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Betteloni, Vittorio

Canzoniere dei ventanni


Indice




Canzoniere dei vent'anni




1. 1 Quand'io ti vidi per la prima volta

Quand'io ti vidi per la prima volta,
Di tue vaghe compagne eri a braccetto,
Tu stessa fra la molta
Gente, che fuor di Porta suol andare
5La festa per diletto;
Tu stessa fra la gente,
Che dopo il desinare
Move lung'Arno assai tranquillamente.
Già l'ho a memoria come fosse adesso
10Sotto le piante suonava la banda,
E fra color che appresso
Ivi per meglio udir faceano crocchio
Là tu medesma in banda
Al molle suono ascolto
15Ferma porgevi e l'occhio
E l'animo tenevi al ciel rivolto.

2. 2 Eran le note, i desolati accenti

Eran le note, i desolati accenti
Di Vïoletta, che piangendo addio
Dice ai sogni ridenti,

[p. 9]
Di Vïoletta che in sinistro oblio,
5Da tisi insieme e dal funesto amore
Divorata si muore.
Era l'april, che a dolci sensi alletta.
Amor s'accende arcano ed infinito,
Dalla suprema vetta
10All'abisso che trepido, invaghito
Prova anch'esso lo stimolo profondo
D'esser fatto fecondo.
Han di connubio certo, hanno di prole
Fatal desio tutte le cose allora;
15Si prolunga del Sole
Il sacro influsso nella notte ancora,
Molle, temprato all'universa pace,
Tanto meglio efficace.
Era il vespero appunto. A me s'offria
20La tua sembianza, e dietro, l'orizzonte,
Dove il Sole moria,
Cinger parea d'un nimbo la tua fronte
E la bella persona tutta quanta,
Come in tele una Santa.
25 Allo spirar dell'improvvisa brezza,
Come d'arcana voluttà commosso,
Sotto arcana carezza,
L'arbor bisbiglia mollemente scosso;
Par che aggiunga all'artistico concento
30Natura il proprio accento.
Gli occhi tuoi vaghi e la stagion che invita
E i miei vent'anni m'anno messo il foco:
Or con cura infinita,
Cerco farmiti accanto a poco a poco;
35Tu ben lo vedi e fai vista di nulla,
Adorabil fanciulla!

3. 3 Avvenne allor che quando sulla sera


[p. 10]
Avvenne allor che quando sulla sera
Tornavi a casa, io t'attendevo in Ponte;
Leggiadre parolette avevo pronte;
Pur com'uom che assai teme e poco spera,
5Zitto mi stavo in atto di preghiera,
E tu passavi con sommessa fronte.
Ma non senza pertanto aver rivolto
A me prima uno sguardo fuggitivo,
Conscia della cagion perchè venivo;
10Io dello sguardo, benchè picciol molto,
Che, agli occhi tuoi caduto, avea raccolto,
Fino alla nova sera il cor nutrivo.

4. 4 Se non che quando ti se' meglio avvista

Se non che quando ti se' meglio avvista,
Che non per celia o per canzonatura
E che altrimenti non facevo io vista,
Ma che il mio core e che la mia natura;
5 Era davver di bene assai volerti;
Allor siccome di noi altri avviene,
Che al principio d'amor si pende incerti
E in peritanza e gran timor si viene;
E la fanciulla pon la timidezza
10Che è dell'indole sua, tosto in oblio,
E l'arma invece di gentil prodezza
Questo che nasce in lei novo desio:
Così tu cominciasti in più maniere,
Adorabili tutte a far palese,
15Che non ne avesti punto dispiacere,
Se allor di te non dubbio amor mi prese;

[p. 11]
Ma che ti s'era anzi, da quel momento,
Messo non si sa come dentro il core
Un dolcissimo insieme e fier talento,
20Di darmi retta e far con me all'amore.

5. 5 Ed allor con ingenüa baldanza

Ed allor con ingenuüa baldanza
Tu gustavi il piacer di tua possanza,
E sorridevi tacita e furtiva,
Come pria mi scorgevi in lontananza,
5Che presso il Ponte a quell'istessa riva
Ogni sera ad attenderti io veniva.
A mezza state (tanto in tua balía
Era, o diletta, allor l'anima mia)
Col sol che sopra imperversasse e intorno
10Ben venti miglia camminato avria,
Tanto che pure sul finir del giorno
Tu non facessi al tuo tetto ritorno
Senza che ti vedesser gli occhi miei,
Senza che quel che detto io pur t'avrei,
15Se non era d'offenderti riguardo
- Che bella tu, che bellissima sei,
Ch'io men non t'amo se a parlar son tardo, -
Non tel dicesse in parte almen lo sguardo.

6. 6 Poi ti tenevo dietro piano piano

Poi ti tenevo dietro piano piano,
Com'è costume dei novelli amanti,
Pur di scorgerti solo da lontano,
Senza parere all'occhio dei passanti:
5
[p. 12]
E tu con atto cauto e sospettoso,
Per non mostrar che a me ponessi mente,
Volgevi a mezzo il capo tuo vezzoso,
Ad or ad or non molto di sovente;
Ma non molto di rado tuttavia
10Temendo pur che addietro io fossi troppo,
O non pigliassi a caso un'altra via,
O in qualche amico non facessi intoppo.
Quindi arrivata, ancor sul limitare
Il piede soffermavi un breve istante:
15Là t'arrestavi a rapida guardare
S'io pur non ero tuttavia distante;
Poscia, fatte le scale in un momento,
Al terrazzo accorrendo t'affacciavi;
Io ti venivo innanzi lento, lento,
20Tu col sorriso allor mi salutavi.

7. 7 Fu nel leggiadro aprile

Fu nel leggiadro aprile,
Quando schiude ogni fiore
L'aura primaverile,
Che schiuse anche il mio core
5L'aura, la più gentile
Aura d'amore.
Ma fu allor che in linguaggio
D'amoroso richiamo,
Gli augelletti nel maggio
10Cantan di ramo in ramo,
Ch'io fattomi coraggio
Le dissi: - T'amo.

8. 8 E' fu in piazza di Santa Caterina


[p. 13]
E' fu in piazza di Santa Caterina
Ch'io d'amor le parlai la prima volta
Era l'ora che il sole omai declina,
Ora dolce e raccolta.
5 Cinto d'intorno è il loco d'alte piante
Dove a fatica si conduce il sole,
Dove l'aria s'infosca un'ora innante
Che in Lungarno non suole.
Or io che avea da qualche dì osservato
10Com'ella ,per di là venia sovente,
Là per tre sere postomi in agguato,
L'incontrai finalmente.
Ella arrossisce e affretta il piè veloce,
Io me le accosto, me le faccio ai panni,
15Pur me ne trema l'anima e la voce,
Oh vent'anni! Oh vent'anni!
Parlare a lei! ma s'ella s'offendesse
D'uom che volger le ardisce la parola,
Se l'ale che nasconde ella schiudesse,
20Nume che all'uom s'invola!
Roseo mister di grazia e di bellezza,
Tutto sgomento innanzi a te son io,
M'avventuro all'impresa all'arditezza
Di trovarmi con dio!
25 Ella pur non s'offende e porge ascolto;
Mentre parlo mi guarda, si dipinge
Di grazïosa meraviglia in volto,
Non conoscermi finge.

[p. 14]
Cari quegli occhi intenti e menzogneri,
30Mamma indarno a mentir sì ben v'apprese,
Occhi, mi sorrideste in atto jeri
Troppo, troppo cortese!
Io però tiro avanti; e più coraggio
Piglio da ciò che il piede ella rallenta,
35Ch'ella alfin sosta, che quel mio linguaggio
La fa più sempre attenta.
E davvero facondo allor mi faccio:
Tutto le dico il dolce sentimento,
Ch'ella m'ispira, tutto, non le taccio
40Nulla di quel che sento.
Ella stupisce e credermi non vuole:
Con interrotte voci esce talora;
Chinando il capo delle mie parole
Il nettare assapora.
45 E il nastro del grembiule in man si prende,
Giocando se lo attorce al roseo dito,
Mentre il suo cor dalle mie labbra pende
Trepidante e smarrito.

9. 9 Più tardi in questa piazza


[p. 15]
Più tardi in questa piazza
Di Santa Caterina,
Alla gentil ragazza
Io venivo d'amor la disciplina
5Esponendo sovente,
A lungo e dottamente.
È la piazza opportuna
A simil lezïone:
Son, come il giorno imbruna,
10Sotto le piante rade le persone;
Chi passa, tira via,
Nè t'annoja o ti spia.
Qualche coppia d'amanti
Ci fa quel che tu fai;
15Girano indietro e avanti,
E s'intrattengon dolcemente assai
Con accento sommesso,
Sorridendosi spesso.
L'erba in mezzo ci cresce;
20C'è un granduca di sasso,
E intorno a lui si mesce
In infiniti giochi e in alto chiasso
Di bimbi un'accozzaglia,
Che colà si sguinzaglia.
25 Le donne che hanno cura
Di codesti signori
Fanno invece congiura,
E dei padroni contano gli orrori,
Le infamie, le sevizie,
30E si insegnan malizie.
Taluna invece attende
A qualche caporale,
Che altre cose le apprende:
Picchiansi intanto i bimbi e si fan male,
35Che che di loro accada
Il granduca ci bada.

