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Cronica Roncioniana


Indice

1. CRONACA RONCIONIANA (A. S. P., Arch. Ronc., n. 352)

1214. Domino Baldo Istorense potestà anni III. Fu chiamato a grido per li pisani et cominciò in delli anni MCCXIIII.

Domino Belso, domino Guido Venteglio, domino Ranieri Ba- rattula, funno confusi mesi XX. Comincionno nel 1217. In questo tempo fe edificare el Castello di Castro in Sardigna.

Domino Buonacorso Del Cani potestà mesi XX. Funno isconfitti li Pisani al Castel del Bosco. 1219.

Domino Alberto Pandimoglio potestà anni uno nel 1221. Pisa fe pace con Firenza e lassornosi li pregioni; funno consoli mesi 13.


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Domino Baldo Bisconte, domino Aldobrando Sichieri, do- mino Guelfo da Porchari … 1222, domino Provino da Milano po- testà mesi XVIII. Nel MCCXXIIII i nel proximo anno conbattetteno insieme li Conti e Viscomti in delle Piagge in negollo ora capitano di Populo di Pissa per li Visconti, e funno isconfitti li Visconti per male capitaneria, e lli Visconti ricoveronno in della Venuta et in nel castello d'Agniano, li Conti a. Li Vesconti e stetteno, fuori e fu pocha battaglia e scon- fisseno li Conti et fu preso uno de' Conti da lori e in questo anno, ansi che la sconfitta fusse, li Vesconti fenno populo in Pisa.

Domino Orlando Rosso da Parma potestà anno MCCXXV. Li Visconti feceno pace co' conti e ritornorno in Pisa li Vesconti e lassorno li pregioni, e fu per li patti di messer Baldo Ve- sonte potestà di Pisa, che in quelli dì et era tornato di Sardegna.

Domino Baldo Vesconte potestà di Pisa anni ii. 1227. In questo anno si disfe lo castello d'Agnano.

Domino Anibaldo di Roma potestà anni ii 1229. Fu verso messer Fraiampane Visconte a Lansisso.

Domino Provino di Milano potestà anno uno, 1230. E in questo anno passò in Sardigna messer Baldo Vesconte et combattè con sua nimici i Pisani e altri e sconfisseli et quelli che furno presi tutti li fe mettere in nel Luixio et poi li lassò.


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Domino Lupo potestà anni dua. 1232. In nel primo anno fu incoronato in Roma lo inperador Fe- derigo.

Domino Torello di Strada potestà anno 1233. Tornò in Pisa messer Baldo Vesconte.

Domino Gatto, domino Gualtierotto, domino Saracino fun- no consoli anni duo. 1236 Lo inperadore venne a Pisa e lli Pisani li feceno grande onore.

Domino Conte Guido potestà anno 1237. Lo imperadore Federigo andò lo conte Guido che era con altri signi (…) e poi lo fe disfare.

Domino Conte Tegrimo potestà anni 3, 1240. El primo anno si scurò el sole et fu gran bui.


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Domino … Rosso potestà anno uno, 1210. Lo Papa mandò allo inperadore e a' pisani che dovessino comparire dinansi da lui. Non volseno ubidire perchè protendea trop- po alli Lombardi et conobesi che li giovava molto.

Domno Buonacorso del Padule potestà anno uno, 1243. Fu tagliato la testa a Guido Manente. In questo anno li Pisani andorno per mare collo Imperadore Federigo con LXXX galee armate et scorseno tutta la riviera di Genova e poi tornono allo imperadore che si partì di Pisa, andosene verso Parma e messe' Baldo Vesconte et puose oste a Parma, messere Baldo puose uno poggion sopra Parma, che vi stava con sua masnada, e llo inperadore fe fare una citadella presso a Parma a un miglio et puoseli nome Vittoria.

Domino Buonacorso suprascripto potestà anni uno. Li pisani armonno galee trentadua. XXXII, e andonno a Poteria Neri et riscosseno la Bevola e lla Rossetta e lla cavallaria da Pisa andò per terra per infino a Lerici, che era di Pisa, per infino a Pontremoli, Lunigana, Vsiglia con Garfagnana e marchesi Malispini erano citadini di Pisa, messer Francesco di messere Bernardo Malespina. Lo Papa mandò li Cardinali oltra monte per li grandi prelati se non che sa che se venisseno a Roma al Consilio, et quando questi Cardinali ritornavano, con grande quantità di Vescovi et altri prelati in su galee di genovesi e lle galee dello inperadore e de' Pisani che erano in Pisa preseno li prelati in nel mare di Monte Argentaio, unde el Papa et cardinali furno molto infiamati contra lo inperadore e contra li Pisani unde non si indugiò molto ch'elli funno scumunicati e li Pisani menonno sopra Rodano le galee et poi lassorno andare via li prelati e quando el Papa seppe come li prelati erano presi glatamente conobe la gran potentia dello
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inperadore, non si tenne sicuro in Roma, ansi se ne partì per sua paura perchè elli si rendea s'elli venisse alle mani dello imperadore, e an- dassene a Vinega, e llo inperadore perseguitando con intentione d'uc- ciderlo ma per fare li sua comandamenti, e tanto lo seguitò che giunse a Venetia, e quando lo Papa lo seppe che lo inperadore era giunto et elli hebbe gran paura et incontinenti si fe parare alli Car- dinali et andosene allo altare perchè elli havesse pietà di lui. Quando lo inperadore lo vidde, li più credeano che egli lo facessi pigliare, et egli andò e gitoseli a' piedi, el Papa vedendo la sua umiltà e puoseli lo piedi in nella gola e disse: " Super aspide e basiliscum ambulavi et conculcavi leonem et draconem" E llo inperadore alsò el capo: " "Non tibi set Petro". Allotta fu fatto l'acordio tra loro ma non che tuttavia non fussi lo sdegno dalla parte della Corte di Roma, e poi a più mesi il Papa fu anco solo che nessuno non potes- si essere Papa nè Cardinale.

Domino Renardo de Machillone potestà anno uno. 1246. Lo inperadore se n'andò in verso Parma a sediarla.

Domino Mariano D'Elbulo potestà anno uno. Lo inperadore Federigo andò a chaccia di farchone e lli parmigiani uscinno fuori di Parma armati a piedi e a chavallo et
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andono al campo dello inperadore et fecero grandissima battaglia et rupeno tutte le gente dello inperadore e llo inperadore avendo le novelle se n'andò a Cremona et poi se n'andò con sua cavalleria in del Regno. 1248

Domino Arigo da Rivello potestà anno uno. 1249. Andorno a oste a castello Aginolfo et presesi per forza per bontà de' cavalieri pisani a speroni d'oro e feceno l'arma del campo assurro e le corna della cervia a rinchontro. 1250.

Domino Alexandro del Caravello potestà anno uno. Li pisani isconfisseno li Lucchesi a Sancta Maria a Monte dua volte. Lo imperadore in questo anno passò di questa vita a Fio [ren] zuola, el suo corpo venne poi in Cicilia, fu sepellito in Pa- lermo. 1251.

Domino Angiolo Sancto Stagio potestà anno uno. 1252. Furno sconfitti li pisani al Ponte ad Era et Asciano.

Domino Sandro di Bologna potestà mesi diciotto. 1255. Li pisani e li fiorentini feceno pace insieme et [per] patti si sfe lo Ponte ad Era.


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Domino Iacopo Napoleone potestà anno uno. 1254. Lo marchese Chianni si ribellò a' pisani et tolse Castello di Castro a' pisani a sancta Gilia.

1255 Domino Iacopo Avocati potestà anno uno. 1265. Lo Marchese die Castello di Castro a genovesi per paura delli potestà anno uno. 1256. Furno sconfitti li pisani a Vechiano di Val di Serchio, che vi fu incontro di loro tutte le porse guelfe di Toscana.

Domino Alamanno della Torre potestà mesi uno. Passò questa vita in signoria.

Domino Riccardo di Valla potestà mesi XVIII. 1258. Li pisani fenno compagnia co' venisiani e andorno in Arii di Soria e disfenno la ruga e la torre de' genovesi e cacciornoli d'Acri ed era consulo per li pisani messere Seghieri della Sassetta, et poi in questo anno li pisani ferno passaggio in Sardigna che vi passò e' iudici di Galluri, el conte Gerardo, el Conte Ugulino, el Conte Amisiemo e Odo di Gualducio per vicharo, con quantità di cavalieri et archadori; et fuvi iudice Gugliermo d'Alborea et poi puo- seno asedio in Santa Gilia et Castello di Castro, li quali tenevano li genovesi unde li pisani vi si scontronno con el Marchese et combattet- teno insieme et fu pocha battaglia e fu sconfitto el Marchese et morto alla battaglia che non fu conosciuto et giundici del Galuri fe' cavaglieri el Conte Gerardo de Donoraticho in sul corpo del Mar- chese e poi vennono galee di genovesi per soccorrer [e] el Castello di Castro che non havevano che mangiare, et li genovesi vi trabucano la
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pasta deretro et giundici di Galuri con sua cavalleria passa allo asedio a Castello di Castro. Gli genovesi disceseno in terra per combattere, e giudici li fece scendere poi e iudici di Galluri fur loro addosso e fu sì grande battaglia a pie di Castello di Castro, che quando quelli del castello viddero che li genovesi erano sconfitti incontinente s'aren- derno perchè non havevano che mangiare, e poi li pisani preseno Santa Gilia, fernola disfare. Li pisani disfeceno una villa alli Sardi di S. Gilia le quale si chiamava la Stampace che è a pie di Ca- stello di Castro. 1259.


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Domino Malcovaldo Lobardo potestà anno uno. 1259. Fu uciso messer Aldobrandino da quello de Gualandi in Arestano che era suocero de' iudici Galluri. Passò di questa vita la Reina di Tora.

Domino Asso de Periossa potestà anno uno. 126o. Furno sconfitti li fiorentini a Monteaperti poich' a abate di Firenza che vi fu a configeli lo maniscarcho del Re Manfredi co cavalieri tedeschi si come fa chi d'orgoglio sente guardante a Pisa che grande conoscentia che non ha temensa [de] l'orgogliosa gente a bontà de Re Manfredi. 1261.

Domino Guberto Della Gente potestà anno I. 1261. Li pisani andorno a oste a Monte Carvoli et Santa Maria a Monte e s'arenderno a patti et poi li pisani et poi li pisani
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andorno a oste a Fucecchio con la parte gibellina di Toschana. Fu tagliata la testa a messere Terino della Co.… che ferno tagliare l'in- sern... in sul campo di Fucecchio.

