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Gianni, Francesco Maria

Memoria relativa alla provincia pisana (7 maggio 1767)


Dopo che la natura ha dimostrato sua providenza nella situazione e qualità del territorio pisano, nessun altro più giusto pensiero cader poteva nella mente benigna del governo toscano che di migliorare le condizioni della città e stato di Pisa col vigore della agricoltura.
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Questo cardine originale del più vero commercio, sorgente unica della più costante ricchezza di uno Stato, principio infallibile di opulenza, meritava bene d'essere riguardato con occhio attento, quando in cercare modi di produrre un reale benefizio al paese e popolo pisano, fu providamente presa in mira la feconda terra et il traffico da essa derivante. Senza raccontare i frutti abbondanti che tanti vasti paesi hanno trovati nell'applicazione della cultura della terra, ogn'uno facilmente si persuade che essa è il fondamento della sussistenza e conseguentemente il primo oggetto dell'industria umana, dunque la materia più feconda d'ogni traffico, il sostegno delle arti ed il primario richiamo della popolazione. Sono tanto conosciute queste verità che, senza altra dimostrazione, ognuno dovrà applaudire il pensiero d'un governo benigno, che mostra tutta la più tenera paterna inclinazione a favorire il vantaggio della Provincia Pisana con incoraggiare la cultura del suo territorio, suscettibile di tanto miglioramento, quanto appunto se ne può bramare per convertire in opulento e commerciante un paese languente nell'abbandono e nella miseria, e perciò privo di elevata industria, senza un vivo commercio, anzi soggetto agli scapiti di tutta la passiva negoziazione con i forestieri, non conguagliata, quanto possibile sarebbe, dal proprio attivo sopra di loro. Quanto lusinga l'aspetto d'un vasto terreno, ubertoso nella florida pianura e germogliante di ogni frutto nella collina, altrettanto attrista il trovarne una gran porzione deserto di abitazioni e popolo, e di quella buona parte soggetto in disastri delle inondazioni, e certa porzione finalmente perduta affatto sotto le acque palustri, quasi tutto l'anno stagnanti. L'aria infetta e l'abbandono della coltivazione sono le conseguenze necessarie di una condizione sì fatale. Nè per unica ragione di questo male reputar si deve l'inerzia del popolo pisano, come a prima vista crederebbe ognuno inteso degli dominj diversi che posseggono quel territorio, ma applicar conviene a tante altre varie cagioni che producono, di per se stesse, i perniciosi effetti sopra osservati e fomentano l'inerzia nel popolo, nè di rado anche originalmente la producono. L'esperienza e l'osservazione dimostrano come la campagna pisana posseduta dagli Pisani istessi e da tutti quegli che, in simile condizione, di loro fanno la miglior parte del patrimonio in tali possessi, si trova per una gran parte totalmente bene coltivata e munita di rurali abitatori, e per altra porzione in tanto buono stato di cultura, quanto lo permette la situazione, il clima e lo stato attuale del commercio sopra ai prodotti della nostra terra. Concludendo, i forestieri, che posseggono latifondi nel Pisano e vari patrimoni toscani, che hanno in pochi una bella parte del terreno, conservano la desolazione dell'agricoltura per tutte quelle ragioni, onde tali fenomeni d'economia si vedono comunemente accadere nelle amministrazioni vaste e lontane dalla vigilanza quotidiana degli propri padroni. Conseguenza di questo principio, resultante dall'esperienza, sarà il progetto che verrà qui appresso disteso. Ma per conservare l'ordine cade qui in acconcio di osservare come anche la sventurata circostanza in cui si trovano i Pisani, di non potere liberamente
