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Portoveneri, Giovanni

Memoriale


Indice




Anno millequattrocentonovantacinque al Pisano. Memoriale come il Re di Francia passa in Talia per aquistare il reame di Nappoli col braccio della Signoria di Milano e dello Duca di Ferrara; fatto per GIOVAN PORTOVENERI coiaio.




1. Memoriale

A dì 25 di settembre venne il Duca di Calavria, figliuolo del Re di Napoli, con molta gente d'arme Romagna, sulla terra del Duca di Ferrara, in un luogo ditto Santa Gadda, con ditte gente; e qui si fiè forte per non lassare passare la gente del Re di Francia, che passavano per ditta via. E nel ditto tempo morì el Re Ferrando Re di Napoli, e rimase Re il figliuolo ciamato Alfonso. El figliuolo del Re Alfonso rimase Duca di Caulavria; questo ch'è al presente in canpo contro al Re di Francia, chiamato Ferrando. E ad primo d'ottobre passò in Romagna gran gente di Francossi, con gente del Duca di Melano; che vi si trovò Signor Giam Francesco e Signor Guaspari ditto Fracassa, soldati del Duca di Milano, figliuoli che furono del Signor Ruberto da San Severino; e tutti passorono in Romagna per passare nel Reame contro a ditti gente del Re di Napoli. Nota che 'l Re di Napoli co' suoi discendenti tenevano ditto Reame per forsa; e nel ditto tempo ditto Re di Napoli fecie grande armata per mare, cioè galee quarantadue sottile, circa nave trenta, con Deffini, ciamati l'uno Albatrosso, l'altro
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Scorpione, e quali vogavano circa remi sessanta per uno. Su ditti navili aveano due bombarde per uno, gittavano pietre grosse libbre centocinquanta l'una; e questo per affondare nave grosse. E ditto Re di Napoli mandò ditta armata in Porto Pissano, entrovi molti fuoriuscitti di Genova, cioè parte Fregossa e da Fiesco, cioè Gatte sei. E con ditto sforso e gente andorono a Portoveneri per rubellarlo. Quivi fu loro risposto, e non poterono far niente, e tornoronsi in Porto Pissano con vergogna. Dipoi fra pochi dì circa primo, mosso ditta armata con ditti fuoriusciti, si partirono da Porto Pissano circa ditte galee quarantadue, sussovi circa cinquemila fanti, fatti in Pissa la maggior parte, e parte n'aveano menali da Roma e da Napoli; e si possorono ditte gente riviera di Genova, in un luogo ditto Rapallo, e qui stetteno circa cinque dì; e a loro venne incontro molti soldati fatti in Genova, Taliani e Franciossi, e ruppono ditte gente di Napoli e de' fuoriusciti di Genova, in modo ne fu assai morti e quassi tutti spoliati. Volendo lor venirne verso Pissa, certi Marchesi di Mulasso tutti li spoliavano, eppoi li lassava andare: in modo c'era iscurità a vederli per Pissa tutti accattando per vivere. E le galce che lì si posò a ditto Rappallo, venendovi l'armata da Genova, massime una galea franciossa di botte centocinquanta, e una nave grossa genovesse, si fuggì in Porto Pissano. E perchè in ditto tempo era lega lra il Papa e 'l Re di Napoli e la Signoria di Firenze, per non lassare passare Franciosi in Toscana. A dì 20 d'ottobre passò molta gente di Franciosi, a cavallo e appiè, di verso Lombardia, l'Arpe di Pontremoli, e corse per
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la Luligiana, per 'l Terzieri, a un castello ditto Castiglione del Terzieri; e misse a saccomano il borgo, e la rocca lì da tempo quattro ore si si diè, e tutte l'altre castella di Fiorentini feciono il simile; e ad 22 di ditto , ditti Franciossi corseno sine alle porte di Saressana, pure di Firentini. Nota come in questi dì morì el Duca di Milano, molto giovano, di circa anni venticinque. Rimasene uno figlio: e perchè , ditto Duca non era molto savio, il suo sio, chiamato Signor Lodovico, è quello che governa tutto il Ducato di Milano. Hallo governato circa già anni quindici, e lui ha condotto ditto Re di Francia in Italia; che questo dì si dicie sia a Piagensa; e ditto Re di Francia, el quale è giovano d'anni circa venticinque. Nota come al pressente si truova a Ostia di Focie di Roma, entrovi Monsignore Ascanio Prottonotajo, fratello carnale di ditto Signore Lodovico, Governatore e Duca di Milano ditto. A questi dì è passato fuor di Porto Pissano, lontana circa miglia undici, l'armata del Re di Francia fatta a Genova. Sono galee sottili circa di venti, nave undici grosse, galeoni quattordici, e ditta galeassa di Francia alla volta di Roma. Essendo morto detto Duca di Milano, el suo sio Signore Lodovico ditto, trovandosi Governatore di tutta Lombardia, si corse Milano, e fattosene Signore a bacchetta; e questo fu circa a dì 27 d'ottobre detto. E ad 26 di ditto o circa, Fivissano di Luligiana, raccomandato pure della Signoria di Firenze, fu preso per forsa, e andò a saccomanno di riccolte. Vi si rinchiuse le donne, e alcuni vecchi, e dieronsi a patti. Ebbono di taglia novemila cinquecento , e di Fivissano furono tutti pregioni. Si trasson di taglia lire undici milia, e menorono qui dieci pregioni per tutti; e dipoi li menorono verso Firenze col campo, ed altri pregioni assai della Luligiana. E perchè Signori Firentini mandorono uno Imbasciatore, chiamato Messer Gentile Vescovo d'Aresso, al Re di Franza, a dì 28 di detto ; il magnifico Piero de' Medici, con salvocondotto del Re, passò per Pisa verso Pontremoli per essere col Re di Franza a parlamento. E ad 30 di ditto , l'armata del Re di Napoli si partì da Porto Pissano con tutto loro arnesi, e con e' fuoriusciti di
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Genova ditti, cioè el Cardinal Fregosso, Messer... da Bioche, e Messer Bietto da Fiesco, e Messer Tomasino da Campofregosso, e altri fuorusciti con loro, e con fanteria con loro. E questi di medesimi, tutto il contado, cioè el piano di Pissa, sconbera in Pisa tutte loro robe e vittovaglie in grandissina furia, per cagione che tutte le castella di Luligiana le quali erano alla devozione di Fiorentini, si sono tra ribellate e per forsa, tutte perdute, che son numero circa di trenta; e non rimase loro altro che Sarezano e Pietrasanta. E a dì 31 d'ottobre , si fecie acordo tra Fiorentini e 'l Re di Francia ditto, di darli el passo e vittovarie a tutte loro gente, per andare a Napoli. E ditto acordo si fe' a Saressano (lo fe' ditto Piero de' Medici, primato Fiorentino ); e passano al presente per Pissa. E ad 2 di novembre , si fecie provigione in Pissa a tutti quelli hanno potere o no potere nelle loro casse, per comandamento de' Comissari Firentini, per alloggiare in persona il Re di Franza, con tutta suo gente. Sono circa sedicimila d'omini a cavallo, undicimila appiè. Svisseri e tutte le gente appiè e a cavallo intravano per le case per forsa, e volleno alloggiare a descrezione loro, sansa pagare; ed entravano in de' nostri letti e in nostre camere; e bisognava aver pazienzia. Era una scurità veder Pisa tutta piena di soldati; e a me toccò alloggiare cavalli sei, sei omini, nella cassa abito al presente, in Carraja di San Gilio. E detto dì cominciono a venir detta gente io Pissa circa cavalli dugento con esso uno giovanetto cugino del Re propio circa d'anni ventidue, el quale cavarca uno mulettino molto piccolo. E ad dì ditto, entrò in Pisa Monsignore di Montpenzier, de' primi capitani di gente d'arme del Re, e alloggiò drento, con circa cavalli milledugento a loro descrizione, e per el contado n'andò cavalli millecinquecento, tutti alloggiati da Cascina in qua. E in San Michele degli Scalzi alloggiò circa settemila Svisseri appiè. E ad 6 di ditto , cavalcò tutte dette gente con ditto Monsignore, e venne nove altri conduttieri con circa cavalli mille.
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E per la Cerbaja n'andorono circa cavalli seimila, tutti alla volta di Siena, e dipoi dierono volta verso Firenze per andare nel Reame; e ditto dì alloggiò il Re a Pietrasanta. E a dì 7 di ditto , il Re alloggiò in Lucca: grande onore ricevè da' Luchessi. E a dì 8 di detto , il Re venne in Pissa con circa tremila cavalli, in casa di Piero de Medici: tutti alloggiaron drento alla terra a loro descrezione: fu in sabbato, ed io alloggiai sei homini del Re, con sei cavalli. E a dì 9 di detto , fu domenica da mattina, andò al Duomo, e volle dizinare coll'Operajo del Duomo, chiamato Messer Giovanni; e presentò l'Opera ducati cento e un palio di seta azurra, tutta a gigli d'oro, do' venne sotto quando intrò in Pissa: lo fece i Firentini. E la sera medesima, tornatosi in ditta casa di Piero de Medici, essendo a parlamento con certi Pissani, il Re fecie libbera Pissa da Fiorentini, e che Pissa fusse sotto suo bandiera di ditto Re; e in Pissa si fecie molti grandissimi fuochi e grida, diciendo Viva Franza, e molti cittadini giuraron fedeltà nelle mani del Re; ed era anni ottantotto, uno messe, a punto finì il dì, fu libera da Fiorentini; chè tanto era stata sottoposta. Per tutta la città facendo gran festa e' giovani Pisani corseno in piassa e sul Ponte Vecchio e alla loggia de' Catellani, e gittorono in terra e in Arno tutte l'armi de' Fiorentini, cioè il Marsocco; tutti intagliati di pietra su colonne di marmo; e furono stracinate: e quelli Fiorentini ofiziali furono cavati d'offizio, e castellani delle cittadelle Nuova e Vecchia, e' soldati di Marsoco furon tutti cacciati; e nella Cittadella Nuova lasciò circa trecento provigionati Francessi, e la Cittadella Vecchia fu consegnata nelle mani de' Pissani, e missonvi drento Messer Federigo Operajo di San P.iovanni, e Giovanni Orlandi cittadino Pissano, e molti contadini alla guardia delle porte e della piassa, e capidieci per terra la notte. E per governo del Re di Franza rimase qui
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tre gentilomi fransesi, che li lassò il Re propio: el quale stava in casa di ditto Piero de Medici, dua; e uno in Cittadella Nuova a guarda. E a dì 10 di ditto , il ditto Re Carlo cavalcò verso Firenze. El dì piovè; e andò alloggiare la sera a Enpoli, perchè Firenze era tutta in arme e mutato lo stato, chè quelli reggieano, cioè Piero de' Medici co' suoi seguaci, furono cacciati fuori; e la parte chiamato il Re di Franza, n'osciro nel contado di Firenze. Innanzi entrasse, stiè fuori di sei, e ad 17 di ditto intrò in Firenze. E ad 11 di ditto , passò con le suo gente, e parte lassò indrieto per passare. E ditto Carlo Re di Franza e uomo di piccola statura, picculissimo, con poca barba quasi rossetta, con gran faccia, magro in vizo, con naso aqquilino; homo spirituale e d'anima, niente avaro, non ponposso: cavalca piccole e vile bestie, con pochi appiè, di poche parole, tanto che e' suoi lo tengano quasi santo. E per tutta Toscana si grida franza, con suo insegna addosso; cioè la croce bianca, così pe' contadini, come soldati e citadini; che pare che tutti ne siano in paura. E ditto dì, tutti citadini Pissani si raunorono in Pissa, gridando Viva Franza, giurando fedeltà al Re Carlo di Franza. Ne fu rogato Ser Piero di Ser Giovanni da San Casciano, notaio e citadino Pissano, e Ser Carlo da Vecchiano, notaio e citadino di Pissa. E questo dì 11 di detto , si spiccò il Marsoco sopra la tore dell'oriuolo di Pissa, el qual era di rame dorato E a dì ditto, passò per Cerbaja cavalli circa quattromila, li quali doveano passare per Pissa; ma per esser più presto a Firenze, andoron di là, però che Firenze era tutta in arme e contro a Piero de' Medici.
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E alsì ditto Re Carlo, avanti partissi da Pissa, mandò, a pigliare la tenuta di Livorna, come cosa sua. E' nostri Priori e Anziani di Pissa fatto ciò, li quali governano 'l palagio con essi insieme e Priori e Anziani; e tornano dì e notte in palagio. Nota, come innansi el Re Carlo passasse per Pixa, fornì Saressana e Pietrasanta per sua. E a dì 12 di detto , gli Anziani di Pixa, insieme col Governatore di Franza, si mandò tre imbasciatori pisani a Firenze a trovare la maestà del Re Carlo, per intendere che governo s'avea a fare in Pissa per li Pissani: e' quali furono l'uno Messer Giovan Bernardino dell'Agnello cavalieri, e l'altro Simon Francesco degli Orlandi, e Messer Piero Griffi dottore; e andorono molto onoratamente, con gente appiè e a cavallo. A dì 14 di detto , si guastò il Marsocco, el quale era dipinto molto grande nella rôca della Cittadella Nuova, e dipintovi l'arme del Re di Franza. E a dì detto, per lo Re detto si fornì Monte Tignosso e Viareggio, el quale era di Luchezi; e la Signoria di Lucca prestò a ditto Re ducati venticinquemila. E più anco si ragiona che 'l signore Lodovico, nuovo duca di Milano, prestò a ditto Re Carlo, inanzi si partissi di Lombardia, ducati quattrocentomila. E com'ho ditto, ad 17 di ditto , Re Carlo intrò in Firenze colla sua gente d'arme, colla lanza in sulla coscia, con balestrieri e arceri tutti armati; e grande onore li fu fatto da cittadini, e con grandissimi apparati di seta per le strade: alle mura e innanzi se li fecieno circa trecento giovani cittadini, vestiti alla franzeze e tutti di seta, a cavallo; e portatoli le chiave della città sino alla porta. E ad 20 di dicembre ditto , si dipinse l'arme del Re di Franza sul campanile dell'ore in quattro faccie, coi gigli d'oro nel campo azurro sopra. L'arme de' Fiorentini restano di sotto, all'arme di Franza. E a dì 22 di ditto , el comune di Pissa fecie gran provigione d'omini, co'capi sei armati, guardando il Ponte Vecchio
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e la Loggia de Catelani e carraja di San Gilio, per guardare, le caxe de' Fiorentini; perchè alcuni cattivi del popolo, insieme con Fransessi, volleno la notte mettere a sacco le case di tutti Firentini si trovavano in Pissa. Anco non volle consentire e comessari Fransessi si mettessino a sacco, perchè in Pissa era venuto nuove, che 'l Venardì Firenze era ita a saco per lo Re di Franza. Non fu il vero: mai sì qualche casa vi fu missa per da loro di Firenze propio: el re con suo gente stroppionno: non vi fu sacco però. E ad 23 di ditto , se fecie per Pissa una bella e divota pricissione, e per la terra si portò la nostra Donna delle Grazie sta sotto l'organo del Duomo. E a ditta vi fu quassi tutto il popolo di Pissa d'omini e donne; dreto Firentini: e quella si fecie perchè ad 9 di ditto fu liberata Pissa: piovve e non si potè fare salvo intorno al Duomo. E ad 24 di ditto , si parti l'altigliaria del magnifico Re di Franza, circa cinquanta carrette, sussovi bonbarde le quali eran tirate da quindici o sedici cavalli l'una, con circa fanti cinquecento o più alla guardia di dette, e tutti alla volta di Firenze per Napoli. E ditto dì, si ritruova il Principe di Salerno in Porto di Genova con molti navili del Re di Franza per andare nel Reame: e in Pissa molti suoi soldati, tutti sono per passare nel Reame di Napoli. E ogni giorno passa per Pissa gente del Re di Franza, a cavallo e dappiè, tutti per trovare il Re al campo suo. E ad 26 di ditto , passò il Principe di Salerno, fuoriuscito e nemico del Re Alfonso di Napoli, per mare, che venia da Genova; e per 'l temporale non potè afferrare in Porto Pisano e smontò a Bionbino, e andò alla volta di Siena a trovare il Re Carlo di Franza: e tutta sua gente di qui si partitteno per a Bionbino, per trovarsi con lui. E ad 28 di ditto , si partì il Re Carlo da Firenze alla via di Siena, con gran gente d'arme avea menata seco a Firenze; e uno dell'imbasciatori pissani, chiamato Messer Piero de' Griffi, andò per esser con lui a Siena; e dua suoi compagni, che fu l'uno Messer Gianbernardino dell'Agnello, e Simon Francesco Orlandi, ditti di sopra, si ritornorono a Pissa, perchè non aveano ottenuto dal Re in Firenze quello che voleano dal Re.
