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Alcuni documenti per la storia economica dei secoli XIII-XVI


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Alcuni documenti per la storia economica dei secc. XIII-XVI




1. Prato, AS, D, n. 522. Lettera da Bartolomeo Manni a Manno d'Albizo (Lisbona-Pisa, 5 giugno 1399).

Al nome di Dio, amen. A dì 5 di giugno 1399. Qui giugniemo a salvamento, con la grazia di Dio, questo dì: di che sia lodato. E, chome di Fiandra, avanti partisi, t'avisai come qui venivo, e come qui dove' dimorare un pezzo, e che mi dovesi avisare d'al- chune cose di costì, cioè di cose di qui metare costì, se vedesi da fare utile niuno: penso l'arai fato. Ma, per- chè non manchi, te richorderò e sì ti prego me n'avisi prestamente e bene a punto. Di qui si tragono grande quantità di chuoia: e so' grandi e buone; e vegho sono per costì, che tu mi dichi chome ora ànno spacio costì e che vi vagliono; e se vi si può mandare sichuramente, chome del tenpo pasato. E simile mi di' pregio di montonine e cordovani di qui, di Lisbona. Or trasi di qui olio e m [i] ele, che, a' pregi ci vagliono, non si posono metare in costà, né fanno per costà. Vorei m'avisasi pregio di sale, che vale lo staio e che misura è quela a che si vende costì; e, mandandone, se si trovase da spaciare prestamente costì al comune o altri e 'l pregio. El sale si trae di qui è prefetisimo sale: è biancho e buono, come apreso quelo d'Alesandra. Apreso io m'ò fato u' mio aviso, che qui si fa grande quantità di sardine afumate, come aringhe: e sono grandi, che le 2 o 2 1/2 fanno per una aringha. acute;ciene buono merchato, se costà pensasi si spaciasero e come si potesono vendere. Non so se mai te ne vedesti: so' buone o migliori come aringhe. E io vegho che di Fiandra l'aringhe si mando' per costà rade volte venghono a tenpo, o so' prese; e a mandare di qui sarebe più preso e più tosto. È loro stagione e sarebonvi a tenpo, andando salve, e per aventura se ne fare' bene. Or te n'avisa e guarda se mai ne vedesti e se me ne potesi dare aviso nisuno. E io, se naviglio nisuno andase a Genova o per costì, in que' tenpi, te ne potrei mandare qualche bala per prova e sare' migliore. Avisami bene sopra chuoia e montonine e cordovani e ancho, sopra tuto, del fato del sale: che se vedesi nel sale avese punto di grascia, per amore de le chuoia con non tropi danari si potrà fretare di qui costì una bargia. Tutavia s'intende se costì si può usare sichuramente e le cose avesono spacio, come al mio' tenpo, che l'uomo posi fare salvamente. Or di tuto m'avisa e manda le lettere a' tuoi da Valenza, qui le mandino. Piaciati dirmi chi è costì di nostra giente usata, cioè di fondachi e ancho de' conpagni usati; e chome si portano in fati di mercatantia; come vi sono navili da Genova costì. Alsì mi di' pregio di sevo colato, che vale; e grasciume com'è, se di bue e porcho, che di qua si tragono asai: che vi vale e lo spacio v'avese. Alsì pel [l] i di conili di qua, se v'avesono spacio e pregi. Ricordoti, se mai di Bartolomeo Petriboni si può ritrare que' danari, gli abi a mente; e se Antonio di Buonsegnori non dia que' danari a Nanni, in servigio, il prega gli dia: ch'a buona fe' non si porta, come buono amicho e conpagno. Dimi se mai sentisti nuove de' Lenzi, chi e dov'egli è, che mai vidi più tristo huomo, che mai non ne sento; e se avesi saputo dove fuse stato are' scritogli. E Ibo (di Tommaso) mi saluti. Avisami che merchato à costi di carte piane, cioè fioretti di buon merchato; e come ve ne venghono, che va' la balla. Scrivemi e manda a Valenza o Sibilia, che qui sie' mandate; o per via di Fiandra, a' Mannini, dìeno a que' piagientini che sono in Fiandra, che qui mandi a me. Cristo ti guadi. Bartolomeo Manni, in Lisbona. Da Lisbona, a dì 13 di novenbre 1399 Manno d'Albizo in Pisa, o dove fosse Da Lisbona, a dì 13 di novenbre 1399

