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Giraldi Cinzio, Giovan Battista

Favola pastorale


Indice

1. PARTE PRIMA

1.1.

Amore
Pare cosa ben strana alla mia madre
Ch'avendo vinto Giove e vinti quanti
Nel ciel son dèi, sola Diana sia
Sì contra di me armata che mai face
5Non senta del mio fuoco, né mai strale
Ch'esca da l'arco mio le passi pure
Oltre la gonna; e che non solamente
Ella sia armata contra me del gelo
Di gelata onestà, ma che le ninfe
10Che seguon lei siano ribelle seco
A me et a lei. Ma certo più dolere
Non si potrà, perché infiammato ho il petto
A la più cara ninfa ch'ella avesse,
E di lei sono anche due gran pastori
15Così infiammati, che ciascun di loro
Cerca di avere al suo disio la ninfa.
Ma perché a due non puote una esser moglie,
Sono a tenzon fra lor di ch'ella debba
Essere; et io che non vo' che cagione
20Sia di odio Amore, ho ritrovato modo
Di far che la tenzon sarà acquetata
Dal più saggio pastor di queste selve
Con letizia infinita delle parti,
Godendo l'uno Irinda, che tal nome
25Ha quella ninfa c'ho tolta a Diana,
A lei già tanto cara, l'altro donna
Infiammata di lui da la mia face.
Ma veggo uscir Diana disdegnosa
Che levata io le abbia dallo stuolo
30La più leggiadra ninfa e la più cara
Che errasse mai con lei fra boschi e selve.
Ma dolgasi a sua voglia, ora mi godo
Ch'ella conosca la potenza mia.

1.2.

Diana con le ninfe

Diana
Io son sì piena di giusta ira e tanto
Accesa contra Amor, che se mi desse
Ne le mani, i' farei sì gran vendetta
Del grave oltraggio che mi ha fatto, che io
5Resterei paga: non gli lascerei
Una penna nel'ali e le saette
Gli spezzerei con l'arco e gli farei
Veder che per lui meglio saria stato
Starsi nel seno a la lasciva madre,
10Che esser venuto a dar lascivo assalto
A la seguace mia. Ma veggo Irinda
Che, sdegnate le sori et il cacciare
Meco ne' boschi le selvagge fiere,
Deliberata si è prender marito,
15Per lo foco che gli ha nel core acceso
Questo malvagio Amor. Non so come io
Mi tenga, che non ponga una saetta
In corda e non la scocchi nel suo core
E la levi di vita. Pure io voglio
20Che la servitù ch'ella insino ad ora
Usata mi ha con fé, perdon le impetri;
Ma ben raccordo a tutte quante voi
Che se alcuna sarà mai così sciocca
Che si ponga ad amar satiro od uomo,
25Gliene farò portar sì grave pena
Che passerà in essempio a tutte le altre.
Ninfe
Se sciocca, se lasciva si è mostrata,
Alma dea, Irinda, noi con cor costante,
Armate di onestà salda e vivace,
30Vogliàn servarvi servitù continua
Con perpetua onestà, e indarno Amore
Scoccherà sempre in noi le sue quadrella,
Perché sicure siàn, ch'egli non vince
Quelle che vinte esser non voglin.
Diana
Questo
35Vostro fermo proposto di onestade,
Di castità perpetua, così care
Mi farà sempre avervi, che contente
Vi rimarrete di essermi compagne.
Ora entriamo nel bosco a mover guerra
40A damme, a capri et a cengiali e a cervi,
E stiasi Irinda nel lascivo fuoco
Che la rode e consuma a nervo a nervo.

1.3.