[p. 16]
Ogni tratto minuto
Del loco e di quell'ore
Parmi veder; venuto
40Ci son sì spesso a ricercarvi amore,
Ebbi piacer cotanti
Ivi a quei dolci istanti!
Ebbi colà contezza
Dell'amore di lei,
45Con egual tenerezza
Parlarmi un senso uguale a' sensi miei
Farmisi là palesi
Dolci segreti intesi.

10. 10 Un bacio non si chiede

Un bacio non si chiede
Ma per forza si prende;
Donna che nol concede,
Tacita ve lo rende:
5Pur io da innamorato,
E da fanciul qual ero
Volli il bacio primiero
Che mi fosse accordato.
Difficil cosa molto
10Ottener dal modesto
Labbro quel che va tolto,
Come dico, e non chiesto;
Pur mi ci adoperai
Con sì gentil maniera,
15Con sì calda preghiera,
Che alfine la spuntai.
S'era nella stagione
Che al dolce amore invita,
Palpita in embrïone
20La Natura infinita,

[p. 17]
E complici parole
L'aura notturna invia,
Serbando la malìa
Del tramontato Sole.
25 Io le sedevo accanto;
Con fervorosa prece,
L'implorai tanto e tanto,
Che buona ella si fece;
Molto arrossendo il dono
30Allor mi fu promesso,
In picciolo, sommesso
Misterïoso suono:
Suon come d'ala uscente
Dal già maturo nido,
35Come d'onda morente
Sul vagheggiato lido,
Come sottil sospiro
D'aura che move a sera,
Con molle orma leggera,
40Per la campagna in giro.
Tosto con brama viva
Lei tra le braccia tolsi,
Lei concedente e schiva,
E il primo bacio io colsi.
45Il labbro ella non porse;
Ma per sottrarsi al mio,
Pur con vezzo restio,
Quinci il viso non torse:
Nè fur sì tosto impresse
50Dalla mia bocca ardente,
Che le sue labbra istesse
Mi baciar' dolcemente:
Ancor me ne rimembra,
Per convulsa dolcezza,
55Sotto la mia carezza,
Tremavan le sue membra.

[p. 18]
Poscia da me si tolse,
Con dispetto improvviso,
Insieme al suol rivolse
60Sdegnosamente il viso,
E da sè malcontenta
Mi respinse lontano,
Con gli atti e con la mano.
Era tutta sgomenta
65 D'aver così gran cosa
A labbro d'uom concessa,
Crucciata e dispettosa
D'aver colto ella stessa
Un piacer singolare,
70D'aver sperimentato,
Ch'è pur dolce il peccato
Del lasciarsi baciare.

11. 11 Io domando perdono

Io domando perdono,
Ma un uomo fatto io sono;
Io sono accorto e saggio,
Ho della esperïenza,
5Diedi in più d'una critica occorrenza
Del maturo mio senno ottimo saggio.
Poi, codesto si sa,
S'acquista con l'età:
Quadrarsi alfin conviene,
10Ho vent'anni compiti,
Mi son dal capo certi grilli usciti,
Ho un angiolo del ciel che mi vuol bene.
Sono il suo primo amore,
Io le ho dischiuso il cuore.
15Amor mio primo anch'ella,
Amor mio primo - immenso… -
Ma veramente adesso che ci penso,
Ebbi ancor per l'addietro un'altra bella.

[p. 19]
Donna sgherra e proterva,
20Ch'era in casa per serva,
Che a quindici anni amai.
Ella m'ebbe in non cale
Avvinta ai baffi d'un suo caporale;
Me non comprese ed io l'abbandonai.
25 A questo amor pertanto
Non si può dare il santo
Nome di primo amore:
L'amor mio primo è questo
Novello amor…. Me la cercai del resto
30D'una condizione anco migliore.
Non è una principessa,
Non una baronessa,
Non una gran signora;
Ma questo importa poco
35Quello che importa egli è che in primo loco
Ella è pazza di me, ch'ella m'adora.
E secondariamente
È molto intelligente,
Molte potè da sola
40Gentilezze imparare,
Naturalmente grazïoso appare
Ogni suo moto ed ogni sua parola.
Che alcun m'invidii e male
Mi voglia è naturale:
45Vaghi signori miei,
Ciò vi dirò soltanto,
S'ell'è assai bella e mi vuol ben cotanto,
Questo vuol dir ch'io degno son di lei!
D'altronde in mortal petto
50Non cape uguale affetto
Del mio, non che maggiore:
Sacro, terribil foco
Mi divora le fibre a poco a poco,
Temo ch'io ne morrò di questo amore.
55
[p. 20]
Ed ella me lo rende,
Ella che pure intende
Ch'io non condurrò moglie….
Oh! in eterio elemento
L'anime stringe arcano abbracciamento,
60E illesi andiam di tutte umane voglie.
I nostri cor difatti
Sovrumani son fatti.
Sulle tue labbra il primo
Bacio d'amore io colsi,
65Per l'universo in cerca il guardo io volsi,
Men di me grande ogn'altra cosa estimo.
Tutte le stelle e il sole
Come fra re si suole,
L'esaltazione mia
70Hanno riconosciuta,
Per suo cugino ogn'astro mi saluta,
Complimenti ed auguri ognun m'invia.
I fior' c'hanno sentore
Dei segreti d'amore,
75Sanno il mio caso anch'essi,
E mi vanno ammirando,
E forse a me quel bacio invidïando,
Mi fanno inchini taciti e sommessi.
Lusinghevoli accenti
80I lezïosi venti
E l'onda in cui mi specchio
Quando in Lungarno movo,
Siccome a prence giovinetto e novo,
Adulando sussurranmi all'orecchio,
85 Oh certo io son felice
Quanto quaggiù esser lice
Giovin terrestre iddio
Vo con gentil decoro,
Come in olimpo e gli augelletti in coro
90Movon leggiadri canti in onor mio.

[p. 21]
Non per ciò si supponga
Che in superbia io mi ponga.
Se scontro per la via
Un compagno di scuola,
95Mi soffermo, gli volgo la parola,
Lo saluto con molta cortesia.

12. 12 Se a caso in mano piglio

Se a caso in mano piglio
Un libro di diritto
O altra cosa di Legge,
Eccoti appunto ritto
5Il capo non mi regge,
E ancor che sia di giorno
E m'alzi forse allora,
Nondimeno in brev'ora
A prender sonno io torno;
10Nè addormentato sono
Meno profondamente,
Perchè mi giunga suono
D'affaccendata gente,
O luce pur soverchia.
15 Degli studii giuridici
Forse quest'è un effetto,
Ovver di mia natura
Forse un brutto difetto;
Ma quando a notte scura
20Zitto, zitto mi reco
Quella adorabil legge
Che i cor nostri corregge
A studïar con teco,
Benchè l'ora il consigli,
25Pur fra le tue prementi
Braccia ch'io sonno pigli,
Ch'ivi allor m'addormenti,
Questo certo non segue.

13. 13 Quando commiato presi


[p. 22]
Quando commiato presi
Dalla fanciulla mia
Trovai ch'erano accesi
I fanali per via.
5Oh bella! chi avria detto
C'oggi è notte sì presto ?
Io non penso per questo
D'andar senz'altro a letto.
Però senza curarmi
10Punto del dove andrei,
La cura di portarmi
Lasciando ai piedi miei,
Là là n'andavo lento,
Come un picciolo iddio,
15Molto del fatto mio,
Molto di me contento:
Ed ammirando il cielo,
Che risplendea sereno,
Nitido, senza velo,
20D'astri innumeri pieno,
Dicevo fra me stesso:

Il Sol, vago sultano
È di quel regno arcano:
Pur mentre a letto adesso
25 Egli aspetta il mattino,
Fan, con poco decoro,
Le stelle capolino
Fuor delle alcove loro;
Per femminil talento,
30Le odalische sue belle,
Le lascivienti stelle
Escono a cento a cento.