2. Prato, AS, D, n. 528. Lettera da Piero a F. Datini (Lucca-Pisa, 25 maggio 1385).


[p. 152]

Al nome di Dio, amen. A dì 25 di maggio '385. Qui è chapitato Bartholomeo di Piero Panicho da Pietrasanta, chol quale questo die sono istato, per ispazio di 4 ore, a parlare e pratichare sopra 'l ferro di Pietrasanta e di quel paese. E parmi che sia praticho e facente huomo e che sia atto a' fatti vostri, istando egli a Pietrasanta. E, secondo le informagoni ch'i' ò aute, qui, da più persone e di Pietrasanta e di qui, e' gl'è più atto a serrvirvi chome voi voreste, che nessuno altro di Pietra- santa o del paese: e secondo il suo parlare lo dimostra. E' dice che de' andare in Cicilia, in sul primo pas- saggio, chon sua merchatantia, e che a Pietrasanta rimarrà i' suo fratello, ch'è bene atto a serrvire di tutto, sì che io ò auto da lui ingormagone, ne' modi e de' pregi, di que' ferri di là: e per questa ve n'aviserò. Egli dee venire chostà lunedì e àmmi promesso di venirvi a parlare, sì che intenderetivi cho' llui, e del ferro da trare di Pietrasanta e del metterne in Cicilia, che pare che ve ne metta assai: il sentire da llui e dàgli intenzione di qualche chosa non può se non govare, e dice che volentieri farebe con voi insieme qualche chosa. Ógli detto se vi mostra da fare profitto, volentieri l'udirete, ògli detto chi voi siete e chome avete a fare a Palermo e nell'altre parti: ed e' m'à promesso venire da voi, sì che, se vi resterà volere altra informagone che quella à data a mme, della quale per questa v'aviserò, la prenderete da lui. Io l'ò presa il meglo ch'i' òsaputo. E dice che Stefano di ser Iacopo gli scrivea gli mandasse di più ragoni ferro e che non glel'à voluto man- dare, però che vuole denari e non sa chi ssi sia Istefano: e però non gl'à mandato, né manderà nulla. Ancho questo di qui, che vendette il ferro a Stefano si langna di lui. È meglo a fare andare per terra il ferro da Pietrasanta a Pisa, che per mare, però ch'è di grande inpaccio a mandarvi barche da Pisa a Motrone ed è di rischio a entrare alla foce. Ed è di spesa, a portarlo da Pie- trasanta alla Marina, s. 7 di pisani il miglaio; e di nolo, da Motrone a Pisa, s. 25 miglaio di pisani; e per ischa- richare a Pisa d'in sulla barcha, s. 3 di pisani miglaio: in somma, v'à di spesa s. 35 miglaio; e sonvi i rischi e gli sconci, che non è pichola chosa. E per terra chosta, da Pietrasanta a Pisa, a mandarlo per carra, s. 35 in 40 il miglaio di pisani; ed è chosa sichura. Paghasi di ghabella a Pietrasanta, del miglaio, f. 1 d'oro, coè del ferro sodo, che non sia lavorato, f. 1 del miglaio. Chostano in Pietrasanta ispiaggie da charra, con piastre, per la ruota, larghe tre dita, ben sottili e lunghe 3 braccia o pocho meno, f. 15 il miglaio. E ispiaggie, a detto modo, lunghe bracia 1 1/2 e larghe 4 dita, che ss'aoperano per bossole da charro, coè al mozo dentro alla ruota, chosta in Pietrasanta chome le dette di sopra, coè, f. 15 miglaio. Chosta in Pietrasanta le spiaggiuole e vergelle, ben sotili e netto, per metà dell'una ragone e dell'altra, f. 14 il miglaio. Bomerali, di libbre 14 in 15 in 16 l'uno, e masselli da vanghe, di lib. 14 in 15 la chopia, chosta in Pie- trasanta f. 15 1/2 il miglaio. Quadretti per fare auti da charra, larghi per ongni faccia un'oncia, chosta in Pietrasanta f. 14 1/2 miglaio. Ispiaggie ben sottili e be' nette, per ferare i buoi, larghe 2 dita in 2 1/2, chosta in Pietrasanta f. 15 miglaio. Ferro sottile disteso, da fare auti e chiovi, chosta in Pietrasanta f. 18 