Irinda, Gaia madre di Viaste

Irinda
Ohimè come mi son' io dipartita
Da lo stuol di Diana? Come, lassa,
Entrata son ne l'amorosa greggia?
Mentre che stata son colla mia dea
5Fra l'altre ninfe e non avuto in core
Fiamma d'amor, così tranquilla vita
Ho vissa che giamai doglia né affanno
M'ingombrò il petto; ma, poi che mi accese
Questo crudel arcier con gli suoi strali,
10Io non ho avuta mai vita quieta:
E hammi ingombrato il cor sì gravi cure,
Che né notte né dì trovata ho pace.
E fra tante gran cure e affanni tanti,
Mi se n'è aggiunta una sì strana e fiera,
15Che ella sola bastar potrebbe a farmi
Esser via più d'ogn'altra afflitta e mesta.
Accesa i' mi ritrovo di Filisio,
Sì che in lui solo ho posto ogni pensiero
E con lui finir bramo i giorni miei,
20Et ecco, mentre che cercato abbiamo
Condurre il nostro amore a fine onesto,
S'è interposto Viaste al desir nostro
E cerca di volermi per sua moglie,
Il qual ho in odio più che non ha in odio
25L'agnella il lupo od i leon la lupa;
E se mestier mi fusse di pigliarlo
Per mio marito, più tosto tornare
Voglio alle selve e seguire Diana
Che mai vedermi quel pastore a lato.
30Ve' come la rea sorte regge il mondo:
Ama Viaste Frodignisa, tanto
Quanto donna può amar gentil pastore,
E questi sdegna sì vaga polcella
E si è messo ad amar me, che l'ho in odio.
35Veggo che a tormentarmi esce del bosco
La madre sua e, se non che mi ha vista,
Io non l'aspetterei: ma saprà cose
Che la distorneran forse da darmi
Più noia.
Gaia
Dio ti salvi, bella figlia,
40Onor di queste selve, e ti conceda
Quel che più brami il dio di questi boschi.
Irinda
Se quel che più desiro e che più bramo
Mi fia concesso, mio marito fia
Filisio, ch'amo più che gli occhi miei.
Gaia
45Come Filisio? E perché non Viaste,
Mio figlio, che più ti ama che non ama
La pecchia il fiore o l'agnellino il latte?
Irinda
Io vorrei pur che questo vostro figlio
Lasciasse di noiarmi e che attendesse
50A custodir le sue gregge e ad amare
Chi l'ama e lasciar me, che non son mai
Per volger verso lui l'animo mio:
E segni tali ha già del mio volere,
Che devria pur restar di darmi noia.
Gaia
55Figliuola mia, se tu ben conoscessi
L'utile et il ben tuo, tu muteresi
Pensiero e sdegneresti chi tu or ami,
E sarebbe Viaste l'amor tuo.
Filisio è, come sai, servo a Damone,
60Se bene ei dice esser nepote suo,
E se ne vive a la mercede altrui;
E qualora si levi dal servire,
Non ha onde possa aver latte né casio;
E il mio figliuolo ha la più bella greggia
65Che in questi paschi tenera erba pasca.
E se bellezza amar ti dee far uomo,
Non fu sì bello mai fra questi campi
Febo, mentre d'Ammeto pascea in terra
L'armento, né fu Adoni unqua sì vago,
70Che l'onor fu tenuto alor de' boschi:
Sembran le belle guance un sangue, un latte;
Gli occhi paion due stelle e le sue labbra
Sono rosse vie più che acerbo moro;
Il color de i capei par fior d'alisi,
75Di cui cosa non è simil più a l'oro;
Via più bianco il collo ha d'ogni ligustro
E pastore non è che pasca greggia
Di più bel corpo e di più bel sembiante.
E se l'esser in caccia ti diletta,
80Aver non puoi di lui più destro in caccia,
Né valoroso più, né più sicuro;
Avanza egli nel corso il 1eggier cervo,
E contra il suo valor nulla può il dente
Di feroce cinghiale e i lupi e gli orsi
85Temono lui via più che dama il veltro;
E voce ha così dolce e sì soave,
Che tra le ninfe di Diana alcuna
Non è che l'agguagliasse; anzi, ho veduta
Diana stare attonita al suo canto,
90Mentre egli, figlia mia, le tue bellezze
Cantava; e se pon labra a la sampogna,
Egli ardere fa Pan d'ira e d'invidia.
Irinda
Siisi quale esser voglia, a me non piace.
Gaia
E perché più piacer ti dee Filisio,
95Di cui non è il più sozzo in queste parti?
Via più che la caligine son neri
I suoi capelli, et ha simil la fronte
A quella d'un cengiale; ha gli occhi bianchi
Che paion quei della gattuccia nostra,
100Schiacciato il naso che una simia pare
E gonfiate le labra e il viso nero
Che pare un etiopo, e s'egli canta
Egli sembra una rana di palude,
0 vero un corvo che su quercia gracchi;
105E se si pon a i labri la sampogna.
Una cicada par che al caldo strida,
Tanta vien dal suo son noia molesta.
Irinda
Io non so a che mi tenga, che non faccia
Vendetta di cotesta grave ingiuria
110Che mi avete ora fatta a biasimarmi
Il mio Filisio in così strana guisa:
Egli val più dormendo che non vale
Viaste quanto più cerca mostrarsi
Fra' pastori leggiadro. Or non siate osa
115Più mai di dirmi mal del mio Filisio,
Ché, se non mi verran meno le mani,
I'vi farò pentir di tanto ardir.
Gaia
Deh Irinda mia, non esser così fiera,
Che non conviene a la tua gran bellezza
120L'esser crudele. Ascolta, che dirotti
Cosa che ti farà rimaner lieta.
Irinda
Io non voglio udir più cosa veruna,
Ma voglio che diciate al vostro figlio
Che molto meglio egli faria ad amare
125Chi l'ama e lasciar me, che via più tosto
Mi eleggerei morir ch'esser mai sua.
Gaia
Non ti partire, Irinda, ascolta, ch'io
Cosa non ti dirò che ti fia ingrata.
Irinda
Udir non vo' da voi più cosa alcuna.