[p. 23]
E spìan la terra intente
Quasi di nostre cose
35E dell'umana gente
Fossero curïose;
E a civettar si stanno
Pur coi tremuli sguardi,
Con gli uomini che tardi,
40La notte a zonzo vanno.
Ahi Sultan poveretto!
Tu dormi e in sogno miri
Più vago il loro aspetto,
Dormi e ancor ne deliri;
45Dormi e il tuo serto d'oro
Di nuovi rai s'adorna,
Dormi e ti fan le corna
Mentre sogni di loro.
Pertanto io volgo in mente
50Che tu non sia felice,
Pur come officialmente
Dai poeti si dice.
Col tuo essere il Sole
De' domestici guai
55Anche tu ce n'avrai
Come quaggiù si suole.
Ben sopra noi vantaggi
Innumeri tu vanti,
Ed a buon dritto omaggi
60Ti son resi cotanti;
Contuttociò non sei
Forse lieto gran fatto;
Io, vedi, a nessun patto
Essere in te vorrei.
65 Che se tu se' un bel nume,
Un uomo io sono, intendi;
Che se di più fai lume
E in bel modo risplendi,

[p. 24]
Chissà che a modo mio,
70D'inclito raggio adorno,
Non faccia lume un giorno
E non isplenda anch'io.
Ma forse in ciò mi sbaglio,
E dico sol per dire,
75Pur quanto al tuo serraglio
O mio leggiadro Sire
Di voluttà pasciuto,
Io non ho che una bella,
Io non ho che una stella,
80Che con le tue non muto.

14. 14 Bella fanciulla dalle trecce nere

Bella fanciulla dalle trecce nere,
Se me per cavaliere
Prendesti non temere
Nessun lo saprà mai,
5Io son segreto assai.
Vengo con teco a ragionar d'amore
Solamente a cert'ore
Oppur sotto colore
D'avere alcun affare,
10Che non abbia che fare.
Che se mai si trovasse alcun presente,
Che ci vede e ci sente,
Farei l'indifferente
E, dandoti del lei,
15Del tempo parlerei.

15. 15 Certamente che l'alito


[p. 25]
Certamente che l'alito
Molle di primavera
Mette in sussulto e penetra
Per la Natura intera:
5Anco il possente sole
Sa crear dalle ajuole
Un popolo di fiori,
Che dolcemente olezzano
Ed hanno bei colori.
10 Ma credi assai più l'alito
Mollissimo d'amore
Mette in sussulto e penetra
Le mie fibre e il mio core;
E i rai di tue pupille
15Sbocciar fra mille e mille
Fior' nella mente mia,
Che spandono un effluvïo
Di dolce poesia.

16. 16 Quando vo al Gombo entrar io posso in mare

Quando vo al Gombo entrar io posso in mare,
Ma nel bosco mi si lascia entrare.
Bagnar mi posso a tutto mio talento,
Diguazzare nell'acqua infino al mento;
5Convien che qui m'appaghi
Del sonoro spettacolo dell'onde,
Poichè il mister del bosco in sè nasconde
Non si vuole che indaghi.
Quando vo al Gombo entrar io posso in mare,
10Ma nel bosco mi si lascia entrare.

[p. 26]
Che se saper si voglia la ragione,
Per la qual non si ammettono persone
Ai ciechi penetrali
Ragione è il guardaboschi che assicura,
15Che ciò si fa per impedir sciagura,
Per tema dei cignali.
Quando vo al Gombo entrar io posso in mare,
Ma nel bosco mi si lascia entrare.
Or feci prova alla mia volta io stesso
20D'assicurare il guardaboschi spesso,
Ch'egli non fosse inqueto
Sul conto mio, che appunto il mio mestiere,
Gli era codesto d'ammassar le fiere
Che avevo un mio segreto.
25 Quando vo al Gombo entrar io posso in mare,
Ma nel bosco mi si lascia entrare.
Che il mio mestiere appunto era il poeta,
Che alla mia voce per malía segreta
Le piante sradicarsi
30Soglion dal duro suol, sogliono i sassi
Svellersi all'alpe madre, e su' miei passi
Largamente accalcarsi.
Quando vo al Gombo entrar io posso in mare,
Ma nel bosco mi si lascia entrare.
35 Che il mio mestiere appunto era il poeta,
Che i canti miei commosse d'alta pieta,
Solean depor le belve
Il crudele talento e l'appetito,
Ch'io, non che sano, andavo ai piè lambito
40Per deserti e per selve.
Quando vo al Gombo entrar io posso in mare,
Ma nel bosco mi si lascia entrare.

[p. 27]
Qui il guardaboschi avviava il ronzino
E mi diceva: "Caro signorino,
45Con questo suo mestiere,
Abbia pazienza, ma lei non ha senno;
Oh il secreto del quale or or fe' cenno
Non mel faccia sapere! "
Quando vo al Gombo entrar io posso in mare,
50Ma non nel bosco mi si lascia entrare.

17. 17 Pur gli era nel segreto, ch'io nutria

Pur gli era nel segreto, ch'io nutria
Fede maggior che non nell'arte mia.
S'io menavo di questa sì gran vanto
Suol fare ognun dell'arte sua lo stesso;
5Ma dell'arte poetica qual sia
Provar l'effetto non vorrei pertanto,
Se fra belve a provarlo io fossi messo.
E però nel segreto assai nutria
Fede maggior che non nell'arte mia.
10 E quel segreto era la tua bellezza,
Se quel segreto lo si vuol sapere;
La tua bellezza, o fior di leggiadria,
Che umane belve a dominar fu avvezza
Molto dell'altre più crudeli e fiere.
15 E però nel segreto assai nutria
Fede maggior che non nell'arte mia.
Vaga e gentil negli atti e nell'aspetto
Quale, fanciulla mia, tu sempre sei,
Meco spesso venivi in compagnia;
20Ivi a mostrar miracoloso effetto
Presa con me, portento mio, t'avrei.
E quest'era il segreto in che nutria
Fede maggior che non nell'arte mia.

[p. 28]
Come avrian messo il dente sul tuo bianco,
25Tenero collo? e quale, io chieggo, è belva,
Che ti veda e con te mite non sia,
E ponga invece l'ugna nel tuo fianco,
E di te ardisca insanguinar la selva?
Questo, questo è il segreto in che nutria
30Fede maggior che non nell'arte mia.
Palpitanti d'amore e di dolcezza,
Penso che ai piedi tuoi si sarian messi,
Pur che tu loro usassi cortesia,
Pur d'avere da te qualche carezza,
35Non che i cignali ma i leoni istessi.
Questo, questo è il segreto in che nutria
Fede maggior che non nell'arte mia.
Se non che tutto ciò sta bene assai:
Ma contro me quei personaggi strani
40Potean pertanto entrare in gelosia,
E perchè m'ami ancor potean, non sai,
Volgendo gli occhi tu, me fare in brani.
Or del segreto oppur dell'arte mia
Davver ch'io non so più qual peggio sia.

18. 18 Grandi novelle, o mia fanciulla, ho intese

Grandi novelle, o mia fanciulla, ho intese,
mister della selva or m'è palese.
Stanno i vecchi camelli a le Cascine:
Tornar li vedo a casa sulla sera,
5Carchi il gibboso dosso di fascine,
Composti, lenti, in taciturna schiera.

[p. 29]
Prenci e ministri gravi e compassati
A corte van carchi di croci e d'oro,
Nè quei camelli con minor decoro
10Vanno carchi di legne d'ambo i lati.
Grandi novelle, o mia fanciulia, ho intese,
Il mister della selva or m'è palese.
Veniva bisbigliando adagio molto
Queste cose al vicin jeri un camello,
15E camminando a paro io porsi ascolto:

- Nel mezzo della selva c'è un castello,
Dove sta una signora ed un signore,
Vecchi ora sono e presto saran morti,
Principi furo e giovani consorti,
20Qui si son tratti a vivere d'amore.
(Grandi novelle, o mia fanciulla, ho intese,
Il mister della selva or m'è palese.)
Ostacolo fu posto ai loro amori
Quand'eran giovinetti e disïosi
25L'uno dell'altra dai lor genitori;
Il fier garzone in questi lochi ascosi
Rapì la dama, lontan dalle corti
Per quivi trarsi a vivere d'amore…
Or s'è smorzato quell'antico ardore
30Or vecchi sono e presto saran morti.
(Grandi novelle, o mia fanciulla, ho intese,
Il mister della selva or m'è palese.)
Suol or le Vite leggere de' Santi
La donna con gli occhiali e si consola;
35Egli centellinando il vin di Chianti,
Le siede presso senza far parola;
Non vuol veder nessuno a le sue porte;
Sol se cacciando passa il re, le scale
A chieder s'ei sta bene in fretta sale…
40Se non che presto salirà la morte.
(Grandi novelle, o mia fanciulla, ho intese,
Il mister della selva or m'è palese.)

[p. 30]
Vedrem chi verrà a stare in quel castello
Or quando morti questi due saranno:
45Io m'accovaccerei pur bene in quello,
Che vecchio sono e pien d'ogni malanno.
Ohimè! per quanti son popoli oppressi
D'alzarsi alfin quaggiù suonata è l'ora,
Ohimè! speriam che questa bella aurora
50Del gran riscatto anco per noi s'appressi ! -
(Grandi novelle, o mia fanciulla, ho apprese,
Il mister della selva or m'è palese.)