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commerciare i prodotti della loro terra con i forestieri, contribuisce a tenere l'agricoltura ristretta in certi limiti e rinvigorisce la sussistenza dei danni già descritti. Il rimediare a questo male sarà pure oggetto di provvedimenti che si vanno meditando per benefizio della città di Pisa e della sua campagna. Dunque per la prima parte si avrà in mira l'aumento della coltivazione, delle raccolte e della popolazione. E la seconda parte sarà destinata ad avere per oggetto il commercio dei prodotti, onde possano questi andar sempre migliorando e, per conseguenza, conservare ed aumentare quel popolo che, dal traffico di essi, ricaverà la sua sussistenza. Il progettare benefizi allo Stato con il solo mezzo di aggravare l'erario regio, o diminuirgli le sue rendite, è un metodo troppo comunemente difficile alla riescita, e molte volte pernicioso allo Stato medesimo, ma il proporsi per sistema di non danneggiare l'interesse del sovrano e chiedere da lui la sola protezione e condescendenza a favorire il bene di una provincia, non può essere ragionevolmente disapprovato e senza temerità si può sperare l'intento d'una proposizione limitata a questi termini. Tale è appunto il progetto di servirsi dei beni che lo Scrittoio delle Reali Possessioni gode nel Pisano, per dare il primo moto et il più efficace principio all'estensione dell'agricoltura, con sicurezza che ogni sinistro avvenimento dell'impresa, naturalmente previsibile, non possa portare all'interesse regio il minimo scapito effettivo d'entrata e che, all'incontro, la felice riescita della medesima debba produrre, oltre il bene del paese, anche un profitto effettivo alle rendite del sovrano, relativamente al loro stato attuale. Un simile spirito di cautela per l'interesso regio e di sicurezza per il pubblico, referibile alla presente situazione, sarà la regola fondamentale delle proposizioni riguardanti il traffico dei prodotti di terra che somministrerà l'agricoltura pisana, e con queste vedute, moderate le necessarie dimande di estrazione, in forma che il vero benefizio del traffico non produca carestia, anzi assicuri alla città di Pisa la provvisione per la sussistenza d'un tempo che presentemente non è provveduto da tutta la attenzione dei tribunali d'Abbondanza e di Grascia. E ripigliando a ragionare sul primo articolo, considerar conviene come lo Scrittojo predetto possieda vaste tenute nella campagna pisana; Che, di tanto territorio, solamente la minor parte è ben coltivato e popolato; Che il restante non è alluogato ai lavoratori, ma si amministra a mano, parte in forma di lavoria, per conto delle fattorie, e parte in forma di mezzaioli, quali altro non sono che contadini di altre fattorie, i quali prendono a lavorare un pezzo di terra delle fattorie imperiali e ne tirano la metà delle raccolte; Che questa situazione e regolamento, come ognuno vede senza prove, produce piccolo utile all'azienda dello Scrittoio; Che non potrebbe darglielo maggiore unito ad una più numerosa popolazione, senza una spesa enorme in fabbricar case da contadina e ridurre a buona cultura i terreni nominati. Con questi principj di fatto veri sarà facile il vedere quanto converrebbe al sovrano il favorire l'esecuzione delle seguenti proposizioni, esaminate già da varie persone, che hanno bene considerata la campagna pisana e la situazione e condizioni della città e popolo di Pisa. Qui viene promesso di dimostrare, qualora sieno permesse le opportune ricerche,
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che il progetto, ad ogni peggiore riescita, deve conservare al principe l'istessa sua rendita attuale ed aumentargliela poi in caso di buon successo, con l'aggiunta di una vera ricchezza e costante popolazione nelle parti più belle del territorio pisano. Perciò viene proposto che sieno descritti tutti i terreni che lo Scrittoio possiede nel Pisano e separati quegli alluogati ai lavorati dagl'altri amministrati a mano et a mezzaioli, intendendosi segregate dal presente ragionamento quelle terre che servano alla razza dei cavalli di S. M. I. e le boscaglie destinate alla caccia. Che i terreni alluogati e ridotti in forma di poderi, uniti con le loro respettive case, sieno lasciati allo Scrittoio nella loro attuale situazione, salvi quelli che fosse giudicato bene diminuire d'estensione per facilitare la migliore cultura. Che quegli rimantenti, sopra dei quali cade il ragionamento, sieno misurati e distinti nella descrizione secondo i loro vocaboli e qualità, cioè: terreno sano, terreno sottoposto e terreno abbandonato; comprendendo in questa inspezione ogni sorte di terra, così lavorativa come a pastura e macchiosa, ed eccettuando dalle macchie quelle tenute unite, in cui si trovassero legnami da costruzione. Dal resultato di questa operazione