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E dì 2 dicembre , si partì di Pissa quattro inbasciatori pissani, fatti dal governo di Pissa per andare a Siena a trovare la maestà del Re Carlo; e fu l'uno Simon Francesco degli Orlandi ditto, l'altro Malcovaldo della Rôcca, l'altro Guido Papponi, l'altro Michele Mastiani; e uno de' governatori franciosi di quelli il Re Carlo ha lassato in Pissa; per recarne lo intero della volontà del Re del governo s'ha fare in Pissa. Nota come, perchè già s'è fatto alcuno danno ai cittadini Firentini che hanno possessione nel contado di Pissa, per essere stati misso a sacco da contadini di quel di Pissa, e anco in Pontadera s'era levato la bandiera di Fiorentini; e Pissani vi mandorono molti di Pissa, e contadini di Cascina e del contado, e presonla e missonla a sacco, e presi l'omini firentini per pregioni. E inmentre la terra andava male, s'abbattè a ritornare li detti dua inbasciatori pissani, e feciene lassare el commissario Fiorentino e tutti li abitanti, e non furon pregioni. E anco al presente, quelle di Bientina fanno il simele di gridare Marsocco; e questo di Pissa vi rimanda molti contadini per prenderla. E per le ditte cagioni e altre, li inbasciatori oggi si parteno di Pissa: fanno la via di Campiglia per andare a Siena: per altra via non si trovano sicuri. E al presente, Messer Giovan Bernardino dell'Agnello, de primi ditti inbasciatori, si sta in caxa per cagione che 'l popolo di Pissa lo vuole a sospetto; perchè dicano lui vole rimettere Pissa sotto al governo Fiorentini: e per ditta cagione rimandali quattro imbasciatori di nuovo, perchè non vogliano consentire per niente il popolo di ritornare sotto a Marsocco: inansi dicano tutti volere morire. El presente dì, li Anziani di Pixa mandorono a donare al Re di Franza, che s'era partito di Firenze, molti salvaggiumi; e fu fatto il prezente a San Casciano di Val di Pexa,contado di Firenze. E alla tornata, e' giovani pisani, quando ebbeno fatto il presente, furono quasi tutti presi a Castel del Bosco; che li prese la gente del Marchese Galeotto Malispina, la
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qual gente li teneva a Ciuli di San Miniato. E venendo el romore in Pissa della presura di ditti, el popolo si levò a rumore per mettere a sacco le case de' Fiorentini ne' quartieri di Chinsica: se non li Anziani con molti armati fecieno serrare el rastrello di Ponte Vecchio, con molti bandi da parte delli Comissari del Re di Franza e de' Signori Anziani e de' Dieci della Balia, in modo la cosa cessò: e tutti e Fiorentini s'erano fuggiti di loro case, con lor donne, e robbe, e iti in casa di loro amici pisani. E a dì 4 di dicembre ditto , venne in Pissa uno araldo del Re di Franza in Pissa co' capitoli ha fatto il Re di Franza col Fiorentini; de' quali dicieno s'abbi a rendere tutto quello ch'era prima di Fiorentini. E questo dì, ditto mandato dal Re è ito a Saressana e a Pietrasanta e a Fivizzano e al Bagnone e a Castelnuovo e tutta la Luligiana, a consegnarla a' Fiorentini; e Comessarj Fiorentini che vanno a pigliare la tenuta di tutta la Luligiana, hanno fatto la via di Lucca, perchè da Pissa non sarebbeno sicuri. E questo dì detto, e' Pisani hanno fatto due nuovi inbasciatori; e' quali sono Messer Iacopo di Vanni, e Messer Tomazo di Iacopo di Betto, dottor di leggi, cor un de' du' comissarj Fransesi furono lassati al governo di Pissa: e sono iti a trovare il Re a Siena, per intendere la suo volontà; e troverassivi sei inbasciatori pisani inzieme. Nota come Librafatta non si vuole arrendere a Pisani per niente. E a dì 14 di dicembre ditto , e' Pisani mandarono gente a Ripafatta per guardar gente non venisse entrovi. La notte vi venne circa fanti cento di Barga, e scontroronsi cor un conestabile di Pisa, e presello; e morivvi alcuni de' soldati pisani, e entrarono nella rôcca e per tutto: e dissesi che Santi mugnajo del mulino di Librafatta fu conducitore ditti Barghigiani; e che entrò nel mulino, e cavonne ducati quattrocento, li quali
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avea gettati in un necessario quando fu cacciato dal mulino da' contadini di quel di Pissa. El dì seguente, si dà una battaglia al Ponteadera, perchè le gente de' Firentini v'erano rientrati drento per el Marsocco, e non si potè avere; e preseno alcuni pregioni di que' di drento ne fu menati in Pissa. E ad 15 di detto , furono cacciati di Pissa alcuni Firentini, issofatto; e alcuni, com'eran fuori del porta, furono spoliati e rubbati, e tolto loro danari e panni. E ad 18 di detto , se n'andò da Pissa Messer Bartalomeo Sossini di Siena, dottore luminarissimo, legista in Pissa ben anni circa ventuno, con salariodi ducati mille l'anno di salario, perchè si diciea esser il primo dottore d'Italia. E in conpagnia sua, per essere più sicuri, se n'andorono molti mercatanti firentini e donne, tutti alla volta di Lucca, per esser sicuri; per la volta di Firenze: perochè Pontedera si tiene tutta volta per Marsochio: quei di Cascina l'arebbono rubati. E addì detto, i signori Anziani di Pissa hanno fatto un'accatto di denari dalli bottegai forestieri sono in Pissa, e a me imposseno ducati quattro d'oro in oro larghi. E ditto dì, le gente de Firentini corseno al Ponsaco per prenderlo; cioè Messer Ercule Bentivoglio: non fecieno niente. E ad 19 di detto , fu comandato a tutti di Pixia, e terrassani e forestieri, chi due e chi quattro e chi sei ventiere, per mettere alle mura di Pissa, per qualche sospetto delle gente de' Firentini. E fuori di Pissa non si va sicuro per e' tristi che rubbano: chi va e chi viene. E questo dì in sul vespro, trasse un tremuoto; e da messo novembre in qua, ne è tratto più e più tremuoti, e di dì e di notte; e di molti grossi. Abbiamoli per grandissimi segni. A ad 20 di detto , tornorono l'imbasciatori pisani; cioè tre di loro, e dua ve ne rimasse appresso del Re, con comissione
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e altorità di metter offizj in Pissa e nel contado, ch'ebbene dal Re come cosa libera de' Pisani, e rimasi in Signoria. E ad 23 di detto , fecieno li officiali in Dovana maggiore di Pissa tre proviritori: uno Andrea Lanfreduccio, l'altro Francesco da Vivaja, l'altro Paullo Bolticella. E ad 24 di detto , mandorono le casse alle porte per riscuotere le gabelle. Come trovoron fatte pe' fiorentini, così si riscuote oggi pe' Pisani; e tutti li offitiali di detta dogana, e alle porte son tutti Pissani. E questo dì detto, si fu presso dal capitano della Cittadella Nuova, francioso, uno el quale, si disse, proferse a detto capitano di Cittadella Nuova ducati duemila, ed e' fussi contento mettere di notte in Cittadella omini duemila di Fiorentini per correre Pissa per Fiorentini: e ditto capitano l'ha messo in mano de' Signori pisani, e cossì s'è scoperto ditto trattato. E questi dì passati, un Fiorentino chiamato Iacopo Ristori, volse fare un traltalo in Livorno di torla ai Franciosi e darla a Fiorentini; e anco questo si fu scoperto per le lettere furon presse in Pissa. E a dì 26 di detto , venne due Commissarj fiorentini, inzieme con un reggente franciosso e con un araldo del re di Franza, al Pontadera, ch'è de' Fiorentini, per intrare in Pissa pei Fiorentini. Come Pissani lo seppono, sonò la campana dell'ore a martello. Tutto Pissa si messe in arme gridando Fransa: e 'l Regente del re di Francia stava in Pissa per 'l Re, montò a cavallo e andò al Pontadera, e fecie ritornare indrieto e comessarj fiorentini. E in Pissa venne el Regente di Firenze e l'araldo di Fransa, e non fu altro. E ad 27 di detto , si raunò el consiglio di Pissa: cioè e' signori Anziani si trovorono fatti quando Pisa fu liberata, e dieci omini fatti di balía, e otto omini agunti per ogni tersieri: furono omini ventiquattro. Tutti questi ferono e' Signori nuovi, e uno gonfalonieri a vocie; e questi furono i primi Signori di libertà sono fatti per Pissani dipoi la libertà. E ad 29 di detto , tornò dua inbasciatore da Genova, li quali arrecoron corasse cinquecento; e a Genova fu fatto loro grande onore: e in Genova si fece una grida, che nissuno
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potesse comprare arme salvo Pisani, acciò si potessino meglio fornire: e ditte corasse l'ebbeno a tempo. E ad ditto, si partì il Regente franciosso di Pissa, e ritornò inverso Firenze a rendere risposta a commissarj fiorentini; e fu quello venne da Firenze. E ad 31 di ditto , si partì il Regente francioso da Pisa con due cittadini pisani, e anderono a Montetopori a li imbasciatori fiorentini. E ad primo di gennajo , intrò la Signoria nuova pisana molto pomposamente, tutti vestiti di seta sino a' piedi, accompagnati al Duomo con gran popolo. E ditto dì giunse fantaria assai da Lucca, condotta pe' Pisani al loro soldo. E ditto dì, la maestà del re di Franza mandò molti muli in Pissa per polvere di bonbarda per a Roma: e la galeassa grossa di Fransa in Porto Pissano per caricare artigliaria per a Roma. E ad primo di gennajo ditto , e' Pissani mandorono un bargello a far fanti a Siena. Perchè ditto bargello era senesse, alla tornata sua in verso Pissa fu assaltato alla Sassetta; e ditto bargello sta in Pissa, e fa iustitia contro a malfattori. E ogni giorno e Pisani cacciono fuori capi di famiglie de Fiorentini di Pissa. E ditto dì, si ribellò da Pisani Monte Castello ad .... E ad primo di gennajo ditto , lo Re Carlo di Franza intrò in Roma d'acordo col popolo. Ebbe tutto Roma a suo dominio, e le gente del re di Napoli se n'andorono verso Napoli con salvocondotto da ditto Re di Fransa. El Papa si rinchiuse in Castelo Santo Angnolo; e 'l Re di Fransa vi misse il campo. E alcuni citadini pisani li quali stanno in Roma, feciono uno bello presente al Re di Fransa sino fuor di Roma, e veduti da lo Re volenteri. E ad 7 di ditto , venne presso in Pissa dua da Vico Pissano: si disse facevano uno trattato per dare Vico a' Fiorentini. E ad 8 di ditto , si perdé Riparbella e la Castellina e Morona. E ditto dì, e' Signori pissani mandorono a Rassignano circa
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centocinquanta cavalli leggieri fatti in Pissa, squasi tutti cittadini pissani, e molta fanteria, per acquistare la Maremma. E ad 10 di ditto , si raquistò la Castellina suddetta, e diessi a'patti. E ad 16 di ditto , la gente de' Fiorentini prese Calcinaja per forsa, e mandola a saco, e prigioni tutti, masti e femine, piccoli e grandi. E ad 17, fu il dì di Santo Antonio, fu misso fuoco nelle cinque galeasse grosse ch'erano tirate in tera nell'Arsanà di San Vito; e sonando a martello, tutto Pissa si levò in arme; e campossene delle cinque, tre; due n'abrugiò. E perchè il popolo di Pissa avendo sospetto fusse fattura de' Fiorentini, andò un bando da parte de Signori pisani, che tutti Firentini di Firenze e del contado sconberassino Pissa per tutto il dì proprio, d'anni quindici in su: e così si partì di Pissa tutti quelli ci erano rimasi, alla volta di Luca, e molte botteghe si vidono chiusse. E a dì 18 di ditto , si perdè Legoli, el quale si de' a Firentini per trattato d'un prete. E Genovessi ogni giorno danno qui danari a fanteria, e mandolli alle frontiere. E a dì 23 di ditto , si perdè Montefoscoli; el quale avuto una battaglia grandissima, si diè a patti, salvo l'avere e le persone. Auto la terra, la misseno a sacco, e non osservorono patti nissuni, togliendo la robba de' citadini pisani. E ad 25, si diè per paura Forcoli e la Montachitta. In Forcoli era Niccolò da Forcoli, citadino pissano, comissario, e fuvi presso drento cinque omini di Marti: li fecie pigliare ditto Niccolò. La notte medesima, Priano di Marco conestabile si fuggì di Librafatta. Detto Priano era conestabile de' Pisani. E perchè e' Pisani quasi trattavano co' Fiorentini di barattare detto Priano, con i tre proveditori, e' due consoli, uno camarlingo di Dovana di Firentini furono presi in Pissa quando fu fatta libera, con detto Priano: donde essendosi fuggito detto Priano, ditti ofiziali furon missi a stretto come prigioni. E ad 26 di gennajo ditto , circa cinquanta balestrieri a cavallo sono iti fuori alle frontiere contro a' Fiorentini.
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E a dì 27 di detto , Palaja si diè a' Fiorentini, che s'era drento per comissario Giovanni da Forcoli, fratello di Niccolò ditto; e con patti di non volerci drento soldati, con molte restrizioni e patti. E ad 29 di detto , si perdè il Ponte di Saco. La spingarda v'ammassò una donna alla battaglia: per paura, si diè di fatto. E' soldati che v'erano drento pe' Pissani, vi furono tutti spogliati, e tolto arme e danaj: e così hanno fatto a tutti quelli dell'altre castella. E ad 31 di detto , Lari si diè d'accordo; cioè quattro omini vi misse drento e' Firentini; e ritornatovi di prima a modo usato el vicario. E a dì 2 di febbrajo , Terricciuola si diè a' Fiorentini sansa campo. E' 5 di detto , si perdè Peccioli; el quale fu bombardato, e gran parte del muro di verso Montefoscoli andò in terra, e dessi a patti: tutta la roba de' cittadini pisani andò a saco; e' grani tutti portorono via verso Firenze: e così hanno fatto a tutte le castella hanno presse. E così Lorenzana e Tremoleto, tolto e' grani e portati via. Santa Lucie si perdè, e dessi a descrizione: andò a saco, e presi quaranta pregioni, tutti da taglia. Fu posto loro ducati mille. E ad 13 di febbrajo ditto , si perdiè Rassingnano a patti, salvo l'avere e le persone. E ad 15 di ditto , venne in Pisa el Governatore di Bretagna, el Nipote di Monsignore di San Mallò fatto nuovo cardinale. E lui rimaso in Firenze, e detto governatore, con una lettera del Re di Franza, che li fussino consegnato la Cittadella Vecchia, e tutte le altre fortesse tengano e' Pissani, e l'entrate delle gabbelle tutte a ditti mandati dal Monsignore soprascritto. E a questo si ragunò el popolo di Pissa a consiglio, e deliberarono di mandare al Re di Fransa a intendere la sua propia volontà. E a dì detto, el governatore di Borgogna si partì: andò a Genova.
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E 16 detto , fu tratto podestà di Pissa primo Messer... francioso, dottore in legge, ch'era governatore e reggente qui pel re di Franza, per sei mesi prossimi. Non accettò. E a dì 18 di ditto , intrò in Pissa Monsignore di San Malò, nuovo cardinale ditto di sopra; e intrò in Pissa con grande onore di gente armate, cioè tutto el populo di Pissa, con gran vocie: Viva Franza. El dì medesimo e' Fiorentini dettono soccorso a Librafatta: non fu chi li tenesse el passo. E all'entrata di San Malò in Pissa, alla porta di S. Marco quando intrava, fu firito un suo cortigiano francioso in scambio d'omo firentino; e dipoi fu governato molto diligentemente da Pissani; e andonne colli imbasciatori per mare a trovare il Re a Napoli.
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E ad 19, andò a Livorno ditto cardinale. E ad 18 di detto , detto Monsingnore fece proposta a Pisani li consegnassino la Cittadella Vecchia, e tutte le fortesse tengano al presente e' Pisani; e anco l'entrate tutte della gabella di Pisa. E ad 23 di ditto , si partì Monsignore di San Malò ditto alla volta di Roma. Rimaso con Pisani d'esser tutti dinansi alla Maestà del Re, e che 'l Re disponesse far di Pixa quello a lui parerà. E jeri, fu ad 22, venne nuova a Pisa, come lo Re di Francia have preso Capova, ch'è presso a Napoli miglia sedici; e in Pissa si fecie fuochi per festa di ditta presura. E ditto dì 22, il campo de' Firentini corsano a Buti Pisano, e presono el borgo con molti soldati genovesi; e morivi uno Benardino dal Lena, conestabile de' Pisani, valentomo. El campo di Pisani s'è misso in campo loro apresso con fanteria assai, e cavalli leggieri alcuni; capitano Messer Luzio Malvesso bolognese di tutte le genti de' Pisani. E di Pisa è stato mandato molti contadini, per comandamento loro, alle frontiere. E a dì 24 di ditto , si partì el campo de' Firentini da Buti, e ritirossi per paura del campo di Pisani, e portorono via le bombarde, che già aveano rotto braccia dodici di muro in circa a Buti: benchè co' terrati forte drento si difendieno. Dieronli tre battaglie alla terra, montando sul muro rotto drento, coll'acette amassorono molti: montavano sulle mura: la terra mai si smagliò di niente. Veduto così, e' Fiorentini si partitteno da campo, e arseno parte del borgo di Buti. E in Buti si truovava Batista del Pellegrino, comissario pe' Pissani.
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El dì medesimo si partittono di Pissa più cittadini firentini, e'quali erano stati uffiziali pe' Fiorentini in Pissa ritenuti per prigioni. Monsignore di San Malò ditto li fecie licenziare; e partendosi di Pissa con loro famiglia, donne e figliuoli, di là dal Monte San Giuliano, furon tutti rubbati e spogliati, donne e omini e fanciulli. Aveano circa some quaranta, fra letti e masserizie: tutto fu loro tolto da' contadini di Val di Serchio. E ad 27 ditto , si perdè el poggio di Marti, si diè a patti. E ad 28 di ditto , fu l'ultimo di febbrajo, venne le nuove chiare, come el Re di Fransa era intrato in Napoli; e Pissani in tal dì feciono serrare tutte le botteghe per festa. E sino ad 20 di ditto , il Re Carlo di Franza intrò in Napoli; che ve lo misse drento il popolo d'acordo. E ad primo di marso , se n'ebbe nuove in Pissa del certo. El dì medesimo se ne fecie processione con tutte le botteghe serrate per festa, come è ditto di sopra, e giorni tre alla fila senpre si fa e' fuochi. Durò sino al dì di carlasciale. E ad 8 marso ditto , el campo de' Fiorentini passò Arno a guasso a San Giovanni alla Vena, in luoco ditto Riparotti, circa un'ora innansi giorno; e venne in Val di Calci e abbrugiò tutta la valle colle mulina, che poche cosse rimasse sane: e menonne quanto bestiame trovorno. El castello si tenne forte colla genie drento, e dipoi in verso la sera si partirono, e vennono a Ramo e guastono el mulino, e 'l simile a Sciane. E dipoi vennano la notte a Quossa. El dì dipoi abrugiarono e guastaron tutti i mulini di Quossa, e passorono alla volta di Luca. A Luca sulla porta fu tolto loro uno pregione aveano di Calci; e Messere Francesco Seco, conduttieri de' Fiorentini, al rumore si misse sulla porta, e cascò lui e 'l cavallo nel fosso di sul ponte, e non ebbe male nissuno. E 'l di medesimo, el capitano della Cittadella Nuova di Pissa franciosso mandò a protestare e' commessari fiorentini in Val di Calci non venisseno a' danni de' Pissani, come cosa del Re di Francia. Non volseno ubidire, ansi disseno non fare guerra al Re di Francia, ausi fare guerra a' Pissani perchè non volseno ubidire a'capitoli del Re di Francia; e che Firentini hanno capitoli li
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siano renduto loro Pissa e Livorno e Pietrasanta e Saressana, e per ditto de' Franciossi non lassarono abruciare tutto. E ad 12 di marso ditto , le gente de' Firentini vennono a Cascina presso alle sbare, e Messer Luzio Malvesso capitano di Pisani uscì di fuori per affrettarsi, con circa dugento cavalli e fanti ottocento in belle squadre, per appiccarsi a battaglia. Le gente di Firentini non volsono spettare, ansi si tornorono indirieto. E ad 17 di ditto , le gente de' Fiorentini venneno a Cascina per dare bada, tanto che circa some quaranta di sucari ch'erano de' Capponi venneno da Livorno per la via di Parrana, acciò le gente de' Pissani erano in Cascina non l'andasse loro a tôrre. È a Cascina di Fiorentini morti da sette. E alcuni cavalli leggieri vennono sino a San Casciano, e presono pochi pregioni; e di poi quando a loro parse, si ritornarono al Pontadera. E in questi dì proppio, venne nuove a Pissa come el Re di Fransa avea auto tutte le fortesse di Napoli e tutto il dominio del Reame: e al presente la persona sua si torna in verso Roma. E ad dì 26 di ditto , Montepulciano di Valdichiana si ribellò da Fiorentini, e datosi ai Senessi, che già per antico fu di Siena. E ad 28 e ad 29 , una parte delle genti di Firentini si trovavano a Ponteadera o a Bientina, si sono cavalcati verso Firenze. E al presente, Monsignore Generale di Bretagna, fratello del Cardinale di San Malò, franciosso e segretario del Re di Franza, se trova in Pissa. Era a Genova, e da Genovessi fu licenziato, e tutti e' franciossi si ritrovano al presente a Genova, è negato l'armare nave e galie in Genova come domanda il Re di Franza. E ad 30 di marso detto , si bandì in Pissa dua galee sottili in San Michele sotto la logia di Borgo per armare per il Re di Franza; e dassi danari a furia. E al pregente si dicie, come signore Lodovico Duca di Milano e la Signoria di Vineggia e Ferrara hanno fatto nuova lega insieme, perochè 'l Duca d'Oriens con gran gente dicie vuol passare in Italia; e ditta la lega non pare volersi accordare che più Franciossi passino.