19. 19 Ma infin che sia l'aurora, o buon camello

Ma infin che sia l'aurora, o buon camello,
E poichè morti questi due saranno,
Giovani e vispi nel gentil castello
Due novi innanorati a star verranno.
5 E quelli innamorati siamo noi,
Son io con la vezzosa amante mia,
Che a star verremo nel leggiadro ostello,
E a noi medesmi lascia pensar poi
A vivere in ispasso ed allegria.
10 Mentre aspetti l'aurora, o buon camello,
Verran due nuovi amanti nel castello.
Là tu verrai, fanciulla. e meraviglia
Di tua bellezza il loco avrà quel giorno:
Le mura e il bosco meraviglia avranno,
15Gli spirti occulti inarcheran le ciglia,
E andrà dei vezzi tuoi gran fama intorno.
E poichè morti questi due saranno,
Colà due nuovi amanti a star verranno.
La nostra giovinezza e il nostro affetto
20Irradierà le derelitte sedi;

[p. 31]
Ringiovanir parrà l'antico ostello,
E prenderan ridente e novo aspetto
Le tetre sale e i polverosi arredi.
E infin che sia l'aurora, o buon camello,
25Verran due nuovi amanti nel castello.
Là tu non leggerai Vite di Santi,
Uso soverchio io non farò del vino;
Altra ebbrezza i miei sensi cercheranno,
Altra molto miglior che non è il Chianti,
30Quella d'essere sempre a te vicino.
E poichè morti questi due saranno,
Colà due nuovi amanti a star verranno.
Là tu sarai la bella castellana,
Tu della selva la fata gentile,
35Il cavaliere, il mago, io sono quello;
Sol d'ogni nostra fantasia più strana
Noi prenderemo a viver norma e stile.
E infin che sia l'aurora, o buon camello,
Verran due nuovi amanti nel castello.
40 Piccioli spiritelli accorti e destri,
Per servirci discreti a cento a cento
Dagli sterpi e dai sassi balzeranno;
Avran bizzarri aspetti e pur maestri
Saran d'ogn'arte e d'ogni accorgimento.
45 E poichè morti questi due saranno
Colà due nuovi amanti a star verranno.
Gli spirti nani a reggerti il vestito,
Con erte braccia, quando andremo a spasso,
Venti saranno in rosso giubboncello,
50Tu al mio posando il tuo braccio tornito,
Sereni andrem con maestoso passo.
E infin che sia l'aurora, o buon camello,
Verran due nuovi amanti nel castello.

[p. 32]
L'aure dintorno a gara e vispi augelli
55E spirti arcani entro il fogliame bruno
Ed a noi tutte cose onor faranno,
Ma inciampando dei piccioli donzelli
Spesso a gambe levate andrà taluno.
E poichè morti questi due saranno,
60Colà due nuovi amanti a star verranno.
Fra i gnomi a miei scudier' torrò i più arditi,
Tu a damigelle tue, le donne loro,
Esse in casa avran cura a questo e a quello,
E i cibi appresteranno, che serviti
65Ci saran quindi a mensa in vasi d'oro.
E infin che sia l'aurora, o buon camello,
Verran due nuovi amanti nel castello.
Poi quando lunghe si faran le sere,
Capriole i più lesti e gran scambietti
70Nella presenza nostra eseguiranno,
E fra lor motteggiandosi, piacere
Trarrem dai lazzi e dai lor buffi aspetti.
E quando morti questi due saranno,
Colà due nuovi amanti a star verranno.
75 Oh lascia a noi pensare, o mia dolcezza,
A prenderci bel tempo e a darci spasso!
Voglio che alfin si chiami il nostro ostello
L'ostel d'amore e della giovinezza,
L'ostel d'ogni contento e d'ogni chiasso.
80 E infin che sia l'aurora, o buon camello,
Verran due nuovi amanti nel castello.
Che s'indi il re, cui non ispiaccion punto
Le vezzose donnette, arriva un tratto,
Te le ancelle in granaio asconderanno,
85Io curvo a terra e d'umiltà compunto
Dirò che tu non istai ben gran fatto.

[p. 33]
Ma quando morti questi due saranno,
Ma infin che sia l'aurora, o buon camello,
Due nuovi innamorati a star verranno
90Giovani e vispi nel gentil castello.

20. 20 Ahi! larva sol d'accesa fantasia

Ahi! larva sol d'accesa fantasia
È forse quello che finora ho detto;
Temo che il mio castello in aria sia
E non punto nel mezzo al bosco eretto.
5 Ma questo poco vale;
Il nostro amor, fanciulla,
Non ne scema per nulla,
Resta sempre l'eguale.
Non fan tante grandezze al caso nostro;
10Io miglior sorte non saprei di quella
Nella quale mi trovo, e seta od ostro
Non ti bisogna a te per esser bella.
Poi non c'è stenti o pene,
Che teco non durassi,
15Se un gorno a peggior passi,
Fanciulla mia, si viene.
Ma a sognar tuttavia non si ritorni;
Poche ci s'è pasciuti di grandezze,
E fummo pur d'ogni splendore adorni,
20To' c'ora noi si cade in istrettezze!
Par che natura sia
Sognar fortune ingenti,
Ma sognar pene e stenti
Giurabacco! è follia.
25 Oh atteniamoci al vero: il vero è questo,
Bimba, per noi, che presso della sponda
C'è un alberguccio ove difetta il resto,
Ma non di manco il buon voler ci abbonda.

[p. 34]
Questo alberguccio è vero
30E si tocca con mano,
Del mio cervello strano
Non è un matto pensiero.
Queste, fanciulla mia, non sono fole;
Io l'o4va sode ci mangiai sovente,
35Dopo il mio bagno al tramoniar del sole,
Ivi dietro nell'orto dolcemente.
Dunque a starci t'invito
Te pur con me, o diletta:
Decente la casetta,
40Delizïoso è il sito.
C'è un primo piano dove appigionare
Soglion, picciole stanze, e là ripara
Talun saggio e filosofo scolare,
Che di prender l'esame il modo impara.
45 Però a pigion per noi
Prendere io voglio il tutto,
Che qualche farabutto
Non ci annojasse poi.

21. 21 Io del castello in aria, e sia pur fatto

Io del castello in aria, e sia pur fatto
D'oro e di gemme rare,
Trovo per noi più adatto
E più convenïente
5Codesto casolare,
Che, non foss'altro, è in terra fermamente.
Meglio per me tesor non si richiede
Di quel di tua bellezza;
Come, fanciulla, il piede
10Colà tu posto avrai,
Del luogo c'or si sprezza
Di quel loco una reggia tu farai.

[p. 35]
Io ci verrò con l'anima serena,
Del dolce, del solenne
15Tuo desidero piena,
E con la poesia
Ch'è nell'età ventenne,
Con la celeste età, con l'età mia.
Or colà di che cosa avrem difetto,
20Per vivere in letizia,
Se gli anni e il nostro affetto
Ivi con noi portiamo,
Se tanta in cor dovizia
Di tutte belle e dolci cose abbiamo?
25 Faremo al guardaboschi buona cera,
E gli porrem fra mano,
Con bel garbo e maniera,
Spesso ancor dei quattrini,
Purchè nessun profano
30Qui al tempio nostro troppo s'avvicini.
Se non verranno spiritelli strani
A offrirci l'opre loro,
Troveremo altre mani,
E benchè a noi servito
35Non fosse in vasi d'oro,
Mi parrà il nostro pranzo assai gradito.
Se manchino broccati e vasi d'oro,
Non mancheran lucenti
Sogni d'aureo lavoro,
40Non mancheran gli arcani
Spirti d'amore ardenti,
Se manchin pur gli spiritelli strani.
Ben la Natura parzïal di tanto
Non è, da porci i suoi
45Savi ministri accanto
E gemme ed oro al piede,
Ma serba forse a noi
Molto favor che a tutti non concede.

[p. 36]
Stringe ella al sen, siccome prediletti,
50Con le materne braccia,
Gli amanti giovinetti,
E i loro amor' seconda,
E pur benigna in faccia
Con lor di grazie e di carezze abbonda.
55 Già vederla mi par: già cinse intorno
Di rosea primavera
Il tranquillo soggiorno;
L'aer di viole odora;
Credo ch'ella maniera
60Cerchi di farci lieti in tutto e ogn'ora.
Ella ai timidi sensi dà coraggio;
S'io più ti stringo al petto
Applaude in suo linguaggio -
Or taci - il flutto ascolta….
65Pur qualcosa ci ha detto…..
E che mormora il bosco alla sua volta?… -
Vedi laggiù, dove discende il cielo
Sull'onda immensa e piana?
Là in vaporoso velo
70D'òr trapunto e di rose,
La Lontananza arcana
Il suo bel regno di portenti ascose.
La razza nostra e il Sol laggiuso tende,
E là noi tenderemo
75Quando il desìo ci prende:
Ruberò al pescatore
Il sottil burchio e il remo,
Per essere già in via col primo albore.
D'amor là il premio coglierem, fanciulla,
80Là nell'aureo soggiorno:
Sull'onda che lo culla,
Move a celeste segno,
Per non più far ritorno,
Lento nel roseo abisso il picciol legno.