Domino Iacopo da Palude potestà anno uno. 12… Fu ucciso Betto detto Contessa. In questo anno mandò lo re Manfredi li a pisani lo conte Iordano, ma li scarchò di 45 cavalieri tedeschi e ancho mandò vicario in Toscana et in Lombardia et in Romagna et in nella Marcha d'Ancona et in nella valle di Spuleti, in molti comuni e signiori che teneano la parte inperiale puose tutta la parte gibellina in grande stato.

Domino Iacopo Botticello potestà anno 1263. Li Pisani puoseno oste a Porcari et pigliosi Caxiano et Monte Farcone e quelli di Lucha vennono con gran gente di Val di Serchio. Sentendo li pisani come li luchesi erano venuti in Val di Serchio si e s'armò iudici di Galluri, el Conte Giordano con pisani armati a piedi a cavallo et uscirno fuora della porta del Leone et giunseno al Serchio et iudici di Galluri si mise a guardare, el Conte Giordano e gli altri a presso et ferirno del dosso alli luchesi et quinde fu poca battaglia perchè no poteano sofferire li corpi de' tedeschi. Li luchesi furno presi, sconfitti et morti. Fu preso messer
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Ranieri Ricciardi che era signiore di Lucha, et li pisani tornono in Pisa con gran vittoria et con molti pregioni et cavalli. Et fu uciso lo fratello di Galeazo de' Gualandi in Are [stano] . In questo anno passò di questa vita iudici Guglielmo d'Elborea e lassò lo suo figliuolo lo quale si chiamava iudici Niccolaio in nelle braccia del Populo di Pisa. Era nato della figliuola di messer Adoblandino di Gugliermo de' Gualandi e fu in su iudici Mariano, poi fe pigliare et mettere in pregione in Mammille iudici Niccolaio perchè era nato del sangue di Capraia et per paura del Conte Anselmo ch'è suo ni- pote primo cugino.


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Domino Gugliermo da Cornassano anno 1264. Li pisani andorno a oste a Castiglione con undici di … fe cavare sotto terra in Castiglione et quelli de dentro s'are- seno et poi si prese Cotone et poi li pisani fenno far lo castello che si chiamava l'Aquila in nel mezo tra Castiglione et Cotone; certi con- tadini di Lucha entronno in Talci furno sconfitti presi et morti. In questo anno fu ferito Lasso de' Gualandi in nell'occhio, che lo perdè. Lo papa volea che lo re Manfredi tenesse lo regno per la Chiesa e dessene certo censo alla Corte di Roma. Non volse ubidire. El papa vedendo che non ubidirè el papa mandò el conte di Pro- venza che dovesse venire a Roma perchè: " voglio bandire la corte sopra li saracini de Nocera come lo Re Manfredi non volle ubidire li co- mandamenti di Santa Chiesa ".


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Domino Iacopo potestà anno l, 1265. Conte di Provenza venne a Roma con bella cavalleria di Fran- ceschi. El papa lo riceve' nobilmente, incontinente lo incoronò al Con- te di Provenza del Reame di Ierusalem, et di Cicilia ed di tutte le terre che tiene lo Re Manfredi acciochè ogni anno ne facesse censo alla chiesa di Roma … d'oro.

Domino Alberto Della Torricella potestà anno uno. 1266. Quando lo Re Manfredi inteste come lo Conte di Pro- venza era a Roma si ni li pesò molto si come quello signior che tenea quello Regno, et poi fe fornire li passi dell'intrata del Regno. El Conte di Provenza si partì da Roma con sua gente et e romani di Romagna e di Campagna et quando furno al Ponte Appiano et ellin trovorno lo Conte di Castrata et 'l Conte Iordano che guardavano li passi con con cavaglieri et quando doveano guardare lo passo lo Conte di Castrita li lassò passare dicendo al Conte Iordano: " Quando ne sia passati alquanti et noi ne faremo quello che noi vorre- mo ". El Conte Iordan disse: " facciamo non ne lassiamo più pas- sare ". El Conte di Castrita disse: " Non è anchora tempo che troppi ne sono passati ". Al Conte di Castrita girò con la sua ban- diera et andosene a Castrita Cazerta. Questo non fece se non per tradimento perchè egli havea certa conventione col Papa. Quando lo Conte Iordano vide partire lo Conte di Castrata si conove che lui solo non potea contrastare lo passo si se ne venne a Beneven- to a Re Manfredi si come real barone. Quando lo Re Manfredi co- nove del tradimento del Conte di Carzerta si fe suo parlamento et confortò molto sua gente, e lli fu così parlato che elli si partisse e
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andassene a Nocera perchè elli non eran tanta gente li contrastas- sero al Conte di Provenza et elli come signior di gran cuore disse: " Io voglio innanzi morire sul campo, morire Re che andando de troia in terra disertato ". Quando lo Conte di Provenzu fu preso a Benevento dal Re Manfredi li venne alla incontra in uno piano che si chiama a con setta … cavalieri et fu con lui lo Conte Gal- vano et el Conte Iordano. El Conte Bartholomeo si partì dalla terra perchè elli era in nel tradimento col Conte di Carserta et messere Curado da Monttiam non vi fu che era in Abruzzo con una caval- leria perchè era in nel tradimento. El Conte camarlingo non vi fu perchè disse et che non lli patia el cuore di vedere battaglia, ma elli hebbe certa conventione col Papa. El conte Federigo non vi fu che era rimaso a sue castella in Calavria di che poi elli fu disfrattato El Conte di … rimase in Cicilia et simigliantemente fu disertato el conte Guido Novello. Disse Re Manfredi: " Non combattiamo per- chè se' tradito abandonato ". Et quando l'oste fu presso al Conte di Cazerta quando dovea ferire con sua ca [v] aglieri et egli girò et
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andosene in Abari. El Re Manfredi si come valente signiore fu re in nella battaglia là dove hebbe molti buoni cavalieri da l'una parte e della altra et fu grande battaglia e alla fine el Conte di Provenza vinse el campo che lo Re Manfredi fu morto in nella battaglia con molti baroni et cava- lieri, lo primo vernadì di marzo anno 1267 fu la sopraditta sconfitta et poi lo conte di Provenza a più mesi andò a oste con tutta la parte guelfa di Tos [ca] na a Pogibonsi et presesi a patti che v'erano drento gran parte di gibellini di Toschana et di Romagna et poi fece disfare Pogibonsi e fecesi giù al piano un borgo perchè non si ribel- lassino quelli di Pogibonsi.

Domino Bartolomaeo del Soppo potestà anno uno 1267. Lo re Carlo del mese di gennaio andò a porto pisano per terra con tutta la Parte di Toschana, e lli pisani sentendolo feceno una honorevole inbasciaria et mandonola al re Carlo dicendo come si fanno grande maraviglia senza averli diffidato li pisani: " e siete venuto in su li nostri terreni a far guerra ". El Re Carlo rispuose loro: " Io voglio che e' pisani facciano li miei comandamenti e che giurino a parte no farli ". Li pisani rispuoseno che non lo volevano fare, et poi lor Re fe ardere et disfar lo porto e Livorna et poi lo re Carlo andò con tutta la sua gente et puose oste a Motrone et preselo a patti che v'era drento ser Ugon Della Barba, che era di Pisa, et dielo a Lucha. A lli pisani vedendo che non poteano trovare al- cuna conventione col Re Carlo si mandorno in della Magna per Chu- randino a lloro moneta che venisse al prezente a Pisa, perchè el Re Carlo montava in tanto orgoglio che tutta la gente haveva vile da' Fransesi in fuora.

Domino Bartolomeo del Soppo potestà anni uno 1268. Lo re Curardino venne a Pisa con molti cavaglieri tedeschi li quali herano valentissimi in tutti e' fatti d'arme; et poi a più
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giorni andorno a oste a Lucha in fino da parto et quinde a Pisa fe battere la moneta et incoronare li aquilini et poi fe seminar lo sale in parato et poi s'arseno et guastorno più terre di Lucha et poi lo re Curardo si partì di Pisa per andare a Roma et fu seguita da certi pisani per lor voluntà el conte Gerardo Donoratico et 'l simigliantemente lo seguitteno molto gibellini di Toschana et di Lombardia, et li romani et domino Arigo figlio del Re di Castella che erano senatori lo ritenetteno nobilmente et quando furno soggiornati alquanti giorni et di lì si partirno et Domino Arigo et quando in nel piano Marsi presso Albano et tra Celqiano a uno Castello che si chiama Alui et e una matina lo Re Carlo li venne alla incontra con quantità di V cavaglieria et quando elli vide la moltitudine de' cavalieri del Re Curardo se ne fu molto spa- ventato et secondo che diceno li più della gente che volentieri si sa- rebbe partito senza battaglia, e itosene a Viterbo alla corte del papa se non fusse messere Alardo di Valariano che lo fe stare a una parte con VIII de' migliori di suo oste, per suo consiglio si fe quella battaglia, et della parte dello Re hebbe molti buoni capitani, perchè elli 'ndorno male in ordine perdeno el campo et quando la schiera furno discostate insieme, la battaglia fu fiera et grande ma quelli dello Re Curardo perchè erano molti più havevano quelli del Re Carlo sì malamente menati che quasi avevano unito el campo, unde ellino andavano in qua et in là per lo campo rubando
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la roba del campo del Re Carlo e di quello alquanto di messere Alar- do vide che le gente non stavano preso li capitani e lui fe ferire con quelli VIIII cavaglieri alla schiera del re Curardo che era al meno buona cavalleria che erano ma fuvvi pocha battaglia, per- chè non potevano sofferire la gente del Re Carlo, che erano più che loro affannati et in grande disordine et quando le gente del Re Cu- rardo che erano per lo campo robando la roba si credeano trovare lo re Carlo e loro trovorno lo re Carlo et quivi ne fu molti morti et presi et in questo modo vinse lo Re Carlo et de' suo cavaglieri e vi furono morti alla battaglia, et di quelli del Re Curardo ve ne fu morti gran quantità per lo male disordine et di quelli che furno presi ne fu molti iudicati a più giorni. Per la battaglia fu preso lo conte di pregione et fu preso lo conte Galferano, e 'l Conte Ge- rardo di Doneratico, et poi fu preso lo Re Curardo, 'l duca di Ster- lichi e 'l conte Galvano in una barcha che erano partiti da Setti et poi lo Re Carlo havendoli in balia fe tagliare la testa al conte Galferano et al conte Gerardo et al conte Galvano, e 'l Duca fe dicol- lare in su la piaza di Napoli et quivi si sepellì in mezo la piaza per voluntà et costitumento del papa et poi rimase solo a Pisa. In questo anno li guelfi tornono in Firenze et funo presi Viii delli Ar- berti li quali furno dicollati in sulla piazza de' periori. Li gi- bellini si ritornono a stare in Pisa et in questo anno fu compiuta Nichosa.
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Domino Guido potestà anno uno 1264. E fu el vicario del re Carlo con toscani e quelli a oste, andorno a Talti in Piemonte et arseno et disfeceno. Fu ucciso Oddo di Gualduccio e stette- no li gibellini di cima di tutta Toschana et vennono a stare a Pisa.