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E questo dí 30 medesimo , abbiamo nuove in Pisa che Aresso s'è ribellato da Fiorentini, e gli Aretini hanno morto el Capitano di Giustizia si trovava in Areso. E ad primo d'aprile , tutte le gente de' Pissani, con Messer Luzio Malvesso da Bologna nostro capitano di gente d'arme, tutti alla volta di Cascina, e là si stanno facendo qualche scaramuccia con Fiorentini. E ad 3 d'aprile , Generale di Brettagna detto ritornò a Genova; però e' Genovessi mandorono per lui per volere armare per il Re di Franza a Genova d'acordo co' Genovessi. Ed a 5 di detto , di notte le gente de Fiorentini vennono a San Piero a Grado circa fanti cinquanta, cavalli venti, e tolseno molti porci e bufali, e menoli via, che erano della Maona al presente di Pissa. E ad 6 di ditto , ditte gente di Fiorentini ritornorono a ditto luoco, preseno vache circa cinquanta, pure di ditta Maona di Pissa. Nota, in ditta Maona v'era mescolati Fiorentini. E 'l dì proprio, le gente de' Pisani usciron di Cascina e andorono verso Ponsaco per tôrre ditta preda, e quivi feciono una bella scaramuccia colle gente de' Fiorentini, in modo che le gente de' Fiorentini che sosteneano la preda vi furon rotti, e presi alcuni caporali e circa fanti quarantacinque, e alcuni Firentini, e menoronli in Cascina. E ad 9 di detto , si rissò sul messo del ponte vechio di Pissa, due prima era un'altra colonna con vi su Marsoco, e su ditta colonna v'è dua ragione d'arme: arma l'una del Re di Fransa, cioè tre gigli d'oro; e l'altra della donna del Re, sono nichi; e ditte arme sono doppie tutte due, e sono intagliate di marmo bianco di Carrara dorata in azurro. E questo dì soprascritto, in Pissa si dicie che a Genova s'è bandito nuova lega; cioè l'Imperadore, il Re di Spagna, Duca di Milano, Signoria di Venezia e loro derenti, che vi si intende drento Genovessi e Duca di Ferrara e marchese di Mantova. Anco i Luchesi non hanno voluto farne festa per paura. E ditta
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lega si dice esser fatta per paura che 'l Re di Franza non si facci Signore d'Italia. E ad 17 d'aprile ditto , il canpo de' Pissani andò a Ripafatta per prenderla, e dí 19 v'andò le bonbarde con boche otto tra picole e grande. La maggiore gettava libbre sessanta di pietra. E bombardossi el secondo e 'l terso dì di Pasqua di Resuressio, in modo v'era tra piè e a cavallo circa quattro milia persone e più; e di Pissa gran gente, in modo che di Pissani che andavano per vedere, ve ne fu morti e feriti alcuni. E la rôcha di Petroio se diè a patti, e verso dì di Pasqua vi stano drento, e la fortessa di Ripafatta v'era drento circa sessanta omini di Barga, e in Petroio ditto omini otto, tutti di Barga propio. E ad 22 di ditto , a ore 2 di notte, si levò il campo da Ripafatta e vennosene a Pissa, che ne fu cagione el capitano de' Pisani, ch'era Messer Luzio Malvesso da Bologna soprascritto, perchè e' Firentini vennono a soccorere Ripafatta con centosette omeni d'arme tutti a cavalli bardati, e cavalli leggieri circa trecento, e fanti tremila, e guastatori dugento; e per ditta cagione el capitano si levò, però non era forte a stare a campo. Donde è che venuto in Pissa el capitano e la gente e l'artigliarie de' Pisani, el popolo di Pissa tutti mormoravano grandemente del capitano soprascritto, dicendo lui avere avuto paura e per paura s'era partito; anco dicendo lui aver toco danari da Firentini; e grande calunnia li fu data finattanto esser sostenuto di non poter uscir di palasso per comandamento delli Anziani di Pissa; e ditto capitano si trovò malcontento, e dubitando di non esser tagliato a pessi dal popolo di Pisa. E ad 23 di detto , le gente de' Firentini circa a ore sedici vennono a Ripafatta per la via di Luca, e presono el portone sopra e presso al Serchio, e entrorono in Ripafatta e fornittela di vettovarie e d'artigliaria come piacque a loro, e mutarono el castellano e provigionati; e issofatti andando scorendo il Valdiserchio, predando pregioni e bestiame, veneno sino a San Iacopo del Poggio e sino alle Manmosse. E 'l popolo di Pissa si messe tutto in arme, dubitando venisseno sino alle porte; e 'l nostro capitano Messer Luzio detto uscì fuori di Pissa con quelli soldati ci era, circa fanti seicento appiè, cavalli leggieri circa cento, omini d'arme circa trentacinque, con tutto o maggior parte del populo, chi appiè e chi
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potea a cavallo; e affrontossi co' Fiorentini alle Manmosse, e quivi si fecie fatti d'armi in modo che le gente de' Fiorentini si trovorono presenti furono tutti rotti e fracassati, e menati assai prigioni e cavalli in Pissa, e morivi parechi omini d'arme e cavalli firentini e fanti appiè. E se non fussi che el resto delle gente de' Firentini, cioè circa settaola omini d'arme, soccorseno e feciensi forti al ponticello da Orsignano va al monte, quivi aiutorono tutti, erano presi e morti che non ne tornavano mai verso Firenze; tanto erano impauriti. E sopragiugendoli la notte, ongnuno si ritirò; loro a Ripafatta e nostri in Pissa. Le gesti de' Firentini stetteno tutta la notte in arme per paura. E la notte medesima e' Luchesi mandorono qui a Pisani che cavalcasseno alla volta di Luca, perchè Firentini passassino per quel di Luca, fusseno tutti presi, che così aveano dichiaro. Subito la notte e' Pisani mandorono la notte a Cascina a un loro conestabile e capitano di fanteria, chiamato Anima Negra, si mettesse in punto con suo fanteria, ch'era rimasso a guardia di Cascina quando stando a canpo a Ripafatta con circa fanti trecento. E anco ai contadini, di Calci e di Buti e di Vico; e la notte passorno i monti di Vico in quel di Luca. E la mattina qui, che fu ad 23 di ditto , sono la canpana dell'ore a martello, e uscì di Pissa tra soldati e 'l populo circa omini seimilia con quelli pochi cavalli che c'erano, e passorono il Monte a San Giugliano per trovarsi colloro: ma la gente de' Fiorentini passarono molto per tempo, tutti stretti per paura, da Luca, e andorono a Monte Carlo, quale preseno salvi. Stimossi se le gente de' Pisani si levavano la notte, come spettorono il dì, tutti li rompeano el resto, tanto erano impauriti e' Firentini; ma, perchè il capitano de' Pissani si vedeva tanti pochi omini d'arme, si non si fe' inansi la notte, ma a ongni modo per la moltitudine del populo ch'era di tanto buon animo adosso loro si sarebbeno superati grandemente; e veduto non averli trovali che rompessano, si ritornorono tutti in Pissa il dì medesimo, benchè Anima Nera, capitano di fanteria soprascritto, s'affrontò colle gente d'arme de' Firentini sopra Luca al ponte a San Quilici perochè le gente de' Firentini per paura di Pissani aveano passato di là dal Serchio al Ponte San Piero per andare a passare più alto poteano per non esser trovati da Pissani; ma il popolo
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di Luca in arme fecieno spalle alla fanteria de' Pisani. E se non che cavalli de' Firentini si missono a guasso pel Serchio, e a quel modo passorono i cavalli de' Firentini; e per esser passati a guasso la fanteria de' Pisani avrebbe fatto male se non fussi stato il popolo di Luca che li soccorseno. E alle porte di Luca fu presso alcuni fanti de' Firentini, e spogliati duegentoundici da Luchesi come da Pisani; benchè Luchesi facessino contra la voglia de' loro citadini, non poteron far altro. 1496. E ad 26 d'aprile ditto , si fondò el Monte della Pietà in Pissa ordinato per lo eccellente frate Timoteo da Luca, de' frati osservanti di Santa Croce Francescano. E tal dì si fecie una bella offerta in Duomo con divota pricissione. Li fu offerto tal dì, tra dinari contanti e arienti, ducati trecento cinquanta; e di prima in mano di detto frate Timoteo, inventore di ditto Monte, di robbe e arienti circa ducati cinquecento e perchè lui seguitava i Giudei, per paura l'Ebbreo del presto di Pissa li paga per il Monte ducati mille cinquanta e ducati trecento in presto per tre anni, e la pigione della casa dove si presta per 'l Monte della Pietà per insin a tanto li sia data la casa del presto. Fa la somma tutto ducati dumila. E con ditti ducati duemila si cominciò il Monte della Pietà di Pissa, che prestasi ai bisognosi denari uno per lira il mese. E così si cominciò a dì 1?maggio 1496 al corso di Pissa, in nome dello Onnipotente Idio. E ad 4 di maggio , si fecie una devota pricissione colla tavola sta sotto l'organo del Duomo, con tutte le regole e conpagnie di Pissa, e tutto il populo, omini e donne, con grandissima devossione. E ad 9 di maggio ditto , el capitano di Pisani di notte partì di Cascina con cavalli e fanteria e andorono a Ripafatta, e di Pisa alcuni omini d'arme a ditta Ripafatta, per cagione che le genti di Firentini voleano venire per la via di Luca metter vittovarie in Ripafatta, perchè al presente le genti de' Pisani l'hanno assediata in modo non vi puole intrare niente drento; e le gente de' Firentini per paura de' Pisani non volleno passare più qua che Monte Carlo; e veduto non venire più avanti e' Fiorentini,
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le gente de' Pisani si ritornorono tutte alloro alloggiamenti, cioè chi a Cascina chi a Pisa. E ad 9 di ditto , tornò da Napoli per mare li tre inbasciatori mandati dal comune di Pissa; l'uno Maestro Francesco da Catignano e Maestro Luisi Amanati, Dottori in medicina, e Michele Mastiani, Pisani e cittadini di Pissa. E ad ditto, con ditti inbasciadori venne seicento omini appiè armati, tra Svisseri e Francessi e Quasconi, mandati dallo Re di Franza di Napoli per mare. Si passorono tutti a Livorno, e questo dì a Pissa, e allogiati per tutti e' conventi di Pissa e per alcuna casa. E ad 11 di ditto , ditte gente andaron in canpo a Ripafatta, perchè si disse che le gente de' Firentini si metteano in punto per dar socorso; e così alcuni omini d'arme era in Pissa, andorono a Ripafatta. E perchè ditti Svisseri partendosi da Napoli tocoron là denari per venire a servire i Pissani, essendo voluti mandare a Ripafatta, voleano danari; ma per esser già pagati, el comuno di Pissa insieme co' loro capitani ve li mandarono per forsa con grandi bastonate. E a questa volta lo stato di Pissa li pare esser molto, ed è assicurato che 'l Re di Franza non ci vuole abbandonare solo per la venuta delle sue gente al servizio di Pissa. E ad 13 di ditto , si mandò le bonbarde a Ripafatta, con molti mantelletti e gatti per andare sotto alle mura. E ad 14 di ditto , si cominciò a bonbardare molto forte Ripafatta, e ditto dì vi si mandò quanti scarpellini e rompitori di pietre di Caprona ci sono, per tagliare le mura.
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E ditto dì 14 , venne una spia de' Firentini per entrare in Ripafatta con lettere, e fu presso da Pisani e impicato a Ripafatta. In Ripafatta si ritruova al presente circa fanti cento per e' Fiorentini, e con assai vittovaria di pane, fave e miglio; e questo s'è inteso per qualcuni stati pressi da quelli di drento. E sono con molta pochissima aqqua e trista: però ne' dì passati, avanti ingrossasse la gente de' Pissani in canpo, uscì di Ripafatta fanti e done con broche, e portarono tutto giorno drento aqqua; e allora e' Pissani vi mandorono un conestabile chiamato Gentile da Roma, e introrono nel borgo. È levato tutte le vie d'avere più niente da nissun luoco. E ad dì ditto, si mandò alcune bonbarde, chiamati passavolanti, a Ripafatta, li quali si portavano sulle carette, e così si trovano fatti in Pissa all'usanza di Franza; li quali si feciono a Santo Sepolcro, e provossi in Pissa, e da Santo Sepolcro nella torre non fornita al ponte alla Spina, la quale passò nel muro di ditta torre. E in ditto luoco se n'è fatti al presente cinque, tra grossi e piccoli. Sono molto belle cosse e furiosse. Anco nella piassa del grano, overo la Sapienzia, si fa molti lavori di legnami, cioè gatti e travate e altre cose per potere andare coperto alle mura di Libbrafatta per potere scalsare le mura, perochè le bonbarde non vincieno salvo alle difesse; e tiensi che Libbrafatta sia la più forte rôca sia al presente in Toscana, perchè le bonbarde non vi fanno niente. E ad 16 di maggio ditto , si mandò a Librafatta tre passavolanti fatti alla fransese sulle carette congengnate al trave, uno grosso, uno messano, uno picollo molto.
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E ad 18 di ditto , la notte sonò la canpana di Pissa a martello, e tutto el populo s'armò, e una parte n'andò a Ripafatta, e 'l resto rimase in Pissa a guardia. E questo perchè s'intese che le gente de' Fiorentini si mostrono in Valdinevole, dubitando volessino socorere Ripafatta, e tutto el dì non s'aperse botteghe nessuna. E ad detto, a ore venti circa, s'ebbe Ripafatta, e dettese a patti a Singnori di Pissa, salvo le persone. Se ne fecie in Pissa festa assai con grandissimi fuochi. E dipoi e' Franciosi preseno tutti e' soldati di Ripafatta a pregioni, li quali eran tutti di Barca e di Sommocolongno. Anco preseno el comissario e castellano firentini, e tutti furono missi in Santa Caterina di Pissa a pregioni per farli recattare. E ad 21 di maggio ditto , tutti e' pregioni di Barca si ricattorono da Franciosi ducati sei l'uno, e lassono nove in pregione nelle mani de' Franciosi per statichi per tutti quelli se n'andorono per ricatto. El comessario e castellano firentini rimaseno in pregione, li quali è loro domandato per e' Fransesi ducati millecinquanta; e così si stanno. E se non fussi che i ditti comissario e castellano non si volseno arendere a' Pisani, ansi più tosto a Franciosi, nè Barghigiani nè Fiorentini non n'erano tenuti per pregioni niente; perchè e' Pissani permisser loro la fede a tutti, e per respetto de' commissario e castellano firentini s'arrenderono a' Fransesi. Nolla poterono osservare a nissuno di loro, anco che Bargiani si dessino a Pisani e none ai Fransesi; ma furono sforzati da Fransesi. E per ditta cagione e' Franciosi entrorono in Librafatta loro tutti, e non volsero v'entrassi altri soldati di nissuna ragione, salvo il comissario pisano, che fu Malcovaldo della Rôca. E questo feciano però hanno fatto ricattare da Pisani la monizione di Liprafatta ducati cento d'oro larghi. E ditti Fransesi si ritruovano co' Pisani a soldo sono quasi tutti Borgongnoni: ragionassi esser la più cattiva gente avesse il Re, e più valentomini, però non istimano la vita niente. E ad 22 di ditto , hanno fatto ditti Fransesi acordo co' Pisani, e tocano oggi millecento scudi, cioè mille per loro soldo d'un mese avenire e cento per Ripafatta, com'ho ditto; e sino a qui hanno auto ducati millecinquecento overo scudi, e
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intendesi soldo per un mese; e questo per andare a prendere el contado di Pissa: e alsì insieme con loro e' soldati taliani si trovano al presente al loro soldo, sono circa fanti appiè duemila e uomini d'arme settanta o circa, cavalli leggieri circa centocinquanta; fa tutto circa cavalli quattrocento e fanti duemila, tutta gente fiorita. E perchè il Re di Fransa ha mandato moltissima farina a Pissa, la quale li avansò nel Reame, al presente si vende in Pissa tutta quanta a chi ne vuole a soldi trentacique lo stajo di libbre cinquanta l'uno, pur per conto del Re: ed è venuta: molto a tempo, però la farina valeva, prima venissi quella del Re, soldi quarantadue lo stajo, e trovavasi poco grano e caro; perochè alcuni cittadini n'aveano assai, nollo voleano vendere spettando incarasse più forte, e a questo punto none vendono poco o niente per cagione di ditta farina. Nota, secondo gli antichi mai più fu qui grande ricolta come quest'anno, perchè intendi, fra questa farina fa vendere al presente il Re Fransa, ve ne è circa sacca mille la quale mandò e' Pisani a donarla al Re sino nel reame di Napoli, e ora è ritornata qui con moltissima dell'altra. E ad 25 di maggio ditto , uscirono e' Fransesi di Librafatta, e rubborono tutta la monizione e vittovaria v'era drento, e alcune letta, e tutto quanto v'era; e ongni cosa hanno venduto a Luca più che a Pisa; e sono tanto mala gente non si puole con loro niente, a tutti i modi vogliono ogni coxa per loro. E ad 26 di ditto , i Fransesi andorono verso Vico, per andare a prender Bientina. E' soldati taliani nostri appiè e a cavallo tutti a Cascina. Anco n'andò l'altiglieria a Vico, e vittovarie e monizione, e due comissarj sopra tutte le gente fatti da Singnori pixani; l'uno Ser Matteo di Giovan Fauglia, nuovamente ritornato a Pissa (abitava familiarmente a Roma; non stava in Pissa per non volere esser sottoposto a Firentini, alsì non volse stare in Firenze per ditta cagione; però lui è uomo prudentissimo e d'assai); e altro comissario Mariano da Pecciuli. Al presente si ritrovano tutti in Vico Pisano. E questo dì ditto, venne 'armata del Re di Franza a Livorno per andare a Napoli con vettovaglie di vini e grani: sono galee sei sottili, e nave quattro grosse: venneno da Marsilia.
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E ad 27 , le genti de' Pisani andorono tutte a Vico Pisano e San Ioanni alla Vena, appiè e a cavallo, per mettere el campo a Bientina. Per rispetto del piovere non vi s'è andato. Ad 29 di detto , venne una lettera del Re di Franza, fatta de' 18 di maggio a' Signori di Pisa, che non si debbia andare a' danni de Firentini, e che l'offese si levino tra Fiorentini e Pisani sino alla venuta del Re. Si stima sarà di corto. Al presente si dicie che a Firenze fanno grandissima monizione d'arme per tutte le case; quelli non hanno arme, ne cavano da' citadini e dispensalla a chi non n'ha; e questo si dicie fanno per la venuta del Re di Franza quando volesse intrare in Firenze, per esser più forti de' Franciosi. Anco questo dì detto abbiamo nuove come el Re di Franza entrò in Roma sino ad 26 di maggio detto ; e questo è stato contro la volontà del Papa e della Lega detta, cioè Veneziani Duca di Milano e loro derenti. El Papa el dì avanti s'uscì fuori di Roma con dodici cardinali, e andossene a Orvieto. Nota, come ad 29 detto , l'ambasciadore de' Pisani fu l'operajo di Duomo, tornò da Genova, e non vi si manda altro ambasciadore per respetto alla Lega si stima sia contro al Re di Franza; e per l'esser noi di Franza, non si terrà altra inbasceria estera. E lo inbasciadore de' Genovesi si parte di Pisa. E questo è contro la voglia di tutto el populo di Pissa, anco quello di Genova; ma per esser obbligati e' Genovesi alla voglia del Duca di Milano, e' Pissani di Franza, bixogna aver pazienzia; ma certamente e' Pisani hanno ricevuto tanto grande benefizio da Genovesi, che io stimo mai Pisani non lo dimenticheranno. E ad 5 di giugno , venne un cavallaro dello inbasciadore pissano a Pisa alla Singnoria, come el Re di Franza era a Veletri di là da Roma, e che lunedì passato, che fu ad primo di giugno , dovea intrare in Roma d'acordo col popolo di Roma. E in Roma sì faciea grandissimi apparati per riceverlo. El papa s'era fuggito da Roma con circa cardinali quattordici, e andato a Orvieto, terra di Roma, per paura del Re di Franza, e così fu. E anco contengano ditte lettere come la maestà del Re viene a Siena e dipoi a Pissa. E ad 6 di detto , si partì di qui fanteria con più conestabili de' Pissani, e andorono tutta notte sino a Lorensana:
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entrorononvi drento ch'era famata; e di poi ebbeno Tremoleto e Monte Vitore e Casanuova e Parlascio. E ad 7 di ditto , s'ebbe Lari, Casciana, Crespina, Santo Pietro, Capannoli. E in Pissa si mette in punto per alloggiare la Maestà del Re di Franza. E Franciosi che mandò el Re di Fransa a Pisani, furon mandati a Vico Pisano per alloggiare, e tolseno le chiave delle porte a' comissarj; di Vico e volseno la fortessa; ma el castellano nolla volseno loro dare. E dipoi volseno dare Vico ai Firentini: e questo faceva e' loro capitani, e per esser loro malvolsuto da conpangni loro, perchè e' capitani pigliavano e' denari de' Pisani e non li davano a' conpagni, furono accusati e pressenli a pregioni e menonli a Pissa. Al presente sono in mano del capitano francioso sta in Citadella Nuova. E ad 11 di giugno detto , venne un araldo in Pissa del Re di Franza a dire come el Re si retruova in Siena, e che si debbia mettere in ordine qui per alloggiare lui e tutta suo gente; e tuttavolta si prepara per lui in Pisa forte. E ad ditto, s'ebbe Legoli e Montefoscoli, Treggiaja. Andorono a campo a Peccioli e non lo presono, però le gente de' Fiorentini, cioè uomini d'arme settecento circa, lo venneno a soccorere. E Pisani hanno circa fanti quattrocento, tra contadini e soldati, e ritironsi a Terricciuolo e a Casanuova, che s'era data a' Pissani. E Montefoscoli, perchè era rotto le mura da Firentini, non si guardava da persona. E ad 12 di ditto , venne in Pisa e Franciosi e Quasconi che erano a Vico Pisano. E' capitani loro furono jeri colla Signoria e domandano danari, e furono alogiati per le case a descrizione. E questo dì 12 di ditto , e jeri ad 11, e' Signori pisani raunoron el consiglio del populo di Pissa, questo per volere raconciare le borse overo lo squettino, chè molti cittadini dicano non istanno bene; benchè già qualche dì fa sono state viste da più citadini con frate Timoteo da Luca soprascritto una altra volta, e raconcie alcuna coxa. E citadini non stanno anco pazienti, vogliono s'aconcino di nuovo; e così s'è vinto si rifanno di nuovo.
