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Giraldi Cinzio, Giovan Battista

Egle, ms. Classe I 331


Indice




EGLE SATIRA DI M. GIOVAN BATTISTA GIRALDI CINTHIO DA FERRARA




1. ATTO PRIMO

SILVANO SOLO NARRA L' ARGOMENTO

Silvano
Quando lo stuolo human né l' innocenza
Prima viveva, et dava cibo a ognuno
Le giande ne le selve, et bever l'acque,
Foron le selve et i pastori in pregio
5Et noi al par de gli altri dei pregiati
Foron poi da boschi, et da le selve
Oper virtu de l'eloquentia altrui.
Oper opra d' alcun prudente, o vero
Che così pur volessero le stelle
10Gli huomini in un né le cittadi accolti
Et col luoco mutar costumi, et legge
Et in vece de' l' acque, et de le giande
Ch' anchora il mondo, che le fugge, honora
Diè lor Cerer le biade, et Baccho il vino,
15Baccho al qual noi servimo, et che nodrito
Fu dal nostro Silen tener fanciullo,
La donde anchor che ne l'altier cittadi
Havessero altra vita altri costumi,
Nondimen raccordevoli di havere
20Principio avuto da gli incolti boschi,
A noi dei de le selve alzaro altari
Et porser preghi, et sacrifici, et voti
[Tal] che non pur ne luochi aspri et [selvaggi]
[Ma] ne l'alte cittadi il nome nostro
25 [Era] havuto in honore, e'n reverentia,
[Et] ne solenni giuochi et ne le feste
[I] ntrodotti eravamo anchora noi,
Per dare essempio a ognun di miglior [vita]
Molti fede ne ferro appresso i Greci,
30Et appresso i Latini il dotto Varro,
Co le sue Menippee, che da Menippeo
Ch' alhora immito Varro ebbero il nome.
Introducendo quei satiri, et Pani
Et quest'altro con quei silvani, et fauni,
35Et quantunque dopo che transformossi
Quel giovanetto che sovra ogni cosa
Io amava, c' havea nel cor vivo scolpito
In questa pianta che' l suo nome serba,
Et ch' io mai sempre porto verde in mano,
40Per la memoria de l' amato nome
Sempre comparso i sia tristo, et dolente
Pur non m'era discar veder ch' a noi
Desse il debito honor la gente humana
Avenne poi, che insieme co l' impero
45Così varia i costumi il cielo, e'l mondo
Appo Greci manco l' util costume
D'introdur ne suoi giuochi i dei silvestri,
E a lungo andar da quel debol principio
Del Roman sangue si aspramente crebbe
50Appresso d' essi l' ambition soperba
Che si scordar le selve, et gli humil luochi
Et non f [o] ron di noi stima et in vece
Di quelle feste ove soleano noi
Ad essempio de' popoli introdure
55Volser lo stile a biasimar i vitij
Et diero il nome a quel modo di dire
Cuando per haver cosa che dai greci
[No] n fosse stata in alcun tempo scritta
[Ch] esser soleva già proprio a quell altro
60a noi introdotti nelle scene
Et dopo a poco a poco si s'estese
La soperbia de gli huomini che noi
Sprezzaro ne le selve ancho i pastori,
Tal che ridotti ne più al pestri luochi
65Vissi siamo tra noi secoli, et lustri,
Et quanto di piacere havuto havemo
Ne la solinga, et boscareccia vita,
E stato di veder Driadi, et Napre,
Naiade Oreadi, et altre vaghe Nimphe
70Errar pe' boschi et cacciar cervi, et Dame
Conigli, et capre, et paurose lepri,
Or non vedendo mai altre che queste
Nimphe leggiadre, et amorose, molti
De nostri si di lor si sono accesi
75Che non han mai per lor tregua, ne pace
Et pur nel mal terriansi assai contenti
S'amar potesser lor senza rivali,
Che spereriano pur poter un giorno
Condure i loro amori alfin bramato.
80Ma i dei del ciel da le celesti sedi
Comincian turbar lor fin ne le selve
Dandosi anch' essi a amar le nimphe, tale
Che di doppio dolore i dei silvestri
Si senton consumare a parte, a parte,
85Et temendo cha lor non sia intercetto
Del loro amore il frutto, hanno proposto
Per quel modo miglior che gli fia offerto
Certificarsi s' i celesti dei
Son pur disposti di voler godere
90Di queste nimphe, et tor lor ogni speme
Et s' haver ne potranno inditio certo
Sono alfin per disporsi tutti insieme
Non si voler lasciar tor de le mani
Quel che par ch a ragione sia proprio sua
95Et dicon di voler o a un modo, o a un altro
Pur che possibil sia, godersi quello
Che dar non gli ha potuto Amor, ne fede.
Et ch' altro far si dee quando una ingrata
Prende piacer di consumare un core
100Et vuol che crudeltà sia il guiderdone
D' un vero amore, et d'una fe sincera
Ma perche i veggio comparir coloro
Ch'ordine devon porre a questo effetto
Vuo dar lor luoco, et ne la selva entrare
105Fin che mi parerà d' uscirne fuori.
Ch' anchora ch' io non habbia caldo il core
De l' instabile amor di queste nimphe
(che spento il primo amor di queste nimphe
Non mi puo far sentir fiamma Cupido)
110Pur sarammi piacer veder che i miei
Compagni i lor desij monino al fine
Et del lor fido amor habbiano il premio.