Domino Aridello di Bolognia, potestà mesi V 1270. La sera di calende maggio che erano la gente a cenare el cavalieri del potestà con berovieri andavano cerchando l'arme, a quel modo trovorno in borgo presso a San Philippo Aparcarello et Guassalotto cominciorno e la famiglia del iudice di Galluri e Vesconti si levorno da mangiare e trasseno archanati et ferirno et uciseno de' berovieri et riscosseno Marcharello et Giustolotto et in- continente si levò un grande rimore per Pisa, certi Gualandi et altri pisani gridando " al fuoco arderan li iudici et Vesconti ", et e iudici vedendo fe star tutti e Vesconti masiada da cavallo il canto di San Fele armati et ancho fece armare di sua gente lo torra di casa Berci e la torre dei Baconi, perchè gente non venisseno a santa Filipo, li fedeli e l'amandari traeno armati a cavalli con tutti; Messere Simone Zattio, Messere Ardobrandino, messere Io-
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hanni Gadubi disseno a iudici: " montate a cavallo armati et state in su la piazza et verranno li veri amadori et sarete sinior di Pisa ". E iudice disse: " io voglio innanzi stare come io mi sono che mettere questa ciptà a fuocho et a sangue ". Altri pisani andonno a li Aziani a pregare che debbino fare sonare la campana del populo unde li Anziani non volseno et poi andorno al potestà costoro e dissogli: " potestà, un grande disonore t'a fatto Iudici et i Vesconti che tu domani fatti venire dinanzi da te iudici et poi li fa tagliare la testa " - E llo potestà disse: " io mi vo innanzi questo danno che io metta mano a iudici di Galuri che è el maggior che sia in Toschana a parte de fideli et di amici che io ci farei male andare a Bolognia, e fare si ch'io non ne voglio far niente ", et queste parole furno rapor- tate a iudici. E la mattina fu richiesto iudici di Galuri da parte del potestà. El iudice disse che non volea andare dinanzi del potestà et messere Arrigo delle Statue, messere Adoblandino del Turchio, messere Simone, messere Givanni Dadubbi et furno a Iudici, dis- segli che dovesse andare innanzi a iudici, disse come certi pisani sono stati al potestà, e che lo vuole innanzi, che li sia tagliata la testa in palagio, ed ebbino … Andorno al potestà et dissegli quello che iudici haveva ditto loro. El potestà disse che ben era vero " diteli che sicuramente venga innanzi, sopra el capo mio lo fidate ".E iudici havendo questa risposta iudici andò innanzi a cavallo
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con tutti li Vesonti et fedeli con arme privata et anze in sulla piazza del potestà. El potestà [vedendo] come iudici era acom- pagniato con tutti buoni cavaglieri fesene grande maraviglia. Miche- lasso con la magiore parte de' Gualandi et amici stavano armati et apparechiati di levare lo romore per Pisa, se 'l iudici andasse in palagio dinanzi al potestà, unde lo potestà fe mettere lo bando che ogni homo si partisse della piasa e iudici disse: " state per coteste caraie et sotto Sono Ambrogio ". Poi lo potestà fe dire a iudici che an- dasse su in palagio et el iudici disse: " dite al potestà che io non vi voglio venire, ma se egli vuole ch'io l'ubidischa mani in pie della scala lo iudici del malifitio e de' notai et farò quello che mi comanderà ". El potestà vedendo che non volea venire mandò el iudici e 'l notaio in pie' della scalla, el giuio lo fe giurare di dire la verità che ha fatto questo malefitio che fu ieri sera. Iudici disse che fu Mondino Panchaldo o Luntecio e Marcharello et Guas- salotto col numero di XII. Lo iudici e 'l notaio andorno et inmo- strano al potestà quello che el iudici havevano confessato. El potestà: " andate et dite a iudici, da mia parte li comandate a ppena di dieci [mila] marchi d'ariento incontinente se ne vada [a] confino ". El iudice disse " io non voglio andare a morire a Vada, ma mandimi la vi vuole innanzi ". El potestà li fe dire non vi starà XV gorni. Unde el iudice si partì e aparechiosi et andò a Vada
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con molti fedeli et Vesconti armati e facta anno fine meno di XV giorni tornò a Pisa et certi Gualandi et altri gentili homini di Pisa furno molti dolorosi della tornata del Iudice et lli pisani
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detteno cumiato al potestà che si dovesse partire di Pisa perchè non haveva fatto quello che li fu detto per certi pisani. El potestà si partì di palagio et fu pagato del suo salario, e iudici di Gelluri ve- dendo ciò nel increbbe molto et andò allo abergo dove era el potestà, et el iudici disse come egli era dolente di siò che lli era intra- venuto, el potestà pregò al iudice: " da poi che m'è così incontrato, pregovi che voi mi faciate acompagniare fuori del distretto di Pisa ", et el iudice disse: " io vi farò accompagniare fuori del distretto di Pisa " et el iudice disse: " io ve farò acompagniare in fino a San Migniato et anco vi darò una lettera di racomandigia da mia parte a' capitani di …. in sino a Bolognia ". El potestà si partì di qua con quella compagnia che el iudice li dè, si che molto grande borbuglio ne fenno certi pisani. Et voglio che sappia ciascuno pisano la sera di calende magio trasson armati a cavallo con venti [de'] Iudici, de' Gualandi, de' Lanfranchi, de' Rodi, de Gatani, de' Gismondi con delli Orlandi [Da] Ripafratta e Casa Pieri e di Casalberti e de' Baldovinesi e Upessinghi, el conte Guelfo, el Conte Lotto, el Conte Anselmo da Capraia et altri gentili homini di Pisa. Et in questo anno el Vicario del Re Carlo colli toscani di parte guelfa isconfisseno e' gibellini et Toscana et Colle di Valdenza, che vi
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mandò Pisa cavaglieri uno che ne fu capitano messere Ranieri di Gualterotto che fu grande balsametto della parte gibellina et fu in del anno 1271.

Domino Nicolao Corina di Vinegia potestà anno uno 1571 1. Li pisani s'acordorno di mandare inbasciatori al papa acciò che egli habia misericordia de' pisani, che egli cavasse di scumu- nicatione, chiamando li imbasciadori li quali furno questi: Iudice di Galluri, messere Arigo della Stater, messere Messa da Vico et messere Iohanni Fagiolo. E iudici di Galluri, mennò a sua compagnia XII carriagi coperti di panni di seta lavorati di fin colori con famigli assai bene in ordine come s'apartiene a tale inbasciaria et partinnosi di Pisa do- menica mattina con quella imbasciata che fu loro commessa dalla magnifica cumunità di Pisa, et cavalcando per termine di V giorni una sera giunseno in Viterbo là dove era el supr [adetto] papa e 'l
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re Carlo, et quando li cortigiani del papa e citadini di Viterbo videno si nobile et honorevole inbasciaria molto tenendo li pisani di virtù che in nel mondo noto signiore che tale inbasciaria non havesse fatto, et hora d'alchuni fu ditto al Papa et al Re Carlo, e quella sera li inbasciadori si posorno alla ostaria della corona e la mattina se- quente mandorno a dire al Papa se loro poteano ire a parlarli. Fu risposto per lo Papa che andasseno. Alora andorno et parlorno al Papa in tal forma che in prima dienno un bello saluto al Papa el quale rispuose a iudici " bene venga …. della madre di sancta Chiesa e 'lli compagni " e 'l simile disse loro Carlo. Fu il dictore iudici et disse fra l'altre parole al Papa: " la cumunità di Pisa vi si manda a raco- mandare a' piedi di vostra santità e vi pregano che habiate mente et misericordia di loro et di tutti li pisani di quello che fenno contro la Chiesa. Quando preseno li prelati in mare li preseno et con co- mandamento del nostro signior lo imperador Federigo et per questa cagione lo Papa che era allora si scumunicò lo imperadore et tutti li pisani che sono anni XXVII che noi siamo stati scumunicati. Per tal cosa ci an mandato dinanzi a vostra santità pregandovi che quella ci cavi di scumunicatione e lla cummunità di Pisa sono pre- posti et aparechiati et ubidire la santa Chiesa et far tutti li co- mandamenti. In che modo li comanderete et darete vi ubidiranno ".
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Il Papa rispuose: " Voi siate li benvenuti et di questa inbascia- ta ne voglio parlare in Consiglio Concilio con li nostri Cardinali et Carlo Re et con l'aiuto di Dio piglieremo el meglio partito che parrà a noi, e lo Re Carlo parlò molto a iudici et profersegli d'aiu- tare di questa faccenda col Papa et inde a pochi giorni lo Papa mandò per iudici et per li compagni inbasciadori che venisseno in- nanzi da lui e loro v'andorno. El Papa disse: " voi siate li benvenuti, noi e 'l Re Carlo abbiamo preso per consiglio la vostra dimanda che vogliamo per più honore et fatto della santa Chiesa romana et dello Re Carlo et di Pisa che Pisa sia ricumunicata et che voi facciate col cumune che faccino buona concordia col Re Carlo. E 'l Re Carlo sia aparechiato di farli tutto quello che sia honore in fatto del co- mune di Pisa ". E li inbasciadori ringratiando il Papa e 'l Re Carlo, di- cendo: " noi habiamo in Dio ciò che noi faremo si col nostro cu- mune che faranno tutto quello che sia honore e stato della santa Chiesa di Roma et scampamento et honor di Pisa ". E 'l Papa diede licentia alli inbasciadori di Pisa et con loro mandò uno vescovo in suo luogho per legato per absolvere li pisani et tanto cavarchonno per loro iornate che con grande alegressa giunseno a Pisa, e 'lli pisani ne fenno grande alegressa sentendo la buona risposta del Papa e dello accordio del Re Carlo et poi li pisani inde a pochi giorni fenno uno Consiglio generale a Duomo che vi fu ogni homo et quivi si disse per li iudici la relatione della risposta che lo Papa facea a pisani e lessisi quello che el Papa volea e 'l Re Carlo volea che li pisani fa- cessino. A grido di tutto el populo fu risposto " che tutto quello che el Papa e 'l Re Carlo vuole, che si facci ". E maxime che d'altra banda lo Re pregò a' pisani che per amor suo facessino parte allo re Carlo e per questo perchè el re di Francia era asediato in Tunisi et acciocchè lui potesse havere di Sardigna vectovaglia hordinò che questa pace si facessi et fra lo re Carlo e pisani et in questo anno morse l'arcivescovo di Nicosia.