1/2 in 19 il miglaio. Il peso di Pietrasanta e di Luccha è maggiore che quello di Pisa 2 in 2 1/2 per 100. Il detto Bartholomeo Panicho fa lavorare, a cinque fabriche intorno a Pietrasanta, coè da vena, per quello che lle vale, a quelli di chui sono le fabriche e che lavorono. E to4sene ferro per quello che vale e ragonono sempre a contanti la vena e 'l ferro; e fa fare il lavoro che vuole. Le dette cinque fabriche sono ne' luoghi vi dirò: a Ruosino n'à due fabriche, e una a Chalchaferro e una a Stazema e una a Valdichastello. L'una da Ruosino è miglore che tutte l'altre quatro; e poi Chalchaferro seghue; e l'altre tre a uno modo. acute;nne un'altra a Ruosino, che fa lavorare Bertolino Benini, che non è sì buona chome quell'una di Panicho. L'esserre buona fabricha non vuol dire se non avere buoni maestri. Da Ruosino a Pietrasanta à 4 migla; da Pietrasanta a Stazema e a Chalcha- ferro si à 7 migla; e da Valdichastello a Pietrasanta, uno miglo.
[p. 156]
Dice Panicho che in Valventosa à una fabricha ch'è miglore che nessuna di quel paese e no' lla fa fare egli: anzi, la fa fare e lavoravi, cho' lla sua persona, uno, ch'à nome Bingnozo Sozini, ed è presso a Pietrasanta 4 migla. Dice ch'è miglore, perchè il detto Bingnozo fa e fa fare i' lavoro a suo modo ed ènne gran maestro; ma dice che non è uomo che ssi trovasse fermo a Pietrasanta, né lui, né suo figluolo, ma bene vi sta il figluolo ispesso, ma non fermo. E poi non èpersona che l'uomo gli potesse iscrivere e aspettare da lui risposta, né da potere dare uno ordine cho' llui, chome potreste con Panico o cho' llo fratello. Ma converebe che gli fossono portati i denari a Pietrasanta e che vi s'andasse ongni volta uno a comperarlo, o a dire fammi il tale lavoro, per lo tal modo. E, a mio parere, non s'arebe huomo chome voi andate cerchando; ma, se si potesse dimestichare e 'ntendersi cho' llui, forse fare' più per voi ch'altro, però che gli potreste mandare della vena: e, dove la compera d'altrui, la potrebe comperare da voi e voi farli fare il ferro a vostro modo, e agevol chosa sarebe a mandarli la vena. Or voi par- lerete con Panicho e comprenderete meglo il fatto a bocha: ch'io non ve 'l so iscrivere. Dice Panicho che 'l suo ferro da Ruosino è buono chome quello fa Bingnozo detto, e tanto vi chosterebe quello di Bingnozo, quanto il suo: chome che Bingnozo tiene il suo un pocho più charo; ma Panicho non darebe per meno il suo, che Bin- gnozo; e chosì Bertolino del suo. A Massa non si lavora se non vergelline: e sono belle e buone; e vanno a un pregio cho' lle spiagiuole, coè f. 14 il miglaio in Pietrasanta. A Pietrasanta si vende il ferro sottile disteso, istratto, da fare chiovi e auti; e fassi a le dette fabriche, coè a Chalchaferro e a Stazema. E fanolo chom'io vi dirò: che quand'e' lavorono l'altro ferro e viene loro a mano un pezo dolcie, e' lo mettono da parte: e chosì, quanto ferro dolce viene loro alle mani ed e' llo distendono poi; e a pocho a pocho, lo raunono; e a pocho a pocho, il fanno e mandollo disteso a Pietrasanta, sì che alla fa- bricha non se ne troverebe mai somma del disteso. Que' da Pietrasanta lo vendono a' pisani, chome gl'è loro richiesto: secondo ànno bisongno que' di Pisa, chosì vi vanno a choperare. Alle volte, iscrivono: " mandami tanto ferro, della tale ragone "; e de' pregi sono sempre avisati e sonne d'acordo inanzi che lo mandino, e sempre ragonono a denari contanti. Ispesso fanno che danno la vena, per quel ch'ella vale, a denari contanti e piglonne ferro. E sono i pregi