1.1. SCENA II

SATIRO, FAUNO

Satiro
Amor che mai non gionga al fine, amore
Dir non si dee ma una continua pena
Fauno
E troppo il ver ma se vi s' acompagna
Sospetto e gelosia non e piu pena
5Ma una continua inevitabil morte
Satiro
Troppo tutti il proviam dopo che Giove
Et altri dei dal ciel venuti sono
A disturbar ne' boschi et ne le selve
I nostri amoro, et devria pur contenti
10Esser nel ciel de le delicie loro,
Et se de gli amor lor, gia noi ad essi
Non habbian fatto ingiuria, che per odio
Debbano disturbar la pace nostra.
Fauno
Sai frate mio qual ingiurua han da noi
15I dei del ciel?
Satiro
Non io.
Fauno
L'ingiuria è ch' essi
Veggono la beltà di queste nimphe
Et noi di lor minori, et sano quanto
Bellezza che sia in man di pover sia
Atta a potersi haver da illustri amante
20Troppo difficil cosa ' pensar ch' una
Disposta a amar, et tra poveri viva
Et che si veggia esser solecitata
Da chi è di molto pregio non si pieghi
Et però Giove et gli altri dei son certi
25Che da le nimphe a noi saran proposti.
Satiro
Quanto dolore oimè m' aggiunge questo
Sospetto, et quanto più m'infiamma Amore
Qual hor io penso meco che tai sono
Le nostre nimphe che i celesti dei
30Cosa da lor le tengono, et dal cielo
Voglion discender per godersi d'esse,
Odi che ben sarem privati noi,
Se ne fossero tolte da le mani
Le nimphe nostre.
Fauno
il lamentarsi è vano
35Quando non ponno le querele aiuto
Porgere a chi si duol, doviam cercare
Che tolto non ne sia quello ch' è nostro
Che se tor sol lasciamo è van pensare
Che alcun di noi mai ricovrar il possa
40Che quel che amar di personaggio grande
Arriva non riha chi puote meno
Et chi piu puo di Giove et men di noi
Tra tutti quei che nome hanno de dei
Pero se si voremmo opporne al cielo
45Cosi quel furor ch' egli balena, et tuona
Un fulmine dal ciel mandare Giove
Ch' ardeva tutti noi in un momento,
Pero pria che discendano nel bosco
I dei buon fia che noi prendiamo il tempo
50D' haverli ne le man prima di loro.
Dunque pria ch' ei si faccia, et gli altri suoi
Possissori di quel ch' a noi si deve
Mentre l' habbian qui ne le forze nostre
E da cercar che se l godiamo noi.
Satiro
55Ai che piu non vi veggio modo alcuno
Come già di veder mi parea prima.
Che se ben sdegnosetta si mostrava
La Napea mia, et ne l' aspetto irata
I vedea pur tra le turbate ciglia
60Balenar di pieta tal hora un raggio.
Ma poi ch' avista s' è questa crudele
De l' amor di costor via piu soperba
Venuta è verso me ch' una vitella.
Mi mira con tort' occhio, et mi s' asconde
65Qual hor la miro, et sdegnosetta, et schiva
Mi fugge ove solea prima apprezzarmi
Fauno
Tal è verso di me la Naide mia
Qual a punto è ver te la tua Napea,
Ne con parole, ne con preghi o doni
70Posso piegarla, ne col dimostrarli
Che la durezza sua mi fa morire,
Oime quando mi torna a mente ch' ella
Mi si mostra un poco et con un riso
Mi rallegrava o con un vivo sguardo
75Et poi dietro ad un Pino o ad una quercia
Ratta si nascondea, come colei
Che non volea mostrar d' havermi visto,
Et indi di nascosto m' assaliva
Gettandomi una mella di sua mano,
80Et hor la veggo fatta cosi acerba
Me ne sento partir dal corpo l' alma,
Et tutto vien perche 'n soperbia salse
Tosto che s' udi amar da dei celesti.
Che si fa troppo acerba et troppo cruda
85Verso un povero amante quella donna
Che punto si conosce essere amata
Da tai, guai son costoro, uno sol guardo
Di tal amante uscir le fa dal core
L' amor la fe di chi l' amava prima.
90Ma non fara giamai con quanto sdegno
Ell' ha nel petto ch' io non l' ami, et prezzi
Et non cerchi d' haverla a le mie voglie.
Satiro
Ma che vogliam noi far per goder qualche
Frutto de le fatiche di tanti anni?
Fauno
95Voglio che 'ntendian ben prima s'è vero
Che sia per farne ingiuria i dei celesti,
Ch' anchor che a noi sia nato tal timore
Potrebbe esser non ver, perche 'l sospetto
Sempre segue l' amor, con ombra il corpo.
Satiro
100Che bisogna cercar s elle medesme
L' han detto ad Egle del Sileno nostro.
Fauno
Costume è de le nimphe di mostrare
Esser da dei maggiori amate, anchora
Che non sia ver, che cosi pensan pregio
105Acquistarsi et honor, e esser piu care
A loro amanti, così potrebbe anco
Esser hora di queste, pero buono
Fia che bene intendiam la cosa prima
Et se ver sarà ciò troverem via
110Ch' altri non ponga falce in quella messe
Ch' essere accolta dee per nostra mano.
Satiro
Et come ciò potrem sapere.
Fauno
Sileno
E (come sai gran famigliar di Bacco
Come colui che da fanciul nutrilo,
115Et Baccho tien nel ciel parte co dei,
(Mal grado di Giunon) per esser nato
Di Giove, et puo saper tutte le cose
Che face gli altri dei nel cielo, adunque
Andra Sileno, e 'ntendera da Baccho
120Se deviamo temer de nostri amori,
Et stiam sicur che 'l ver havrem da lui
Essendo noi ministri suoi e havendo
Egli da noi et sacrifici et voti.
Satiro
Ma dove havrem Sileno? Egli dormire
125Dee pien di vino in qualche grotta, o deve
Esser col Chromi suo, col suo Mnasilo
In giuoco, e 'n festa o con la sua dolce Egle.
Fauno
Eccolo ch' egli vien co suoi compagni
Apunto fuor del bosco.
Satiro
Ei tutto è festa
130Ove noi tutti siam doglia, et tormento,
Andiam per la selva ambe due incontro.