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Domino Piero Furlano potestà mesi XVIIII. Lo re Carlo mandò in Pisa lo suo vicario che così fu nel patto della pace e stettevi più giorni in Pisa con IIII cavaglieri fran- cesi e questo non piaceva molto alla comunità di Pisa perchè dub- bitavano che altro non fussi, hordinò per li iudici di Galluri et poi se n'andò, et per questa pace promisse Pisa al re Carlo galee V quando lui facesse guerra ad alchuno et re Carlo permisse a' pisani che delle sue terre potessino trarre d'ogni ragio [ne] mercantie senza pagare alchuno diritto nè gabbella. In questo anno fu ucciso Ranieri di Ramondino et Pancaldo del Vascha. Passò Iudici di Gallura in Sardignia.


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Domino Stephano Rusticanti potestà anno I - 1274. La nostra chiesa ordinò el concilio a Lleone sotto il Rodano, che vi fu tutto el cericato del mondo et simile vi furno tutte le in- basciarie del mondo et re et gran signiori et tutte le cumunità delle ciptà che viveno a cumune, el Papa con tutti li cardinali. Et Iudici d'Arborea si mosse d'Arestanno con tutti li sua cavaglieri e con le gente che li pisani havevan loro mandato et andò a Castello di Castro, et Iudici di Galluri con cavaglieri che e gli erano rimasi andò a combattere con el iudici d'Arborea et fu poca battaglia et fu isconfitto el Iudici di Galluri e se non fussi stato messere Iacopo Villano sarebbe stato un gran male, che non lassò seguire quello che voleva seguire el Iudici d'Arborea et fu la scon- fitta tra Glippi in su e Glippi li quali giunti e iudici d'Arborea fece cavaglieri li quali furno questi: messere Cino Villano, messere Vil- lano, messere Gano Chitulo, messere Betto Nazari, messere Puc- cio Lanbatto de' Lanfranchi, messere Gano Scornigiano, messere Puccio di Casalei et altri. Et quando li pisani ebbeno novelle come Iudici d'Arborea havevano sconfitti e iudici di Galluri e le sue brigate n'ebeno grande alegrezza et gran festa et incontinente ferno armare 3 galee et ferno amiraglio …. per pigliare el Iudici di Galluri in nella sua partenza et menarlo pregione a Pisa et il Iudici di Galluri havendo queste nuove mandò dicendo il re Carlo come egli era stato sconfitto in
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Sardignia et come li pisani havevano fatto armare tre galee per farli pigliare, et sentendo il Re Carlo li mandò quatro galee armate et quando furno in Sardigna e Iudici vi montò su con tutta la sua brigata, et quando furno presso a Monte Christo e Tedice conove le galee del re Carlo et sapea che su v'era lo iudice di Galluri et perchè li parea havere di savantaggio assai non si volse acostare. Iudici si ismontò della galea con tutta la sua gente in nella torre de' conti di Santa Fiore, 'lli Senesi hebbeno novella come iudici erano [con i] conti di Santa Fiore incontinente mandorno a Iudici inbasciadori pregando che li piacesse di venire a Siena che egli herano aparechiati di fare tutto quello che lui sapeva comandare. El Iudice li ringratiò assai e rispuose alli inbasciadori di Siena: " et se dite alla ve [st] ra comunità che io li prego che mi faccino acompagniare per in fino a San Migniato " et elli Senesi incontinente lo fenno acompa- gniare in fino a San Miniato con una compagnia di cavaglieri, et poi Iudice se n'andò a Ficaio, et stando più giorni e Iudici di Galluri mandò tre casti predicatori de' Frati di San Francesco al cumune di Pisa et mandò loro dicendo come lui era aconcio di fare et dire li coman- damenti della ditta cumunità di Pisa in qualunque modo sanno dire et comandare. Elli pisani havendo questo mandato et furno a Consiglio.
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Hebevi più vincitori. Il primo fu el vecchio [Guido] dalla Sas- setta et disse che non li piaceva ora che nessuno accordio si facessi col Iudici di Galluri et " come sapete quando il Iudice era in Pisa noi stavamo con grandissimo sospetto di lui, ora haremo da vivere mag- giormente in gelosia per amore che lui e cavaglieri insieme con Iudici d'Arborea la hanno sconfitto in Sardigna, e sapete che se noi non v'avessemo mandato l'aiuto et gente el Iudici di Galluri era possente che harebbe preso il Iudice d'Arborea et però a me piace che non si faccia ora niente per infino a che altro non vedessimo e questo mi pare el meglio per più honore del comune di Pisa ". Levossi Ser Guicciardo Cinquino e disse che li piaceva el ditto di messere Guido, perchè " noi siano certi che Re Carlo et toscani
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non ci faranno guerra per Iudici perchè mette loro meglio la pace con noi che la guerra, che senza noi non possano haver guisa di mare ". Levossi Iohanni Grassulino et disse che li pareva che si facessi pace col Iudice che possi tornare in Pisa [con] tutti li sui, salvo il Iudice che debbia stare longe volte di lungi di Pisa XX miglia non stando in nessuna nostra terra murata, et debbia stare tanto anni 4, poi possa tornare in Pisa a suo posta et a questo m'acordo per più honore e stato del comune di Pisa et schampamento de Iudici ".
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Levossi Ser Feo di Guitto et disse che li piaccìa et voglìa che con li iudici si facessi pace la qual fussi buona per lui et per noi et che debbia tornare a stare in Pisa " sì come gran barone che gli è, et per quello che veggo molti si ricordano della sua gran bontà et honore et grandessa e istato che ha facto al comune di Pisa e che passò in Sardigna con più cavaglieri che non fe el conte Gerardo, nè 'l Conte Ugolino, ne 'l Conte Anselmo et egli con li sua cavaglieri andò al Castello di Castro, entrò dentro, lo sbarrò et sconfisse li ge- novesi et quelli di castello s'arrenderno per fame et poi fu a con- figgere lo marchese et pigliò Santa Gilia et anchora et anchora fece una gran bontà che quando noi andamo a oste a Castiglione per la sua gente e sua bontà si prese, et ancho lo mandamo per inba- sciadore al papa, et fece tanto col papa et con el re Carlo che vi cavò di scumunicatione in nella quale eravamo stati anni 27. Hor qual barone e qual Pisano à fatto quello che à fatto il Iudici?. Non Iudici di Galluri che con li sua denari à atoschati li pisani, non per bontade che mai facesse per lo cummune di Pisa altro che tra- vaglio, chè si à homini in Pisa che non vogliano che il Iudici ritorni per amore del Iudici d'Alborea. A questi cotali posto loro più voluntà che senno e vi avizo di una cosa, che se noi non facciamo pace col Iudici, et el iudici manderà la mi risposta a re Carlo e a fio- rentini e di questo sono certo e sicuro che il re Carlo odendo questa cotal risposta, manderà confortando el iudice et comanderà al suo
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vicario che ha in Toschana con cavaleria et tutta la parte guelfa di Toschana che debbino ubidire al Iudici come alla sua persona et non ce ne avedremo cuax [i] che un giorno che gli troveremo alle mura di Pisa, nè noi non siamo sì possenti che ce ne potessino aiutare, che noi siamo soli in Toschana, et in questo m'accordo per più honore et stato di Pisa et scampamento di Iudici. Missesi a partito et vinsesi lo dicto di messere Guido et mes- sere Guiciardo et a questo s'acordonno li pisani. Levossi lo Potestà et disse " Signiori pisani, io mi faccio grande maraviglia di voi et di quello che parlato havete et lo preso per consilio contra al Iudici di Galluri una sì grande crudeltà, che voi sapete che lui è uno delli mag- giori baronì che sia in Italia e de' fideli amici et servitori et di ben voglienti a parte guelfa. Come sofferà lo cuore al re Carlo et a tutta la parte di Toschana di abandonare uno così gran barone come el Iudici ? Ora la vera risposta si la manderà al re Carlo, come disse Feo di Guitto, allo Re Carlo odendo la vostra risposta pexima incontinente manderà confortando el Iudici e dicend' al suo Vi- cario che ha in Toschana con la cavalleria francese et da tutta la parte che debino ubidire el Iudici come la sua persona sua propria. El iudici comanderà di fare guerra e puonere hoste a Pisa et in nel contado, el simile et altrove dove lui vorrà, nè voi sarete possenti che vi possiate difendere, chè siete soli in Toschana, non havete nessuno che vi aiuti se non Idio et la sua bontà, et però habiate misericordia di voi medesimi, pregovi che faciate che la volunptà non vincha el senno, che pigliate el miglior partito di fare pace con el iudici che debbia stare in Pisa come gran barone, ch'egli è e che per iudici sarete armati et riguardati perchè egli ha provato el
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male e 'l bene, et però el datore della gratia Idio omnipotente e lla sua madre Virgo Maria, la quale è capo et guida di questa ciptà che vi conceda gratia di fare et di dire quello che sia la sua laude, si come è stato del comune et populo di Pisa et scampamento de iudici. Et mandorno a iudici la risposta et havendo e iudici questa risposta la mandò a re Carlo e a fiorentini et incontinente lo re Carlo mandò a iudici che si confortasse et come lui hera aparechiato d'aiu- tarlo et fare sì che elli possa tornare in Pisa con grande honore, et incontinente mandò dicendo al Vicaro che lui con la parte guelfa di Toschana che dovessino ubidire al iudici in aiuto di quello che li vuole comandare et fare per lui guerra alli pisani, come se fussi la sua persona propria che sia ubidito, et quando li fiorentini hebbeno la risposta che li pisani havevano facta el iudici, che la mandò loro et incontinente fenno consiglio e lesseno la risposta di Pisa et a grido di populo si pigliò per consiglio di aiutare el iudici con- tra alli pisani, gridando tutti " a Pisa a Pisa ". Si pregha che alotta suoni la campana a martello et mettansi li gonfaloni fuori et vassi a puonere hoste dove conmanda el iudici. Et mandorno la risposta al iudici et havendo questa risposta si confortò se et sua gente et tutta la gente fece hordinare a raunare per ponere lo asedio a Motopuli. Sentendo li pisani queste novelle, incontinente mandorno a fornire Monteopuli di gente et della altre castella.