diverrà in chiaro quanti e quali terreni potranno servire al progetto. E qualunque sieno, la proposizione che sopra di essi si raggira consiste nel progettare che S. M. I. gli conceda a livello, divisi in tante porzioni eguali, i terreni sani fra loro, e così fra loro, parimente, i sottoposti e quelli abbandonati, in forma che ogni livello di terreno sano contenga quaranta saccate di estensione; di terreno sottoposto sessanta saccate; di terreno abbandonato cento saccate; con osservare una proporzionale compensazione in tutti quei casi, che la divisione de' beni portasse seco diverse qualità di terreno in un medesimo livello, secondo la classazione suddetta; e perciò ogni livellare pagherà lo stesso canone. Sarà permesso a tutti concorrere ai livelli suddetti, ed esplicitamente anche agli ebrei. Nessuna persona potrà ottenere a livello più di uno solo dei pezzi di terra che, secondo la descrizione suddetta, caderanno nell'allivellazione. I livelli saranno costituiti in linea masculina, ed estinta quella, ogn'un potrà disporne, ma in tal caso il successore nel livello dovrà celebrare il contratto con lo Scrittoio e pagargli la quarta parte del fondo estimato, con dovere osservare i medesimi patti e godere i medesimi privilegi dei livellari originali. Per la prima concessione di tali livelli lo Scrittoio non domanderà sborso alcuno in titolo di laudemio. Ma ogni livellare sarà obbligato a fabbricare una casa da contadino. Per questo effetto sarà fissata con un disegno e con un modello la struttura della casa. Sarà accordato ai livellari tre anni di tempo ad averla fabbricata. E per renderne più agevole la fabbricazione, più sollecita e meno dispendiosa, sarà stabilita in termini ristratti, ma lasciata ai livellari la libertà di edificarla d'ogni maggiore estensione che loro piacerà, purchè, dentro al termine di tre anni suddetti, una casa, non minore del disegno e modello prescritto, sia sopra quella terra. Il canone sarà leggiero, e da doversi pagare in contanti allo Scrittoio, ma il fissarne la somma dependerà dagli spogli e calculazioni che converrà fare su i libri
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dello Scrittoio et altri offizi, come si dirà nel regolamento dopo proposti, in caso che non venga rigettato il progetto. Per i primi tre anni delle condotte assegnati già alla fabbricazione delle case correrà il debito del canone, ma chi non avesse comodo di pagarlo annualmente, averà tempo di pagarlo in altri tre anni, decorsi i primi, ed allora ogni sei mesi la rata, oltre il canone allora corrente. Fuori di questo triennio di indulto, si intenderanno ricaduti i livelli per l'arretrato pagamento di tre anni di canone, o della somma equivalente, e ciò senza intimazione, o altra formalità. Parimente, non essendo compiti i patti suddetti nei tre anni dell'indulto, ricaderanno i livelli come sopra con tutti i miglioramenti fattivi, e sarà fatto conto delli deterioramenti, se ve ne fossero, oltre la restituzione dei frutti percetti. Non potranno i livellari tirare i frutti dai terreni, nè quelli sementari, e respettivamente raccorre, se non dal giorno che averanno incominciato la fabbrica della casa, quantunque antecendentemente fosse stato fatto il contratto, ma sarà loro permesso il trasportare materiali, aprire fornaci sopra agli terreni e fare ogni altro atto preparatorio alla fabbrica. Si ammetterà poi per incominciato l'edifizio subito che qualche porzione di muratura comparirà sopra a terra. In ogni tempo dell'anno sarà permesso intraprendere il livello, e perciò accordato che tutti i frutti pendenti dei terreni allivellabili sieno ricevuti dai livellari per le stime con una diminuzione appresso di dieci per cento in segno di gratificazione, ma con il pronto pagamento. Per l'esecuzione di dette stime saranno deputate notoriamente dallo Scrittoio più persone in Pisa, le quali dovranno farle d'accordo con il perito che ogni livellario potrà eleggere, compromettendo in essi la stima ed autorizzandogli all'elezione del terzo perito decisivo in caso di discordia. Nè per terzo perito potrà essere eletto alcuno di quegli già destinati dallo Scrittoio per propri stimatori. E se occorrerà allo Scrittoio vendere una quantità di bestiami d'ogni sorta, per cagione di trovarsi le pasture ristrette dall'instituzione