1.4.

Gaia sola

Gaia
Io detto aveva bene al figlio mio
Che l'opra i'perderei: non credo mai
Che Irinda ad amar lui sia per piegarsi,
E non posso se non lodar la ninfa,
5Poi che costante sta ne l'amor suo;
E farebbe assai meglio il figlio mio
Come Irinda detto ha, ad amar chi l'ama,
Che mettere in oblio la greggia sua,
Per voler al suo amor piegar chi l'odia;
10E s'egli seguirà il consiglio mio,
Come seguire ad ogni modo il deve,
Lascerà questa pratica e porrassi
Ad amar Frodignisa, ch'ama lui,
Non meno che ami Irinda il suo Filisio.

2. PARTE QUINTA


[p. 183]

2.1.

Viaste, Dino

Viaste
I'vo' più tosto non dirò lasciare
La greggia in preda a' lupi, ma da vita
Uscire, ch'io sostenga mai ch'Irinda
Sia d'altri; dica pur, faccia pur quanto
5Sa far Montano: non potrà mai tormi
Da questa voglia c'ho nel cor fondata,
Come in scelce ben dura: che sia Irinda
Moglie a Filisio e ch'io ne sia contento,
Più tosto si vedran nere le nevi
10E le brine caldissime, ch'io voglia
Che questo sia; o che la vita affatto
Vi lascerò o che sarà ella mia.
Dino
Figliuol, non si dee l'uom così fermare
Ne le sue voglie, che non dia anche orecchio
15A' buoni et amorevoli consigli
Che gli mostrino il meglio; è molto saggio
Montano e per la lunga esperienza
Vede in ciò quel che tu, che appannato hai
Da questo tuo sfrenato desiderio
20(Egli m'è forza ch'io ti dichi il vero)
Non puoi veder. Dimmi ti prego, dimmi
Che contentezza speri tu di avere
Con Irinda, se tua ben divenisse,
Togliendoti ella contra voglia sua?
25A fatica ti dico, il mio Viaste,
Stan bene insieme quelle mogli e quelli
Mariti che si son concordemente,
Insiem congiunti, non che quei che contra
Loro voglia si son congiunti insieme.
30Se tua venisse a questo modo Irinda,
Avresti teco una perpetua croce;
Però farai gran senno a non volere
Cercar di teco avere un mal continuo
Che te con la tua greggia infermi in guisa
35Che disperato alor tu te ne moia.
Viaste
Io vo' più tosto stare in guerra sempre
Con lei, che con qualunque altra in diletto;
Sia ella pur mia, io la farò ben fare
Ciò che mi sarà a grado.
Dino
E che ti pensi,
40Che se tu vorrai star sempre in angosci.
E tormentar quella leggiadra ninfa,
Che non men cara mi è che se mia figlia
Ella si fosse, consentir io voglia
Ch'ella, Viaste, tua moglie divenga,
45Per non aver mai bene? Tu te inganni,
Viaste, se ciò pensi. Però poni
L'animo tuo in riposo e pensa, pensa,
Più tosto che cotesta, ogn'altra cosa.
Sono introdotti i matrimonii a requie
50De gli uomini, Viaste, non perché essi
Portino seco gara, odio e rancore.
Viaste
Se tu, Dino, vorrai, se tu vorrai,
Dino mio caro, tu potrai disporre