22. 22 Tempo non è di riso e d'allegrezza


[p. 37]
Tempo non è di riso e d'allegrezza,
Fanciulla mia, davvero;
Lasciamo i giochi; in lutto ed in tristezza
Si raccolga il pensiero.
5 Oggi a noi tutti, o bella, oggi a te stessa
È seguita sventura,
E quanto più inattesa ell'è successa,
Tanto è però più dura.
Oggi è morto Cavour, fanciulla mia,
10Oggi Cavour è morto:
Speme pur di salvarlo si nutria,
Ma si sperava a torto.
È stato a visitarlo Carignano;
Si dice che in un canto,
15Sopra gli occhi tenendosi la mano,
Lungamente abbia pianto.
Il Re c'è stato a visitarlo anch'esso,
E s'accostò al suo letto:
Usciron tutti; con parlar sommesso,
20Molto il Conte gli ha detto.
Escono orlati d'una lista nera
I giornali d'Italia;
Il Parlamento copre la bandiera
Con un vel di gramaglia.
25 E seguiran la spoglia sua mortale
Le genti a strada piena,
Come con alcun principe regale
Far si potrebbe appena.
La penisola mesta intorno, intorno,
30Per le piazze sue cento,
A lui di ricchi e sculti marmi adorno
Ergerà monumento.

[p. 38]
Ahi tutto ciò che val? Perchè l'affanno
Quindi si disacerba,
35Non per onori e pianti minor danno
Questa morte ci serba.
Di sotto allo scalpel che acuto fende,
Scintille ad ogni punto
Balzan dal marmo, che la forma prende
40Di quel gran capo appunto;
Ma la scintilla di quel capo è spenta,
La verace scintilla,
Se Prometeo di torla ancor non tenta
Del Sole alla pupilla:
45 Or alla morte è il gran segreto in mano;
Or chieggasi alla morte
La via di Roma, e qual meandro arcano
Ci metta a quelle porte!
Ma dal cerèbro egli svolgeva i suoi
50Fili occulti bel bello,
Gomitolo d'Arianna era per noi
Quel suo forte cervello.
Or chiuso ne la bara è il fil d'Arianna,
Sotterra egli è sospinto,
55E niun vede or più là di mezza spanna
Nel fatal labirinto.
Scriver fece consigli e cose molte,
Poco pria che morisse;
Alle persone intorno a lui raccolte
60Altre cose egli disse:
Restan gli ammonimenti e le parole,
Membra disgiunte e informi,
Ma la mente, la mente a noi ci vuole,
Che d'esse un corpo formi:
65
[p. 39]
Restano i pezzi del sottil congegno
Non anco insiem composto,
L'Artefice è mancato, or quale ingegno
Saprà metterli a posto ?…
Chi prevede gli ostacoli repenti?.
70Egli, egli sol sapea
Nell'aspro attrito dei contrarj eventi
Trar più brillante idea.
Ma più non se ne parli; egli è caduto
Quel valido sostegno;
75Par ch'egli abbia Ricasoli creduto
Di succedergli degno.
Fanno costui tremendo, un uom di ferro
Anzi un uom di macigno;
Io lo vidi, or è l'anno, se non erro,
80Lungo, severo, arcigno. -
Tu, buon conte, eri picciolo e giocondo;
E il capo in doglie avendo
Della nazione che mettevi al mondo,
Ivi pur sorridendo.
85 E tu avevi apparenze umili e buone,
Tu piccioletto e tondo,
Somigliavano a te cento persone,
Or dov'è il tuo secondo?…
In via di Po vedendo il picciol Conte
90All'innocente aspetto,
Un borghese che arriva in sino al Ponte
Tutto al più l'avrei detto.
Ma il picciol Conte dal far di borghese
Al Sir di Francia venne,
95E intorno certa sua malìa gli tese
E vinto in man lo tenne.

[p. 40]
Or brevi cifre il picciol Conte segna
In solitaria stanza,
E sui valichi d'alpe ecco un'insegna,
100Ecco un popol che avanza:
Vengon quaggiù a combattere e morire:
È il Conte piccioletto,
Che ha pel bene d'Italia il cupo Sire
A qui scender costretto.
105 Oh fu pur grande il piccioletto Conte !
Il regno nol contiene,
In tutta Italia il regno di Piemonte
Dilatare conviene.
E come in brevi membra ei fu gigante,
110Gigantesca è l'impresa,
Che in breve tempo ei così spinse avante,
Che or secura è già resa.
Pur jeri, e un nome, un nome èramo noi
Sol sulla mappa iscritto;
115Ei manda alla Cernaja pochi eroi,
E quel nome è un diritto.
E adesso mille e men che mille arditi
Balzano in picciol legno,
E van securi di Sicilia ai liti,
120Al conquisto d'un regno.
Sugli argonauti antichi il sovrumano
Occhio vegliò del Fato;
L'occhio sopra i novelli intento e arcano
Di sua mente ha vegliato.
125 Com'è artifizio di notturne scene,
Dove si move il tutto
A talento d'un sol, che i fili tiene
E di giocarli è istrutto;
In simil guisa i fili arcani ei tenne
130Del movimento intero,
E per quei fili diffondendo ei venne
Il suo grande pensiero.

[p. 41]
Ma i personaggi suoi, ma la sua scena
Eran prenci possenti,
135Era un popolo inter che si scatena,
Eran nemiche genti;
Ma teatro, ma scenica azïone
Era il caosse immondo,
E lui che ne traea la nazïone,
140Come Dio trasse il mondo.
Or egli è morto: per fatica immane
Cadde cinto di gloria,
Gladiator, che sfinito al suol rimane,
Dopo molta vittoria.
145 Benchè saldo, in assidua procella,
Legno a lungo non dura,
Per lotte eterne presto cede anch'ella
La mortale natura.
Altri cagion suppone men palese
150Della precoce morte: -
Morì anch'ei per amor del suo paese,
In battaglia e da forte.
Or egli è spento; or non è più la luce,
Che, innanzi al reo cammino,
155Precede un popol tutto e lo conduce
Al suo grande destino.
La colonna di foco un dì vacilla
Per vento di sciagura,
E lo splendor che innanzi a noi sfavilla,
160Di subito s'oscura:
E copre il tutto la tenèbra intensa;
Al nobile ardimento,
Succede in core della folla immensa
L'angoscia e lo sgomento.
165
[p. 42]
Mandan le genti con dimessa testa
Un suon di pianto e d'ira,
Come di mezzanotte la foresta,
Dove il turbine spira.
S'ode schiamazzo d'alme tenebrose;
170Nella tremenda notte,
Funesti augelli e strigi mostruose
Sforzano l'ali rotte.
Ma tutto vince un lamento infinito:
Nel bujo e nel periglio
175D'infide lande un popolo è smarrito,
Senza guida e consiglio;
E quinci e quindi fatue fiammelle
Spente e raccese ognora,
Ma poche in orizzonte e incerte stelle,
180Nè speranza d'aurora.
Deh nell'abisso onde ci alzammo pria
Che almen non si ricada,
Se ohimè di Roma e di Venezia mia
Persa intanto è la strada!

23. 23 Oh bella amante mia


[p. 43]
Oh bella amante mia,
O fior di leggiadria,
Ti dier le rose
Il lor molle colore,
5La neve il suo candore
In sen ti pose.
Non in terrestre ajuola
Si trova la vïola,
Che agli occhi tuoi
10Diede la sfumatura
Indenita e pura
Dei color suoi.
Ma nel tuo core io stesso,
Nel tuo cor mi ci ho messo;
15Son io, son io,
Che accesi nel tuo core
Il bel raggio d'amore,
Col soffio mio.
Anco fu a me cortese,
20Del mio cervello prese,
Sembra, gran cura
Nel compormelo bene,
Lesto come conviene
La dea Natura.
25 Ha, con benigne dita,
L'ascosa trama ordita
De' nervi miei,
Sicchè ad ogn'urto lieve
Più moto il sen riceve,
30Ch'io non vorrei.
Ma nel mio cor tu stessa,
Nel mio cor ti se' messa;
Di poesia

[p. 44]
Questo raggio sereno,
35Tu m'accendesti in seno,
Fanciulla mia.
Or vieni e a me t'abbraccia,
Come all'olmo s'allaccia
L'amica vite;
40Così le fiamme poi,
C'ardon disgiunte in noi,
Splendano unite.
Possano in cor brillare,
Come sopra un altare,
45A la Natura,
Che a te, o gentil, largìa
Bellezza e leggiadria
Fuor di misura;
E a me l'ardito ingegno,
50Per farmi di te degno:
Perchè nel core
D'entrambo, avesse loco
Questo scambievol foco
D'inclito amore.