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E ad 13 di ditto , s'ebbe Palaja e Montecastello datosi a Pisani. E questo dì, s'è bandito in Pissa, pe' Signori pissani, che tutti di Pissa mettino l'arme del Re di Franza all'uscio; chi ha torre, e' metta una bandiera sulla sua torre coll'arme del Re di Franza, sotto gran pena. E in piè del ponte Vecchio di verso la piassa s'è fatto un bello apparato, con un arco trionfale tutto azzurro con gigli d'oro, a su vi possa un gran cavallo collo Re di Franza suso a cavallo armato di tutt'arme con una spada in mano, e sotto a piedi el Marsoco, insegna firentina; e appresso el drago in tera, arme del Re Alfonso di Napoli; ed è volto verso Firenze minacciando colla spada. E ad 15 di ditto , le gente de' Pisani s' affrontorono col campo de' Firentini tra Cascina e 'l Pontadera, e Firentini furono rotti e rimissi in Pontadera, e fu loro tolto circa otto omini d'arme e quindici stradiotti e fanti quaranta, con due caporali de' Firentini; e a questa scaramuccia vi si trovò e' Franciosi furon mandati dal Re di Franza in ajuto de' Pisani. Nota, di quante volte el canpo de' Pisani si sono affrontati col canpo de' Firentini, sempre e' Firentini sono rimasti perdenti. E ad 16 di giugno ditto , si riebbe Pontadera. La notte passata le gente de' Firentini se n' uscetteno fuori, e omini e donne e fanciulli. Non vi rimase creutura nissuna, e coxì e' Pisani v'entrorono sansa combattere. E ad ditto, s'ebbe Ponte di Saco, e Lavaiano datosi di buona voglia; el capitano de Pisani cavalcato issofatto a Pecciuli. E ditto dì, comincia a venire gente del Re di Franza. E ad 17 di ditto , venne in Pisa Monsingnore di Bressa, sio del Re, cioè fratello della madre di Fransa, el quale va a Genova per inbasciadore. E ditto dì venne il Cardinale di Genova Fregosso, ciamato Polo Battista, e Messer Bietto da Fiesco e Cardinale di Santo Piero in Vincola, e molti Fregossi fuoriusciti di Genova. E ad 18 di ditto , venne la retroguardia del Re di Franza circa dodicimila tra Svisseri circa settemila cavalli, el resto
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pedoni; ch'era una cosa scura vederli allogiare per le casse de' citadini e altre. E ad 20 , si partirono e andarono in Valdiserchio per dar luogo alla corte del Re che viene. E ditto dì, venne l'artigliarie del Re: furono pezzi trentasette, cioè boche di bonbarde tutte su carrette, e molte carrette di fornimenti di esse, come pallotte e polvere e altri fornimenti appartenenti, circa carette cinquanta, tratte da sedici o quale venti cavalli, alcune piccole da cavalli tre o quattro. E questo dì, e' Pisani hanno fatto un arco trionfale detto di sopra, con tante rassarie e pini di verso le botteghe, tutte di pani d'arasso di verso Arno, tutte sino a casa dove de' allogiare el Re presso a San Masseo, pieno di pini versure molto spessi, che pare una cossa molto bella. E ad 20 di giugno ditto , el Re di Franza intrò in Pissa con tutta suo gente e baronia, ch'erano migliaja quindici tra piè e cavallo, con lui circa otto mila Svisseri; e volleno alloggiare per tutte le casse a loro modo, e besognava avere pazienzia; e trovossi tanta moltitudine di forestieri; che qualche volta non si trovava pane e tanto vino berre: fu cattivo ricolto di vino quest'anno, e tutta roba si vendeva a peso d'oro, massime da mangiare: valea la soma del vino ducati diciotto vermiglio. E ad 21 di ditto , e' Pisani furono a parlamento col Re di far di Pisa apuntamento: raunato la corte del Re, cioè el consiglio generale, e' Pisani donarono Pisa al Re ne faciesse sua volontade, pure non la sottomettesse ai Firentini. E quando e' consiglieri andavano a consiglio, era bella cosa a vedere circa cinquecento signori francesi, tutti colle accete fransese in mano, vestiti di drappi di seta, e tutti in aiuto de' Pisani liberamente non fussi Pisa di Fiorentini a Fiorentini. E qui fu grande disputa tra baroni, massime Monsignore cardinale San Malò, con du' altri del consiglio generale del Re di Franza, volea si rendessi a' Fiorentini, perché aveano ricevuto gran doni da Fiorentini; e tutti li altri baroni ajutavano e' Pisani, dicendo che non voleano per cosa del mondo la corona di Franza avesse tale vergongna che fusse tenuta disleale, perochè una volta lo Re Carlo avea fatto la cità libera, e non era onore della corona sottometterla più; in modo che San Malò ditto fu volsuto esser morto dagli altri consiglieri: e così si credette Pissa essere
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liberata totalmeale da' Fiorentini per queste differense de' consiglieri; e massime da tre in fori o quattro, li altri eran tutti in aiuto dei Pisani. E veduto questo, isso fatto i Signori pisani con tutto el Crero e citadini fecieno una solenne pricissione a ore ventidue, e passò d'onde stava alloggiato el Re presso a San Masseo, monisterio, nella casa fu de' Medici; e passò su pel ponte alla Spina, e tornò al ponte Vechio a Duomo. E ad 21 di giugno detto , il Re di Franza andò a vedere ballare alla casa di Messer Gianbernardino dell'Angnello lungarno a Santa Cristina sulla loggia, e qui v'era di molte fanciulle e donne di Pissa a quel ballo; e sedendo el Re in messo a due donne fanciulle, le più belle al ballo, fu ordinato nel ballare molte fanciulle e donne si gittorono genocchione avanti al Re, dimandandoli grazia che Pissa non ritornasse più sotto a Firentini: furono fornite di molte buone parole dal Re detto. E ad 22 di ditto , si corse per Arno un palio di raso di seta al primo brigantino, al secondo uno palio di panno paunasso, el terso un pajo di calse alla divisa del Re di Franza. E ad 23 di ditto , el Re cavalcò a Luca con tutta sua corte e gente d'arme e fanteria, parte alla volta di Pietrasanta, e 'l resto a Luca colla suo persona. La gente cominciò cavalcare a ore cinque di notte, e durò sino a ore quattordici: sempre andava gente fuori; e lui cavalcò a ore dodici: prima andò a Santa Croce a udire messa: da quella via andò a Luca. Nota, come el Re di Fransa quando cavalcava per la Talia, sempre si mandava avanti due o cinque dì l'antiguardia sua, la quale era molti signori con circa tre o quattro mila cavalli. E di poi il dì cavalcava l'antiguardia, veniva suo persona acompagnato con ottocento franchi arcieri a cavallo, e tutti e' suoi baroni, che sono circa duemila cavalli, e con otto o diecimila Svisseri pedoni. E drieto a lui intrò in Pissa la dietroguardia con circa tremila cavalli, tutti omini d'arme, con fransesi capitani;
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ed io scrittore di ditto libro alloggiai in casa uno di ditti capitani della drietoguardia, che si dimandava Messer Rulino capitano del Duca d'Orlies, con cento omini d'arme sotto di sè. Era grandissimo di persona e ben proporzionato, pareva un gigante. El quale capitano non volse andare a Luca; ansi andò diritto a Pietrasanta, e tutta gente per andare alla volta di Lonbardia per passare in Fransa; benchè il Duca di Milano nominato di sopra abbi preparato gente per non lassarlo passare. E ditto dì 23 di giugno ditto , e' Pissani mandarono inbasciatori drieto allo Re a Luca per intendere più fermamente suo volontà, la quale s'ha avere alla presensa delli inbasciatori fiorentini. E ad 24 di ditto , el Re di Franza fecie in Luca tre alditori franciosi alli inbasciatori firentini e pisani, e questo per fare apuntamento tra loro; e volleno e' Firentini facessino tregua co' Pisani quattro mesi. E Firentini disseno di farla per due mesi; e ditto coxì, si furono partiti, in modo che dispiacque questa cosa molto al Re: e così si partittano di consiglio li inbasciatori pisani e firentini e franciosi alditori a rotta; in modo che li inbasciatori firentini non andavano per Luca per paura dei fransesi che tutti li erano loro incontrari, ed alcuni di quelli baroni del Re di Franza li minacciavano molto forte. E quando li inbasciatori firentini se ne andorono a Firenze, volseno esser aconpagnati. El Re li fecie aconpangnare a molti de' suoi arcieri, chè le gente del Re arebbe fatto loro villania solo per amore de' Pisani; e sono iti con intenzione d'esser colla Singnoria di Firenze e dare risposta a Pisani fra tre dì o quattro, se volliano fare ditta tregua. E ad 25 di ditto , il Re di Franza si partì da Luca, e ditto se n'andò alla volta di Pontremoli, e l'inbasciadori pisani si ritornarono a Pissa, salvo dua andorono col Re per aspettare risposta da Firentini. E questo dì proprio, e' Pissani hanno raunato il populo per fare la Singnoria nuova, la quale s'ha a fare a vocie per partito, non per squittino; però le borse sono arse per diferenzia tra loro, cioè le prime fatte poi fu libera.
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E ad 26 di giungno ditto , el populo di Pissa fecie dodici omini, quattro per terzieri, li quali hanno a fare la nuova Singnoria di Pissa. El dì proprio, anco si vinse per popolo tre omini, uno per terzieri, abbino a porre tremila ducati, cioè cento poste di ducati venti per uno, e cento poste di dieci ducati per uno: fra dugento omini si fa tal pagamento, e a ditti si consengna tante gabelle di Pissa e grani de' Firentini, tanto tali hanno prestati siano satisfatti; e questi danari s'hano a fare per pagare li soldati de' Pissani. El Re ci ha lassato in Pissa e a Livorno circa mille pedoni, centocinquanta a Livorno e centocinquanta in Citadella Nuova, e cinquecento sono iti alle frontiere contro a Fiorentini; e detti soldati son pagati dal Re di Franza. E ad 27 di ditto , il Re di Fransa passò Pontremoli colle suo gente, e missello a sacco a fuoco tutto quanto. Non vi lassorono coxa nissuna; e questo perchè alla venuta del Re in Talia, quando passò Pontremuli, e' Pontremolesi amassorono molti Franciosi e Svisseri; e per tal cagione fu disfatto Pontremoli, e tutti quelli si ritrovoron io Pontremoli, donne, omini, fanciulli, tutti furon morti: non canpò nissuno; ed prima fu misso a sacco la Spezia dalle suo gente. E ditto dì, si trasse la Singnoria nuova di Pisa e 'l gonfalonieri, e feciesi a bocie molto ben d'acordo e in pacie. E ad 29 di ditto , e' dua inbasciatori pisani tornorono da Pontremoli, perchè 'l Re di Franza passò via, e non si fecie apuntamento co' Firentini perchè non volleno loro. E ad e' Pisani mandorono Messer Piero Griffi per inbasciatore al Re di Franza, commo omo più sperto tra loro fussi in Pissa. Nota come 'l ditto Messer Piero Griffi fu fatto cavalieri in Napoli dal Re di Franza, e Firentino nissuno non furono premiati di niente. E ad 1?luglio , intrò la Singnoria di Pissa nuova, fatta a bocie. E ad 2 di luglio , e' Pixani mandorono el capitano di Livorno, che fu Gerardo Rossermini citadino pisano, con molti provigionati,
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tutti Pisani. Armorono qui una fusta con detta gente, e questo fu il primo capitano mandorono e' Pisani a Livorno. E 'l capitano firentino fu aconpangnato a Rassignano da quattro Franciosi e quattro Pisani. Nota come el comune di Pixa pagò per andare in ditto capitanato ducati trecento d'oro sine cabella al capitano francioso di Livorno, e similemente el capitano firentino pagò all'entrata sua ducati trecento d'oro al ditto capitano francioso, solo per entrare in ditto offizio; e così vendè ditto offizio e' Franciosi. E ad 7 di luglio ditto , si partì di qui per seguitare el Re di Fransa circa duegento omini d'arme e circa cento balestrieri a cavallo, loro capitano Camillo Vitelli da Cità di Castello, el quale era ito avanti al Re così più dì. E jeri, fu ad 6 di luglio ditto , s'ebbe un cavallaro era ito a Firenze da parte del Re di Franza, che Firentini e Pisani facessino tregua per qualche tempo si potessi fare le ricolte del grano; perochè molte se ne perdono, perchè e'soldati pigliano e' contadini come sono per e' campi a tagliare del grano, e Firentini non voleno respondere a Pisani; niente anco disseno, che la risposta voleano fare al Re di Franza proprio; e questo fanno per assediare il paese di Pissa più possano. E ad 10 di ditto , si riebbe Castelnuovo per battaglia di mano, andò a sacco. E ad 11 di ditto , vene un cavallaro de' Pisani dallo Re di Franza, el quale lo lassò a Borgo Sandonino, strada di Milano, con sua gente; e che le gente del Re di Franza, le gente del Duca di Milano s'afrontoronsi sotto a Fornuovo, e colle artigliarie fu morto circa dugento omeni d'arme del Duca di Milano, e diciesi esservi morto el Marchese de Mantova e circa cinquecento pedoni de' Franciosi. Anco furono morti diciotto conduttieri Taliani, e tuttavolta si va verso Milano. E da ongni parte ne furono morti coxì de' Franciosi come de' Taliani tra l'una parte e l'altra circa cinquemila, e dipoi ferono tregua per cinque dì per seppillire e' morti. E Franciosi andarono la sera al Borgo Sandonino. E sino ad 8 di luglio ditto , le gente de' Firentini uscirono di Pontadera con circa centotrenta omeni d'arme e cinquanta
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cavalli leggieri, e circa mille cinquecento pedoni andarono a Peccioli, e dieronli una gran battaglia, e in Peccioli si ritrovò circa centocinquanta Franciosi con buone artigliarie, e risposeno in modo che le gente di Firentini si ritornorono a Pontedera. E a dì 12 di ditto , le gente de' Firentini andorono Alica, e pressola a patti e missola a saccomanno, e li omini si dieno a patti; e uno omo d'arme chiamato Giovan di Ricardo, el quale naque in Pisa di nazione Firentino, fecce impiccare un omo di Marti per dispetto de' Pissani. E ad 14 di luglio ditto, e' Signori Pisani mandorono un bando in Pisa, che chi amasasse o desse morto Giovan di Ricardo ditto, guadagnava da ditta Signoria ducati dugento d'oro; e chi lo desse vivo a ditta Signoria, guadagnava ducati trecento d'oro larghi: e questo per cagione di ditto uomo stato inpiccato. E ad ditto, si perdè Lavajano el quale si guardava per Pisani, e dessi a patti, e dipoi furon tutti tenuti a prigioni. E ad 17 di ditto , la notte, el capitano Malvesso vene in Pissa da Cascina, e questo perchè le gente de' Firentini erano molto ingrossate in Pontadera; e intendendo si metteano tutte in arme, dubitò esser rinchiusso in Cascina, e comandato per la Signoria tutto el grano si mettesse in Pissa; e coxì fu fatto, che talvolta si ritrovò ad esser ad un tratto alla porta di San Marco cento venti carra di grano. Anco dalle colline ne viene assai; se non fussi Forcoli e Alica è de' Fiorentini, ne ci verebbe tutto il grano della Collina. El dì medexemo 17 ditto , le genti de' Firentini uscirono di Bientina circa seicento fanti e cavalli venti, e afrontosi coli omeni di Buti e di Vico, ch'eran circa cento; e Firentini si mostravano esser pochi, e lassoronsi pigliare, sequitando e' soldati de' Pisani la vittoria. Come giunsino ov'era l'aguato, furon tutti roti, e presono circa trenta; e beato chi era bene in gambe per fuggire. E prima che il Re di Fransa si partisse da Pissa per andare in Fransa, mandò di qui Monsignore di Bressa, suo sio, a Genoa co' tutti i fuorusciti Fregosi si ritrovarono in Pisa, con circa mille cinquecento Svisseri e molti Fransesi; e cavalcorono Camillo Vitello con Paullo Vitello e suo gente d'arme, tutta per tera, e presono la Spezia e missola a saco; e dipoi andorono sino
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alle mura di Genova, cioè in Bisagna, con molti partegiani Frecosi con loro, credìndosi esser chiamati in Genova dal populo. Venne loro fallito, che 'l populo di Genova non si mosse mai; e tuttavolta l'armata di Franza si trovava in Rapallo credendo intrare co' Frecosi in Genova: in modo che 'l Governatore di Genova mandò a dire al capitano di ditta armata, chiamato Stren. d'Andrea Fransese, s'andasse con Dio; e perchè Monsignore di Bressa, trovandosi alle porte di Genova come capitano di tutta gente e armata, non volse mai dare licenzia se partisse di ditto porto; in modo l'armata di Genova v'andò e presala per forsa: furono sette galee e uno galeone grosso fatto in Pissa, e più nave con molte robbe e artigliarie tolte in Napoli quando fu preso da Fransesi. E dipoi, questo Monsignore di Bressa co' fuorusciti Frecossi se n'andorono alla volta d'Asti a trovare el Re, e Paulo Vitelli colla gente d'arme sua se ne venne a Pissa, e arrivò ad 21 di luglio in Valdeserchio, e' Signori Pisani mandò loro incontro molta vittovaria, e Camillo se n'andò in Asti. E ad 21 di detto , venne in Pissa Monsignore di Linguadoca con circa cento cavalli di verso Genova. E ad 22 di ditto , le gente di Camillo Vitelli giunseno in Valdiserchio venendo dalla volta di Genova, e aconciòsi co' Pisani a soldo. E ad 25 di detto , fu il dì di Santo Iacopo e San Cristofano, passò per Pisa le gente di Camillo Vitello e con Paullo e suo fratello, che furono sette squadre, cioè sei di gente d'arme e una di balestrieri e stradiotti, ogni squadra d'omeni
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venticinque d'arme; e la prima furono omeni trentatrè d'arme, in tutto cento novanta omeni d'arme; e balestrieri e stradiotti cento o circa, tutti alla volta di Cascina, come soldati de' Pisani; e puosonsi in canpo a Settimo. El capitano di Pisani Malvesso andò, ditto dì, Cascina. Al presente si ritruova e' Pisani circa dugento quaranta omeni d'arme, circa dugento balestrieri e stradiotti, e fanti mille cinquecento. E ad 27 di luglio ditto , venne un cavallaro dal Re di Franza al capitano di Citadella Nuova di Pissa, come el Duca d'Oriens avea dato una grande rotta al Duca di Milano e Venenziani, che v'era morto circa ventiquattro mila Taliani, e anco tolto l'artigliarie al Duca di Milano. Anco si dicie che 'l Re di Franza in persona viene con gran gente alla volta di Saona per venire a Genoa, in modo che que' di Saona stanno in paura grande, scomberando loro robbe drento alla fortessa. E ad 29 di ditto , el canpo di Firentini andò a Ponte di Saco con molte artigliarie. Tutto dì bonbardaro. Evi grande genti d'arme col Conte d'Urbino; diciesi esservi più che squadre venticinque di cavalli e fanteria grandissima. E la notte vegnente col tutto 'l dì piovè grandemente, che pareva fusse d'invernata. E ad 31 di ditto , se perdè el Ponte di Saco, e diessi a patti salvo l'avere e le persone; e dipoi circa cinquantaquattro Franciosi furono tutti tagliati a pessi, e di poi sparati per trovare loro danari inghiottiti. E Taliani soldati tutti scamporono, salvo furono spogliati e tolto loro tutta l'arme e danari, e la terra tutta andò a sacomanno, e non fu loro osservati patti. E ad 1?gosto , si diè Lari, e molte castella portavano le chiave a Firentini, sino al Ponte di Saco; e ongni di tutta la Collina fa il simile per paura d'andare a saco. E ad 2 di ditto , si diè Peccioli a patti. E ad 7 d'agosto , si perdè Legoli e Chissano, e diessi a discrezione. Auto l'ebbeno e' Firentini, fecie inpichare otto giovani pisani; tra essi el castellano.
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E ad 9 d'agosto , andò el canpo de' Firentini a Palaia, cioè una parte; e l'altra parte rimase al Ponsaco. E ad 10 di ditto , vi portorono le bonbarde. E en Lonbardia è gran gente del Re di Franza, che viene adosso al Duca di Milano. E le gente del Duca di Milano e de' Venenziani insieme sono a canpo a Noara, che se tiene per lo Re di Fransa al presente; e tuttavolta la gente di Franza ingrossa molto forte di gente appiè e a cavallo. E ad 14 d'ogosto , fu nuove a Pissa come lo Re di Fransa soccorse Noara a dì 9 di ditto , e fu morto gente assai al Duca di Milano, diciesi circa quattro milia persone; el resto del suo canpo si ritornò in verso Milano nove miglia. E ad 15 d'agosto ditto , si diè Palaia a Firentini a patti, salvo l'avere e le persone. E' soldati di Palaia per esser sicuri, volseno statichi in Cascina, e così li ebbeno, però erano tutti più Franciosi; e gli statichi fu perchè al Ponte di Saco non fu loro osservata la fede, furono quasi tutti morti da Fiorentini sotto la fede. E a dì 24 d'ogosto ditto , el canpo de' Firentini passò Arno, e pososi nelle prata tra Bientina e Vico; e issofatto el capitano de Pisani si levò da Cascina, e passò a Vico con le gente, e prese tutti i poggi e la Veruca, benchè vardata per Pisani. E Firentini tirano alla Toricella del Socorso con duo passavolanti, e non fanno niente. E ongni giorno fanno scaramuccie insieme, e sempre e' Firentini n'hanno perduto. È stato loro morto molti omeni, e maxime di artigliarie dì e notte sempre amassa loro omeni assai, e de' caporali loro stati morti a Vico. Tuttavolta si fa grande preparamento di bastioni, e terati drento, e ripari forti, onde possano essere offesi dalle bonbarde de Firentini. E ad 29 di ditto , tornono li inbasciatori pisani d'Asti dallo Re di Franza per mare per la via di Genova, e quello portano come el Re ha venduto a Firentini Pixa con tutto el suo contado. E' Franciosi sono nella Citadella Nuova di Pisa, fanno grande preparamento di mettere vittovarie in ditta Cittadella per monizione. Anco hanno armato el torione non fornito al Ponte di
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verso la Spina. È ben guardato di notte: questo per sospetto de' Pisani. E dicono come e' Pisani vogliono dar Pisa a Genovesi e al Duca di Milano. E ad 30 di ditto , la notte, el canpo di Firentini si levò da Vico Pisano; però e' Pisani n'aveano morti loro molti omeni e cavalli colle artigliarie, in modo vi era sì grande la pussa v'iscivano morti. E detti Firentini si ritironno all'Arbareto di contro a Calcinaia sull'Arno. E ditto dì, il populo di Pissa se misse tutto in arme, e questo per paura de' Franciosi non dessino la Cittadella Nuova a Firentini; in modo che Franciosi introrono in gran paura, e furono co' Signori Pisani. E lo capitano di ditta Cittadella s'è fatto cittadino Pisano, e dicie voler vivere e morire a Pisa, e fatto lega co' Pisani d'essere a una contro a Firentini. E Pisani gli hanno donato case e possessioni in Pisa per ducati dieci mila. E ad 31, e' Pisani colle loro botteghe serrate e tuttì in arme, e per sospetto e' Signori Pisani fanno fare un bastione al Portone di San Marco sull'Arno, solo per non si fidare di Fransesi di ditta Cittadella; inperò son tutti gran traditori: non mantengano la fede nè con giuramento nè con contratti, non si può l'uom fidare niente. E ongni stanno le boteche serrate, e la terra tutta in arme, solo per lo sospetto grande; perchè le gente de' Firentini stanno a Calcinaia e Pontadera, non fanno niente, e mai si vogliono appicare a scaramuccia co' Pisani; e per ditta cagione si sta in sospetto grande tutta la terra. E a dì 5 di settembre , il canpo de' Firentini si mosse da Calcinaja: v'era stato circa dì due, e venne alla Fonte a Casole; e Pissa assollavata tutta si misse in arme, dubitando venisse a Pisa le gente di Firentini; e in tal dì non s'aperse botteghe, stando in arme il dì e di notte sempre, dubitando el canpo venghi a Pixa. E sempre si fa dì e notte gran guardie. El capitano francioso della Cittadella Nuova non escie più punto fuor per paura. È già fatto comandamento ai Pisani non facino il bastione, salvo non possi offendere la Cittadella Nuova, ma possa difendersi da tutte l'altre parte, salvo ditta Cittadella. E a dì 6 di ditto , venne due galee sottili, armate de' Genovesi, susovi fanti cinquecento per Pisa. El castellano della tore di Focie, franciosso, li trasse più colpi di bonbarda e nolli lassò entrare in Focie, e le galee preseno camino verso Monte Argentaro.