Irinda che rivolga a me il pensiero,
55Sì che di suo voler venga mia moglie.
Dino
Io non son stato a questa ora, Viaste,
A tentar che pensiero ella abbia? E trovo
Ch'ella più tosto soffriria esser morta
Ch'esser tua mai.
Viaste
Tu mi hai trafitto il core.
Dino
60E che colpa ve n'ho io, se tu vuoi
Quel che impossibil è che tu abbia mai?
Ella esser vuole di Filisio e in lui
Ha posti tutti quanti i suoi pensieri;
E quando ad uno di voi due dovessi
65Concederla io, più ragionevol fora
Ch'a Filisio la dessi, ch'ama Irinda,
Che a te c'ha in odio. Però poi che vedi
Ogni cosa contraria al tuo disio,
Da orecchie a quel che ti ha detto Montano,
70Levati questa cura omai dal core
E volgi ad altra donna il tuo pensiero.
Viaste
Dino, io tel vo' dir, sarà cagione
L'odio che veggo che costei mi porta
Che dia morte a Filisio e, morto lui,
75Io faccia con un laccio anch'io quel fine
Che per la crudeltà di Anassarete
Fe' il misero Ifi, e tosto ne vedrete
L'effetto tu e Irinda, poi che insieme
Vi sete congiurati a la mia morte.
800 stelle, o cielo, i' me ne vado, Dino,
Et udirai, prima che questo giorno
Giunga a la sera, che non sarà fatto
Meno di quel ch'io ho detto. Io me ne vado.

2.2.

Dino solo

Dino solo
Ve' che disaventura ha questa ninfa
Per questo sciocco; ella brama Filisio
Et io consentirei che fusse sua,
E questo diavol di Viaste mette
5Tanto disordine in questo maneggio,
Che non so che mi far, né che mi dire.
Non credo io già che fra pastori unquanco
Non fusse caso così strano: i' prego
Deità che cura ha de' matrimonî
10Che degni di condurre a onesto fine
Questo grave disordine, sì ch'abbia
Filisio Irinda e deponga Viaste
La strana passion ch'ora lo ingombra.

2.3.

Gaia, madre di Viaste, Montano

Gaia
Gran ventura stata è che ritrovato
Si sia vivo il pastor, da cui la figlia
Di mia sorella tolse Lisa e molta
Prudenza ella ha mostrato nel mandare
5Con la risposta insieme il pastore anco.
Anzi ad esser venuta ella con lui,
Acciò che se ti fusse anche bisogno
Cercar di racquetar questa discordia
Che fra Filisio è nata e fra Viaste,
10Ella vi possi por dicevol fine.
Montano
Prudente veramente è stata Lisa,
Come tu di', né si potea pensare
Cosa più acconcia al desiderio nostro.
Fa Gaia, che si venga qui Viaste,
15Che non si partirà spero da noi,
Che ogni discordia fia ridotta a pace.
Gaia
Il voglia Dio.
Montano
Così sarà di certo;
Lascia tu qui questa tua pastorella,
Acciò che se bisogno fia chiamare
20Lisa o il pastor ch'ella ha condotto seco,
A te la mandi, perché gli conduca
Ambidue a fede far di quel ch'è a dire
Qui con Viaste.
Gaia
Resta con Montano.