24. 24 Fatto è il mio sen, fanciulla, per l'appunto

Fatto è il mio sen, fanciulla, per l'appunto
Siccome l'abitato,
Che dentro è frastagliato
Da cento vie che tutte vanno a un punto.
5 Son vie, viuzze, chiassi, avvolgimenti,
Ma, dopo vario errore,
Ciascuna via minore
Fa capo alle più grandi e più frequenti.
Poi tutte queste mettono a la piazza,
10E il cuore è appunto quella,
Dove si rinnovella
Ognor la turba e s'agita e schiamazza:

[p. 45]
E la folla quest'è de' miei pensieri,
Che s'affaccenda intorno
15Al mio cor tutto il giorno,
E talvolta per mesi ed anni interi
Vengono e van parlando con calore
Per questa o quella via,
E tutte, o bimba mia,
20Portano il nome tuo le vie del core.
E di ciò che i pensieri e i desir miei
Hanno cotanto a fare,
E del tanto parlare
Soggetto sol, fanciulla mia, tu sei.

25. 25 A malvolermi il vicinato ha preso

A malvolermi il vicinato ha preso
Per lo troppo girar ch'io fo qua intorno:
Ma ciò non guasta nulla;
Non me ne do neanche per inteso;
5Girerò per l'appunto tutto il giorno,
Non è ver, mia fanciulla ?
State un poco a vedere! anzi di notte
Spesso ci vengo ancor, se l'ignorate;
Che se gli è per puntiglio
10Non c'è nevi, non c'è piove dirotte,
Che faccian sì, che là non mivediate
O ch'io muti consiglio.
Vengo sovente a sera e passeggiando
Vado su e giù bel bello a capo basso:
15Alla finestra miro
Della fanciulla mia di quando in quando;
Ma questa non si mostra; a lento passo,
Io mi rimetto in giro

[p. 46]
Io penso pur com'ella stia cotanto
20A metter fuori il suo leggiadro volto,
E pur con le parole
Fra me l'invito: " O bel visino santo,
Ad affacciarti ti ci vuol di molto,
Di molto ti ci vuole? "
25 Ben or qualcosa alla finestra ho inteso,
Certo mi par che udissi alcun romore,
E un fil di voce piove,
Pur mentre ascolto col respir sospeso,
Pianamente dall'alto sul mio core
30Che tutto si commove.
Dice quel fil di voce piano piano:
"Vittorio, stavo rincalzando il letto
A mamma per l'appunto
Quando venir t'ho udito da lontano;
35Conosco all'andatura il mio diletto,
Io non mi sbaglio punto.
E mamma a dire: - O bimba che ti piglia?
Donde codeste furie di finire
Ora ti son venute?… -
40Poi si volta pel letto, e poi sbadiglia,
E mai e mai ch'ella voglia dormire….
Quante ce n'è volute!"
Questo ella dice, e alla finestra oscura
Posto in nera cornice un giglio pare;
45Quella sembianza adorna,
Simile in buja notte a neve pura,
Candida a un tempo e luminosa appare;
Si direbbe che aggiorna.
Certo in mio sen, fanciulla, ogni qual tratto
50Ch'io ti miro, la notte si dirada,
E un raggio si diffonde
Con un calor che di mollezza fatto,
Aprendosi tra polpe ed ossa strada
Di gioja mi confonde
55
[p. 47]
Sulle spallette d'Arno io sto seduto,
Curva, o bella, tu sei sul davanzale:
D'amor ci s'intrattiene;
Spesso langue il mio dire; un lungo e muto
Entusïasmo arcano il cor m'assale,
60Ch'estatico mi tiene.
Ci scorre accanto il fiume zitto, zitto,
E tutto tace, o son passi lontani
Od altro dubbio suono;
Quand'ecco tosto a noi venir diritto
65S'ascoltan passi regolari e piani
Che guardie certo sono.
" Rose e vïole il letto ti diventi,
Addio, fanciulla mia, la buona notte!
Sogni vezzosi d'oro,
70Dove chiudi i grand'occhi e t'addormenti,
A ordirti sul guancial vengano in frotte
I begli inganni loro!"

26. 26 Ahimè di mal di fegato

Ahimè di mal di fegato
Io soffro pure spesso!
Per esempio, anche adesso
Uscii di pena,
5 Fanciulla, appena appena:
A tre giorni di letto
Questo mal m'ha costretto.
Or più del male,
Che sì spesso m'assale,
10Noja mi dà la vecchia,
Che, con cura parecchia,
Al mio giaciglio,
E con pietoso ciglio,
Mi si affaccenda intorno
15Pur quant'è lungo il giorno:
E m'è una fitta

[p. 48]
Vederla sempre ritta,
Costà davanti al piede
Del letto, che mi chiede
20Pur se sto meglio,
Quando appunto mi sveglio.
S'adopra a fin di bene,
Per levarmi di pene
La vecchia pia,
25 E scherno ed ironia
Le nutrica il mio petto
E non grazia nè affetto.
Oh certo nulla
Di tutto ciò, fanciulla,
30Non sarebbe pertanto,
Se te al mio letto accanto
Aver potessi;
Se tu, nei tetri accessi
Della funesta bile,
35D'infermiera gentile
Prendessi ufficio.
Già non v'è sacrificio -
Dal qual mi rifiutassi;
Purchè tu comandassi,
40Tutto farei:
Dalle tue man berrei
Tossicate bevande,
Non prenderei vivande
Se tu lo vieti.
45 E mi parrebber lieti
Quei dì del mio tormento,
E non tre, ma trecento
Starei nel letto;
Torneriano a diletto
50Il morbo e le tristezze;
Nè pensar che carezze
Non possa farti,
Nè pensare che amarti
Io non possa egualmente,
55Perchè son sofferente:
Oh questo male

[p. 49]
È davvero speciale!
Ha certi vezzi anch'egli,
Se vezzi ed occhi begli
60Ha l'infermiera.
La doglia vien primiera
Che il destro fianco offende,
Ma gentile ti prende
E non ti strazia;
65 Lamenti che hanno grazia
Sulle labbra ti pone
E non urla t'impone,
Che ognun s'accori;
Poi vien l'insonnia e cori
70Di drammatici sogni
Nel sopor breve, ed ogni
Altro sgomento;
Poi feral turbamento;
Di splendide amarezze,
75D'eleganti tristezze
Un vel gentile,
E noja signorile,
E di nostra esistenza
L'epica insofferenza,
80Il che è sublime
Spiegato in dolci rime
Ecco il morbo, fanciulla;
Amor vi si trastulla,
Non vi rifugge.
85 La musa in parte sugge
Anzi gli estri a tal riva;
Grazie molte deriva
Di qua il pensiero;
L'estro mio fatto invero
90È di vario elemento,
Ma credo, e n'ho argomento,
Che queste cose,
Che sopra il verso espose
C'entrino per due parti:
95L'estro mio per due quarti
È mal di fegato.

27. 27 Voi non sapete quel che m'è seguito!


[p. 50]
Voi non sapete quel che m'è seguito!
Voi non sapete certo il caso mio!
Ella prende marito,
Nè il marito son io.
5 Ahi pel mio cor tu mi portasti affetto!
Ora per lingua d'altri tu mi pianti!
So pur quel che t'han detto
Certe amiche zelanti.
Viene un'amica e dice: "Ho conosciuto
10Quel tale, sai - m'intendi già, quel tale….
Stamani l'ho veduto,
Proprio un bel capitale! "
Ed un'altra dipoi: "Sta un po' a vedere,
Che tu ti pensi ch'ei t'abbia a pigliare!
15Non sai ch'è forastiere,
Oltre ad esser scolare?
Costor fanno a chi meglio ne canzona;
Oh dà lor retta!… e inoltre un veneziano,
Non si sa che persona,
20Fosse almanco toscano! "
E quindi un'altra: "Creder mi si fece
Ch'egli è un gran ricco e con te si trastulla… "
E un'altra: "Io credo invece
Ch'egli non abbia nulla:
25 Quando s'è ricchi a casa si rimane
E non si va pel mondo a fare e dire,
Quando s'ha in casa il pane
Non occorre d'uscire "-
Poi viene, un altro giorno, un'altra amica
30Che comincia: "Tacer volevo pria
Ma convien che tel dica;
Ahimè, bambina mia,

[p. 51]
Sai ch'egli un'altra ne vagheggia? e come
Le fa il galante! il sanno gli occhi miei;
35Or io non faccio il nome,
Ma giuocata tu sei:
Oh! digliene un po' tu quel che ti pare… "-
E così via, ciascuna a inventar peggio,
Tutte di me a sparlare,
40Tutte a pormi in dileggio.
Dicono che son questo, oppur quest'altro,
Chi mi fa ricco e chi senza un quattrino,
Chi citrullo, chi scaltro,
Chi matto e sbarazzino.
45 Ahi lingue ladre un canchero vi pigli!
E siate maledette tutte quante!
Furo i vostri consigli
Che mi tolser l'amante.