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E' Signori Pisani furoro col capitano francioso, ed ebbono licenzia intrassono, e manoronvi più suoi omini di Cittadella; e per 'l cammino presseno alcuni Franciosi soldati de' Firentini, già furono soldati di Pisani, stavano alla strada verso Sanpiero; e menati in Pissa, li fece inpicare al bargello de Pisani. E a dì 13 di settembre ditto , el campo di Firentini venne a Pisa, cioè sino a San Rimedio, con grande gente d'arme e fanteria, e sino alla Casabianca; e qui si scaramucciò tutto el dì colle nostre fanterie, e maxime cor un nostro conestabile chiamato Animanera antedetto, el quale ha presso San Giorgio de' Genovesi con fantaria. E Pisani puoseno alcune artigliarie fuori del portone di San Marco, in modo che Firentini si ritirorono verso la sera indrieto, e nostri tra in Pissa e nel borgho San Marco. E tutti gli omini di Pissa stanno tutto dì e notte armati. El capitano francioso fa buone guardie in Cittadella Nuova, sempre faccendo assapere a Pisani tutto quello segue di mano in mano, dicendo voler vivere o morire Pisano. Alcuni Franciossi sono a soldo de' Pisani, fanno guerra mortale co' Firentini, e Firentini coi Franciosi. Quanti si pigliano l'uno dell'altro, tutti si tagliono a pessi. E a dì 16 di ditto , el canpo de' Firentini insieme con Paullo e Vitelosso Vitelli da Città di Castello fratelli, li quali sono stati soldati de' Pisani, s'aconciorono a soldo co' Firentini. Segretamente venneno circa ore ventuna sino alle sbare, e passonno e ruppeno le genti de' Pisani, e venneno sino alle porte di Pisa, e intronno nel borgo San Marco, e preseno molta fanteria ed arme de' Pisani, e quasi furo drento alla porta di San Marco con nostra gente alla mescolata, in modo Pisa si credette essere a saco. Come volse Iddio, e' Franciosi tengano Citadella Nuova, gettavono molti sassi sulla porta, e amassorono molti, così de' Pisani come de' Firentini. A gran fatica per la gran furia si potè serare la porta; e se Franciosi non ce fusseno iti di buone gambe, Pisa se saria perduta a quel punto. E la notte e 'l dì seguente, la Citadella Nuova sempre ha bonbardato el borgo San Marco, e questo perchè le gente de' Firentini vi si sopo allogati drento; e, di molto grano ch'è nelle buche in ditto borgo, lo portano via, e non lassano per le bonbarde tirano dì e notte da molte parte. El torrione al ponte alla Spina non fornito, e così quello di verso il prato San Michele, chiamato Barbagianni,
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senpre tirano al borgo San Marco con bonbarde; in modo di Pisa s'uscia più poco, salvo dalla Porta al Parlascio e le Piaggie. E a dì 16 di settenbre ditto , vene in Pisa el signore Guaspari figliolo fu del signore Ruberto da Sanseverino, sopranome Fracassa, capitanio di gente d'arme, el quale fu mandato dalla Lega, cioè: Veneziani, Duca di Milano, Papa, Re di Napoli, Imperadore, Re di Spagna, San Giorgio di Genova; e San Giorgio, ci ha al presente molta fanteria, e tutto giorno ne viene. E Firentini pure si stanno in San Giusto e Santo Agostino con grande gente d'arne, e la fanteria in borgo San Marco de Firentini; e la Citadella Nuova dì e notte sbonbarda ditto borgo di San Marco. E Firentini tirano qualche volta con alcuni passavolanti alla Porta le Piaggie. E ad 17 di settembre ditto , e' Pisani hanno auto la tore di Focie, e donarono al castellano di ditta tore, ch'era Fransese, ducati dugento. E Pisani la fornirono di botto di Pisani. El dì ditto, che Firentini veneno alla porta San Marco, preseno el borgo, ebbeno Livorno con tutte le torre e fortesse di mare e terra, e dierono molti denari al capitano fransese, chiamato Sagliano, di Livorno; e questo è stato contro la voglia del capitano fransese di Pisa. Tuttavolta in Pisa se fa forte le mura con terrati alle porte, e bonbardiere assai alle mura, senpre dubitando de' Firentini forte. Alla Porta a Mare fasi un gran bastione. E ad 18 di settembre ditto , e' Signori Pisani si sono convenuti col capitanio fransese di Cittadella Nuova in questo modo. A ditto capitano fransese se gli è dato nelle mai, ditto dì, otto figliuoli di cittadini de' primi di Pisa in Cittadella Nuova per statichi e sua sicurtà; perochè al presente in Pisa è molti fanti genovesi e lonbardi, però dubita di loro, e anco s'aspetta la gente d'arme di Lonbardia. Anco per e' soldati fransesi tiene in Cittadella e capitani, ducati duemila il mese sino a mesi tre prossimi. E se fra ditto tempo el Re di Franza non torna in Toscana, lui rimette speditamente la CitadellaNuova a Pisani. E per sicurtà lui dà a Pisani Monsignore Proposto di Parigi in Pisa. E così s'è fatto tale appuntamento, in modo Pisa si puol dire essere sicura, sì pel soccorso della Lega che viene, tuttavolta anco per avere avere la Citadella a ditto tempo.
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E ad 19 di settembre ditto , e' Pisani hano inpicato due spie che veniano dal canpo de' Firentini per ispiare, e dissesi per inchiodare le bonbarde de' Pisani. E tutto giorno si fa grande provedimento alle mura del quartiere di Chinsica, d'artigliarie e altro, per potere rispondere a' Firentini. E ad 20 di ditto , e' Signori Pisani hano auto una bonbarda grossissima dal capitano francese della Citadella Nuova, la quale fu de' Firentini, che se pianterà di fuori la porta alle Piaggie per gittare in tera il borgo San Marco, per cavarne la gente de' Firentini vi sono acanpati drento. E ad 24 di ditto , e' Signori Pisani hanno fatto tagliare gli argini d'Arno a San Piero a Castello e a Lajano, tutti in Val d'Arno (e questo solo per esser piouto assai, l'Arno era venuto grosso), acciò e' Firentini si sono acanpati a Pissa non possino avere vittovarie di nissun luogo. E questo dì ditto, le gente del signore Fracassa hanno preso alla Vettola presso a San Piero in Grado dieci cavalli e cavalle, e alcuni pregioni de' Firentini con stoppa e pecie portavano per aconciare barche, dubitando dell'Arno grosso, per potere portare vittovarie per aqqua, cioè per e' fossi sono in Valdarno. E al presente si ritrova uno comessario veneziano in casa del signore Fracassa, el quale dà denari a soldati per Pisani. E ditto commessario non escie di casa solo perchè Franciosi non piglino sospetto di lui. E ad 27 di ditto , è venuto Monsignor di Melina Fransese, regiente in Firenze per lo Re di Fransa, ed è in canpo de' Firentini; e Monsignore Proposto di Parigi è ito su per Arno per parlare a ditto Monsignore di Melina. E questo dì ditto, è venuto fanteria in Pisa mandati da Milano e da Genova. E ditto dì, la porta di San Marco e smurata, ch'era stata murata poi che Firentini sono intrati in borgo San Marco; e al presente anco vi stanno. E sempre si bonbarda di Pissa el canpo de' Firentini. Insino dal campanile di San Martino si bonbarda el campo de' Firentini, e di sulla rôca San Marco e d'Arno di Stampacie con farconcini alla fransese sulle carrette. E a dì 2 d'ottobre , e' soldati pisani hanno assaltato el canpo de' Firentini tre volte senpre di notte. E senpre quando hanno fatto mettere in arme e' nimici, a un cenno di campana e'
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Pisani tornano drento, e l'artigliarie senpre lavorano forte e fanno molte ucisioni d'omini. E al presente dì, e' Pissani hanno auto una bonbarda da Franciosi di Citadella Nuova, la qual fu de' Firentini, ed èssi piantata alla porta alle Piaggie per trare al borgo San Marco e nel canpo de' Firentini; e un'altra bonbarda, chiamata Fregossina, auta da detti Franciosi, la quale s'è piantata alla porta San Marco, la quale fu de' Firentini. E Firentini tirano con passavolati drento in Pisa, e passano drento in Pissa e passano sopra alle mura; e uno n'è dato nella casa degli Astai lungarno presso alla Pietra del Pescie, l'altro nel canpanile di San Matteo, e uno nel canpanile di San Martino: e nissuna persona non ha auto impedimento da essi passavolanti, ch'è piaciuto coxì alla Madre di Dio, come conducitricie di Pissa e avvocata di essa. E sino a questo punto le gente della Lega, sono circa centoventi mila persone, stanno intorno a Noara, hannola assediata in modo non aveano molto più da mangiare. E lor gente, col Re di Fransa in persona, sono a Turino con circa trentamila persone; e per non esser forti come la Lega, non ha mai potuto dare socorso a Noara, in modo che si crede che 'l re di Fransa farà acordo cola Lega. E questo dì 3 d'ottobre ditto , e' Firentini hanno fatto venire un araldo, mandato da Monsingnore di Lilla, el quale si ritrova in campo de' Firentini alloggiato in San Savino. E venne al capitano di Citadella Nuova, francese, che dovesse consegnare ditta Citadella e Pisa a Firentini: non n'ha volsuto far niente. E ad 4 d'ottobre ditto , venne nuove in Pissa come era fatto pacie tra la Lega e 'l re di Francia; la Lega sopranominata, cioè Veneziani, Duca di Milano, Imperadore, Re di Spangna, el Papa, el Re Alfonso di Napoli. E in Pissa se ne fecie grandi fuochi e festa; el simile e' Franciosi sono in Citadella Nuova, fuochi e bonbarde sopra i Firentini. E 'l dì medesimo, tornò da Genova l'inbasciatore pisano cor una fusta di sedici banchi, armata con molti danari de' Genovesi.
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La fusta s'è aconcia a soldo de' Pisani per tenere netto la Focie da Firentini sono in Livorno, hanno alcuni brigantini armati. E ad 6 di ditto , si partì di Pisa un brigantino di Portoveneri armato. Levò di qui Monsingnore Preposto di Parigi francioso, el quale è gottoso. Per cagione della gotta non potè seguitare el Re quando passò di Pisa per andare in Franza. E ditto brigantino l'ha a posare con sicurtà di tutta la Lega. E quando ditto brigantino fu alla volta di San Giovani del Gaetano, alcuni soldati de' Firentini assaltono el brigantino, e tirono molti colpi di balestra, e ferittono due Franciosi vicini. E tornò in Pissa a ore due di notte, e Pisa si misse tutta in arme per ditta cagione. E dipoi al mattino, detto brigantino con detto Preposto franzese andò salvo al loro cammino. E la notte medesima, sopra ad 7 di ditto , el canpo de' Firentini abrugiò li loro alloggiamenti, e partironsi buona parte e avionsi alla volta di Cascina, dicendo andare a canpo a Cascina. E la mattina, quando le gente de' Pisani viddero questo, si misseno in arme e assaltono el borgo San Marco sino a ripari de' Firentini, e feciono scaramuccia, in modo vi si finitte molti da ogni parte. El campo de' Firentini ritornò tutto indirieto, e acampossi lì medesimo ov'era prima. E ad 9 d'ottobre ditto , venne in Pissa lo inbasciatore di San Giorgio di Genova, chiamato Messer Alexandro soprascritto, el quale venne da Genova con centoventi Svisseri overo Alemanni, li quali manda el Duca di Milano. E Pissani bonbardano senpre el canpo de' Firentini dì e notte, in modo v'amassano dimolti e stroppiano omini assai con ongni ragione d'artigliarie; cioè bonbarde grosse, gitano pietra di libbre trecento, e passavolanti grossi o messani, in modo che tutto el borgo San Marco va per terra; e sino in nel canpo vanno le palle alla gente d'arme, in tal modo che Pissa non teme niente d'essere el canpo sì apresso. Non pare essere a canpo niente, in modo non l'è stimiato. Le barche de' Genovesi cominciano tutte a venire su per Arno, e non hanno paura niente de' Firentini, benchè qualche volta li abbino assaltati colle balestra. Le barche rispondono con bonbarde, e non hanno spavento niente.
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E ad 10 d'ottobre , si partì el canpo de' Firentini da Pisa del borgo San Marco, e sgomberolo tutto. Anco andò abruciando tutto el Valdarno in mentre s'andava via, e alloggiò a Settimo e a Marciana. E ad 12 di ditto , si partì alquanta gente d'arme e fanteria de' Firentini, e andorono alla volta di Montepulciano; inperò si disse Piero de' Medici fuoruscito di Firenze veniva per rientrare in Firenze, con gente d'arme assai d'Orsini e altri. E ad ditto, si partì di Pisa sur una fusta di Genovesi Monsingnore Preposto di Parigi per andarsene in Francia, e seco andò alcuni inbasciatori pisani; cioè Malcovaldo della Rôca el figliuolo, e Messer Iacopo di Vanni. E ad 16 d'otobre ditto , si partì el canpo de' Firentini da Settimo e da Marciana del Valdarno di Pisa, e andosene in Colina parte, e parte al Ponte di Saco e al Pontadera; e questo per la pioggia grande e l'Arno grossissimo. Non poteano aver vettovarie, che Cascina la levava spesse volte, e per cavalli non aveano più niente da mangiare. E in San Savino lassorono circa sacca millecinquecento, tra grano e miglio, che l'aveano cavato buona parte del borgo San Marco, e fattovi le monizione. E questo dì medeximo, giunse in Porto Pisano sette navili grossi dello Re di Franza, el quale venia di verso Napoli per volerli dar socorso: ma l'armata del Re vechio di Napoli, cioè el Re Ferrando, li diè la caccia per prenderla sino in canale di Piombino, e non si socorse Napoli per lo Re di Franza. Anco questo dì, è nuove a Pisa come a Luca s'è fatto festa d'esser fatto pacie tra 'l Re di Franza e la Lega, e come Noara colla fortessa s'è data al Duca di Milano, e le gente della Lega eran tutti iti alle stanse, e le gente di Francia eran tutte cavalcate via. E ad 17 di ditto , venne lettere a Pisa come la pacie s'è fatta tra lo re di Franzia e lo Duca di Milano, mandate da Luca. E ad 17 ditto , venne lettere a Pisa dall'inbasciatori pisani sono col Re di Franzia, com'è fatto pacie tra 'l Duca di Milano e 'l Re di Francia. E Veneziani non s'intendono in dita
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Lega. E le gente di Francia sono, partite di Noara, iti alle stanze. Così similemente le gente del Duca di Milano e le gente de' Veneziani hanno auto comandamento d'andarsene via. E ditta pacie fu fatta ad 9 d'ottobre . E ad 18 di ditto , venne circa duemila Alamanni o Guasconi, li quali erano stimorati dall'armata del Re di Franza a Livorno. Venneno a Pisa nel borgo di San Giovanni al Gaetano, e volseno entrare in Pisa. E Pisani non li hanno volsuto lassare intrare in Pisa, per sospettodi loro non s'acordassino co' Firentini; imperò sono traditori e mancatori di fede, e non si può nimo fidare di loro. Col sacramento in mano ingannano ongnuno. E ad 19 di ditto , stetteno le porte di Pissa serrate per cagione di ditti Alamanni e Guasconi, e 'l popolo in arme tutto quanto. E ad 20 d'ottobre di ditto , ditti Alamanni e Guasconi introrono in Pissa una parte, un'altra parte n'andò chi in qua chi in là. Solo introrono che stando alle porte si moriano di fame. Per ditta cagione e' Pisani li messono drento. E ad ditto, l'armata del Re di Francia ch'era a Livorno, ebbe sentore come l'armata del Re Ferrando, nuovo Re di Napoli, era nell'Erba per venir a trovarla in Porto Pisano. Di subito l'armata di Francia s'andò via alla volta di Capocorso. E ad 24 di ditto , Messer Piero Griffi inbasciatore de' Pisani antedetto, tornò d'Asti ond'era il Re di Francia. Disse come el Re di Francia se n'era tornato in Francia con suo gente d'arme. E questo dì medesimo, el capitano de' Pisani cavalcò con suo gente a piè e a cavallo a Cascina. E ditto dì, il Signore Fracassa cavalcò con suo gente a Vico Pisano. E alcuni fanti del Fracassa ditto, ne' dì passati, entrorono nel lago di Bientina con un brigantino armato, con un caporale e cavalieri di ditto Fracassa; e questo per pigliare e' postatori bientinesi stanno nel lago: vene loro fallati, che e' soldati ditti furon tutti presi e parte morti.
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E ad 25 di ditto , si fecie pricisione in Pissa divota per avere da Dio grazia di poter seminare. Eravi la Signoria vechia e nuova a aconpagnare ditta pricissione, la quale era già stata fatta a vocie. E ditto dì, e' soldati de' Pisani fecieno preda a Usigliano, collina di Pissa. Presseno quattro omini d'arme, circa cavalli venti, tutti de' Firentini, e menati in Pissa. E ad 26 di ditto , fu fornita la seca d'aconcimi, in modo si cominciò ditto dì a lavorare forte di batter moneta; che dipoi Pisa fu sottoposta ai Firentini, mai non batè moneta di nissuna ragione. Era disfatto il sito d'onde si solea battere anticamente; però al presente fu di bisogno, volendo battere, di rifarla. E ad dì 14 di novembre , venne un mandato dallo Re di Franza, con due compagni, chiamato Lanciainpugno (grande uomo col Re), a Pisa di notte, e parlò al capitano di Citadella franciosso, e disse aver lettere e contrassegni per parte del Re di Francia di dare la Citadella a' Fiorentini. El Francioso di Citadella nollo volse mettere dentro; e lui ritornandosi indrieto per la via di Cascina, fu preso lui co' compagni a San Savino dal capitano e soldati pisani, e misso in Citadella Vechia di Pissa. E ad 16 di ditto , venne a Pissa di notte un contadino di Treggiaja, mandato da Firentini con lettere al capitano di Citadella francioso. El Capitano mandò lui con lettere a' Signori di Pissa. E la Signoria di Pissa fecie inpicare el contadino isso fatto. E ad 18 di novembre ditto , la Signoria di Pisa rimandò el ditto Lanciainpugno Francioso bene acompagnato alla volta di Luca; e dipoi sino a Montecastello per ditta via, sempre bene acompagnato di balestrieri a cavallo pisani sino a ditto luogo di Montecastello, e lì l'aspettava alcuni conduttieri di Fiorentini. E commissarj loro credendosi per ditta via aver la Citadella di Pisa, non venne loro fatto. E ad 28 di ditto , ritornò a Pisa due de' tre inbasciatori erano iti al Re di Francia, e uno di loro morì a Lione, el quale fu Malcobaldo della Rôca; e recò alcune lettere al capitano di Citadella francioso, di grandi baroni franciosi, grandi amici del Re, racomandandoli e' Pisani.