1.2. SCENA III

SILENO,CHROMI,MNASILO,EGLE NIMPHA

Sileno
Baccho se nel nutrirti hebbi gia affanno
Tant' hor piacere ho n' core
Pel tuo dolce liquore
Che mi par lieve ogni sofferto danno,
5O Chromi caro, o mio soave amore
Dolcissima Egle, o car Mnasilo honore
Di queste selve c' hanno
Ogni bene entro se qual hora vanno
Col fiasco in man per lor fauni selvaggi.
10Or sotto a questi faggi
Datemi bere, o quanto grato odore
Escie di questo vaso,
Sento dolcezza de l' odor maggiore
O perche non son tutto et boca et naso
15Per poter me sentir questo sapore,
O Baccho, o Bacco padre almo, et fecondo
Chi non diria che fosse a te secondo
Giove, chi tiene te di lui minore
Se per te fosse com' io son giocondo,
20Or bevi sino al fondo
Egle mia cara et dolce compagnia
Bevi vitina mia
Che non bevesti mai succo migliore.
Egle
Beata quella vite ond' usci fuore
25Cosi soave humore
Ma non vedi che more
Chromi, et Mnasilo di disio di bere
Da lor del vino anchora.
Chromi
Non son stat' io a quest' hora
30Egle a gustarne, or da a Mnasil, che' l chere,
Il vaso, et mostra havere
Disio di voler darli uno gran scrollo
Mnasilo
Or pommi il fiasco al collo,
Tanto ch' io sia satollo
35Deh chi mi puo tenere
Ch' io non salti et non balli,
S' i fonti gia co liquidi christali
Toltane ogni humana arte
Diedero bere a ognun per ogni parte
40Mi godo Chromi caro
Ch' alhor non mi crearo
Idei et c' hora a lor produr me piacque
Che si beve del vino in vece d' acque
Sileno
Beato il padre et la madre onde nacque
45Baccho nostro alto duce
Che noi lieti conduce
A ber l' alto liquor che mai non spiace
Ma se' l bere non m'ha tolta la luce
Parmi veder due de compagni nostri
50Che vengon verso noi molto dolenti
Andianli incontro che gli darem bere
El duol gli adolcirem che' l cor gli preme.