28. 28 Torno ai lochi medesimi

Torno ai lochi medesimi,
Nè ci trovo diletto,
Come già per l'usato;
Or mutarono aspetto
5La selva, il colle, il prato,
Oppur mutò il mio spirito?
Ahi sono io stesso! è l'indole
De' miei pensieri appunto
Che non è più qual era!
10Anche di fuori smunto
Io sono e la mia cera
Proprio è compassionevole.
Tosto di ciò s'accorgono
Le piante e i fiori intorno,
15Che di più buono umore

[p. 52]
Mi conobbero un giorno
E d'aspetto migliore,
E fra lor ne discorrono.
Fra loro mi compiangono
20Del mio stato infelice:
"Questa malinconia
È il mal d'amore" dice
La mamoletta pia
Alle suore più piccole.
25 Dice allora un papavero:
"So io, so io l'istoria!
Lo ha piantato la bella,
Però smette la boria… "
Io salto fuori in quella
30Ch'ei così mi calunnia:
"Qui le belle non c'entrano!
È l'esame vicino
Che mi tiene sgomento;
Se vado a capo chino
35Gli è che or mi rammento
Un po' di jus canonico "-

29. 29 Or che mi resta omai

Or che mi resta omai
Se non pentirmi alfine
Del tanto che t'amai,
Del ben senza confine
5Che t'ho voluto un giorno,
Visetto adorno?
Or che altro mi resta
Se non farmi eremita,
E ridurmi in foresta
10A viver dura vita,
Facendo penitenza
Di mia demenza?

[p. 53]
Di mezzo a San Rossore,
Dove con teco appunto
15Vivere in lieto amore
Io sognai per un punto,
A sfogo di cordoglio
Ridurmi io voglio.
E quivi star soletto:
20Scontando l'error mio
Darmi un sasso nel petto,
Quivi pagare il fio
Di troppo averti amato,
Visino ingrato.
25 Comprare a qualche frate
Vo' un bel sajo sdruscito,
Di radiche infangate
Distrarre l'appetito,
Par d'un sasso scabroso
30Il mio riposo.
Esser voglio infelice
A tuo marcio dispetto
Come nè lingua dice,
Nè cade in intelletto;
35Oh la vedrem ben bella,
Mia musoncella!
Chè tregua pur cercando
Un giorno al tuo rimorso,
E pur venia implorando,
40A la mia tana d'orso
Certo t'imbatterai
E v'entrerai.
Ravvisarmi non puoi
Tanto son dimagrito;
45Tu dici: "A piedi tuoi
Vengo, o santo romito;
Confessarmi vogl'io,
Buon padre mio.

[p. 54]
Prete non c'è finora
50Che mi mandasse assolta…"
Io penso: "Peggio ancora
Qui tu sei questa volta,
Peggio assai capitata,
Faccina ingrata.
55 Nè certo quello io sono
C'ora ti assolva tosto,
Quantunque il tuo perdono
Nelle mie mani è posto,
Chè il peccato hai commesso
60Contro me stesso "-
Poi dico ad alta voce:
"Or via, sorella, fate
Il segno della croce,
Costà v'inginocchiate… "
65E mettomi raccolto,
Porgendo ascolto.
Ella al suol genuflessa
E con la fronte china,
Tutta a me si confessa
70Da quand'era piccina;
Tosto siamo al soggetto
Del nostro affetto.
Con voce lacrimosa
Ella comincia a dire
75Tutta, tutta la cosa,
Senza punto mentire;
Non sa quant'io del tutto
Son bene istrutto.
Qui pronuncia quel nome
80Che al secolo io portai,
Pur dolcemente, come
Dirlo a me l'ascoltai
Già dal suo labbro stesso,
Un dì sì spesso.
85
[p. 55]
"Il mio Vittorio " dice
Ella nel mentovarmi:
Or sin dalla radice
Sento il core tremarmi;
Quasi più non ci veggo,
90E più non reggo.
L'assolvo pienamente
D'ogni mal che m'ha fatto,
E me le do repente
A conoscere affatto;
95A fatica ella crede
Ciò che pur vede.
Io le faccio coraggio
In questa guisa e in quella,
C'oltre a scordar l'oltraggio
100Trovo c'anzi più bella
Dacchè marito prese
Ella si rese.
Passan così dell'ore,
Gli è un pezzo già ch'è sera,
105D'elettrico d'amore
Carica è l'atmosfera,
E la notte profonda
La cella inonda.

30. 30 Io soffro, miei signori, io soffro molto

Io soffro, miei signori, io soffro molto,
Il cor mi stilla lagrime d'assenzio:
Tu nol saprai; si compie nel silenzio.
Questo mio dramma. e porto il riso in volto.
5 Eri pur anco bella! - un nobil fiore! -
Un fior d'arancio che testè s'aperse,
Che all'alba mia dentro il giardin d'amore,
Dinanzi all'invaghito occhio s'offerse.

[p. 56]
Deh pur anco sei bella a dirti il vero!
10Azzurri gli occhi sotto nere ciglia,
Curve in un arco fine a meraviglia,
E soave lo sguardo e a un tempo altero.
È la tua fronte d'incarnato giglio;
Son le gote due rose che in gennajo
15Serbano la freschezza ed il vermiglio,
Quando non ha pur fronde alcun rosajo.
Del tuo nasuccio impronto non so guari
Qual altro sia più impronto e insiem più bello,
Direbbonsi forate col succhiello
20Quelle due bianche e picciolette nari.
Ma tutto ciò che importa ? - Non vuol dire;
Dell'altre belle al mondo ce n'è tante….
Ma che ti credi ch'abbia a dimagrire
Se mi lasciasti, o mia leggiadra amante ?…
25 Ahi! la tua bocca era il corallo istesso,
Con sotto trentadue perlette fine,
Minute, in due filari, alabastrine,
Che vezzeggiando mi mordeano spesso.
Quinci nascea sul labro il bel sorriso
30E parolette care eppur fallaci,
Quinci nascea, fanciulla, il paradiso
Quando il tuo labro mi copria di baci.
Pur uomo non son'io da tormi impiccio:
Se m'hai lasciato, o bella, non vuol dire,
35Oh che ti pensi c'abbia a divenire
Secco appunto perciò come un graticcio ?…
Ahimè! ancora di questo mi rammento,
Che mamma t'avea posto con gran cura
Una breve fossetta in mezzo al mento,
40Che tutta rifacea la tua figura….

[p. 57]
Ma nè per questo mi butto in un pozzo,
Nè per altri tuoi vezzi, o bimba mia,
Tu mi lasciasti, or, bada, tuttavia
Non m'hai cavato neppure un singhiozzo.
45 Ma che ti pensi ch'io vorrò ghermire
Forse un cortello e cacciarmelo in petto?
O credi pur che adesso abbia a morire
Di crepacuor, di stizza o di dispetto?
Ben potrebbe accader, che fossi preso
50Per morto nel mio sonno veramente,
Tanto soglio dormir profondamente
Dacchè libero alfin di te son reso.
Anzi ancor più nel cataletto messa
( Dolci e sodi son tanto i sonni miei )
55Esser potrebbe la mia salma istessa,
Ch'io d'un sol punto non mi scomporrei.
E potriano avviarsi al cimitero;
E cento preti a capo e torcio chino
Susurrarmi d'attorno il lor latino,
60Senza che desto ne foss'io davvero.
Ma come appunto alla tua casa innante
Giugnesse il funerale, o bimba mia,
Per la pietà del tuo povero amante,
Forse t'affacceresti in sulla via.
65 È là il ciglio bagnando, un lento sguardo
E lungo volgerai sulla mia bara…
Ecco del pianto e del tuo sguardo, o cara,
Scende l'effetto in cor siccome dardo.
E pria non desto per veruna scossa,
70Nè inteso avendo pur tanto frastuono,
Or del tuo sguardo la segreta possa
Mi desta e del tuo pianto il picciol suono.

[p. 58]
E così mi dimeno, e picchio, e pesto,
E pugno, che la bara alfine io spezzo;
75Ed ecco il morto balza ai vivi in mezzo,
Molto di lor più vivo e più rubesto.
Come soglion scappar majali in frotta,
Che dan del capo in siepi e cinte d'orto,
Alzan le berze e scappano a dirotta
80Così gli astanti a vedermi risorto.
Tu perdi per paura il sentimento
E come corpo morto cadi al suolo….
Io resto là, col mio bravo lenzuolo
Sulle spalle, per tutto abbigliamento.
85 Pur con molta decenza lo raccolgo
Intorno ai fianchi e verso casa in fretta
Tosto per mutar panni il piè rivolgo,
Chè per scemo in prigion non mi si metta.

31. 31 S'io fossi sei o sette

S'io fossi sei o sette
Secoli addietro nato,
A studïar Pandette
Già non mi sarei dato;
5Oh m'avrei scelto pure
Più dolci cure !
Cura all'armi e allo stile
Dolce d'amor ponendo
Un trovator gentile,
10Un paladin tremendo,
Se fossi allora nato,
Io sarei stato.