dei livelli, ogni livellario sarà obbligato a prendere due capi vaccini e bufalini e due cavallini per le stime da farsi come sopra. Non sarà per altro astretto a prenderne maggior quantità, e volendola, pur che ne occorra la vendita, sarà concessa nella stessa forma. Coerentemente al proposto spirito di beneficienza, sarà accordato il tempo di un anno al pagamento dei bestiami che fossero stati ricevuti come sopra, tanto per patto, quanto per compra volontaria. Ma chi ne farà il pronto pagamento, cioè dentro un mese dal dì della consegna, goderà uno sbasso di 5 per cento sulle stime fatte, come è detto sopra all'articolo dei frutti pendenti. Chi vorrà prendere il livello e non possederà beni stabili nel territorio toscano, dovrà dare mallevadore per i frutti delli tre anni di indulto, in caso di inosservanza dei patti. Sarà anche permesso il disporre dei livelli per qualunque atto tra vivi, ma in ciascuno di tali casi dovrà essere pagata allo Scrittoio la quarta.
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Tutti quei livellari che, Dio non voglia, cadessero sotto il giudizio di concorso, graduatoria, o altro simile, per fallimento e debiti d'ogni sorta, non potranno perdere il livello, perchè questo capitale non deve essere sottoposto ad alcun'altra ipoteca, nè azione, fuori di quelle che competano allo Scrittoio, et ai livellari, o a chi gli rappresenterà mediante la successione e le contrattazioni che di tali livelli sono permesse. Anche alle mani morte sarà permesso concorrere ai livelli, e la loro condotta sarà perpetua e con le condizioni e patti detti sopra. Tutte quelle famiglie che abiteranno nelle nuove case dei livelli saranno esenti per cento anni dal dì della pubblicazione dalle leve forzate di milizie, ma verranno sempre ricevuti per volontari nelle truppe di Toscana e preferiti a tutti gl'altri forestieri. Quelli poi che averanno presto tutto il loro livello in terreni abbandonati, e daranno riscontro d'avervi raccolto in un anno sacca dugento, o più, di qualunque grascia in granellame vi avessero seminato, saranno esenti per quell'anno dal pagamento del canone. E se ogn'anno facessero una tale raccolta, ogn'anno respettivamente saranno gratificati con l'esenzione del canone, ma non più che per il corso di dieci anni consecutivi. E per gratificare anche la fabbricazione delle case, S. M. I. ordinarà che, per tre anni dal dì della pubblicazione, le fornaci del contado pisano e le cotte dei materiali sieno sgravate della metà delle gabelle che pagano attualmente. Oltre ai livelli che resulteranno dai terreni sopra indicati, rimanendo alcune spezzature, saranno queste pure concesse a livello separatamente a chi concorrerà con la maggiore e migliore offerta. Dichiarando che, in questo caso, l'offerta di fabbricare una casa nel modo e termini degl'altri livellari sarà tenuta per la maggiore rispetto ai laudemi, pari le altre circonstanze. E questi livelli, pure di spezzatura, goderanno gl'istessi privilegi, protezione promessa agl'altri. Finalmente sarà pubblicato il piano fisso dei livelli con la definizione e denominazione dei terreni allivellabili, classati e divisi come porteranno le operazioni, e ciascuno che vorrà attendervi, potrà supplicare S. M. I. a concederli quel livello che troverà più confaciente, ed essa avrà tutti li benigni riguardi per graziare quelle persone, da cui crederà potere più facilmente ottenere l'intento di bennato benefizio alla campagna e popolo pisano. Se le sopraddette proposizioni paressero troppo generali e succinte, ogni richiesta servirà per avere un più diffuso dettaglio. Tutto poi quel che sembra mancante in questo piano generale rispetto alla maniera di eseguirlo, sarà speditamente somministrato con un regolamento a parte, che riguarderà l'economica amministrazione, perchè sieno premesse le necessarie ricerche, e sarà dimostrato nell'istesso tempo quanto vero sia che l'abbracciare quel che sopra è stato proposto, non solo conserverà al sovrano le sue entrate annuali nella presente loro situazione ad ogni peggiore riescita, ma anche glie l'aumenterà considerabilmente, se l'esito corrisponderà all'espettazione. Ecco quanto si contiene nella prima parte del progetto immaginato per il fine di beneficare la Provincia Pisana con il mezzo dell'agricoltura.