2.4.

Montano solo

Montano
Ho veduto talora una tempesta
Nel mar sì grande c'ho pensato mai
Di non poter veder tranquille l'onde;
E in quanto occhio si gira, si son messe
L'onde tanto superbe in tremolare.
5Una gragnola anche talora ho vista
Sì densa piover da le nubi, ch'io
Non pur pensato ho che a le gregge nostre
Debba mancare il vivere, ma a noi:
E poi così abondante ho visto l'anno,
10Che parso è che più tosto la gragnuola
De l'abondanza sia stata cagione
Ch'ella dato pur ci abbia un picciol danno.
E così van le cose in questo mondo:
Chi pensato avria mai che fusse nata
15Cosa sì fuor d'ogni pensiero umano
Or ne le selve nostre, che acquetare
Potuta avesse la discordia grave,
Che nata fra Filisio era e Viaste.
Questo mi mostra che mai disperare
20Non si dee l'uom de la bontà divina.
Veggo Viaste, i' gli vo' gire incontra.

2.5.

Viaste, Montano

Viaste
Io son stato, Montan, per non venire
A ritrovarti, ancora che mia madre,
A la qual porto quella riverenza
Che dee figliuolo buon portare a madre,
5Detto me l'abbia. Perché io mi ho pensato
Che tu di quel mi vogli favellare,
Di cui pur dianzi ragionato mi hai:
E s'è così, come credo io che sia,
Ti prego e ti riprego che non vogli
10Noiarmi più, perché ciò non è altro
Che più infiammarmi e raddoppiar la doglia
Et animarmi più contra Filisio.
Montano
Viaste, i' voglio che tu sappi ch'io
Ho tanto a core ogni tuo bene e tanto
15Ti amo, che più non amo i figli propri.
Però tu creder dei che non dirotti
Se non quel che ti fia d'util, d'onore;
Così mi custodisca la mia greggia
Pane, dio de' pastori, e le biade
20Da' mostri de la terra mi difenda
Cerere dea, et a te ponga in core
E questa e quei di dar sì attentamente
Orecchie a le parole mie, che quindi
Ti venga quella contentezza ch'io
25Bramo maggior.
Viaste
Son le parole buone
Ma non so se saran sì buoni i fatti.
Montano
Saranno anche migliori. I' tengo certo
Che, s'alcun ti volesse dar per moglie
Giovane che figliuola si trovasse
30De la sorella di tua madre, mai
Tu non consentiressi a cosa tale.
Viaste
Tolga via Dio che tal pensier mi venga:
Io mi starei più tosto, e dico il vero,
Di non aver mai moglie, perché questa
35Mi parerebbe una sceleratezza
Che devesse far me gire e le gregge
In ultima ruina.
Montano
E così a punto
Saria, Viaste. Saperai adunque
Ch'Irinda, de la quale ardi e sfavilli,
40Ti è cugina germana.
Viaste
Deh Montano,
Cerca dar ad intender ciò a' fanciulli,
Che nulla non ne vuol creder Viaste;
Questa una favola è che tu ti hai finta,
Per distornarmi da l'amare Irinda,
45Ma certo sii che non ti verrà fatto.
Non ebbe mai la sora di mia madre
Figliuola alcuna.
Montano
Anzi, Viaste, ella ebbe
Irinda; e perché veggo che tu fede
A me prestar non vôi, io credo pure
50Che fede presterai ad una ninfa
Del coro di Diana.

