena a Citerna et in altri luoghi secondo il bisogno; furno comandati questi tutti nella Città andando senza paga e perchè la città non restassi sprovvista si provvide con soldatesca forastiera. Successe nella città di Pisa molti inconvenienti di latrocinij e di bestemmie contro la Chiesa e la persona del Papa si sparlandosi
[p. 94]
pubblicamente e per le botteghe di maniera che era un'infamità e questo non era secondo la volontà del Principe quale hebbe a proibire sino sotto il campo a Perugia pena la vita a chi sparlava de Papalini che non vi fu dunque maraviglia se di poi s'è visto diluviare i gastighi di Dio sopra la Toscana e particolarmente sopra a Pisa che dal Gran Duca per giusto giudizio di Dio hebbero il ben servito imponendosi fatta la Guerra nuove gravezze oltre a quelli che andorno in malhora per la mortalità che seguì di poi nell'anno 1645 e 1646 essendo chiare quelle parole che dice la scrittura nolite tangere Cristos meos nè la lor malizia haveva scusa alcuna poichè havevano a obedire non potendosi far di meno e tacere con la lingua; fu portata di alcuni nella città di quella rubata in Guerra quale fece come il fuoco mandando le case in rovina dove entrò che fu cosa palpabilissima. Nel medesimo anno accadde la nuova rovina del Ponte che si fabbricava havendo ceduto la centina per il grave peso dell'arco essendoci buona parte di pietre quale poteva essere alla metà del suo essere perfezionato qual danno fu più di 100000 scudi perdendosi la maggior parte delle pietre e de legnami e fu buona cosa che successe nel far del giorno che non vi perì alcuno e la sera avanti haveva cominciato a inclinare grandemente. Aggiustatosi con la Chiesa ogni differenza incominciò nell'anno 1645 una grande carestia qual crebbe molto più per una improvvisa grandine venuta di notte di tanta grossezza che essendo del mese di settembre gettò a terra tutta la vendemmia e nella città mosse tanto spavento che parve il mondo fracassasse cosa che rese la terra e gli alberi sì sterili che per quattro anni mai ritornò in essere la campagna e
[p. 95]
fu cosa da piangere e andare a letto li poveri contadini con una campagna piena di miglio e saggina e tant'uva e quantità d'ogni bene e levarsi nè anco vedere le foglie degli alberi havendo la grandine trebbiato e distrutto ogni cosa. Fu la città di Pisa habitata dal Gran Duca Ferdinando per alcuni mesi all'anno massime allettato dalla diversità delle cacce che quivi si trovano et a questo effetto fu fatto in questo anno la conserva dei conigli nella campagnia con haver fatto una palancata di spesa di molte centinaia di scudi alla cura dei quali fu fatto venire un francese con grossa provisione e non molto doppo fu fatto la fagianaia vicino alle mura fuori della Porta nuova mostrando detto Principe una straordinaria inclinazione alla caccia di maniera tale che alcune volte giunto a Pisa il medesimo giorno è uscito in compagnia con durare i mesi continui senza tralasciare giornata benchè cattiva trattenimento honesto di un Principe tuttavia non lo rendi alieno dal governo. Non molto doppo successe nuova tribolazione che fu il sospetto di Guerra nella venuta de francesi alla sorpresa di Orbetello e altri convicini porti del Re di Spagna e havendo li francesi preso Piombino e Porto Longone con gran fatica et essendo a i Confini dello Stato del Gran Duca cioè a Campiglia e dubitandosi di poco buon affetto per parergli che il Gran Duca fussi stato partiale degli Spagnoli e per altre vecchie pretentioni che la verità è che il Gran Duca in questo fatto fece ad'ambe due le parti cortesie estraordinarie sebene forse se non era il suo aiuto cadevano tutti li Porti in mano de francesi, qual cosa faceva una certa grossezza; fu dunque mandato verso Campiglia buon numero di
[p. 96]