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Rimane adesso da esporre quanto è stato pensato per il fine consecutivo di procurare al popolo il commercio dei prodotti derivanti dalla coltivazione, senza aggravio dell'erario regio e con sicurezza alla provvisione necessaria alla sussistenza della città di Pisa. Senza repetere le ragioni oramai ben note a tutti, si può affermare che il commercio dei prodotti deve unicamente sussistere mediante l'estrazione dei medesimi e per quest'istessa rinvigorire la cultura e l'abbondanza. Ma queste verità sono troppo facilmente riguardate come paradossi da chi sacrifica il ragionamento alla comune obiezione alla carestia. Un paese di vasta estensione, graziato dalla natura di fertilità abondante, di clima perfetto, corredato di canali e fiumi navigabili, non meno che di strade agevolissime, situato presso di un porto e confinante al mare con una spiaggia, come è lo stato pisano, non deve temere la carestia. Ma perchè questa fatale obiezione ha rovesciato finora ogni successo alle idee di commercio in materia di prodotti, sarà provvisto con questo progetto alla sussistenza della città di Pisa, nell'istesso tempo che si cerca l'estrazione delle sue grasce et il loro traffico. E relativamente al promesso impegno di provvedere alla città di Pisa la sussistenza per un tempo non provvisto dei tribunali d'Abbondanza e di Grascia, ragioniamo un momento sulla presente situazione in questa materia, e così più facilmente si persuaderà il benefizio che si spera. Le leggi dell'Abbondanza e della Grascia dalla loro prima istituzione, ed in tutte le successive riforme, egualmente che nelle più recenti disposizioni, dimostrano chiaramente lo spirito di conservare alla sussistenza dello Stato l'abbondanza dei viveri. Questo lodevolissimo oggetto si riduce poi in fatto a due soli principii di amministrazione, cioè ad una provvisione d'olio e di grano, per un lato, e per l'altro, alla proibita estrazione dei generi. L'ultimo sussiste nel generale di Toscana anche rispetto alla città di Pisa, perchè il sistema di interdetta estrazione null'altro richiede che la vigilanza delli esecutori, ma questa città rispettabile nel dominio toscano vive altronde senza alcuna pubblica provvisione di riserva in materia d'olio, e quasi egualmente in materia di grano. Infatti nessuno conosce a Pisa un pubblico magazzino d'olio e pure il paese sussiste come la città di Firenze, dove quest'oggetto è uno dei principali articoli nella amministrazione della Grascia. Del grano potrebbesi quasi dire l'istesso, benchè l'Abbondanza di Firenze vi abbia uno stabilimento per la provvista dei fornai, perchè in fatto nei magazzini di detta Abbondanza non vi si trova mai la provvisione di un anno intiero per lo spiano dei fornai, non che per il bisogno universale della città. Senza tediarsi ad indurre conseguenze da questa situazione, ogn'uno, che poco conosca la materia, ne rileverà assai per decidere quanto poco effetto produchino alla città di Pisa gli regolamenti d'Abbondanza e di Grascia, e conseguentemente quanto meno meritino di esser considerate le obiezioni che verranno fatte al progetto dipendentemente da detti regolamenti. Anzi bisognerà convenire d'un miglioramento alla condizione della città di Pisa mediante l'instituzione d'un magazzino di pubblica provvisione in materia di grano e d'olio, come si proporrà in appresso, per replica insuperabile a tutte le obiezioni
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di carestia che potessero esser fatte contro l'idea di estrazione all'uno e l'altro genere che è il fondamento alle presenti proposizioni. Eccole in senso generale e succinto, ma sarà pronto altronde ogni più minuto chiarimento e dettaglio che ne venga richiesto. Una compagnia d'interessati intraprenderà lo stabilimento d'un comodo magazzino in Pisa per la conservazione dell'olio con tutte le occorrenti adiacenze. In luogo parimente adatto e proprio sarà il magazzino per il grano, o sia granaio. La compagnia sarà rappresentata da un complimentario che essa