[p. 192]
Viaste
Senza dubbio,
Se ninfa tal mi fesse fé di questo,
Non ardirei di contradirle punto,
Ché so che quella purità di donne
55Non dice mai, se non il ver.
Montano
Va a Gaia
E di' che meni quella ninfa seco
E quel vecchio pastor ch'or da le selve
Venuto è seco. Tu cosa udirai
Che ti farà stupir di maraviglia
60Et acqueterà sì l'animo tuo
Che darai bando a le noiose cure.
Viaste
Tu mi fai tutto sgrizzolar, sentendo
Quel di che tu ragioni e non potrebbe
Non mi esser ciò di maraviglia grande.
Montano
65Ecco che viene chi ti farà fede
Del vero e troverai che Dio ha voluto
Proveder che non cadi in error tale,
Quale sarebbe s'una tua germana,
Come cieco, per moglie avessi preso.

2.6.

Montano, Ninfa, Pastore, Viaste, Gaia madre di Viaste

Montano
Sacrata ninfa, questo giovanetto
Et io desideriamo di sapere
Ch'Irinda sia, come nel coro venne
De le vergini ninfe di Diana
5E come indi partita ella si sia.
Piacciati adunque, prego, sodisfare
Al desiderio nostro: così sempre
Favorevol ti sia la tua Diana,
Né ti dia assalto mai satir lascivo.
Ninfa
10Montan, tu dei saper che ha quindici anni
Che, essendo in caccia, questo pastor vidi,
Ch'aveva una bambina a pena nata,
Su la quale ei facea dirotto pianto;
E di ciò ricercando la cagione,
15Mi disse che la madre gli avea data
Quella anima innocente, accioché a i lupi
La desse a divorare; et io, commossa
A gran compassion, presi la figlia
Et a Dino la diedi a nutricare.
20Cresciuta ch'ella fu sino all'etade
Di dieci anni, la presi per compagna
Et è stata con meco insino a tanto
Che da Diana si è partita, accesa
De l'amor di un pastor di queste selve;
25E questo è quel che ti so dir di lei.
Rimanete con Dio, ché a la mia dea
Io voglio ritornar, ch'ella mi aspetta.
Montano
Vattene in pace, fortunata ninfa;
Così mai sempre favorisca il Cielo
30I desiderii tuoi, come allegrezza
Infinita ci hai data.
Ninfa
Prego il Cielo
Che la faccia venir sempre maggiore.
Montano
E chi diè a te, pastor, quella bambina?
Pastore
La sorella di Gaia la mi diede,
35Versando fuor da gli occhi un rio di pianto,
Con infinita doglia; biasimando
La tenace avarizia del marito
Che, per non le dever la dote fare,
Commesso avea a la moglie che le desse
40Morte, sì tosto ch'ella nata fosse,
E che, se forse ella facea altrimente,
Proveria l'ira sua. Quella meschina,
Cui non sofferse dar morte a la figlia,
A me la diè, che la portassi a i lupi
45E questa ninfa, come ella vi ha detto,
La prese, e grazia ho al Ciel vederla viva;
E vorrei volentier che la sua madre,
Che vinta da l'affanno uscì di vita,
Viva si ritrovasse.
Montano
Ora, Viaste,
50Tu poi veder se deve esser tua moglie
Irinda.
Viaste
Poi che ritrovo esser vero
Quanto mi hai detto, ove solea amare
Irinda come amante, ora l'ho cara
Come germana mia sorella: e poi
55Che Filisio l'ama et ella lui,
I' vo' che gliele diamo per mogliera,
Ché non fu mai così beata coppia
Fra pastori ha mill'anni.
Gaia
Figliuol mio,
Perché compita sia la mia allegrezza,
60Io voglio che mi facci ancor la grazia,
Poscia che tanto ti ama Frodignisa
E non è bella men che si sia Irinda,
Che la ti prenda per mogliera.

[p. 196]
Viaste
Poi
Che Irinda aver non posso, io son per fare
65Tutto quel che vi è a grado.
Montano
Entriamo adunque
A dar principio a così liete nozze.

IL FINE



Giraldi Cinzio, Giovan Battista.

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