Domino messere Giovanni da Monte Spelli potestà anno uno, 1275. Iudici di Galluri, con lui (sic) e' baron' del re Carlo et con tutta la parte guelfa di Toschana si mossero et andorno a puonere hoste a Monteopuli et stetevi più giorni. Li terrassani della terra non vuolseno sofferire lo guasto, incontinente si areseno a patti e iudici v'entronno drentro con tutti gl'estitti di Pisa armati del
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contado faceano gire a Marti et per la Valdera et in nelli altri castelli di Pisa. Lo Capitano del Populo di Pisa mandò per lo Conte Ugolino che dovesse venire dinanzi di lui ed egli v'andò, el capitano li co- mandò che egli facesse fine et rifiutagione di tutto quello che havevano in Sardignia. El Conte disse che non volea. El capitano li comandò che non si partisse di palagio a pena di mille marchi d' ariento. El conte stè più giorni che non rifiutava. El capi- tano mandò per messere Verchionese et egli andò innansi al ca- pitano, et el capitano li comandò che facesse mettere u [n] o paio di ferri al Conte Ugolino di libre dodici, et lui ne li fe mettere mal volentieri. El Conte stette più giorni con essi et lui fu consigliato che rifiutassi con carta tutto quello che lui tenea in Sardigna et lui rifiutò. Et doppo più giorni montò a cavallo con sua cavaglieri, cavalcando per Pisa a modo di sollasso. Lo Conte stette fuora del- la porta alla Piage et andosene a Luca a ribello. L' altro gior- no el Conte Ansermo fa el simigliante a ribello, et gli Upessinghi, perchè e' pisani tolseno loro li honori che soleano havere se n'andorno a Monte Topari. Et de' Lanfranchi et de' Denodi
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et de' Gatani et de' Vesconti et altre gente et homini di Pisa, e' pisani mandorno per el vicario in Sardignia messere Simone Sasione con- cari, lo quale era fante d'Ughilino et del Conte Ansermo, a prendere la terra et castelli loro. E' pisani feno pigliare Paulo fer- raio a Colo da Prato che era conestabile, chè andava gridando per Pisa con tutti li bravi armati dicendo " Viva Paulo ferraio ", chè volea essere signiore del populo di Pisa e li fe tagliare la testa in su la sua piasa. Domino Gavarifico di Villa potestà anni uno, 1276. Mandorno messo Luixi e' fiorentini per al Conte Ugulino e per gli Upessinghi et et egl' andorno a Firenze, elli fiorentini dis- sen et dessen loro "noi vogliamo che voi giurate a parte guelfa " et loro giuronono, perchè non havevano a parte guelfa. Onni furno li estiti di Pisa col Vicario del re Carlo e colli toscani hoste a' Santa Maria a Monte di magio, et presenlo a patti et poi andorno a oste a Vicopisano et guastorno et arseno intorno. Li pisani vedendo que- sto feceno un consilio allo qual fu tutto el populo, llo' volsesi adire
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Carinotto e disse " Signiori pisani, vedete quello che ci hanno fatto li nostri estiti ", pigliamo consilio di disfare tutte le castella degli ustiti et portare lo legniame alle picche et alle piastre in nel tersanaio e non vi si prese altro consiglio quello giorno, a l'altro giorno si fe uno consiglio in Sanato, e levossi messere Andreotto e disse che non li piaceva che castel si dovesse disfare che " sarebbe uno distruire et guastare la terra et però non voglio se ne disfacia nisuna et per più honore e stato del comune di Pi- sa " et volse messere Giuniello e disse che li piaccia el ditto di messere Andreotto " et si do per consiglio et per più utile del cumune che le castella delli estiti si debbino allogare, et affittare le castella e le terre degli ustiti e ricogl [i] erne el fitto cioè la rendita ". Alorora levossi messere iacopo Villano et disse: " Signiori pisani tutte queste parole non ci fanno bisognio se 'l primo consiglio che si fe anno non havesse seguito la loro voluntà alla dimanda del iudici di Galluri, che in sino a qui ci è venuto a capo quello che disse el potestà a Feo di Guitto. Idio ci guardi di peggio. Io mi acordo al dicto di messere Andreotto e di messere Guinistello ". Presi lo loro consiglio, el settembre vegniente gli estiti di Pisa con el Re Car- lo e con toschani di parte guelfa vennero a Stagno, e 'lli pisani con el populo e cavaglieri vennero alla vicinaia, gridando " volta cavaglieri ", e gli estiti di Pisa e gli altri gridavano " mon giosa " e qui fu pocha battaglia e furno sconfitti li pisani, e ve ne fu presi et morti pur assai, e andorno li estiti in sino alla via, e fu morto alla batta- glia Michelosso Gualandi e messere Andrea Passo, e messere Iacopo Cigulino e messere Simone de Bernardini e messere … Gualandi et altri assai.
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In questo anno del mese d' Aprile, passò di questa vita el iudici di Galluri, e Iudici Lapo suo figliuolo restò in suo luogho a San Mi- gniato. Si seppellirno e a San Francesco. Fu morto, mess. Giovan- ni Ferraccio, e fu ucciso mess. Stochieri Fucino che lo havevano fidato li pisani, e non se ne [fe] iustitia. Domino Testa de Siardi potestà anno uno - 1277. Li pisani hebbeno novelle si come li estiti di Pisa e guelfi faceano gra [n] de apareghiamento di venire in nel valdarno di Pisa, e 'lli pisani incontinente ferno affossare el fosso di Rinona, e inber- teschare e farvi stare tutti li valdarnesi e certi soldati da cavalla et inboscate piene di balestrieri perchè li nimici quando fus- seno al fosso non potesseno passare l'Arno. Li estiti di Pisa con gli ustari del re Carlo, e con li toschani vennero al fosso di Rinona- che e stettenvi più giorni, e uno giorno certi delli estiti e homini a piè verneno all'Arno e incominciorno a passare e quelli che guar- davano lo fosso incominciorno a fuggire e quelli del hoste vedendo che el fosso era abandonato incominciorno a empiere e passorno per forsa. Acorsono delli ustiti per infine a San Savino e alla strada, tornonno al campo. E 'lli pisani vedendo ciò preseno per consi- glio " faciamo pace hora con nostro danno " e mandonno inbasciaria in nel hoste per fare pace: messere Massucho e messere Gerardo Spada e messere Aldiobaldini Del Turcho et altri, e fesi la pace, sotto el paviglione del re Carlo con quel del suo vicario e lassonnosi li pregioni che erano in Lucha salvo XXXI giovani che si dienno al papa per stadicchi per mantenere la pace, che li pisani hanno promessa alli ustiti, in ristituirli in tutti li loro beni (che) havevano al tempo che Pisa li sbanditte di qua e in Sardigna e dessero alli
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ustiti benefici si come li altri citadini, e dessero a chiamare colli chiamatori potestà di Pisa 4 anni et elli fiorentini hebbeno di non pa- gare alle poste di Pisa, a Lucha hebbe Sancta Maria a Monte et Casti- glione e l'Aquila e Cotone et Monte Topari, e 'lli stadichi si misseno in nella rocha [di San] Miniato, li quali furno questi:

  • messere Lemmo della Statee
  • messere Giovanni banosso
  • Fagiuolo Margatto
  • Puccio di Lanfrancho della Torre
  • messere Gerardo di Filippo Conte
  • Nino Strambo
  • Iacopo Bottegha
  • messere Gerardo Rosso de' Lanfranci
  • et ser Guicciardo Cinquini
  • ser Sarvi del Testa
  • e ser Tedice de Rau
  • ser Giovanni Grassolini
  • Puccio Pare et vino
  • ser Puccio Bennato Charcharino.

et egli altri rimaseno in nella pena e non si lassonno; et tornonno in Pisa li figliuoli del iudici Galluri, e 'lli Vesconti, Ugholino de do- raticho, el Conte Ansermo da Campaia, el Conte Taddeo di Monte Corregiale e gli Upessinghi e gli altri estiti di Pisa e del contado et da qui a pochi giorni li Gualandi e Vesconti maggior fenno pace insieme in sulla piasa di San Frediano, che vi fu lo potestà e llo Intarlato d'Aresso che era capitano di populo, e 'lli an- siani, e gli altri Vesconti, Federigo de Vesconti di Pisa.


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Domino Trelaro d'Aresso potestà anno uno 1278. Fu ucciso Bindo Farinata dalli Vesconti, et in questo [anno] passò di questa vita l'arcivescovo Federigo di Pisa.

Domino Rinaldo da Riva di Mantova potestà anno uno, 1279. Fu chiamato per li calonaci di Pisa arciveschovo di Pisa ….

Domino Rinaldo da Riva potestà anno uno. 1281. Fu ucciso messere Govanni Mazuolo de' Vesconti.

Domino Ottulino de Mandello potestà anno uno 1281. Fu ferito messere Guisardigna, in nel viso, in questo anno si puose in cuore lo Re Carlo di conquistare lo imperio di Costan- tinopuli e cavallo di mano dello imperadore Palliano e per fare molte galee e nave e ustiti in Principato et in Puglia et in Cicilia et fatto fare et raunare molte arme et molti fornimenti si come a tale hoste bisognia e per meglio poter menare al fine si acompagniò con Venisiani et doveano servire con galee et con altri legni e a re Carlo li dovean restituire in quelli honori che vi soleano havere al tempo dello inperadore Baldovino, e si come a Dio e alla divina provvidensa innansi che questo passaggio si dovesse fare al tempo della Pausqua di Resurexi lo populo di Paler- mo erano stati fuora della terra feceno grande alegrezza con gonfaloni e con istormenti si come soleano fare anticamente, alla famiglia de iustisieri delo Re Carlo andavano facendo villania
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a tutta gente e uno che portava un gonfalone vermiglio che era re- stato in potere di uno citadino che rimase quando li pisani furno signiori di Palermo et quelli della famiglia delli iustisieri vedendo li insegnia di Pisa isturborno e corseno adoso sopra a quelli che la portavano dicendo loro: " marvagi pattarini, come siete voi tanto arditi chè portiate altra insegnia che quella de Re Carlo? ". E volendola loro togliere et inprederli, si come a Dio piac- que fu gitata una pietra, et quando lo populo videno gittar quella pietra incontinente el populo cominciò a gridare l'uno contra l'altro in tal maniera che tutti furno morti quelli che erano con li iustisieri de Re Carlo et con questo romore introrno in nella città e uscirno quanti francesi vi erano drentro e quando la gente di Cicilia inteseno quello che havevano fatto a Palermo tutti feceno lo simigliante et perchè ciaschuno havacia occasione di così fare per le grande ingiurie che tutto el giorno riceveano da loro cioè dalli offitiali del Re Carlo, le quali cose sarebbe lunga materia a scriverle tutto quello che li ciciliani sosteneano dalli fransesi. Et quando lo Re Carlo era a Napuli intese quello che li ciciliani haveano si neli pesò molto perchè li era grande storbaria al passaggio che elli volea fare in Gostantino- puli unde li fece nuovi messaggi e rimandoli con dua galee a Palermo dicendo che li tornasseno e facesseno li sua comandamenti, alli quali rispuoseno che di quello che haveano fatto non se ne pentiano " et anco faremo peggio se noi potessimo, et che non vo- gliamo fare li sua comandamenti ". Et quando lo Re Carlo intese come quelli di Cicilia non vogliano fare li suoi comandamenti e Re Carlo fece fare comandamento e apar [e] chiamento per passare in Cicilia.