eleggerà. Questo domanderà a fitto dal sovrano, occorrendo, qualche fabbrica a lui appartenente in Pisa, con pagargliene un annual canone fisso, con facoltà di ridurla all'uso necessario per il negozio. La società si obbligherà di mantenere continuamente esistente in magazzino una quantità d'olio e grano, biade e legumi per il bisogno d'un anno, e questo verrà fissato dalli spogli et operazioni necessarie per conoscere l'annuale consumazione della città di Pisa in questi generi. Il magazzino pertanto comprerà grano, biade, legumi et olio per la provvisione ed anche per arbitrio e nell'istessa forma potrà vendere tuti i generi. Tanto la vendita che la compra in conto di provvisione sarà regolata a prezzi fissi e da stabilirsi con le operazioni necessarie per non cagionare al pubblico un aggravio, ma conservare nello stato attuale il prezzo nella sua sussistenza e salvare, nell'istesso tempo, un discreto utile al magazzino per l'impiego del rilevante capitale necessario al mantenimento della provvisione. Con l'occasione delle suddette operazioni sarà fatta una speciale classazione dei generi referibile alla varietà dei prezzi. In premio di un sì vantaggioso provvedimento di cui verrà beneficata la città di Pisa, la società impresaria del magazzino chiederà che gli siano accordate dette tratte libere di grano et olio, con una diminuzione delle gabelle necessaria alla felice negoziazione di tali generi, e perciò sarà distinta dal titolo di estrazione privilegiata, ed in questi termini essa resterà obbligata a mantenere i sopraddetti e seguenti patti. Per la manutenzione della promessa esistente provvisione dovranno i due grascieri del pubblico di Pisa visitare i magazzini dell'olio e grano nel principio del loro offizio e nel corso del medesimo, potranno soddisfarsi ogni qual volta che loro piacesse, tanto circa alla qualità, che alla quantità, dei grani in provvisione, ma non sarà loro permessa inspezione sopra i libri e scritture del magazzino e sua società. I tribunali saranno obbligati a dar ogn'anno al magazzino un duplicato autentico delle portate di olio e grano raccolto nel Pisano. Nessuno sarà obbligato comperare dal magazzino, e respettivamente vendergli, le grascie suddette, fuori che i fornai, quali dovranno provvedersi dei grani dal magazzino nell'istessa forma che adesso se ne provvedino dall'Abbondanza e con le dichiarazioni e vantaggi che saranno dettagliati a suo luogo. E perciò l'estrazione privilegiata non deve rivelarsi in una privativa del magazzino, ma servire sempre di premio al benefizio della provvisione e di chi vi averà contribuito, così ogn'uno che della sua raccolta d'olio e grani dati in portata consegnerà al magazzino, et al prezzo fissato, quel tanto per cento che sarà stabilito dal
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calculo delle raccolte e della consumazione, otterrà una polizza d'estrazione privilegiata per il restante. E non volendo detta polizza, o non occorrendogli per mancanza di riscontri, o altro, ad eseguire l'operazione, potrà vendere tutto a parte della sua rimanente raccolta al magazzino, ed in questo caso non più per tal porzione di prezzo fissato, ma a quello più conveniente, che verrà accordato tra il magazzino et il venditore. Sarà anche in libertà di detto supposto proprietario il non prendere subito la polizza suddetta d'estrazione privilegiata e di domandarla poi in quel tempo che più li piaccia, purché sia dentro all'anno rurale, cioè, in materia d'olio, da giugno a tutto maggio, et in materia di grani, dal settembre a tutto agosto d'ogni anno. Questa polizza potrà essere ceduta, permutata, venduta ed in qualunque forma contrattata da chiunque l'abbia ottenuta. Ogni volta che alcuno vorrà vendere al magazzino olio e grano in conto di provvisione, non potrà essere ricusato, dentro i termini però del fissato ad un tanto per cento sulla portata delle raccolte, ed ogni altra vendita fuori di queste circostanze sarà contrattabile come è d'ogni una che segue alle piazze et ai mercati fra particolari. Quando sarà