della vena sì chiari, che non ne pos- sono esere inghanati, però che la vena si chompera chosta, dal Chomune di Pisa, f. 60 il 100, che ongni cen- tinaio si è 333 1/3 (libbre) al peso di Pisa; e dànola a l'Elba, la vena. Chostì, in Pisa, si paghono i denari contanti al Chomune ed èvi fatto pòlizie in Pisa, le quali si mandono a l'Elba, che sia data la vena che ssi compera. E cho- stano le polize s. 25 di pisani per 100, coè di 333 1/3. Altra ispesa non vi s'è a fare, se non del nolo, che chosta di nolo, da l'Elba a Pietrasanta, coè a Motrone, posta in terra alla riva del mare f. 15; non se ne pagha altra ghabella, né a Pisa, né a Pietrasanta. Quelli delle fabriche si vanno per la vena alla Marina, quando l'àno com- perata, e non chale se non fare una lettera e iscrivere, a quelli della fabricha o di Pietrasanta, " mandoti, per la tale barcha, tanta vena ": ed eglono se la vanno a levare. Sarebe a voi agevol chosa ad averne quanta voleste zello alle barche che vanno per essa per le mani, sì che ongni volta che voi vi disponeste a volere atendere a cciò, potreste agevolmente e potreste dare per meno voi che non può il pisano, per s. 15 il miglaio di pisani, in però che 'l pisano pagha, del ferro che mette in Pisa, s. 15 del miglaio: e chosì ongn'altro da' fiorentini in fuori. A l'uscire fuori, non so s'e' pisani od altri si paghono: credo di no. A cciò siate meglo avisato, chotesti pisani usono, quando anno a 'vere denari dal Chomune, e non gli possono avere chosì tosto, adimandono di grazia ne sia lor dato vena in paghamento; e, quando ànno le polize che ll'è loro conceduta, la rivendono e perdonne 10 e 12 per 100, per avere denari. E chi fa fare il ferro e à bisongno di comperare vena, compera da que' tali e ànno quello buon merchato. Panni pratesi non si spacono a Pietrasanta, né d'altri, se non a stento: e non è da farne menzione. Dicimi Panicho che Bonacorso di Lapo da Prato, lanaiuolo, ne vendè là una volta, a uno, per f. 150, che non ebbe mai denaro. E però, dice, v'è andato tante volte: ora n'à perduta la speranza, perchè non v'è quello che gl'el dee dare. Lino si chava assai di Pietrasanta: chosta, ora, il mezano, s. 4 libra, e il bello s. 5 di luchesi, di lb. 5 e s. 5 il f. al peso pisano, gravi. acute;vi di ghabella a Pietrasanta, a trallo fuori, d. 9 di luchesi per libra, che verebe da s. 50 di pisani il centinaio. E a mandarlo a Pisa chosterebe s. 4 di pisani il 100, a mandarlo col caro. E a Pisa si pagha di ghabella d. 2 per libra; e credo si pagha chosì per li fiorentini chome per gl'altri, perchè credo sia grascia. Avisativi di tutto: chè gl'è assai buon lino. Ancor non è venuto il vetturale: oggi ci dee eserre sanza fallo. Chome ci fia, manderemo il ferro a Prato e dironne conto a Prato e a voi chostà. Paolo d'Andrea non à mai mosso il piato qui; ma a Roma piatisce e à piatito cho' Ghuinigi: Nicholaio Micheli me l'à detto e chom'io andrò a Dino (Guinigi) ne saprò il certo. Penso andarvi oggi o domane a sapere se gl'ànno fatto vedere quelle carte e iscritture e aviserovi di quanto mi diranno. Per anchora non è disteso il ferro di Valdilima: chome fosse disteso, il vedremo, quando fia qui; e se fia chosa da mandare, sì 'l manderemo e voi aviserò di tutto. Pochè Lapo ne venne, non vi scrissi; e da voi non ebbi lettera, sì ch'io non so che dirmivi più: se non che Iddio sa chom'io istò volentieri chosì. Di tutto sia Iddio sempre lauldato e ringraziato e voi sempre ghuardi. Rachomandatimi a monna Margherita. Piero vi si rachomanda, in Luccha.