Domino Iohanni del Oncino potestà anno uno - 1282. Lo conte Faxio feritte in nel viso con una spada messere Li- sernitio Casiglitta Muccio da Biserno a casa del Conte Ugolino. Et in questo anno lo Re Carlo passò a Messina con grandissima gente e grandissima qualità di galee et navigli [e] assai multitudine
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di cavalieri, e lli ciciliani vedendo la gran potentia del Re Carlo mandorno lore messaggio ad Ancoli che v'era lo Re d'Aragona passato con cavaglieri et assai homini a piè per avere a Gostan- tino. Quando lo Re di Ragona i [n] tese la inbasciata come li cici- liani lo voleano fare re e signore e lui essere re del regno di Cicilia incontinente fu acordato in se medesimo, se non che li suoi baroni non vi si acordavano perchè non voleano fare incontra al Re Carlo e spesse fiate havevano messaggi di Cicilia. E stando in queste parole Gugliermo da Castelnuovo tornò con ii galee che era andato al Papa che li desse aiuto a conquistare Barbaria et cavarla di mano de …. Et quando lo re intese come lo papa no llo havea così rac- colto come a lui piacea et che non li havea dato se no la decima de cerici della sua terra per anni V, si prese consiglio in sè medesimo come signiore et dispensalmente facea li suoi fatti et non con voluntà delli suoi baroni et partisi con sua oste et andosene in Cicilia, e bene conoscea che in Barbaria elli non potea guadagniare, et arrivò a Trapani et poi se ne andò a Palermo con tutto l'hoste suo et per li ciciliani li fu fatto grande honore e lì soggiornò alquanti giorni et poi cavalcò inverso Messina per entrarvi et puosesi a oste a Randasso e però che lo Re la tenea così asediata a Messina che fatti alcuni giorni che non puotè intrare e tanto stette l'asedio, e vedendo lo Re Carlo che non potea sarvar lo suo naviglio, perchè quelli di Messina teneano lo ponte in balia, si partì e tornò in Calaviria perchè [se] lui perdesse lo suo navilio sarebbe stato a male conditione di via, da che li erano con tanta gente che lo Re di Ragona con tutto suo hoste et con tutti li ciciliani non li sarebbeno stati a battaglia a campo. Et poi che Re Carlo fu partito da Mes- sina, el Re di Ragona fe armare galee e fenne amiraglio messere Ruggieri de Loria et andò a combattere con quelle del Re Carlo et quando lo Re Carlo sconfisse et quante galee XXii di quelle de Re Carlo (….) fu in Calaviria mandò li suoi inbasciadori al Re
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d'Aragona che elli non havea fatto diretto, che era intratto in sue terre senza averlo sfidato et non avendo ingiuria con lui. E llo re rispuose allo inbasciadore dicendo che lo regno era stato suo da parte di sua donna, cioè perchè ella era stata figliuola del re Man- fredi, di cui lo conte à parlato di questo fatto et converrà per li inbasciadori. Si acordono insieme che ciaschuno di loro dovessi andare a Bordella in delle terre del re d'Inghilterra, e qui si tra [e] sse ciaschuno in campo come cavaglieri a combattere insieme, e quelli che perdes- se el campo tutta l'alteza a l'altro di quieta, e chi di queste convensione venisse meno non si dovesse mai chiamar re, nè caval- char con più compagnia. Unde lo re Carlo vi fu et quello che v'era baldo per lo re di Raghona disse che non potea dissurare lo campo perchè lo re di Francia v'era con gran quantità di cavaglieri, unde lo re Carlo mandò molto infamando. Poi che re Carlo fu stato in campo et elli se ne venne a Marsilia e fece armata di XL galee et simiglian- temente lo principe fece armare di molte galee im Puglia e in Princi- pato per montare in Cicilia quando lo padre venisse.

Domino Rinaldo di Linforte mesi IIII, 1283. Passò di questa vita in signoria e l'ogosto vegnie [n] te si co- minciò [la guerra] tra Pisa e Genova.

Domino Gugliermo di Sighieri di Pavia, essendo capitano di populo fu chiamato potestà di Pisa per mesi 4.
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Fu amiraglio Guisordo della armata di Pisa et andò con l'armata in fino a Porto Veneri, et alla tornata che feceno stracorno alquante galee di Pisa, alle Piagge di Viareggio, che hebbeno gran- dissima fortuna, in nelli anni 1284.

Domino Beltrane di Cartano potestà anno uno 1284. L'armata de' genovesi andò in verso Pianosa et preseno li homini et poi la feceno disfare et ardian. Fu in parti tra genovesi e pisani. Stando inde partiti [i] mari, l'armate de' genovesi preseno una barchetta che venia di Sardigna co [n] lette [re] all'amiraglio della armata di Genova, queste lettere e lesseno le quale conta- vano come le nave venivano e l'armata de' genovesi andono incontro alle nave, et presenole che erano caricate di grano et eravi molte piastre d'argento et altra mercantia. E lli genovesi preseno tutto lo argento et poi fenno arderan tutte le navi. messere Andreotto era amiraglio della armata de' pisani et andò verso l'armata de genovesi ed elli diedi luogo alla notte che non navicò et non volse passare innanzi, che se egli fusse andato innansi con l' armata come lli era consigliato non sarebeno state prese le nave, et poi messere Andreotto volse pure andare [a] la Lighira che vi fu Giudice d'Arborea el vicario di Pisa con cavaglieri in la' ssaresi la Liguria a patti sarvo le persone et poi li pisani vi missono el fuocho e arsela con quello che drentro v'aveam et poi messere Andreotto se ne venne con l'armata in nel porto di Pionbino per paura della armata de' genovesi, che erano altretanti et erano in porto pisano che aspettavano l'armata di Pisa, et poi l'armata de' genovesi si partì et andò in verso Pionbino per tro- varsi con l'armata di Pisa restando più giorni e echo venire X galee di pisani che erano rimaste in Sardignia che v'era amiraglio mes- sere Tano Bardo. Li genovesi dienno loro adosso et presone qua- tro galee di pisani et fu ucciso mess. Tano [a] lla battaglia, et
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poi se andò l' armata di Genova et l' armata di Pisa se ne andò a porto pisano et messere Andreotto fu consigliato che non tornasi in Pisa, ora, che sarebe lapidato a grido. El Conte Fatio dixe: " cavarchiamoche noi habiamo buona compagnia " et quando furno alla porta el grido si levò grande di- cendo " muoia, muoia messere Andreotto " et con queste grandis- sime grida andorno infino al ponte Vecchio a chasa sua che sarebbe stato lapidato, come fu messere Asilino di Navarra, che fu pretriot- to di Brescia, ma campò perchè era potestà, e 'l conte Fascio e 'l conte Ansermo et cavallini co lui che … fu ucciso Curardo da Caprona in quel tempo.

Domino Filippo di Intornelli di Pavia, essendo capitano di populo di Pisa fu potestà mesi sette.

Lo conte Ugolino e mess. Andretta furno chiamata Capitani della guerra di mare. Messere Gugliermo, messere Visdomino et Tingo feceno pace colli Capronesi a Santo Francesco.

Domino Alberto Moriginno di Vinegia potestà mesi …. 1285 La reina del Re di Ragona ebbe novelle come el re Carlo si partia di Marsilia per venire a Napoli con quaranta galee armate et ella fece armare in Messina 40 calee e fu amiraglio messere Ruggieri de Luria et andò in nel gorfo di Napoli per aspettare lo re Carlo in nella sua venuta et quando lo princi cogniove lo periculo che el padre portava et egli montò in su le galee sua con molta buona gente e feriteci quelle di Cicilia et non sequì com' elli li ridette e llui fu preso con XViii galee et con molta buona gente e messere Ruggieri andò al castello di San Sarvadore lo quale è alla marina
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preso a Napuli a uno miglio, in nel quale castello lo re tenea in pregione la figliuola di Re Manfredi e messere Ruggieri fatto chiamare lo castellano del castello mostrollila presente e disse: " se tu no mi dai la figliuola del re Manfredi, io farò tagliare la testa al principe et al castellano ". Temendo del principe si li diede la donna e con questa victoria ritornò a Messina et poi a pochi dì el re Carlo giunse a Napuli con XL galee e in corte fece suo parla- mento et confortò sua gente et andosene in del Regnio e quivi fu consiglialto che non andasse in Cicilia in colta di campo e simile era grande condirisione per le galee che sono a Messina, et ancho perchè el re di Ragona non mandasse armati di galee et comandò a ogni homo che qu lui era che fussino aparechiati, e poi lo re Carlo se ne andò a Napuli e in questo anno li genovesi sconfisseno le galee di Pisa lo giorno di calende maggio. Era amiraglio messere Guido Zaccio che fuggitte della battaglia e una nave prese che v'era suso lo conte Fatio e un cavaglieri che andava in Sardignia per vicario che [la] prese messere Arigona da Mare di Genova. Domino Alberto Morigino fu amiraglio della armata di Pisa, et andò con l'armata che furno galee LXV credendosi d'andare a Genova, e hebbeno mal tempo et andorno a Nisa di Provenza per forza di tempo e qui stetteno e ricevenno un grande honore dal vicario del Re Carlo. Et poi si partì l'armata, per forza di tempo se ne venne in Corsica et poi se ne venne in porto pisano e istando e hecco venire lo paone di Piombino che stava alla guardia et disse allo ami- raglio come havea veduto l'armata de genovesi la quale hera grande et erano galee 144 bene armate, le quali venivano in verso lo porto pisano. E l'amiraglio fu a consiglio. Disse messere iacopo Villano: " mes- sere l'amiraglio, li genovesi hanno saputo quante galee noi siamo, si ch'io credo che siano più galee assai di noi et però a me pare, per più sarvamento di noi, che ci acostiamo colle prode delle galee alli pali, più di noi potranno meglio combattere, et se li saranno meno di noi alquanto et no [i] volteremo loro le prode et andaremo a combattere, e questo mi pare lo migliore ". e ognuno fue contento di questo ditto, [m] a llo amiraglio et messere Grinistello volseno pure
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andare a combattere et andorno contro alla armata de' genovesi che erano galee co 44, e quelle de pisani erano galee LXVI bene armate e delle galee de genovesi eran' amiraglio messere Ugoto Doria e furno alla battaglia e fu una pericolosa battaglia; infine l'armata de' pisani fu sconfitta e fu sopra alla Malora e funno perse galee 28 di quelle de' pisani e de' genovesi ne fu misso in fondo galee 18 da' pisani; si morì gente assai da l' una parte et da l'altra et fu preso lo stendardo della armata di Pisa, el Conto Lotto Donoratico et Alberto Nierigino e poi lo lassorno via con due ferite in del viso.