portato al magazzino olio e grano per provvisione, potrà risquotersene la valuta subito, o col respiro di sei mesi. Chi accetterà il respiro, riceverà fratanto un biglietto di credito dal magazzino, estinguibile nel termine suddetto, e chi vorrà il pronto pagamento, lo averà con lo sconto però di 5 per cento in ragione di anno. I biglietti di questa sorta, non solo in ogni tempo del loro termine, saranno scontati dal magazzino istesso, ma anche nel commercio, potranno occere con tutta la fede, mentre S. M. I. ordinerà a tutti i camarlinghi e depositari di prenderli per la loro intera valuta, ma però solvendo, andrà a carico del compratore, non sia il rischio, ma solo l'incombenze dell'estrazione. Né questi biglietti di credito averanno luogo che per le partite dependenti dall'acquisto di grano et olio in conto di provvisione, ed a tale effeto la formula di essi sarà concepita in maniera di fare resultare l'effettiva consegna dell'olio e grano, benchè alla cautela del pubblico sia sufficiente il mantenimento della provvisione. Tali biglietti saranno esenti dalla legge della carta bollata e dall'esazione della gabella dei contratti. Il magazzino ricompenserà annualmente la dogana di Pisa dell'importare delle gabelle che averebbe riscosse su quella quantità d'olio in cui sarà fissata la provvisione. E tutto l'olio che si introdurrà in Pisa per questo conto sarà esente dalla gabella. Ma tutto quello che introdurranno i particolari per vendere altrimenti, o per consumarlo, dovrà pagarla come segue attualmente. Per l'uso di questa scrittura sarà proposto un regolamento che metta al coperto l'interesse della dogana e del magazzino nell'istesso tempo. Quanto al grano non ha luogo questo ragionamento, perchè esso è esente dalla gabella d'introduzione in Pisa legge, purchè non sia forestiero. E poichè l'istituzione del magazzino deve essere realmente utile al paese ed al commercio, il magazzino non goderà esenzione alcuna per il grano forestiero che introducesse in Pisa, ma per esso dovrà pagare come ogn'altro privato tutte le dovute gabelle e dazi. Sarà dichiarato però che sotto nome di grano forestiero non s'intenderà se non
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quello proveniente da paesi fuori del dominio di Toscana, e ciò per spiegazione della legge della dogana di Pisa, in vigore della quale si reputano forestieri tutti grani, fuori di quelli raccolti nel territorio pisano. Il magazzino farà negozi in genere d'olio e grani per la provvista obbligata e negozi d'arbitrio, tanto per estrazione privilegiata, quanto per vendita volontaria nello Stato. La vendita in conto di provvisione, tanto d'olio, che di grano, si farà nella seguente maniera. Ogni giorno alle ore da fissarsi sarà esposta nella pubblica piazza di Pisa una quantità d'olio da determinarsi e quello si venderà ad ogni misura et al prezzo fissato. Altronde al magazzino sarà sempre aperta la vendita, tanto a minuto che all'ingrosso. E perchè l'uso attuale delle misure che praticano i bottegai è stato spesso trovato fallace, e sottoposto ad una fraudazione agevolissima, il magazzino farà tutte le sue vendite a peso per maggior sodisfazione del pubblico. Nelle contrattazioni poi d'arbitrio il magazzino si conterrà, e sarà riguardato come ogn'altro particolare negoziante, salva l'estrazione privilegiata. S. M. I. permetterà di non disporre mai dei generi in provvisione per qualunque caso, etiam di truppe, o carestia, in altre parti della Toscana. Sarà resa nota al pubblico la firma e nome del complimentario con un legale esemplare, che verrà portato ai tribunali di Pisa. Il detto complimentario averà interesse nel negozio in proprio nome per scudi 10.000, e non meno. A ciascuno sarà permesso il prendervi interesse ai corpi, e chiunque si presenterà in tutti i tempi con un capitale non minore di scudi 2.000, non solo sarà ricevuto, ma non potrà essere rifiutato, e ciò in dimostrazione del vero spirito d'utilità, che fa proporre lo stabilimento del magazzino, il quale deve essere un oggetto di cui ogni uno deve