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E ad 30 di detto , fu il dì Sant'Andrea, si feci per Pisa una bella pricisione, la qual passò sul ponte alla Spina dal ponte Vechio, la qual fecie fare el ditto capitano francioso per sua divozione. E ad 14 di dicembre , e' Franciosi di Citadella Nuova venneno in quistione co' soldati del Signore Fracassa da Sanseverino per cagione di strame, in modo furon morti alcuni omini del Fracassa da Franciosi. E al romore, Pisa fu tutta in arme gridando: viva Fransa; in modo che Fracassa sdegnato prese licenzia da Pisani, e andossene in Lombardia el dì vegnente. E ad 16 di ditto , el capitano francioso, veduto andarsene ditto Fracassa, uscì fuori di Citadela, ch'era stato circa mesi cinque non era ito fuori. E ad 21 di ditto , fu el dì di Santa Tomeo, el capitano francioso andò in palasso de' Signori, e fecie raunare tutto il populo di Pissa, tutti fecie giurare fedeltà per lo Re di Francia in mano sua, e lui promise in pochi dì dare la Citadella Nuova in mano de' Pisani, con questo volere lui ventimila ducati li sono stati promessi da Pisani. E ongni dì e' Pisani racoglieno danari. E a Luca s'è mandato quasi tutte le gioje de' Pisani per pengni a Luchesi perchè paghino una buona somma de' ditti venti mila ducati a Lione di Francia, e qui si presta il resto contanti. Anco a molti caporali de' Francesi s'è donato loro molte case e possessioni erano de' Fiorentini, in Pisa e nel contado. E ad 24 di ditto , venne in Pisa uno del capitano di Citadella Nuova francioso, mandato dal Re di Francia, acompangnato da molti Pisani iti incontro a lui. E al presente s'è fatto provisione a Luca di ducati dodici mila al capitano francioso per dare la Citadella Nuova nelle mani de' Pisani. E anco questo dì 24 di dicembre ditto , si fa provisioni tra citadini e 'l populo di Pisa di mettere inposte per fare ducali ottomila per dare a' soldati e castellani franciosi sono in ditte rôche, per bene uscita d'esse, e ducati quattromila ci tocò delle artiglierie sono ed erano in detta Citadella, e ducati seimila hanno toco di soldo in mesi tre passati: fanno tutti ducati trentamila; sansa molte case e possessione le quale erano state di Firentini, sono state loro donate a tutti Franciosi stanno
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in detta Citadella. Sono per valuta di più di ducati trentamila, che fano la soma ogni coxa di ducati sessantamila. E ad dì 31 di dicembre ditto , si mandò dodici statichi a Pietrasanta, tutti e' migliori citadini pisani, a contemplazione de' Franciosi per esser loro più sicuri quando saranno fuori della Citadella. E ongni giorno si fa imposte grandissime fra citadini e non citadini, e fra contadini; e chi non può dare denari, bixongna dia arienti, arnesi o case o possessione o botteghe. Di tutto, se ne fa danari, in modo Pissa resta povera in tutto, e ongnuno n'è fatto creditore di quello paga. E' Franciosi sono in Citadella. Tuttavolta cercano casse per Pisa che siano state de' Firentini o loro suditi, e dimandole alla Signoria, e sono isso fatto donate. E questo dì ditto, si pagò ai Franciosi ditti, cioè al loro capitano, chiamato Monsignore Dantras, ducati novemila incirca, sansa dodici mila erano di passo a Luca. E pagonsi in casa del capitano Malvesso, capitano di Pisani di gente d'arme. E Franciosi per sicurtà de' Pisani di dare la Citadella, entrò dodici franciosi di loro primati per statechi in Citadella Vechia di Pisa a guardati de' Pisani. E ad 1?gennajo , si fecie una bella pricisione con tutto el populo di Pisa, omini e donne, colla taulla di nostra Donna di sotto l'organo del Duomo, colla Signoria vechia e nuova, e venti omini deputati alla massa, e andosi in Citadella Nuova. El capitano francioso li andò incontro sul Ponte alla Spina, e donò le chiave alla Nostra Dona ditta; e isso fatto volse li statichi dodici franciosi erano in Citadella vechia. E coxì fatto la pricisione, e tutto il popolo entrò in Cittadella Nuova con tutti signori pisani, e tutte le porte si gettorno per tera; e ditto dì fu Pisa libera totalmente d'ongni cosa, e fu a ore diciotto a dì 1?gennajo . E isso fatto si cominciò a gittare le mura per tera, e tutto dì si getta qui ditta muraglia per terra. Auta ditta Citadella, e' signori pisani scrisseno a tutte le potenzie e loro amici e loro vicini, acciò ne facessino festa colloro. E ad 2 di gennajo ditto , venne tre conestabili firentini, con fanti appiè trecento e cavalli venticinque, con vittovaria; e introrono in Sansavino per forsa, ch'era guardato da pochi
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contadini del Valdarno. Entrorono di notte e abruciorono le porte e preseno alcuni pregioni e bestiame; e solo venneno perchè sentendo Pisa fare festa di bombarde e fuochi grandissimi di dì e di notte per l'allegressa avere avuta la Citadella Nuova da Franciosi; e Firentini avendo auto promissione de' Franciosi di darla a loro in tal dì, credettonsi che Pisani la combattessino per levarla per forsa a Franciesi; e a tal rumore si credetteno e' fanti trecento intrare in Citadella Nuova primamente, e l'altre gente stavano al Pontadera e al Ponte Saco in punto per dare soccorso; venne loro fallito, perchè e' Franciosi a tal promissione pagono alcuna quantità di migliaja di ducati, e la Citadella fu data ai Pisani, e coxì rimaseno scornati. E la notte dipoi ditta fanteria se n'andò sulle sei ore, dubitando e' Pisani ve le pigliassino drento, e reuscia loro. E ad 3 di ditto , e' Signori Luchesi mandorono qui loro inbasciaria a fare festa co' Pisani della Nuova Citadella. Venneno molto pomposi e orrevolmente. Furono circa venticinque cavalli, con molti citadini de' buoni di Luca, e fu fatto loro onore; e tuttavolta Citadella si desfà forte, e a tutto si vuol mandare tuta per tera. E ad 7 di ditto , el capitano francioso, fatto governatore di Pisa per lo Re di Franza, mandò a pigliare la tenuta di Librafatta per essere sicuro d'andarsene in Francia. Così fatto d'acordo co' Signori pisani, li statichi dodici pisani erano a Pietrasanta tornoron tutti a Pisa, come ebbeno preso la tenuta di Librafatta. E ditto dì d'ieri, fu ad 6 , la Singnoria di Pisa mandò uno inbasciatore pisano alla maestà del Re di Franza, e fu Messer Piero Griffi di sopra nominato. E a dì siamo, ad 7 di ditto , e' Signori pisani fecieno rauno del consiglio del populo, e vinsono sei inbasciatori per fare nuovo squittino. E ad 10 di ditto , si raunò el consiglio del populo, e vinsesi in consiglio di mandare in tera la Citadella Vechia, e tutte le fortesse di Pissa che fussono per offendere la cità. Anco el borgo di San Marco vada per tera, e intorno a Pissa quanto sia lungo detto borgo, salvo risalvato el convento di Santa Crocie, Osservansa di San Francesco, quando fussi drento a ditta messura di ditto borgo San Marco.
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E ad 13 di gennajo ditto , e' Signori pisani mandarono inbasciatori a Milano e a Vinegia. A Vinegia andò Messor Gianbernardino, con un compagno, dell'Angnello, e a Milano andò uno de' Mastiani cor un compagno. E già questo dì 13 , è cominciato a tagliare la rôca nuova dappiè. E ad 27 di ditto , la tore nuova di Citadela andò per tera. Vi fu a vedere tutto el populo di Pissa. La fu tagliata da piè, e missa in puntelli. E arsi ditti puntelli, issofatto cascò e dete sur una parte del revellino, e tirolo in tera benchè era tagliato da basso le mura, e fu quello veniva da verso Pissa. E ad 11 di ferajo , primo dell'assedio, cascò el muro della Citadella, ed èssi tagliato e misso in puntelli da piè, e arsi puntelli andò per tera. E ad ditto, fussimo ad 7 di ditto , andò due altri inbasciatori de' Pisani, l'uno a Vinegia, l'altro a Milano. E questo dì 11 di ferraio , i Firentini caccionno molte donne e fanciulli del contado di Pisa, e veneno in Pisa a trovare loro mariti e parenti, e non lassavano loro portare roba nissuna salvo due capi per uno in dosso; però aviendo loro più robba, e' Fiorentini aveano dato licenzia a loro soldati le rubbasseno. Nota, come al presente tutto il Valdarno abita in Pissa, e così ha fatto tutto quest'anno, perochè le gente di Firentini li veniano spesso a pigliare di notte sino in casa. Non hanno potuto seminare quasi nulla per respetto a' nemici; anco alle gran piove sono e sono state. El bestiame tutto s'è scorticato e perduto, e questo poco ci è rimasto, muore di fame, inperò non si trova punto di strame. Se non fussi la gramigna che contadini hanno cavato tutto verno, non ci saria uno capo di bestie; e queste poche corono fortuna assai per non aver da mangiare nulla. Avendo fieno vale soldi venti il cento, la paglia soldi quindici il cento, e non se ne truova per danari. E ad 16 di feraio ditto , cascò, s'intende, il terso del muro della Citadella Nuova di verso San Marco, e fu sì grande fracasso che l'aqqua del fosso saltò fuori per la strada di San Marco.
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E ad 26 di feraio , el Comuno di San Giorgio di Genova ebbe la tenuta di Saresana da Franciosi: costò a San Giorgio ducati trenta mila. In Pisa in tal sera si fecie festa con molti fuochi e bonbarde assai. E più dì inansi, e' Fiorentini aveano fatto fuochi e festa per tutto loro teritorio, dicendo averla auta loro; e per avere la tenuta vi mandarono molti cavalli e fanteria: ma e' Genovesi aveano molta gente a passi, e non potettono fare niente. Stimasi e' Fiorentini aveano pagato ai Franciosi molte migliaja di ducati, e fu fatto loro come di Pisa: come ebbeno spexo assai, la dettono a' Pisani. E ad 27 di ditto , si perdè Vada. L'ebbeno e' Firentini a patti. El castellano ebbe da Pisani molta fune, dicendo averla data per denari. E ad 10 fino ad 25 di ditto , si trasse la Singnoria nuova di Pisa colli altri offizzii. Tutti si trasseno per tratta core 'l primo squitino di nuovo fatto. E ad 1?marso , entrò la Singnoria nuova con tutti gli ofizii nuovi, cioè: di Cascina e Calci, e Buti, e Vico, Librafatta. E a dì 2 di detto , detta Singnoria mandò due fuste e uno brigantino armati per socorere Vada. Trovolla esser perduta. Al tornare, uno brigantino e una fusta andò a traverso nell'Arco di Stagno, e l'altra fusta corse a Portoveneri salvi. E ad 5 di detto , venne nuove a Pisa come Sarzanello si fornì per e' Genovesi. E Firentini v'aveano mandato gente per fornillo; funno ingannati dai Franciosi. 1496 E ad 9 di marso , el canpo de' Firentini andò a Buti Pisano, e preseno di fatto Rocalta, e piantono l'artigliarie. E ad 12 di ditto , Firentini preseno Buti a patti, e furono battagliati grandemente, in modo di Buti si dierono per paura andare a saco. E di molti uomini di Buti se ne venono a Pisa; però e' Firentini li voleano mandare a confini a Fiorensa. E a dì detto, venne un cancellieri di Veneziani, chiamato Messer Marino, e cominciò a dar denari e fare fanteria e mandare alla Vena e a Cascina e a Vico. E ad 18 di ditto , venne a Pisa uno inbasciatore del Duca di Milano, chiamato Messer Ramondo.
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E ad 30 di detto, 1497, el canpo di Firentini vene a Veruca, e prese San Michele. Dipoi diè due battaglie a' fanti di Veruca; e ditto dì venneno nella Valle di Calci, e missono canpo al castello, e piantòvi due boche di fuochi e bonbardollo sino ad 2 d'aprile il dì e la notte, in modo mandò la tore in tera e buona parte del muro di verso el colle; e dessi a patti, salvo l'avere e le persone, e osservò loro tutto quello promise. Di poi e' Firentini cavono botte e tine sono a Calci, e portolle a Caprona per fare un ponte in su l'Arno. E ditto dì che si perdè Calci, molti fanti Alamanni e Taliani e omini di Cascina venneno a Veruca che si tiene pe' Pisani, e assaltono la guardia era a San Michele e ruppeli, e gli Alamanni n'amassorono assai e prigioni; perchè el populo di Pisa era uscito fuori con alcuni soldati di Viniziani e del Duca di Milano per dare socorso a Calci; e non parendo al capitano de' Pisani mettere a periculo el populo di Pisa, non se li diè soccorso; e per questo quelli di Veruca non venneno più a basso a dare soccorso al castello. E a dì 4 d'aprile , venne a Pisa circa centoventi balestrieri a cavallo, soldati de' Veneziani e del Duca di Milano, per dare socorso a Pisa, e feciono la via di Silano e di Castelnuovo di Garfagnana, e fu el signore della Mirandola e 'l Signore di Carpi. E quando volseno passare el Serchio, e' Barghigiani sottoposti a' Firentini li volseno tenere el passo sul Serchio, e detti si scaramucciorono con loro; in modo i Barghigiani furono rotti, e furonne morti e feriti assai; e se ditti cavalli avessino auto cento fanti, pigliavano Barga. E a questo fu solamente el Signore della Mirandola. El dì di poi venne per ditto camino el Signore di Carpi e con sessanta cavalli leggieri, e corseno alle porte di Barga, e tolseno loro tutto loro bestiame e pregioni. Mai non uscì nessuno fuori, e menorono la preda a Pissa a venderla. E nota, s'intende al presente come la Lega di sopra nominata, cioè Veneziani, Duca di Milano, Papa, Genovessi, Imperadore, Re di Spagna han preso aiutare Pissa a loro spese, non torni più a Firentini; e tutto giorno a Pissa giugne gente, cioè
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conestabili, caporali, e cavali a Pissa mandati da Veneziani e dal Duca di Milano con capitani di fanteria. E fassi oggi gran sforso di gente per andare adosso a Firentini, e dicesi qui ha a venire molti omini d'arme della Lega dicta, per mettere a basso e' Firentini. E a dì 4 d'aprile ditto , le genti a cavallo di Firentini passorono el monte sopra San Giovanni a la Vena, e tironsi nel borgo di Buti. E la fanteria de' Firentini andonno a San Michele a Veruca con alquanta artigliaria, e dettono più battaglie alla Veruca. La Veruca sempre tenne forte. E Firentini s'acanporono a San Michele, facendo bastioni per assediare Veruca. E tutto giorno viene a Pissa grandi genti di fanteria de' Veziani e Duca di Milano. E ad 6 e 7 di detto , tutta la gente de' Pisani e di Veneziani e Duca di Milano vanno a Cascina, appiè e a cavallo, col capitanio Malvesso da Bologna, capitano di Pisani per el passato, e 'l presente capitano e soldato del Duca di Milano, tutti a Cascina. E ad 8 d'aprile ditto , un'ora inansi dì, le gente de' Pisani e li altri assaltarono le genti d'armi di Firentini nel borgo di Buti e ruppelli; e fuvene morti da li Alamani e Franciosi, soldati della Lega de' Pisani, circa omini quaranta d'arme, e presi circa cavalli dugento, e per pregione messer Francesco Seco da Mantova, primo conduttieri de' Firentini, e di molti omini d'arme prigioni. E ad 27 d'aprile , si prese Tremoleto per Pisani. Furono e' contadini si dettono, inperò erano maltrattati da' Firentini e rubbati malamente. Da un anno in qua e al presente, ci sono malati assai per Pisa d'una infermità miserabile, cioè uno certo vaiuolo grosso, per modo attrattivano li omini e le donne non si poteano muovere dal letto da per loro, e durava a chi uno anno, a chi per sei mesi, ch'era una scurità a vederli. È per tutta la Franza e la Provenza e la Catelonia e molti luoghi di tale infermità. E quanto più erano gagliardi omini, tanto diventavano più
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attratti. E appiccavasi nell'ussare con femmine avessino dette malattie, e massime con meretricie, a tutti s'appiccavano. E ad 7 di maggio , venne in Pissa un conduttieri della Singnoria di Vinegia, chiamato Messer Giampaullo Monfrone, con sessanta omini d'arme. È valentomo. E ad 8 di ditto , vene a Pisa circa trecentocinquanta Alemani, mandati qui dal Duca di Milano per aiutare e' Pisani. E ad 15 di ditto , le gente di Veneziani erano a Vico s'affrontorono colle gente de' Firentini nelle prata di Vico, e fecessi fatti d'arme circa tre ore, e fu grandissimo. Le gente de'
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Fiorentini erano grande gente, e quella de' Veneziani poca a respetto; in modo non era coxa d'affrontarsi per disavantagio aveano e' Veneziani, per esser poca gente. Pure s'afrontorono molto valorosamente; in modo e' Veneziani furon rimissi insino a Vico, e fuvi presi circa dodici omini d'arme e alcuni pregioni di fanteria, e fuvi preso uno capo di squadra: era da Palaja. E al ritirarsi a Vico, l'artigliarie de' Pisani amassono circa sei omini d'arme e conduttieri de' Fiorentini, fra quali fu pur uno Messer Francesco Seco fuoruscito di Mantova, e primo conduttieri de' Firentini. Al presente i Firentini sono rimassi sansa conduttieri da farne stima, massime ne' consigli grandi de' fatti dell'arme. E ad 30 di magio ditto , el capitano Malvesso, al presente capitanio del Duca di Milano, ore tre innansi dì scalorono Ponte di Saco, che v'era drento uno conduttieri de' Firentini chiamato Sire Lodovico da Farneta, con trentacinque omini d'arme e circa sessanta cavalli legieri, circa fanti duegento, tutti a guardia. E Firentini quasi presi e morti dall'armati circa omini cento, e presso ditto conduttieri e cavalli dugentoventuno, e molto bestiame, e circa seicento Alamanni soldati del Duca di Milano tolsono... Librafatta è sulla strada di Pisa. ...Al presente e' Signori pisani fanno pagare un imposta al populo d'un ducato sino a ducati cinque. Alcuni artefici poveri pagano ducati cinque, e alcuni citadini ducati uno, e chi due e chi tre ducati: e di queste cose si fanno a Pisa tutto dì.
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E ad 3 di giungno , e' Singnori pisani hanno mandato du' inbasciatori al Duca di Milano, e racomandonsi allui in tutto. El Duca di Milano ha dito loro s'acordino co' Firentini, e non volsuto el populo farlo; funo licenziato da lui, e quando funno a Luca si rimaseno e non volseno tornare in Pissa, dubitando non sia perduta come 'l campo de' Firentini vi sia. E Singnori pisani hanno misso la siconda inposta nel modo di sopra, salvo uno ducato meno che prima. Chi non ha ducati dà lire sette di moneta. E ad 10 di ditto , el canpo de' Firentini è a Calcinaja, corse a Cascina. Al presente, el borgo di San Marco si manda tutto per terra in furia. E' contadini del piano tutti in Pisa, in modo la peste fa danno in Pissa. Al presente, si tagliano e' grani giovani e recolo in Pisa a trebbiare, in modo per Pissa si fa di molte aie da trebiare, per paura de' Firentini. Anco ad 13 di ditto , le gente de' Firentini denno el guasto a granai di Cascina. Ad 17 di detto , le gente de' Firentini venneno allogiare a Settimo, e presono San Savino e guardollo. E' grani del Valdarno a saccomano da loro e per loro cavalli, in modo che Pisani fanno poca ricolta questo anno. Al presente in Pisa non si tiene bottega aperta: tutti in arme e citadini e contadini e artefici. E ad 24 di ditto , e' Firentini piantono le bonbarde mastre, e piantole di verso Arno. E ad 25 di ditto , piantono l'artigliarie di verso Pissa, e bonbardolla tutto dì, e gitono per tera braccia dugento di muro in un dì; e ad 26 , entronno in Cascina a pati, salvo l'avere e le persone. E due comissarj e 'l castellano della rôca lo mandono alle Stinche di Firenze, e molti omini da capo confinati a Firenze. E ad 27 di ditto , el canpo de' Firentini vene sino al Portone di San Marco, e dipoi si fermò tutto el canpo a Fagiano e a Riglione.