cavalli per proibire le scorrerie rubando la campagna com'è solito delle soldatesche benchè amiche; aggiunse al sospetto che si haveva che parte dell'Armata posesi dirimpetto alla Città havendo dato fondo alcune navi al lido del mare cosa che se n'avveddero li nostri tardi doppo due giorni, che se havessero voluto far niente li sarebbe riuscito essendo ogni cosa allo sprovvisto et a pena riconosciuto i legni fu spedito le Corazze di Pisa a batter la Marina per vedere l'esito che veramente non si penetrava quello potessero fare in detto luogo; posesi la sentinella nel Campanile del Duomo li Corpi di Guardia alle Porte si armò le mura d'Artiglieria sendovisi fatto le scale ad ogni tanto alle mura e resarcitole ponendosi alcune cassette piene di terra fra li merli d'esse mura. Nella città si erano date l'Armi ad ogniuno facendoli praticare sopra la Piazza di S. Caterina e altrove, che era cosa da ridere vedere homini vecchi e gente d'ogni conditione con arme che per molti anni non havevano visto aria; fecesi a questo effetto molti Caporioni assegnandoli il posto delle mura da guardare in ogni caso di bisogno fu fatto Corpo di Guardia a S. Niccola nelle Case dell'opera del Duomo et in diversi luoghi; presero l'Arme i Dottori Leggenti e tutti li scolari facendo la mostra e stavasi da tutti in ordine aspettando l'inimico con più coraggio che forze terminò così la cosa e non fu altro se non una buona spesa per i resarcimenti delle mura per tante scale di legnami. In questo medesimo tempo fu introdotto l'avemaria dell'agonizzanti da un tal P. F. Francesco Cappuccino Pisano Predicatore all'hora nel Duomo di molto valore. Accadde nuova tribolazione di una estraordinaria inondazione quale allagò il piano di tal sorte che non ve n'è
[p. 97]
memoria si che in molti luoghi fu necessario soccorrere li poveri contadini, mandandosi dal pubblico di vivere con navicelli per le prati si andava a Livorno per barca; accidente che aggravò talmente la carestia che l'anno a venire non essendosi ricolto e non potendosi seminare arrivò il grano a quaranta lire il sacco il maggio prezzo il miglio a lire ventidue la farina di castagne a lire ventotto per alcuni luoghi per la fame penarono dell'erbe che macinavano e molti vivevano più d'erbe che altro; fu introdotto nella città un pane detto Marocco che veramente haveva il nome e i fatti e non di meno li poveri che mangiavano detto pane camporno più de ricchi quali non sentivano la carestia per le case loro; essendo stato gran mortalità in questo tempo nelle migliori case il mantenere li contadini era cosa grave e fare altre spese ordinarie di maniera che per un verso o per l'altro non vi restò chi non sentisse i flagelli del Cielo. Nello spatio di due anni che furono il 1648 e 1649 si spensero più di quindici case di buoni Cittadini, morsero parte dei Capi di Casa gran numero di Dottori Leggenti che pareva che l'uno chiamassi l'altro e vi era qualche dubbio d'infetione d'aria. Vedendosi la Città in stato tale che spessissimo si trovavano poveri morti per la strada e da macelli e sotto le loggie e questo succede per la fame mangiando alcuni della sembola; fu dal Comune provisto a questa calamità benchè a molti non paressi ciò ben fatto come si vedde chiaramente poichè presosi partito di racchiudere tutti i poveri mendicanti nella strada delle tiratorie facendovi rastelli a ciò non potessero uscire posero alcuni quali dispensassero il vivere con l'assistenza di un cittadino davasi due pani
[p. 98]