3. Prato, AS, D, n. 442. Lettera dalla Comp. di Giacomo de'Boni alla Comp. Datini (Brescia-Pisa, 24 aprile 1394).


[p. 158]

A nome De', fata a dì 24 de aprile 1394. Questo dì recevemo una copia de una vostra lettera, fata infino a dì 20 di marzo; e apreso di questa scri- vete alcuna altra cosa. Per questa respondemo a zò chi fa besogno. Per la dita, dite che avete trato da Bologna a Nelo (di ser Bartolomeo) f. 150, per pagare la lana di Mi- noricha, per f. 150 s. 15 a oro, li quali aveti rezevuti in Pisa: de zò siamo contenti e crediamo luy li pagarà sanza retrarli in dicto. Lorenzo Zampeli nostro è a Bologna e darà ordine a questo fato; e in caso che Nelo volese retrare da voy questi f. 150, pagateli: e in questo mezo serà a Pisa Lorenzo da voy e ponereti modo a que- sto, a zò che serà bisogno. Infino a dì 11 de questo, per Checho de Andrea, da Quarantola, e Rosso, so' compagno, ve mandemo questi azali, come qui diremo apresso: fardeli 8, de azalo de gamba, segnati de questo segno …..; entro v'era vergi 400 del dito azalo; fardeli 8, segnati del dito segno; entro ve sono vergi 400 de azalo di campana; fardeli 4, segnati del dito segno; entro ve sono vergi 200 de azalo di balestro. Di sopra diti azali abiamo scrito a Filipo Iacobi e Dominicho Matey, che, se a loro era di bisogno, che ne deveseno tenere quelo gie plaseva: sì che, se ne àno retenuto tuto, o vero alcuna parte, noy ne avisate. E a loro anche scrivemo che voy deveseno avisare de quelo che tenevano e a voy deveseno respondere de li dinari. Questo dì, per Marema e Lucha, vostro amicho, e 1 compagno, ve mandemo questi azali, come qui diremo apreso: fardeli 9, segnati de questo segno …..; entro ve sono vergi 450 de azalo di gamba; fardeli 9, segnati del dito segno; entro vi sono vergi 450 di azalo di campana; fardeli 3, segnati del dito segno; entro vi sono vergi 150 di azalo di balestro. De tuti questi azali fate la voluntà di Lorenzo de Andrea Zampeli e procurate lo spacio cum plù aventagio poseti. Luy serà com voy et è informato di pregio; ma per meno non si po4no dare, come per altra v'è scrito. Qui se sostengono molte bene et è faticha ad averne. A li veturali dareti, per soa vetura e pedagi, infino a Pisa, per pesi 125, a resone di s. 7 d'imperiali el peso: monta lb. 43 s. 15 d'imperiali. Siamo avisati come lane sono cominciate a venire: crediamo a la veduta di questa avereti comprata quela lana che per altra ve abiamo scrito: procurate di mandarla presto e fate sia bona roba. Pan [n] i al presente non mandiamo: se ne perderebe tropo a mandarne, a' pregi chi dite valgiano a Pisa. Cum questa serà una letra mandiamo a Lorenzo: fate luy l'abia, quando serà a Pisa o inanzi. Altro per questa non ve abiamo a dire: Deo vi guardi. Iacomo di Boni e compagni, da Bresa, salute.

4. Prato, AS, D, n. 688. Lettera da Andrea Grimaldi alla Comp. Datini (Pisa-Firenze, 5 ottobre 1397).


[p. 174]

A dy 5 de otubre 1397, in Pixa. Meser Francescho e Mano da Prato: Andrea Grimaldy, salute. Como penssamo che sapiaty, lo vostro fatore Filipo (di Giovanni Benci), in vostro nome, me asechurò, suvi la nave de Polo Lercharo e suvi quela de Cri- stiano Lomelino, f. trexento, soè f. 300; per metà f. 150 suvi cadauna, de Allexandra a La Scluza. E in però fassove a sapeyre como Antonio Lomelino, fatore e carigatore per noy, ne scrive como à carigato in su le dite nave pondi quatro de pepe, soè pondi 4, e ly patrony non ne àno conssignato a La Scluza a Leonardo Ma- ruffo pondi tre, soè 3: perchè ve lo notifichamo per aveyre nostro d [i] ricto a lo tenpo. Ólo notifichato, qui, a Petro Rapondy e a Nino Lancha, que sono in la propia vostra scripta; e òly mostrate le letere: piaiave de dar re- sposta a Ianoto Lomelino, per una letera chi vegna a me, e manderamela. Dio vy guarde.
[p. 178]



(revised 28-02-2000) .
Elena Pierazzo

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