Domino Conte Ugholino fu chiamato potestà di Pisa. Intrò in signoria a dì 18 d' octobre 1285. Lo conte diede alli luchesi Librafacta et Viaregi, et fu uc- ciso messere Guinistello per quelli Doria. Andorno per Genova con li ferri in gamba che lo havea fidato sopra al suo capo il capi- tano che era di Spinola et era con lui messere Iacopo Villano, et Marcho et messere Gugliermo di Ricoverosa, Ser Guerfo di Pandol- fino. E allora li genovesi giurorno di non far pace ne tregua colli pisani se prima non havevano Castello di Castro.

Domino Conte Ugolino potestà anno 1286. E llo Conte Galdo suo figliuolo capitano di populo. 1287. Li genovesi veneno con molte galee a porto pisano, e combatterno la torre del fanale di porto pisano, e preserla per forza e disfernola. In questo anno lo re Carlo andando incontra la redina sua che venia di Francia, li cadde el cavallo sotto e passò di questa vita e in questo modo finitteno li giorni del re Carlo a cui Idio haveva dato tanta gratia et honore che tutto el mondo parlava della sua gran bontà. E fu ucciso in questo anno Francesco di Rardo.

Domino Conte Ugolino potestà anno uno. 1287. Vi fu iudici di Galluri capitano del populo di Pisa. Fu atossicato lo conte
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Anselmo di Capraia, che lo fe atossicare la contessa moglie del Conte Ugolino a Bargari che erano andati acompagniare la figliuola del Conte Ugolino che si andò a marito a iohanni figlio di iudici Mariano d'Alborea che fu in de' patti di Iudici Mariano al Conte Ugolino d'atoschara lo conte Ansermo per paura che el iudici havea di lui che non passase in Sardignia per torli la terra. Harebbonlo facto perchè ne haveano ragone. In questo anno fu ucciso messere Tedice Verchionese. Domino Conte Ugolino et iudici di Galluri intronno in Sardi- gna, l'uno capitano et l'altro potestà. Iudici Galluri mandò in del hoste a fiorentini 60 cavaglieri. Se non ve li avesi mandati, non perdeano mai la signoria di Pisa, e l' arcivescovo non harebbe havuto lo ardire con suoi seguaci, come hebbe, Gualandi e Lanfranchi ed altri. Fu ucciso Gianno Scornigiani. Et messere Gugliermo di ricovero che esso, Iacopo Busacha- rini el Guelfo del Pandorfino, Ser Iacopo d'Aldobrando loro notaio, per tractato che facto era per loro e certi pregioni co' genovesi di fare pace co' pisani e vennono a Pisa e per fare e compiacere la pace, la qual pace quietò lo conte Ugolino e giudici di Galluri, li quali erano rettori et signiori di Pisa da tenere et compare la ditta pace. Bandissi la pace in Pisa et in Genova. Messere Gugliermo e compagni se ne andorno a Genova, unde a certi pisani non parea loro che lo conte e iudici fusseno ben contenti della pace ancho perchè non piacea loro bene la loro signioria.
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El conte se ne andò a Settimo, e l'arciveschovo Ruggieri degli Ubaldini mandò diviatamente per fanti. Et [quando] iudici l'ebe saputo, mandò incontinente per lo conte che dovessi venire a Pisa senza dimora, perchè l'arciveschovo facea raunare di gente, unde el conte non venne Et ancho mandò per lo conte che pure dovessi venire. El conte li mandò a dire che ve [r] rebbe a sua posta, unde lo iudici fu a consiglio con e suoi, et dissenli che facesse mettere lo bando che le compagnie traesseno armate a palagio, et nimo quasi non trasse, sichè vedendo ciò disse " noi siamo traditi " e poi iudici e Vesconti et altri loro seguaci armati montorno a cavallo e saltorno per la porta della Piagia e andonose a Calci. Se fussi andato Conte Ugolino ancho si sarebbe stato vincetorre della guerra. L'Arciveschovo con altri pisani mandorno per lo Conte Ugo- lino che dovessi venire a Pisa. El conte venne ma malvolentieri, perchè el iudice era estito di Pisa. Funne molto tristo in del cuore. Incontinente l'arciveschovo e 'l conte intrato insieme in San Ba- stiano con altri pisani, e disse Conte che volea esser si- gniore sicome inpromesso li fu per loro, e l'arciveschovo non volea sichè alla fine si fidorno l'uno dall'altro, et inconti- nente venne Duodi e de' Gatani et proferseni di sequitarlo armati a cavallo e a piè quando bisognasse, " che voi state in sulla piazza del populo armati et a cavallo come amadori trarranno a voi incontinente, non vi partite et incontinente mandate per iudici che vengha con sua forza, e fateli aprire la porta et serrata; in- continente mandò a dire al iudici questa cosa et che li farebbe aprire, che volea combattere l'arciveschovo con gli altri.
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El Conte s' armò con tutti li suoi a cavallo et a pie, che sta- ranno in su la piazza del populo, et messere Asso nipote dello Arci- veschovo venne con sue compagnia alla piazza del populo armati, e disse al Conte Gano: " Gano traditore che fai tu qua? " El Conte Galdo li diede della lancia per costato et mandolo morto a terra di cavallo, et l'arciveschovo sentendo le novelle, armossi et ar- mato a cavallo con sua gente e Gualandi e Sismondi e Lanfranchi a grido se ne andorno inverso lo palagio del populo, el conte senten- do le gente che gli venivano adosso, che nimo di quelli che promis- seno d'aitarli non venivano. E lla cagione fu questa perchè el conte si rinchius' in nel palagio et quivi giunse lo arciveschovo con questa gente e combatterno lo ditto palagio col fuoco, et preseno lo Conte Ugolino con figliuoli et nipoti et altri et funno messi in nella torre della fame, et iudici con gran gente a piè et a cavallo venne infino alla via et quinde et hebbe le novelle come el conte era preso con tutti li suoi. E messere Visdomino disse: " O messere Iudici, voi mandaste dua volte per lo Conte Ugolino, et elli vi mandò a dire che ver- rebbe a sua posta et ora è venuto a posta di quelli che l'anno in pregione, che li sta bene come è segnio che stava sparanchato unde vi prego se m'amate, non ve ne pigliate tormento, ansi ve ne confortate et confortate tutti noi che siamo alla vostra guida ". Et l'arciveschovo entrò in Signioria et confortò li sua seguaci et signoregiò in fino a ottobre. Lemmo Buglia con sua amici andavano per Pisa uccidendo delli amici de' Visconti et ucciseno Costia di Ruggiero, et Lindino della Viola. Iudici colli toschani di parte guelfa andò a oste in del Valdarno di Pisa, et arseno et guastorno in più parte, et poi andorno a oste [a] Asciano che v'era drento messere Andrea Massella et Boccio da Caprona per castelani, et poco stette l'oste che ellino si denno, salvo l'avere et la persona, al Iudici. 1289.

D.no Gualtieri di Brioforte potestà mesi ….. Cavalchonno li pisani cavaglieri et populo a Buti a posta di certi butesi per haver la terra. Li butesi furno insieme et dierno adesso alli pisani et furno sconfitti, et fu preso messere Buona- corso Ghubetta, Galdo da Caprona, Baldino nipote del Arciveschovo,
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et altri pisani morti presi et furono pregioni in Lucha. Al Conte Guelfo de Donoraticho, essendo in Castello di Castro signiore per gelosia de' borghesi et perchè faceano compagnia nuove, et una mattina lo Conte Guelfo con la sua compagnia, alla contessa non parendo suo fatto, montò a cavallo e si stette fuori del Castello di Castro e andosene a una villa che si chiama (…..). Incontinente li borghigiani furno molti dolorosi della partenza del Conte Guelfo et incontinente furno a consilio et disseno: " noi siamo di- sfacti et morti se 'l conte non torna ". Mandorno incontinente messaggi al Conte Guelfo che elli deb- bia venire a Castello di Castro e farne quel che elli volesi e se niuna persona et in castello, che lui sia signiore di mandarlo a confino dove volesse, avendone sospetto. El Conte Guelfo disse loro: " altri vi si rinchiuderà in ca- stello che el Conte Guelfo ". Et quelli di Castello vedendo che non volea tornare et elli mandorno a Pisa a dire che facesseno del castello quello che egli volessino, perchè non lo potrebbeno tenere contra el Conte Guelfo. Venderno la signoria et poi el Conte Guelfo habbe a patti la Gioiosa Guardia che era del Conte Fatio et del Conte Nieri. Et el Conte Nieri fe uccidere messere Seghieri di Cione. 1290.