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Ad 1?luglio , e' Firentini presono tore di Focie. Al presente non s'escie di Pissa per non esser pregione de' Firentini. Al presente e' Pisani disfanno tutte le casse fuor la Porta Calcisana, e Chiaravalle sino presso a San Cataldo, tutte per terra. Anco le vingne presso alla Citadella Vechia, tutte per terra lung'essa quanto gitta l'artigliarie. Al presente si è fatto un grosso bastione alla Porta Calcisana di fuori, dubitando de' Firentini s'acampino lì; e tutti e' torroni sopra le porte murate, gittati in terra al pari delle mura. Ad 19 di ditto , i Firentini trasseno un corpo di loro artigliarie erano nell'orto discontro alle Concie della Spina, e già e' Firentini corseno alla Porta San Marco, e li si fecie una scaramuccia, e fuvi morti alcuni Firentini. Fu ad 26 di luglio , e fu tirato loro alcuni corpi d'artigliaria, in modo che fu morto otto e feriti trentuno di loro, e ritornorono a Riglione. E ad 31 di luglio , e' Firentini presono la tore d'Asciano a discrezione, perchè spetono l'artigliarie. El capitano della gente de' Firentini fecie tagliare le mani e cavare li ochi a due Ascianesi di quelli guardavano detta torre; e per ditta cagione e' Pisani aveano alcuni pregioni firentini, e fu tagliato le mani a uno di detti pregioni. E un caporale de' Firentini era pregione, corse una gran furia; però e' contadini corseno al Palagio per volerlo, per tagliarli le mani, e se non fusse el capitano de' Pisani, era spacciato; e promise far tornare e' prigioni furono presi in Cascina. A quel modo campò la furia. E ad 1?gosto , el campo de' Firentini s'acamponno a Pisa, e venneno la notte. E la mattina all'alba furono acampati presso alle mura a un tirar di sassi, e acamponsi da San Donnino a Stanpacie, cioè alla Porta da Mare. E le loro gente a cavallo erano in San Donino e in San Bernardo, e le fanterie nel borgo di San Giovanni. Erano circa persone quindicimila tra piè e a cavallo, e avevano recato per anco ottanta boche d'artigliarie, che ve n'era tra passavolanti e cortali boche cinquanta in carete, e bonbarde grosse sulle culatte, boche sette; in modo che tiravano circa corpi dugento per ora tra nelle mura e per
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la tera, che parea che el mondo si disfacesse. E di principio cominciono alla fortessa e tore di Stampace, e le mura presso a Stampace, e le difese da Santo Antonio sino a Stampace, la maggior parte in tera. E chi montava le mura, di botto era morto dalle loro artiglierie, in modo che dall'un dì all'altro feciono rompere el muro preso a Stampacie dicontro alla porta di San Paullo. E veduto tanta furia, e' Pisani la notte medexima sopra al primo dì d' ogosto, con grande gente d' omini e done di Pissa, cominciono un grande e grosso riparo, el quale si movea dalla porta al Mare e diritta lungo el fosso di Stampacie, e dipoi se n'andava sino a Santo Antonio: stimasi era lungo braccia mille mesurate o più; una pertica cinque braccia. Era di grossessa da piè braccia diciotto, in cima braccia quattordici. Era d'altessa col suo parapetto, ch'era grosso braccia cinque, elto diverso le mura braccia venti in circa, con un gran fosso di verso le mura, e alsì di verso San Paullo, in modo era immesso a due fossi largissimi e fondi; ed era discosto el riparo dalle mura circa braccia dodici. E le done citadine e contadine e artefici di Pissa lavoravano tutta la notte come cani; che avanti avessono gittato el muro in tera, e' terati e' ripari erano fatti altissimi, in modo che Firentini non potevano entrare. E ad 6 d'ogosto di ditto , e' Firentini ebbono misso in terra di molto muro tutto tra Stampacie e Santo Antonio, e sino alla porta eran circa braccia dugento cinquanta, e Stampacie tutto rotto di fuori. E tra Stampacie e Santo Antonio aveano tagliato colli scarpelli per circa braccia cento di muro e misso in puntelli, e dipoi di gran grossi corpi di bombarde nel muro ov'era scarpellato per volere farlo cadere drento sul riparo. Come piacque alla piatosa Maria, mai el muro non si mosse, ansi si rimase ritto su' puntelli. E ad 10 d'ogosto ditto , e' Firentini per forsa saltonno in Istampacie, e fuvi feriti e morti el dì molti omini pisani e firentini. E la torre di Stampacie era missa per terra dal pari delle mura in su. E Firentini fra sei dì incirca vi drissono quattro boche d'artigliarie grosse, che tiravano per el campo di San Paullo e su per ripari, in modo ammassonno di molti Pisani, dore che non si poteva lavorare a ripari salvo la notte e poco. E veduto questo, e' Pisani citadini e contadini sgomentorono, in modo abandonono e' ripari, che nessuno non si volea acostare per niente.
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Veduto cossì, e' contadini andono a' Signori, e disseno si pigliasse acordo co' Firentini, che non voleano capitar male; e di molti Pisani si fugittono a Luca di citadini e contadini, e alcuni si calono dalle mura per esser le porte serrate; e se fusseno state aperte le porte, Pisa si vuotava de gente, e maxime de più richi e statuali, che assai teneano e' cavalli in punto per fugire. E contadini s'aveano parato inansi loro bestiame alla porta a Luca per uscire. E veduto tal coxa e' Singnori pisani, insieme co' contadini più ricchi, fecieno quattro inbasciatori, due citadini e due contadini, per mandare in campo e far patti, e mandorono prima uno frate certosino procuratore del luogo per salvocondutto, ed ebbelo; e perchè a Dio piaqque, si tardò tanto a fare li due inbasciatori pisani che il salvo condutto spirò. El giorno dipoi, fu ad 11 d'ogosto , si stiè tutto abandonato; e dipoi ad 12 , el capitano de' Pisani e molti della tera ripresono animo e ritornorono ai ripari, e cominciono a fare parapetti di terati per traverso acciò l'artigliarie di Stanpacie non lo offendessino; in modo si guardava e' ripari benissimo. E tre boche d'artigliarie grosse che tiravano di Citadella Vechia al borgo San Giovani, si tironno sul canpo di San Paullo; e fatti li loro ripari di notte, cominciono a tirare a Stampacie molto velociemente; e mettendo el muro del rivellino per tera, e' Firentini cominciono a temere forte, e diliberono di rompere l'artiglierie de' Pisani, sempre tirando a quelle in modo ne sboconno due pessi; ma non feciono male loro niente, salvo al più grosso, che più li offendeva, bisongnò segallo alquanto alla boca: non fu danno nessuno. E veduto così e' Pisani acatorono di molte materasse per Pisa, in modo paravano le boche delle bonbarde, perochè lengnami, cioè e' ponti, v'erano prima, non regievano alle loro artigliarie; ma le dette materasse in molti doppi regievano benissimo; in modo che, ancora che Firentini avesseno armate le loro di balle di lanna, una delle più grosse artigliarie di Pisani disarmava e rompeva loro le bonbarde e le mura, che bisongnò si levassino dal tirare drento: e se non fusse che Pisani si trovono ditta pessa d'artiglieria, sì grossa e buona che tirava libbre sesanta di palla di ferro colato, la più furiosa cosa sia oggi in Italia; in modo che Firentini le hano posto nome el Bufalo, inperò ronpieva le mura, e dipoi la
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palla volava per el campo de' Firentini, e ammassava molti. In questo dì si fecie alcune battaglie a' ripari co' Firentini, in modo che 'l populo si difendevano valorosamente insieme con alcuni de' nostri soldati valentomini, benchè sempre ve ne moria e feriti. E veduto e' Firentini non potere durare, si ritironno tutti a San Giovanni del Gaetano colle loro artigliarie; e niente di meno guardavano Stampacie giù da basso, però aveano tagliato el muro di fuori, e di lì entravano: e aveano fato un solaio di trave grossissime, e stavano lì sotto: erano guardati dal rivellino e fosso di Stampacie; pure le mura cascavano su quelle trava, in modo piegavano forte con perdita assai. E ad 8 di settembre , el canpo di Firentini si partì dal borgo San Giovanni e ritirossi alla Vettola. E soldati e contadini pisani tolseno loro di molti muli prigioni e bestiame. E ongni in Pisa vien di loro prede. Anche e' Firentini caricorono su quattro barche per Livorno molte artigliarie grosse e pallottole di fero, e stetono alcuni dì alla focie per grosso mare, e caricorono alcuni pessi d'artigliaria grossa in mare e mandoron a Livorno. E ad 12 di ditto , uscirono di Focie aconpagnati da alcuni loro brigantini armati. E come furono fuori di Focie trovorono el grosso mare e gran fortuna, e volendo rientrare in Focie trovorono la Focie grossa, e corse verso fiume Morto, e lì si ritrasseno; e venendo su la notte, andarono a traverso alla piagia colle artigliarie e uno brigantino, in modo poca robba scanpò. E ad 13 di settenbre ditto , el canpo de' Firentini si partì dalla Vettola col resto dell'artigliarie, e andarono alla volta di San Savino, e lì allogiorono. E issofatto come 'l canpo fu partito dalla Vettola, e' soldati de' Pisani andorono alla tore di Focie, e issofatto si diè a Pisani; e simile avea fatto la tore d'Asciano el dì che 'l canpo de' Firentini andò alla Vettula allogiare; in modo che Pisa non pativa, inperò le barche de' Genovesi poteano venire con robbe in Pissa. E ad 14 di ditto , e' Pisani menono in Pissa una barca de' Firentini di quelle ch'era ita a traverso, con pallottole de fero e quattro ruote da passavolanti, e molte lancie e targoni che cavorono di sulle piaggie. Al presente, le mura rotte di Stampacie escie fuori di Pissa tutto si manda in tera per fare el pari, e tutti e' lengnami erano
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de' Firentini; che tanto ch'è una cosa maravigliossa si mette tutto in Pissa, e di molti cabbioni sani e assai disfatti per lengnia; in modo che gli aloggiamenti erano fatti tra San Donino, San Bernardo e fuori del borgo sopra a San Giovanni del Gaetano, e la Figuretta, tutti lengniami del Valdarno da Cascina sino a Pissa: tutto era condutto in ditti luoghi, che non si può recare a fine recarlo drento, e chi ne vuole, ongnuno va per esso, e recasi drento per le mura rote. E ad 15 di detto , venne in Pissa un pesso di bonbarda grossa e di due pessi, chiamato Basilisco, ch'era de' Firentini, che ditti Firentini la mandavano a Livorno, e andò a traverso alla piagia. E Firentini la ricoverono, e insotterolla per averla a qualche tempo. El castellano che diè la tore a Pissani, la cunsegnò a Pisani: in tal modo fu de' Pisani. Anco s'ebbe de' Firentini molte pallottole di ferro colato, e ruote da cari per servire artigliarie; e tutte si sono scaricate questo dì alla Piassa del Grano, venute per Arno. E ad 16 di ditto , è venuto fanti come lo Re di Francia novello con gran gente data a Missere Iacopo da Treussi fuoriuscito e gentilomo di Milano, e con altri capitani fransesi, hano preso Alexandria della Paglia, e rottevi gran parte delle mura e acordatosi a' Franciosi. La presono a sacomano tutta la roba; trovovisi settantacinque mila Francesi, e di prima molte castella a saco e fil di spada; Tortona, Lodi, Piagensa e tutte l'altre tere si sono date a' Franciosi. Anche al presente Milano datosi a' capitani del Re di Franza, e ritrovasi drento al presente ditto Messere lacopo da Traussi e Monsignore di Bengnì, el Proposto di Parigi. A tutte le porte di Milano l'arme del Re di Franza; e tutti quelli si danno di buona voglia li fa esenti anni dieci e tutto 'l suo salvo; non si muove nulla a persona.
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El Singnor Lodovico Sforza, Duca di Milano fatto nuovamente, per forza s'è fugito nella Mangna, e l'Onperadore li ha fatto grande renprenzione, dicendoli non avere mai rotto una lancia. E questa mutazione di stato n'è stato cagi¯e e' Singnori Veneziani, però si sono acordati con ditto Re di Franza, come ho ditto di sopra; e tale acordo feciono per amore di Pissa, che el Duca di Milano deliberò Veneziani no l'aiutassino da Firentini, e Idio l'aiutò lui. Anco perchè ditto Duca di Milano non si trovò mai el maggior tiranno di lui; pertanto e' populi tutti li sono per contro. Al presente si dicie Messere Stanga si tiene el Castel di Milano per el Duca di Milano detto, e che Monsingnore Ascanio, fratello di detto Duca di Milano, se n'è ito anco lui nella Mangna con e' duo fanciulli figliuoli del Duca di Milano passato, cioè quello morì, e fu fatto morire quando Singnore Lodovico si fecie Duca per forsa. Anco al presente l'antiguardia del Re di Franza è passato e' monti d'Asti, e d'ora in ora si spetta la persona sua a Milano. E Veneziani sono colle loro gente in Ciara d'Adda, e hanola tutta pressa, e anco hanno preso Tressi, forte castello del Duca di Milano. Fama averanno Cremona. A questo punto Idio ha dato da pensare a Firentini d'altro che di Pisa; inperò essendo loro in lega con detto Singnore Lodovico fuoruscito prestare se bixogna possino, inperò hanno rifiutato el Re di Franza più tenpo fa; e solo per avere Pissa tenevano con ditto Singnore Lodovico, sopra nome chiamato el Moro. Per tanto per Pisa s'è fatto grandemente tal tramutazione, inperò non si sarebbeno levati e' Firentini se non per tal paura, che Idio e nostra Dona ha voluto. Voleva dito Duca di Milano in tutto fussimo de' Firentini. E al presente, Messer Giovanni Adorno e Messer Luigi da Fiesco e tutti gli Adorneschi governano Genova sono fugiti di Genova con gli altri armati, e sono entrati la parte Fregossa in governo di Genova, insieme col popolo, coll'aiuto del Re di Fransa; e tutt'omo genovese gridano: viva Franza. E ad 21 di settembre MD ditto , e' Pisani hanno reauto Petreto sopra Ripafratta. E detela un conestabile de' Firentini per riavere suo denari. Servía co' Firentini e non poteva esser pagato. Lo pagano e' Pisani, e fu fornita detta Rôca.
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Al presente la guerra si fa alla Madona d'Imula e di Furlì. Li la fa la Chiesa, e Veneziani e Firentini si stima li dia soccorso. Questa Madona fu dona del Conte Girolamo nipote di papa Sisto, e sorella del Singnor Lodovico di Milano, al presente fuoruscito. Stimasi perderà tutto, inperò sono terre della Chiesa tutte. Nota, in mentre el campo de' Firentini era intorno a Pissa, e' soldati pisani preseno un cavallaro colla lettera alloro capitani di campo, dicevano in questo modo, cioè: « Priori di Libertà e Gonfalonieri di Giustizia del Populo Firentino, illustrissimi Domini Domini e delettissimi nostri ec. ec.. Eravamo in fermo propoxito, cume altre volte v'abbiamo parlato, benchè da Pisani avessimo ricevute gravi ingiurie, e per loro amore avessimo spexo grande quantità di denari, di castigarli ma con misericordia. Ora consederato la perfidità e niquità de' soprascritti Pisani, per ultima conclusione abbiamo determinato sansa alcuna misericordia punirli e' soprascritti Pisani, istimando a Dio far dispiacere quando perdonassimo a tali iniqui omini e di pessimo sangue. E per tanto vi preghiamo, in qualunque modo fia possibile v'ingeniate ottenere l'alma, cominciata e giusta impresa, per la quale a voi seguirete oltra all'aulterità, perpetua lolde; e noi vi concediamo la terra di Pisa a saccomanno co l'uomeni pregioni, e le donne a beneplacito de' soldati vostri, e contadini da' quali non manco siamo offesi che da essi citadini, dapoi siamo costretti contra nostra voglia e natura, diventare , uccidendoli a fil di spada, che così meritono i loro tristi portamenti inverso di noi, perchè abbiamo deliberato di stinguere el sangue pisano così di drento della terra come di fuori. E se alcuno fussi, citadino come contadino, rimarrà come per li vostri soldati non siano anichilato, noi medeximi saremo costretti a far male. Vi raccomandiamo i luoghi pij e monasteri massime di done, le quali desideriamo siano conservate, non però le robbe drento essi conservate. Bene valete. Ex Palatio nostro
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die 7 agusti MCCCCICIX . Paullo Vitelli e Vetellosio armorum Condutturibus ». E ad 21 di settenbre ditto , vene un mandatario del Re di Franza per spacciato Messer Iacopo da Traussi, capitano di ditto Re di Franza, a' Singnori Pisani a domandare la tenuta di Pissa per lo Re di Franza. E Pisani hanno mando al Re colla risposta. È dito mandatario di nazion pisana de' Gambacurti. E ad 24 di ditto , vene in Pissa un pesso d'artigliarie erano de' Firentini di quelle pescate sulla Focie; ed è grossa, chiamata l'Ulivetta. E ad 26 di ditto , e' Singnori pisani mandorono tre inbasciatori al Re di Franza. Stimasi sia a Milano al presente, inperò a Pisa ci è nuove come el Castel di Milano s'è dato al Re di Franza. El castellano ha 'uto grandissimi denari. E simile anco el castelletto di Genova si tiene per lo re di Franza. E ad 27 ditto , e' Firentini fecieno gran coreria da Caprona sino a Culingnola, e presono alcuni pregioni di Calci tornavano da mulino, e molti muli tolse loro, e amassorono alcuni mungnaj, e simile molti contadini del Piano. Stimasi presono circa bestie sessanta da soma. E ad 28 di settenbre ditto , e' Firentini presono a pregione drento in Cascina Paullo Vitello loro capitano a tradimento, e
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dipoi volseno pigliare el Fratello Vitellosso ch'era a Settimo. E furono svaligiati assai da loro omini d'arme, e quelli scanporono si fugittino a Pissa, e giunsono circa a ora una di notte. E Singnori Pisani sicuròno ditto Vitellosso; e intrò in Pissa a ore due di notte, e alcuni loro cavalli entrorono, e 'l resto de' loro cavalli albergorono fuor di Pisa, eravene di loro fanti per difendersi da' Fiorentini. E ad primo d'ottobre , a ore ventitrè, e' Firentini fecieno tagliare la testa a Paullo Vitelli loro capitano, benchè Vitellosso suo fratello avea mandato al Re di Franza per lettera fusse canpato. Non furonno a tempo: quando giunseno le lettere egli era morto. E ad 8 d'ottobre ditto , vene in Pissa la tersa bonbarda grossa che fu de' Firentini, la quale si pescò in mare, ed era di tre pessi molto grande e grossa, chiamata Colombina, overo Uliveta. E ad 27 di ditto , la Citadella Vechia di Pisa si manda per terra dal lato di drento; e questo, perchè el Re nuovo di Franza ha raffermo e' capitoli fecie 'l Re di Franza vechio a Firentini che Pisa li fusse restituita, e molte altre coxe; in modo che diè da pensare grandemente a' Pisani, però non trovano aiuto più da persona. E ad 28 ditto , in Pisa s'è fatta una pricisione con molta gente scalsa. A Pixa s'attende a pricisione e raccomandansi a Dio, inperò non ci è aiuto nè sussidio al fatto suo. E citadini non s'ajutano se non con bugie; e coxì hanno fatto circa anni cinque, solo per inanimare el populo. Al presente, in Pixa è gran calamità in ognuno, così ne' citadini come negli artefici. Non si trova nessun guadagno in persona; bixogna Idio ci porga la sua mano. In Pisa s'attende a riscuotere inposte, e più da poveri omini; e tutti artefici e citadini se ne fanno beffe, e contadini sono liberi di tutto. Pensa come la cosa passa per li artefici, in modo tutte le più boteghe son serrate, e tuttor se ne serra per non potere sopportare. E a dì [...] di gennajo , la Singnoria di Pixa ha mandato due inbasciadori al Papa, e passòno in su due brigantini di
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Genovesi, soldati de' Pixani. Al ritornare li assaltò el tempo, e andonno a traverso nell'arco di Stangno. El presente si rifanno loro. Ditti brigantini furono per esser pregioni a Livorno. Questo mese di feraio, anno MD , è venuto molte volte nuove a Pissa come el Duca di Milano, fuoriuscito di Milano, è rientrato in Milano col braccio dello Imperadore; e Messer Iacopo da Traussi Milanesse, luogotenente del Re di Fransa, fu ferito, un suo figlio morto, e lui fugitosi fuori di Milano e ridutosi in Noara con alquanti Franciozi. E ad 25 di ditto , venendo un branco di porci a Pisa per la via di Luca, furono tolti sul Monte a San Giuliano da soldati firentini, taliani e franciosi; e menandoli per e' monti per menarli a Cascina, e' soldati de' Pisani a piè e a cavallo li soccorseno a Caprona e funo rotti. E soldati Firentini erano circa settanta, e funo morti da tredici e pregioni circa dieci; e' porci tornorono in Pissa. E adì 12 di marso , le gente de' Firentini circa cavalli settanta legieri e fanti centosessanta, si nascoseno al Bangno a Monte Pisanno, spettando la scorta de' Pisani che andava a Luca spexe volte. E ditto dì, la scorta de' Pisani circa cavalli quaranta, si scontròno con ditte genti de' Firentini, e feciono alcuni fatti d'arme, in modo la nuova venne in Pissa; sonò le campane di Pissa a martello, e molta gente del popolo socorseno e' ditti cavalli de' Pisani, e Firentini si redusseno verso Ripafatta. Come viddono el socorso di Pissa, si missono in fuga verso Ripafatta. E loro cavalli e fanti apiè rimaseno in modo e' contadini n'amassorono circa quaranta, e spogliati inudi tutti da ditti contadini, e assai pregioni ne menorono in Pissa ocultamente da contadini; inperò li arebbeno morti. E ad 5 d'aprile MDI , e' Pisani hanno mandato inbasciatori inverso Roma, overo a Siena. E in questi dì si dicie el Duca di Milano ha ripresso Noara, e un castello chiamato Mortera, con entrovi dimolti Franciossi. E ad 15 di ditto , venne nuove a Pissa come el Duca di Milano fu preso da Franciosi in questo modo. Essendo el Duca di Milano a Noara, acquistata nuovamente, con circa ventottomilia persone tra piè e a cavallo, e' Fransesi lì presso, in luogo dito Turino, con circa persone dodicimilia mandorono a sfidare el Duca di Milano per fare fatti d'arme. El Duca di Milano si trovava forte rotto; e
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quando funno per essere alle mani circa ottamilia Borgongnoni overo Svisseri, diti la lega del Grigia, soldati di ditto Duca di Milano, saltorono nel campo de' Franciosi, e 'l Duca di Milano si fugì in Noara, e avendo carestia di vettovaria si dierono a patti salvo l'avere e le persone, e rimase pregione el Duca di Milano e alcuni suoi conduttieri. E ad 24 d'aprile , vene nuova a Pisa come Pontremoli fu fornito da Messer Gian Luigi da Fiesco Genovese con licenzia de' Franciossi, e alcune castella di Luligiana che si teneano per e' Firentini; come fu Filattiera, Castiglion del Terzieri e altri castelli. E di lì a pochi dì, Pontremoli si fornì per lo Re di Franza. E adì 4 di maggio , e' Singnori Pisani presono a pregione el Signore Costantino Governatore di Monferato, a pitizione del Re di Franza; che s'era fugito di Noara di pregione del Re di Franza; e fu presso sotto salvocondotto de' Pixani. Lo re mandò a dire così si dovessi fare. E adì 5 di detto , venneno mandatarj overo araldi mandati dal Re di Franza, che Pissa stessi sotto la bandiera del re di Franza: così si puosi fuori sul Ponte Vechio la bandiera co' gigli. E adì 12 di giungno , molti giovani pixani trasseno di pregione el Singnore Gostantino, contra la volontà de' Signori pisani, e fugittolo in casa d'un cittadino pissano: el populo si levò a rumore e ripresollo, e ritornò in ristretto; e nel rumore fu amassato Messer Benedetto Benedetti dottore in legge, perchè aiutava detto Singnore Gostantino. E adì 16 di detto , venne in quello di Luca e da Pietrasanta Monsingnore di Belmonte, con molti conduttieri del Re di Francia, con circa cavalli tremila e pedoni cinquemila, con molte artigliarie sulle carette. Dicesi sono pagati da Firentini per riavere Pixa. E fornito ebbeno Pietrasanta e Motrone, se ne venneno in questo di Pisa a Vico e a Cascina; ed avendo loro auto parlamento con Singnori Pisani più volte domandando Pisa per lo Re di Franza, e' Pisani li respuoseno ch'erano contenti con patto di non esser missi in mano de' Firentini; e volendo esser securi non tornare ai Firentini, detto Capitano non volendo schiarire tal patto, e' Pisani non li vuolse lassare intrare in Pisa, dicendo piuttosto volere tutti morire che tornare in mano de' Firentini.