il giorno per ciascuno assai commodi di grossezza e bontà vino e minestra ma non vi andò molto che lo stare racchiusi (essendo i poveri pieni di mal odore) ne cominciò a morire gran numero nè si sapeva dove metterli perchè lo Spedale in quel tempo haveva tutti i letti raddoppiati che più non ve ne capiva; le stanze delle tiratioe erano incapaci e per la strettezza morivano molto più si che andatoci io una volta a vedere trovai venticinque o trenta poverelli sopra i sacconi chi moriva a chi si raccomandava l'anima senza nè medico nè rimedi et anco sto per dire senza Sacramenti, se la carità del P. Bernardino Mariani già nominato non havessi supplito dove cavò la morte. Fu questa cosa mal pensata perchè venivano ogni giorno forestieri tirati da questo aiuto e li poveri della patria per le case si morivano di fame che meglio saria stato dare da lavorare a poveri quali in quel tempo non trovavano da travagliare e pagarli bene, a ciò potessero vivere, in particolare le donne che a quel modo racchiuse stavano senza far niente. Fu un anno che alleggerì la città di poveri ma li ricchi non risero poichè non si vedeva altro che bruni per la città. Gran perdita fu per i poveri l'assenza dell'Arcivescovo quale era di già andato Nunzio a Venezia potendo sovvenire molto anzi dovendo per la buona rendita che ha detto Arcivescovado. Di poi fu introdotto nella Chiesa di S. Niccola di Pisa la devozione per l'agonizzanti con esporre ogni Martedì sera il Santissimo cosa di molta utilità per essi e il motivo fu di un tal ..... da Foligno homo di molta bontà e sapere havendo istituito a tale effetto la compagnia detta degli Agonizzanti. Fu dismesso dal Gran Duca due galere per diversi rispetti et ancora licenziate molte maestranze nell'Arsenale di
[p. 99]
Pisa e molti vantaggiati e marinai di Livorno che fu la rovina di molte povere persone. Nel 1650 fu rassettata la piazza di S. Francesco e abbellita di porte e ferramenti d'intorno a essa. In questo Anno Santo non andò a Roma nessuna compagnia di Pisa che per altri anni santi non è successo ma l'essere state l'annate si brutte credo habbi cagionato questo, sì per la carestia come per l'infermità et altro. Nel medesimo anno successe la caduta del Monte di Pietà di Firenze mettendosi a soldi 4 per cento rifacendosi a ciascuno le Patenti poco doppo pagonno a 3 per cento con la medesima patente e ancora quelli malamente si ........... il che ha cagionato a molti della città gran danno. Terminossi il medesimo anno la Chiesa della Madonna detta dell'Acqua posta fuori della Porta Nuova la quale fu così chiamata poichè nell'anno della sopradetta inondazione fu ritrovata essere nell'acqua del fosso chiamato è vicino alla pila del ponte che è sulla strada di Pietrasanta già un pezzo fa riunita insieme con una cappellina che era sopra detto ponte. Di questa immagine benedetta si sparse voce nel volgo che apparisse una donna a una fanciullina e che li dicessi che se volessero essere liberi dall'acque cavassero un'immagine della Vergine che era in quell'acque del fosso e che detta donna sparisse, della qual cosa non ve n'è certezza bene vero che è cosa meravigliosa che detta immagine stata tanto tempo nell'acqua et in quelle rovine si fussi mantenuta sì bene come si vede essendo di terracotta alla quale da ogni banda correvano compagnie et altra gente con molti doni e limosine con le quali si è fabbricato detta chiesa dall'Uffizio de Fossi per essere il
[p. 100]
sito di sua giurisdizione. Fu dalla città di Pisa hauto sempre in costume un gioco chiamato del Ponte ereditato dai loro antenati; gioco di molto sapere e valore ......... (credo io) per esercitare alla bravura i cittadini havendo del guerriero perchè mediante la caduta del ponte già detto si era restato privi di tal trattenimento et essendosi stato alcuni anni con speranza del nuovo ponte e vedendosi la cosa andare in lungo inpazienti volsero provvedere a fare a piedi del già rovinato ponte dove al meglio che si potè si andò continuando per ogni anno detto gioco sì per non perdere ancora il modo di combattere. Nell'anno 1651 venendo un tale fiammengo alla città di Pisa e considerando quanta molta compagnia fusse soggetta all'acqua propose al Gran Duca di poter secchare alcuni Paduli fra i quali quello di Vecchiano, come di già poco tempo fa si era esibito, voler seccare lo Stagnio che è fra Pisa et Livorno, alla qual cosa condiscendendo il Gran Duca, massime obbligandosi di fare il tutto a sue spese con che per