poterne profittare senza timore che possa mai divenire un articolo di monopolio esclusivo e gravoso al paese. Se il sovrano vorrà esso pure produrvi interesse, non sarà in questo diverso da ogni altro particolare, e non averà nei conti alcuna distinzione di interesse, nè di azione. Nella prima instituzione sarà ammesso qualunque interessato per ogni piccola somma. E ciascuno potrà constituire il suo capitale in olio e grano, valutabile il prezzo di compra a provvisione. Dal numero di tutti gli interessati saranno separati quelli che averanno il capitale non minore di scudi 6.000, e questi interessati di primo grado comporranno una congregazione, la quale, con la maggior parte dei voti, deciderà di quanto occorra per il buon governo della azienda. Non si potrà adunare altrove, fuori del luogo perciò destinato, e non potrà dare ordini contrarj al presente regolamento. Dependerà da essa l'eleggere il complimentario ed a quello conferire la firma per la società. Il complimentario avrà voto in congregazione come ogni altro membro di essa, fuori che quando si tratti di cose concernenti il di lui rendimento di conti.
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Questa società sarà privilegiata di tutte le qualità delle accomandite, secondo lo Statuto della Mercanzia di Firenze, e tutti gli interessati ne goderanno. Le cause che potessero insorgere tra i particolari et il magazzino, e così quelle in cui il magazzino avesse qualunque interesse, saranno di cognizione dei Consoli di Mare, privativamente ad ogni altro tribunale. Fra i negozi d'arbitrio che farà, il magazzino presterà ancora denari per le semente e raccolta in Maremma, nella medesima forma di ogni altro particolare; e questo pure sarà un benefizio alla campagna ed al traffico. E tanto questo, quanto qualsivoglia altro negozio che verrà fatto dal complimentario predetto, sarà di tutto il valore per obbligare il capitale del magazzino e profittare a favor suo nell'istessa forma che ogni altro accomandatario può mercantilmente trafficare il capitale confidatogli. Sin qui si contengono le esplicate memorie generali da servire di base allo stabilimento del suddetto magazzino, e benchè in ristretto, comparisce lo spirito di rettitudine e di commercio che è stato la regola del progetto. Se, ciò nonostante, fosse ricercato un più preciso dettaglio, o un qualche schiarimento a ciò che sembrasse oscuro, servirà un cenno perchè venga subito somministrato. E chi dubitasse delle vantaggiose conseguenze che lo aspettano dall'esecuzione di questo piano, tanto in rapporto alla città e campagna di Pisa, quanto relativamente al traffico di Livorno, avrà di che sodisfarsi nella lettura di quanto verrà scritto a parte, sotto il titolo d'«Osservazioni sulla proposta allivellazione e consecutivo magazzino di provvisione in Pisa». Finalmente, per regola di chi volesse prendere interesse nel negozio, sarà partecipata una catalogazione con cui si dimostrerà l'oggetto resultante dall'impiego del denaro in questa impresa, ma questo impegno, che richiede una laboriosa operazione, non sarà adempito prima che venga in chiaro se, nei presenti termini generali, il progetto incontrerà gradimento, ed in tal caso, nulla sarà risparmiato di più penoso per somministrare una compita sodisfazione. Chi non restasse affatto persuaso dalla ragionevolezza delle soprascritte proposizioni, e volesse avere sopra qualcheduna un discarico delle ragioni onde sono state fatte, verrà compiaciuto con prontezza e sincerità. Ed ogni uno, per ultimo, che trovasse alcuna cosa da opporre al presente piano, sarà ricevuto con gradimento, se aggiungerà, modererà, o distruggerà, con le sue annotazioni quel che non troverà buono e sodisfacente. Dell'istessa gratitudine sia pure sicuro ogni altro che approvasse questa debole fatica prodotta da un principio di buon cuore, benchè concepita in uno scarso intelletto.
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(revised 28/02/2000 ) Gianni, Francesco Maria.
Elena Pierazzo

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