[p. 59]
Allo Studio di Pisa
Non m'avrebber costretto
15A sciupar tempo, in guisa
Di volgar giovinetto,
Come feci finora
Per mia malora.
Ma in opere d'ingegno,
20Non men che della mano
Fatto già forte e degno
D'uscir del gregge umano,
Andrei per l'ampia terra
A farvi guerra
25 A farvi guerra agli empi4,
A briganti, a ladroni,
Lasciando eterni esempi
Ai futuri campioni
Di mia prodezza,
30E gentilezza.
Sì, di mia gentilezza:
Perchè un ladro incontrando
Se tal gli avrei carezza
Avventata col brando,
35Da batterlo sul suolo
D'un colpo solo,
In cambio se avvenuto
Mi fossi a una donzella,
Man ponendo al liuto,
40La mia canzon più bella
A lei che si fa rossa
Tosto avrei mossa.
Non si pensi per questo,
Che a un tratto io m'innamori;
45Troppo error manifesto
È l'esser pago ai fiori,
Che ti vengan per via
Veduti pria.

[p. 60]
Anzi in mio cor sommessa
50Parla una voce arcana
Di certa principessa,
Che in terra ignota e strana,
Premio del valor mio
Mi serba Iddio.
55 Così per lungo errare,
Dopo infinita pena,
A un'isola oltre mare
Tocco di incanti piena,
E non sì tosto a terra,
60Eccomi in guerra.
M'assalgono dragoni,
Strigi ed arpie funeste
E pallide gorgoni
E serpenti con creste
65E, con adunche mani,
Giganti immani.
Ben sette giorni e sette
Io duro ad ammazzarne,
Ed a trinciar polpette
70Di quella sozza carne,
Sol quando niun più resta
Smetto la festa.
E' fu dura a dir vero
Ed aspra la contesa;
75Se prode assai non ero,
Altro di quella impresa
Non poteami seguire
Che di morire.

[p. 61]
Ma fosse qui finita;
80Or viene appunto il bello.
Ivi un giardin m'invita
A entrar; ma sul cancello
Trovo una tetra Sfinge,
Che mi respinge.
85 Peste vomita e foco,
Ed io l'ammazzo a un tratto;
E passo nel bel loco,
Che con tal arte è fatto,
Ch'io non vel posso dire,
90Nè voi capire.
Ariosto ha descritto,
Cred'io, questo giardino,
Quindi io tiro diritto,
Chè lungo è il mio cammino
95E di guardar l'Orlando
Vi raccomando.
Or per diversi errori,
Fra quanto può Natura
In alberi ed in fiori
100Far meglio e con più cura,
Vengo ad un praticello
Dov'è un castello.
Qui appunto nel palazzo
Sta la mia bella sposa,
105Che or siede ad un terrazzo
Con fronte in veli ascosa
Pur mentre un dolce canto
Io levo intanto.
La mia bella canzone
110In lei tosto fa breccia;
Se per cuore un mattone
Non ha, vi diè tal freccia,
Che non tosto guarita
N'è la ferita.
115
[p. 62]
Scendon le ancelle allora
Che a entrar mi fanno invito
In quell'alta dimora
Che par d'oro forbito,
Io con gentil decoro
120Vo dietro a loro.
Tosto la bella appare,
Ma sempre ha il volto ascoso;
Chi il vel la vede alzare
Quegli sarà suo sposo;
125Frattanto io vo' la mano
Baciarle invano.
Ella dice: "Non tocca
Baciarmi a te la mano
Che puoi baciarmi in bocca
130O mio sposo e sovrano!… "
Quindi il velo si toglie
E al sen m'accoglie.
Or come il vel s'ha tolto
E ch'io la miro fiso,
135Te in quel leggiadro volto,
Te appunto in lei ravviso,
O mia recente e bella
Traditorella.
Nè me invaghir potea
140Altra sembianza invero,
Chè alla mia bella idea
Rispondono col vero
Solo le tue fattezze,
Le tue bellezze.
145
[p. 63]
Ma s'ella ha l'occhio uguale,
La gota, il labbro, il crine,
Ha spirto più leale,
Più soave e più fine;
Non è a la tua maniera
150Costei leggera.
Ella non ha un'amica
Di quelle tue cotante,
Che tosto mal le dica
Del suo fedele amante;
155Nel suo cor, benchè indegno,
Io solo regno.
Così per sua bellezza,
E mio gentil valore,
Scambievole vaghezza
160Si desta in noi d'amore,
Nè cesserà codesto
Speriam sì presto.
Oh fossi allora nato,
Allora e non adesso!
165Che per essere amato
Ora l'ingegno spesso
O valor altro eguale
A nulla vale.
Or l'abito elegante
170E lo stival sottile,
Qualche po' di contante
E il garbo signorile
D'amore ti fan degno
Più che l'ingegno.
175 Oh fossi nato allora
Che il cor gentil fu in prezzo!
Capisco che a quest'ora
Sarei morto da un pezzo;
Ma poi questo malanno
180Non è gran danno:

[p. 64]
Almen, se or fossi morto,
Prima sarei vissuto;
E invece or dubbio porto
Che tanto a dì compiuto
185Nemmen dire si possa
Sulla mia fossa.

32. 32 Addio gentil paese di Toscana

Addio gentil paese di Toscana,
A rivederci poi quando che sia;
Pur mal da te il mio core s'allontana
Colla persona, o vecchia Pisa mia!
5 Fu qui dove dapprima il picciol core
Si fe' un tratto gigante in mezzo al petto;
Qui dove pria si risentì d'amore
D'una fanciulla tua pel vago aspetto.
Quella sera mi sembra di vederla,
10Quel tramonto ho negli occhi ancor dipinto:
Il ciel parea diffusa madreperla,
Così d'un molle color vario tinto.
Ma lasciamo il passato il quale è morto.
O vecchio cimitero, o battistero,
15O gentil duomo, o campanile storto,
Adesso io vado e me ne duol davvero.
M'accomiato da voi, leggiadri lochi,
E del ben ch'ebbi qui grazie vi rendo;
Vedo quanti piaceri e quanto pochi
20Affanni ho qui provati e mi sorprendo.
Vengo l'ultima volta a dirvi addio,
O fantastica selva, o illustre mare,
Questi solea ne' flutti il corpo mio,
Quella nell'ombre il mio spirto cullare.
25
[p. 65]
Io saluto le Piaggie e rendo a loro
Grazie del ben che ho là scoperto in pria,
Colà ho scoperto il mio gentil tesoro
Colà ho scoperta la fanciulla mia.
Io saluto la Piazza e quelle piante
30Che hanno l'ombra sì fida e sì raccolta,
Dov'ella m'ascoltò tutta tremante
Ragionarle d'amor la prima volta.
Tutti saluto e a tutti io sono grato
Quegli altri lochi dove l'incontrai,
35Dove talor con lei mi son trovato,
Dove la man le strinsi e le parlai.
Io saluto le stelle e l'aura e i fiori,
Che i sensi miei scavi hanno diviso,
Io li ringrazio che a' miei dolci amori,
40E a' sogni miei leggiadri hanno sorriso.
Ma prima lei saluto e la ringrazio
Del ben che mi volea, de le divine
Gioje ch'ella mi diede, e dello strazio
E d'avermi piantato alla fin fine;
45 Chè fu in grazia di questa piantagione,
Se un poco a studiare indi son giunto,
Se ho passato l'esame a scapaccione,
Se il grado di dottore ho alfin raggiunto.

33. 33 Quando così passò di questa vita

Quando così passò di questa vita
La passioncella vispa del mio core,
D'una vesta di candido colore
Con le mie man la salma n'ho vestita,
5E ne composi in una breve urnetta
Con le mie man la salma piccioletta.

[p. 66]
Poscia con me l'urnetta lieve ho tolta,
E venni, il dì seguente sul mattino,
Ad un colle che ha forma di giardino,
10E quivi in parte aprica e insiem raccolta
Feci la fossa e l'urna vi nascosi,
E verdi zolle sopra, e fior' vi posi.
E dissi questa prece alla Natura:
"O tu, che sai dalle cessate cose
15Trarre altre forme vive e portentose,
A questa urnetta mia poni tu cura,
Non trasmutar la passioncella mia
Se non che in forme d'altra leggiadria"
Così mi tolsi di quel dolce sito
20E per qualc'anno più non vi pensai;
Ma quando appresso, un giorno ci tornai,
Tutto vidi che quivi era fiorito,
Fior' d'ogni vago aspetto intorno e in mezzo,
D'ogni tinta leggiadra e grato olezzo.
25 Meravigliando del gentile effetto
Che seppe trar Natura dagli avanzi
Di quella passïon fredda pur dianzi,
Resi a lei grazie dal profondo petto,
E vedendo che i fiori eran sì belli,
30Tosto mi volsi a cogliere di quelli.
Onde un mazzo elegante ne composi
Quinci e quindi scegliendo con gran cura;
E i fior che mi pareano aver natura


[p. 67]


(revised 28/02/2000) Betteloni, Vittorio.
Elena Pierazzo

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