un tempo fussi principe di detto terreno e a questo effetti dicesi che sborsassi quantità di denaro e che aspetta passare in Fiandra per condurre la gente a questo effetto. La vigilia di Ognisanti di questo anno successe un grande incendio nella chiesa di S. Caterina quale accadde per una torcia male spenta che fu lascita nel coro e se non era un baldacchino di legname che era sopra l'altar maggiore quale prese fuoco era impossible che per l'altezza potessi far male; fu detto incendio di mezzanotte e per essere posati li tegoli sopra ad'asse di legname assai vecchi fece come se fusse stata stoppa et in brevissimo tempo consumò il tutto, che non si salvò nemmeno il santissimo et una sola tavola dell'altare di casis Vecchiani
[p. 101]
cavata per rassettarla rimase; si salvò la Madonna del Rosario per essere sotto la volta a che si fu a tempo a cavarla essendo stata rotta la muraglia della Cappella Vecchia del Rosario in altra maniera non si poteva entrate; la maggior parte delle pietre degli altari chi più chi meno si guastorono; si salvarono le vetriate eccetto quella grande nel coro veramente bellissima storiata tutta all'antica quale dovevasi salvare per essere sotto alla volta ma le fiamme delli seggi del coro la fecero rovinare. Nel 1652 fu restaurato il campanile del Duomo essendosi mutato più di 60 colonne fu resarcito parte delle gradole del Duomo e mutato molte colonne al S. Giovanni per di fuori; fu fatto la coperta al crocefisso sopra alla porta di Camposanto spesovi a questo effetto circa a 200 scudi per la devozione che il popolo haveva a detto crocefisso; havendo l'operaio della Seta fatto in suo tempo gran restaurazioni in tutte questo quattro macchine havendo hauto mira all'utile della chiesa e non al fare dell'arme come è solito di molti. In questo anno al primo d'agosto fu dato principio alla visita delle secrete e carcere dalli fratelli di S. Francesco detto delle Stimmate havendo ottenuto la grazia dall'Altezza serenissima (essendo stata da me scrittore motivata questa opera) con andare ogni 15 giorni due fratelli de più principali assistendo io medesimo qual opera era molto necessaria in questa città tralasciata dall'Arcivescovo Medici in quà e con pensiero ancora che non habbia a duarere molto per la renitenza che trovo in molti miei patriotti alienissimi dalle opere della misericordia. Dal medesimo oratorio fu istituito tre anni sono l'accattare il Martedì per i prigioni
[p. 102]
andandovi buon cittadini a questo effetto a detto oratorio cammina di punto con molta honorevolezza e fervore se sia per durare Dio lo sa, cavandosi con le suddette elemosine molti prigioni e sovvenendoli di pane ogni Venerdì mattina alle quali cose se si risolvessero li pisani una volta a voltare l'animo vedrebbono che Dio benedetto prospererebbe la città di Pisa e non giornalmente regnerebbono tante calamità. Era solito da gran tempo in qua fare due fiere in Pisa l'una del mese d'aprile e l'altra alli 15 di settembre durante ciascuna 15 giorni con franchezza della gabella alle mercanzie, qual fiera da pochi anni in qua è calata rispetto a i corsali et alla ricrescita di due terzi di gabella al porto di Livorno accidente che ha pregiudicato in qualche parte alla piazza di Livorno. Con l'occasione della lunga dimora che fa il Serenissimo Principe nella città di Pisa in tempo d'inverno fu dichiarato dal medesimo Gran Duca alcuni cittadini pisani gentilhomini di camera di Sua Altezza quali furono il conte Francesco Galletti, il priore Francesco della Seta, il già cavaliere Albizzo Lanfranchi, il commendatore Francesco Lanfreducci essendo stato dichiarato più tempo fa in maiordomo della serenissima casa è ricevitore da forestieri nella città di Pisa commissario Campiglia.
[p. 103]



(revised 28/02/2000 ) Setaioli, Giuseppe.
Elena Pierazzo

Crediti | Info testo

Nome utente:

Password:


Registrati


Informatica Umanistica

Università di Pisa