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E ad 21 di giungno detto , el detto Singnore Costantino fu licenziato da' Signori pisani, e montò in su uno scifo armaticcio per andarsene, e' brigantini de' Firentini lo presono in mare, e menollo a Livorno pregione; e tenendolo come singnore sansa guardie per Livorno, a dì 25 di ditto si fugì da Livorno, e' cavalli de' Pisani l'andonno a socorere, e menollo in Pisa non come pregione, alsì come amico. E al presente, e' Franciosi si stanno per el contado di Pisa, e non fanno villania a nessun Pisano, massime di contadini, che ongni giorno vanno fuori; e alcuni di loro Franciosi vengano alla Porta; non entrano drento, e son serviti di quello che vogliono per li loro danari. E ad 30 di giungno ditto , si perdè la tore di Focie per Pisani. E ad 30 di giungno ditto , e' Franciosi piantorono l'artigliaria de' Firentini alla porticciuola murata delle Concie della Spina; e' Pisani fanno grandissimi repari drento. E la sera, circa a ore ventidue, gittorono in tera circa braccia quaranta di muro. A un trato gli Alemani introrono drento tra il bastione e le mura rotte, e qui ne funo morti da ongni parte, e furon rimissi di fuori; e le done di Pisa che lavoravano nel fosso ne funno ferite, e alcune morte. E ad dì 1?luglio , e' Franciosi gittorono in tera circa braccia trenta di muro dietro a San Salvestro, e fenno buoni ripari drento. E ad 6 di ditto , furon fatti ripari sino passato la porta murata della Calcesana; un gran fosso tralle mura e la tera, con caxe matte, e toriane di tera con bonbardiere; in modo che i Franciosi non possono entrare in canpo: è una coxa inespugnabile. E da dì 30 di giungno sino ad 6 di luglio , e' Pisani hanno tolto ai Franciosi cavalli cento, e ammassati homeni sansa l'artigliarie de' Pisani, maxime sul torione tondo al Ponte della Spina; e anco al torione de San Giuliano presso alla porta di
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San Marco sull'Arno, hanno morto molti Franciosi, e tutto giorno se ne amassa. E ditto dì, cioè a dì 6 di luglio , e' Franciosi preseno el Barbagianni alle Concie, e entrati drento sulle mura per ditto Barbagianni. E ditto dì, e' Pisani a ore due di notte montorono sulle mura, e ributtarono fuori e' Franciosi e missono fuoco in dito Barbagianni, e ardendo tutti e' lingnami de' solai drentovi, perchè non vi sipossono aforticarsi. E ad 2 di luglio ditto , tornò in Pisa una fusta e un brigantino, mandati da Pisani per uno capitano a Vitelosso Vitelli cor un suo ingengnieri; e per esser perduto la torre di Focie, si missono in Serchio, e detto capitano e ingengnieri e altri capi se ne introrono per la terra da Serchio a Pisa; e detto, e' brigantini entrorono per forsa in Arno, e introrono in Pisa a salvamento, che Franciosi non li potetteno tenere; però guardano detta tore di Focie. E ad 7 di detto , e' contadini pisani, essendo la notte alla strada, presono un cavallaro del Capitano di Belmonte Francioso, con moltissime lettere drissate allo Re di Francia e a Monsingnore Cardinale di Roano Visorè in Milano, e lettere di tutti e' Baroni e Singnori sono in canpo a Pisa. El tenore di dette era, come ditti Franciosi non bastava l'animo avere Pisa, e che in Pisa era circa dieci milia combattenti i più valentuomini del mondo, e che dubitava tale impresa sarebbe invano, come era alsì de' Firentini: li avevano ingannati, e pativano disagio assai di vittovaria e monizione: e diceano allo Re, si non che Luchesi li socoreseno di polvere e vittovarie, sarebbono vituperati; e che Pisa era tera molto forte, e grossissime mura e valentomini e done; e che Pisani son buoni Franciesi, e che Firentini fanno amassare li loro homini; e che Pisani vogliono lo Re di Franza colla Reina per singnore, e per niente non vogliano e' Firentini, e sono contenti che el Re di Franza tenga uno mandato in Pisa per Visorè con dugento cavalli e non più, per paura non possi dar Pisa a Firentini; e che a lui pare Pisa sia molto a proposito del Re; imperochè coll'ochio si vede meglio che da lungni, e per non esservi, lui ne dà aviso a sua corona. E avendo e' Pisani tutte le dette lettere, l'hanno rimandate a ditto Capitano in Santa Crocie di Prato, inperò le mandò a dimandare.
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E ongni giorno viene cavalli in Pisa di Franzesi predati, quando sei e otto e dieci per volta, e maxime per le mani di contadini che sanno meglio e' passi che non sanno e' soldati; in modo non so ne trova denari d'essi. Vagliono pochi dinari ongni buon cavallo: per ducati quattro s'ha un cavallo di ducati dieci o dodici. E ad 9 di luglio ditto , el canpo di Franciosi si partì da San Michele e Santa Croce, e andossene alloggiare a Cascina colle loro artigliarie; erano boche dodici grosse, sei di Francesi e sei di Firentini; e lassoronvi molti lengnami e scale e pali e monizioni, e alcuni Alamanni e Franciosi rimasono assaltati in Sant'Antonio e San Michele degli Scalzi, e entro vi lassorono due scalle grosse de' Firentini. E ad 10 di ditto , si prese Tore di Focie, che Franciosi v'erano a guardia: sapendo el campo s'era partito, la rendetteno a Pixani, e loro se n'andono sicuri. E ad 11 di ditto , e' Pisani mandorono bandi non si potesse predare Franciosi. Nota da qui indrieto, come Franciesi erano presi, tutti erano amassati. E ad 12 di ditto , e' balestrieri a cavallo de' Pisani hanno menato di Maremma una gran preda di bestiame de' Firentini di vache e cavalle e bufali, le quali vagliono un gran denaio. Al presente, e' Franzesi passano pel contado di Luca, e Luchesi danno loro la vittovaria, e per paura sopportono da loro grande ingiuria, e maxime che i Franzesi hanno nelle mani Pietrasanta e Motrone era de' Luchesi. E ditti Fransesi si sono iti allogiare tutti a Pietrasanta e a Massa, e vivono di vittovarie di Genovesi e Luchesi e di Luligiana, in modo fanno grandissimi danni alle castella di Luligiana e alle ville di Pietrasanta. E ad 11 d'ogosto , si partirono e' Fransesi da Pietrasanta colle loro artigliarie alla volta di Saresana, e cavalli e fanteria, e parte alla volta li Fivissano, però fussino iti tutti per una via, sarebbeno assediati loro medeximi; e tutti passano in Lombardia. E fra detto tempo, e' Fransesi sono stati a Pietrasanta e Massa; hanno più volte cercato co' Pisani avere Pisa per acordo,
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e molto se n'è travagliato el cardinale di Santo Piero in Vincula che al presente si trova personalmente in Luca, ed è Vescovo di Luca ed è luocotenente pel Re di Franza; e tramettendosi co' Pisani, nolli è riuscito; imperò voleano fornire Pisa con cinquecento cavalli, e Pisani non voleano altro che cinquanta, e non potenno acordare: e' Fransesi si son tornati di là dall'Arpe con vergongna. Anco fra ditto tempo, el Re di Franza avendo intexo come Pisa li ha fatto resistenza, ha mandato un suo Barone Maggiordomo di Casa del Re a Firenze per la via di Luca, per volere che Firentini desino denari e vettovarie e monizione al soprascritto Capitano di Franciosi, e ritornassi a canpo a Pisa; e Firentini nolle hanno volsuto fare, ed essene tornato indrieto. Intendesi e' Firentini hanno detto e' Fransesi li hanno ingannati, e mostrano non si fidare di loro; e non conoscano come Dio guida questa cosa, e non li omini del mondo. Al presente, è nuove a Pisa come el Turco è adosso a Veneziani con grande armata per mare e per tera. E ad 14 di ditto , si finì di murare le mura di Pisa presso a stampacie, non alto come le mura vechie: furono circa braccia novanta. Al presente, el maestro ingengnieri mandò Vitellosso Vitelli a Pisani fa fare un bastione grossissimo fuori della Citadella Vechia alla porta chiamata San Giorgio, e la tore e fortessa era ita in tera per Pisani; el quale bastione ene fortissimo e grosso in tal luogo braccia venti, con molte casematte sotto, con bonbardiera per ongni parte; el qual'è una inespugnabile cosa, con grandissimi fossi atorno e grossissime trincee drento, con gran catene e traverse, el quale guarda dal Lione sino a ditto bastione da quella banda ch'è da ditto bastione sino all'Arno per l'altra banda, ed è una superba cosa; e detto Maestro toca da Pisani per suo salario ducati uno ogni dì, cioè ducati trenta el mese. E ad 16 d'ogosto ditto , e' Pisani preson Librafatta per forsa, e menati in Pisa trentotto pregioni; tra loro due conestabili fiorentini; che fu scalata sull'ora di tersa. E ditto dì, e' Pisani andono col canpo al bastione sopra Santa Maria di Castello si tiene per e' Firentini. E ad 18 di ditto , e' Pixani presono el bastione sopra Santa Maria di Castello, e dessi a patti, auto più corpi d'artigliarie
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e una grossa battaglia; e volendosi scalare si diè per paura, salvo e' soldati. E ad 23 d'ogosto ditto , e' Pisani si missono in punto per andare di notte tempo con tutti loro soldati e omini della tera per andare a scalare Livorno; e stati di due colle porte serrate perchè Firentini non n'avesseno nuove, e a ore due di notte preson partito mandare quindici cavalli legieri con Maestro ingengnieri a misurare le mura di Livorno, e così fu fatto. Preso ebbeno tutte le missure delle mura di Livorno, essendo per tornare a Pisa, volseno predare più castroni di Livornesi. Fu loro posto uno aguato di fanti circa cento cinquanta nelle vigne di Livorno; furon rotti e presi sette cavalli e gli omini e due Maestri d'ingengnieri; e per tal cagione si levò la 'npresa di Livorno. Stimo totalmente si sarebbe presa, imperò non si faceva molte guardie. E ad 31 di detto , e' Pisani feciono consiglio generale da fare venti omini di balia di poter patteggiare e fare acordo col Re di Franza overo co' Firentini, inperò con tutte e due le parte n'era partito, o non si potè vencere per niente di fare acordo co' Firentini: col Re di Franza sì; e con ditto re di Franza si vinse tali omini a dì 31 di ditto . E ad 3 di settembre ditto , omini di balia venti per consiglio spacciono dua imbasciatori per tratiare ditto acordo col Re di Franza; e detto dì, si partino e andorono alla volta di Modina: là ha essere Monsignor Cardinale di Santo Pietro in Vincola co Monsignore di Belmonte capitano generale del Re di Franza: tutti due ha autorità dal Re di Franza de' fatti della Italia aconciare e desporre quanto la persona del Re. 1501. E ad 8 di settembre ditto , e' Signori Pisani hanno dato el bastone e lo stendardo coll'arme di Pisa, cioè croce bianca nel canpo rosso, a Tarlatino di Cità di Castello, nel Duomo di Pisa con molte cirimonia e festa, pricisione e gente a cavallo armate. E in questo tempo, el Duca Valentino, figlio del Papa Alexandro VI, Duca di Valensa, fu fatto Capitano di Santa Chiesa; e Mastro di canpo fu Vitellosso Vitelli da Cità di Castello, andarono alla inpresa di Romagna, cioè d'Imola, Furlì, Faensa e Rimini e Pesari, e tutte le acquistò tra per forsa e a patti; e Bolongna s'acordò col Papa dargli ubbedienza e tributo, che
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l'avea tolto alla Chiesa; e simile tutte l'altre cità nommate: e le terre della Chiesa, ciò Viterbo, Narni, Todi, Perugia, che per le parti istavano in guerra tutte, Vitelloso Vitelli le corse co' fuoriusciti e misse a saco. Le parti erano di drento chiamate fuora, in modo tutte stanno ubbediente alla Chiesa per forsa. E ditto aquisto fu fatto tutto quest'anno 1501 dallo ogosto sino al marso ; e dipoi l'anno 1502, al Pisano , el Duca Valentino soprascritto passò l'Arpe di Bolongna con tutto el suo canpo, furon circa ventimila persone tra piè e a cavallo; e alogiorono sullo contado di Firenze, cioè a Canpi e Peretola presso a Firenze a cinque milia, e lì feciono grande danno, e' Firentini davano loro vittovaria per paura; e fra molti dì, dette gente passorono alla Lastra e lì stetteno alcuni dì, e dipoi si missono in Valdelsa tra Castel Firentino, Certaldo, Poggibonsi; e questo fu del mese di maggio. Lì e per tutto feciono grandissimo danno; e in questi dì Vittelosso Vitelli venne in Pisa, una notte e sino a dì, con molti cavalli; e in Pisa li fu fatto grande onore; ed essendo a parlamento colla Singnoria di Pisa, rechiesse a' Signori pisani, da parte del Duca Valentino e sua, l'artigliarie de' Pisani per andare alla espungnazione di Piombino; e coxì fu concedute graziosamente: e coxì si caricò in barcha otto boche tra cortali e passavolanti, tutti sulle carrette, e andorono per mare a Piombino, dove si ritruova al presente dito Duca Valentino con le suo gente. E ad 10 di giungno ditto anno , passorono per Pisa l'artigliarie del Re di Franza bene aconpagnate con circa quattromila Svisseri pedoni, e guardia e antiguardia di gente d'arme circa cinquemila cavalli, e tutte allogiorono una notte ne' soborghi di Pisa; e ditte gente e artigliarie vanno alla volta per acquistare el Reame di Napoli, furon circa boche treniasei, tutte sulle carette, e circa carrette cento di monizione per ditte artigliarie: e per la via di Lonbardia e di Romagna è passata una grande gente d'arme franzese, e tutti iti in del Reame; e per esser ditto Re di Franza in lega col Papa e coi Veneziani, vanno li Franzesi sino in del Reame sensa impedimento nessuno; alsì per di Toscana lo simile . 1502. E ad [...] d'ogosto , si fecie gran festa in Pisa, come Napoli si dette allo Re di Franza d'acordo, salvato el Re Federigo e suo tesoro.
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El Re di Spagna ha fornita la Calavria d'acordo con Fransa. E ad 26 di ditto , e' Pisani mandoron du' inbasciatori, due di balia, a Milano a Monsingnore Cardinale di Rovano, per fare apuntamento di Pisa. E ad 30 di ditto , e' Firentini corseno di notte a Limone a predare molte vacche di boari Pisani. Sonò la campana a martello, e adì si trovorono co' Firentini a Santa Maria d'Uliveto; e Firentini furon rotti e fracassati, e morti e presi circa trenta omini armati e balestrieri, e riauta detta preda. E ad [...] di novenbre , e' cavalli circa settanta de' Pixani andorono a predare Alica presso a Era, e li feciono gran preda: al tornare furono rotti dalle gente de' Firentini, e perduto la preda; e fuvi preso circa cavalli quaranta di Pisani, e morti due Pisani, e alcuni alle Stinche di Firenze. E ad 8 di ditto , uno degli inbasciatori de' Pisani tornorono da Milano con capitoli sottoscritti col Re di Franza, fatti e soscritti per mano di mandati del Re; e un altro inbasciatore è ito in Franza al Re proprio. Lui raffermi tutti ditti Capitoli di suo mano propria; e così li raffermò ditto Re di Franza di mano sua propria. E adì 24 di decenbre ditto anno , si bandì pacie perpetua in Milano, a Parma, in Franza, l'Inperadore, Re di Franza, Re di Spangna, Re d'Inghilterra, Re di Portogallo, Re d'Ungheria e Duca di Borgongna, con li loro darenti. Nota, come e' Firentini che regono al presente, si sono acordati col Re di Franza, e dannoli molta soma di dinari; diciesi scudi centomila o più; e 'l Re ha loro promisso non rimettere e' fuoriusciti di Firenze. E per cagione al presente e' Firentini ritengano alcuni soldati caporali de' Pisani nelle loro Stinche, e Pisani ritengono loro soldati in Pixa nel torione al Ponte alla Spina: tutto per potere cambiare. E ad 10 di marso ditto anno , e' pregioni Firentini erano nel torrone, fino circa omini venti si calonno giù dalla tore e torriciella all'Arno, e andonsi con Dio, chè non furon sentiti da guardie nissuna, salvo dalla guardia era drento con loro, che fu abavagliata da ditti pregioni.
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E ad 23 di marso , se ebbe Vico per e' Pisani, el quale s'ebbe per tradimento d'alcuni soldati de' Firentini, e fu circa ore sei avanti giorno; e la sera medexima s'ebbe la rôca a patti; e ad 24 , ne venne a Pisa pregioni el Commissario e Castellano; e la roba di Vico de' Firentini tutta a saca, e quella de' Vicaresi tutta salva. E ad 28 d'aprile 1503, venne a Pisa per la via di Firenze uno mandato dall'Inperadore con suo lettera a dimandare a Pisani centosessanta soldati pagati per un anno, per andare contra el Turco; e come l'Inperadore quest'anno viene a Roma a incoronarsi. E ad 11 di maggio , e' Firentini ebbeno Sansavino a patti col campo. E ad 12 di ditto , la gente de' Firentini detteno el guasto a grani e biade e vigne da San Rimedio a Sansavino. E ad 13 , dettono el guasto a Ripuli. E adì 16 di ditto , e' Pisani detteno el guasto a Bientina, era de' Firentini. E adì 20 di ditto , e' Firentini detteno el guasto alla Vettula, e tutt' e' grani e fave. E ditto dì, du' brigantini de' Pisani presono due brigantini di Firentini erano venuti per pigliare uno brigantino veniva da Roma con alcuni Pisani, ed ebbeno caccia sino a presso a Lavensa: lì detono in tera, e presono uno di padroni e amassorono alcuni Firentini. E ad 22 di magio ditto , e' Firentini presono ventiquattro omini soldati de' Pisani erano in Vico; e di notte passorono Arno tra Pontadera e Cascina per predare bestie de' Firentini, e furo scoperti; e menati in canpo al Comissario, Firentini furon tutti impicati per la gola. E ad 23 di ditto , el canpo de' Firentini si partì da Sansavino in verso Firensa, e abandonorolo sansa persone, e passò Arno a Bientina. E ad 24 di ditto , el canpo de' Firentini venneno in Valdiserchio su per e' monti, e acanpossi a Orsengnano; dipoi detteno el guasto per tutto Valdiserchio e Val d'Oseri, e abrugiò tutte le case, e tagliorono e frutti e grani e fave, e abrugio le mulina di Quosa.
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E adì 28, si partino, e per Piamonte preseno la tore d'Asciano, e andorono alogiare in San Giovanni alla Vena; gittorono un ponte sopra Arno da Cascina a San Giovanni sansa essere nojati da nessuno; e fra questo tempo e' Firentini hanno fatto uno bastione sul monte la Dolorosa. E adì 6 di giungno , venne nuove a Pisa per la via di Luca, come Aresso e Cortona si sono ribellati da Firentini. E adì 7 di ditto , el canpo di Firentini arseno la Dolorosa; e tutto el canpo si partì di San Giovanni alla Vena alla Via di Firenze molto in fretta e gran furia per caussa della ribellione ditta.
[p. 360]



(revised 28-02-2002 ) Portoveneri, Giovanni.
Elena Pierazzo

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