Domino Conte Guido da Montefletro che era al confine innanzi, che ve lo mandò il papa, venne a Pisa a dì XXV di marzo. Intrò in Signioria; et passò di questa vita 'l Conte Ugolino di fame, con tutti e suoi; furno fatti morire in della pregione, isterno morti in nella pregione giorni 7, et furno sepelliti a San Francesco. El maggio vegniente li fiorentini con tutta la parte guelfa di Toscana andorno a oste presso a Bibiena, e li aretini populo et ca- vaglieri andorno a oste presso a Bibiena apresso allo oste de' fio- rentini. Et el veschovo d'Aresso fu a consiglio che volea combattere: " che noi siamo tutta buona gente asciolta et più cavaglieri " et
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messere Gugliermino Passo disse che non li pareva el meglio. El vescovo volse pure andare a combattere, et combatterno insieme e fu una gran battaglia et furno sconfitti li aretini che vi fu morto lo veschovo e messere Gugliermino Passo, lo Conte figlio del Conte Guido di Montefeltro, e maestro Giordano et molti altri morti et presi che vi fu un gran danno a ttuta la parte gibellina di To- schana e di Romagnia. El iudici di Galluri fece accusarlo dinanzi al papa l'arcive- schovo Ruggieri come lui fu corpebile della morte del Conte Ugolino e de' suoi. Lo papa lo commisse in messere Iacopo della Colonna et da inde a pocho lo iudici di Galluri colli estiti di Pisa et colli toschani guelfi per terra, e lli genovesi per mare andorno a oste a Porto Pisano, et preseno le torre e 'l porto e disfenole et arseno Livorna, et non di quinde a molti [di] li pisani preseno Calcinaia per tradimento, et fu ucciso messere Gualtieri da Calcinaia, che v'era drento con altri Upessinghi et altri homini quali (…) in Pisa 1290.

Domino Galeasso di Montefeltro signiore anno uno 1291. Messere Iacopo da la Colonna fece citare Ruggieri el arciveschovo di Pisa, sotto pena di scumunicatione del benefitio, che debbia venire dinanzi di lui, e l'arciveschovo comparì a posta di certi cardinali amici suoi, che lo consigliorno. El soldano di Babilonia venne a oste a Sachari di Soria et presela per forza che v'era drento messere Pannochia della Sassetta, consulo per li pisani et funne presi et morti de' pisani.

Domino Conte Guidi di Montefletro si partì di Pisa a di 3 di luglio e spaciatamente e andosene in verso Romagnia. Lo Conte Guelfo fece pigliare la mare Vanni Giubetta e poi lo fece atana- gliare per Villa di Gregia sulla carretta, poi lo fece squartare
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di quattro cavalli per le mani et per li piedi, che era el fratello di messere Buonacorso Giubetta. 1292.

Domino conte Guido tornò in Pisa. In questo anno fu presa el Pontadera a tradimento, che te- neano li fiorentini, et poi el iudici co' toschani andorno ad etta in nel Valdarno di Pisa et si areseno et guastorno molte ville in sino a San Savino. In questo anno Pisa fece pace con el iudici di Galluri e colli toschani et disfe [s] si lo Ponte ad Era con tutte XII le torre. El Conte Guido vedendo che li pisani haveano fatto pace senza sua saputa, el conte mandò II frati minori al iudice, dicendo che li facessi sì colli toschani che el Conte rimanesse questo anno Signiore di Pisa, che colla sua masnada ne farebbe vendetta de' suoi nimici, undi iudici n non di puotè fare perchè li toschani haveano grande te- mensa del conte Guido che non facesse il contradio unde el conte si partì molto doloroso. 1293.

Domino Conte de Colli di Valdensa potestà anno uno. Fu ucciso Bue Gatta et levossi uno grande romore per Pisa per certi pisani e fiorentini armati per Pisa: " muoiano li guelfi che sono tornati in Pisa ". Messere Bisdom [i] no, messere Nieri, messere Federigo et altri estiti di Pisa guelfi se non fusseno fuggiti sarebbeno stati morti. Et li Asiani mandorno per messere Domenico et per li altri. Disseno loro che di queste cose saranno dolenti, " che no [i] vi faremmo mandare ciò che vi è rubato. Bisdomino disse " mal ci farà a tornare Iudici tal cominciamento e 'l fatto ". In que- sto anno lo conte Lotto de Donoratico stette in pregione di Genova con 7 homini sua amici. E sono citadini di Genova, el conte Guelfo el
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conte Lotto, et camponno protesionne in Genova e di fuora, che gostò Xa2 livre di genovini et ancho misseno Xa livre in della do- gana del sale. Et poi lo Conte Lotto prese mogli la figlia di messere Uberto Ispinola. E poi lo Conte Lotto andò in Sardignia con cava- glieri, 1294. E l'arciveschovo Ruggeri hebb [e] nuove da uno suo sio carnale amico che li mandò a dire come èlli dato per sententia che l' arciveschovo Ruggieri debbia esser messo in pregione a pane et acqua in vita sua, perchè questa [ fine fecero ] el Conte Ugolino [ e ] li suoi figliuoli di fame in pregione, unde l'arciveschovo si buttò incontinente boconi in su letto et non volse mai mangiare nè bere. Così si lassò morire disperato et non si sotterò in sagrato. 1295. Domino Arigo da Mento potestà I. 1295. Li pisani mandorno dicendo pregando el iudici d'Arborea, rimosso ogni cagione, che debbi fare guerra al conte Guelfo et il conte Lotto; hmandonoli Lupo del Vil loro vicario con cavaglieri et balestrieri et passorno in Sardignia. Unde el Iudici d' Alborea vedendo che li Conti montavano in grande stato et per paura che non li to- gliesseno la terra si ubidì lo comandamento delli pisani. Inconti- nente mandò a oste a Villa di Grezia Lupon con molta gente. Et standovi più giorni el Lupo mandò a dire al Conte Guelfo come li vole [a] parlare. El Conte li andò a parlare a Lupo et parlorno molto insieme di trovar via et modo di placare con iudici. El Conte disse che era aparechiato di fare tutto quello che far potessi et poi Lupo mandò a dire al iudici come el conte volea far pace con lui. El iudici li mandò a dire che non volea far pace nè tregua se egli non rendesse la terra al Conte Fanno e al Conte Nieri, et ancho tutto quello che [ aveva ] auto di Castello di Castro rendere a pisani. El Lupo si vide [ con ] el conte Guelfo e disse la risposta del iudici. El Conte disse " non [ è ] questa cosa ch'io pos- sa fare, ma io sono aparechiato di rendere a' conti la terra ". El
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Lupo mandò a dire al iudice quello che disse el Conte Guelfo. El Iudici li mandò rispondendo che di questa cosa non si impacciassi più perchè lo vovea caciare di Sardignia " perchè se io facessi pace col Conte in quel mentre per qualunque modo potesse mi tor- rebe la terra, che gran forza harebbe da Genova et da iudici di Galluri ". El Lupo si vidde col conte et disse la risposta del iudici al conte. [ Il Conte ] disse al Lupo: " Io sono aparechiato di fare ciò che lui vuole el iudici ". Et Lupo lo mandò a dire al iudici. [ El Iudici ] li mandò a dire che non ne vuole fare niente. El Lupo si vidde col Conte e disseli tutto lo fatto, e Lupo disse: " Et io mi difenderò ". E di queste cose il Lupo ne fune molto doloroso, unde el Lupo non dimorò che elli anno et pochi giorni visse che passò di questa vita, come el iudici volse, et poi [ il Giudice ] prese Domoluovo e poi el Conte Guelfo hebbe Domoluovo a tradimento, che v'era mes- sere Ciarlone nipote di messere Andreotto Saracino et poi messere Ciarlone passò di questa vita in pregione, et poi iudici hebbe a patti Ville di Gregia e 'l conte Lotto che v'era drenta ne stette fuora di Ville di Grezia con Federigo Del Fabro. Andorno a Aquafreda, poi lo conte Guelfo li cadde el cavallo sotto. Per la percossa non potè montare a cavallo, che se ne andava a Aquafreda e Iohanni Squilla lo conove, e delli d'una verga sardescha in nelle costule et fu preso et menato a Domonsnono. El iudici mandò a dire à M.0o Gotto che elli debbia atossicare la ferita del conte Guelfo, et elli lo fece incontinente. Messere Ia- copo Villano fu a Iudici e pregò et dissi: " Da poi che Dio v'a dato di gratia che havete fatto grande vendetta de' Conti, che vi piaccia havere misericordia di loro ". Et iudici disse " andate e fate di queste cose come vi pare ". Et egli fe col Conte Lotto che diede Aquafreda al iudici, et poi lo Conte Guelfo e llo Conte Lotto se ne andorno a Sassari con e loro compagni, et pochi giorni visse el Conte Guelfo, che si trovò la ferita atossicata, et sepellitesi in Sassari. Or cotal merto rese el iudici a' Conti che iudici hebb [e]
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per moglie la figlia del Conte Guelfo, e lla suora carnale havea Iohanni figlio de' Iudici ed era viva quando queste cose erano oc- corse. Sifatta crudeltà ne fe el iudici. 1296. D.no Pierosso da Siena potestà anno uno. Iudici di Galuri si fe citadino di Genova, et cavò di prigione li Visconti e Upessinghi e Duodi et Gatani et altri suoi fideli. Sicurò li genovesi di XX stadichi di ottenere quello che havea promesso di passare in Sardignia; et genovesi sicurono el iudici in sulli ban- chi de' luchesi di Cm 3 libre di genovini di non fare pace nè tregua con e' pisani senza iudici e suoi, di darli aiuto di cavaglieri e bale- strieri, e di fare stare X galee intorno alla Sardigna infino a finita guerra. El Comune di Lucha sicurò in su' banchi di Genova di XXo4 fiorini per quelli che uscitteno di pregione di Genova, li quali furno questi.

  • messere Guglielmo di Ricoveranza
  • messere Nieri Persavalli
  • Prete Angiulo di messere Fraxapane
  • Vanni Pancaldo
  • Nino Corsi
  • Galdo Borzzano
  • Lippo Quintavalli
  • messere Cino Macho
  • messere Iohanni Ventriglio castellano di Calcinaia
  • Arrigo Cavatorta
  • Simone di Mona Rella
  • Seghieri
  • Puccio Scalanbrino
  • Betto di Mona.
  • et Bimbo Bufalo
  • Nieri di Ruggieri
  • Coli del Rioccio
  • Puccio Sette coppe
  • Betto Strotta
  • Mario della Barba
  • Gaddo di Ser Betto
  • Geppone
  • Balduccio di Simone Foglianello
  • Ser Lupardo Rosso notaio

e stetteno perchè dononno .


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1. sic

2. (dieci mila)

3. (cento mila)

4. (ventimila)



(revised 28-02-2002) (revised Bulleri Monia).
Elena Pierazzo

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