1.3. SCENA IIII

SATIRO, FAUNO, SILENO, EGLE NIMPHA

Satiro
Dio ti salvi Silen,
Fauno
salviti Dio
Et ti conservi l' allegrezza tua.
Sileno
Et voi facia contenti il nostro Bacco
Et vi levi del core ogni tristezza.
Fauno
5Ben bisogno n' habbian caro Sileno
Che non appar mai per le selve il sole
Ne mai si cela che ne vegga lieti.
Sileno
Et che cosa è che si v' affliga? vuole
Allegri Baccho i suoi compagni, et voi
10Viver volete i vostri di in affanno.
Tenete questo fiasco pien di Greco
Et bevete una, et due volte, e'n un tratto
Vi uscira ogni dolor fuori del petto.
Bevi Satiro mio, bevi car Fauno,
15Che chi beve buon vin senza ber Lethe
Se ne beve l' oblio d' ogni dolore.
Satiro
Oime ch' ogni soave cibo è tosco
A un affanato cuore, altro ci vuole
Sileno a farci lieti.
Sileno
Se 'l vin lieti
20Far non vi puo per voi non ho rimedio
Io bevero per voi.
Satiro
Anzi il rimedio
E solo in te de la gran doglia nostra.
Sileno
Che poss' io far per voi?
Satiro
Darci la vita
Ne per noi soli ti cheggiamo aiuto
25Ma per tutto lo stuol nostro, che tutti
(Se non ci aiuti tu siamo a la morte.
Sileno
Fate ch' io sappia il mal s'havro rimedio
Atto a curarlo io non ne saro scarso.
Satiro
Novo non credo che ti sia, ch' ognuno
30Di noi arde d' amor di queste nimphe
Che vengono a cacciar spesso ne boschi
Or Egle tua ci ha detto che da loro
Intese Heri che i dei celesti d' esse
Ardon non men che noi, et ch' elle anchora
35In amor gli rispondono, di modo
Che pensa ch' elle sian per fuggir noi
Et darsi tutte a amare i dei celesti.
Sileno
E' vero Egle mia questo?
Egle
il disser heri
Mentre io le confortava a amar costoro.
Sileno
40Havete gran cagion di lamentarvi
Se ver' è quel che da costui hor odo.
Fauno
Silen se cio avenisse ci dorrebbe
Esser mai nati al mondo, pero aita
Porgine, prego, et se noi teco insieme
45Fummo per farti haver la tua cara Egle
Non n' esser hora tu di favor scarso.
Sileno
Chidete pur ch' io non son cosi cosi ingrato
Che venendo occasion ch' io vi dimostri
L' animo mio voglia schivar di farlo.
Fauno
50Vorremmo che sapessi tu da Baccho
(Che sappiamo che nulla egli ti cela)
Se forse egli intes' ha che questi dei
Siano per voler torci i nostri amori
Poi sapper nel facessi, che s' e vero
55Non siam per tolerar danno si grande
Anzi il devete far immantinenti
Me n' andro a Baccho, et per costei, tantosto
Che' nteso il tutto havro, ven faro chiari
Satiro
A dio Sileno.
Sileno
A dio compagni cari
Fauno
60Non ci mancar Silen.
Sileno
Non dubitate
Ma io vi prego intanto a raccordarvi
Che 'l vino è medicina a ogni gran cura
Et che impossibil è a chi ben beve
Con ogni grave duol non faccia tregua.
65Bevi Chromi mio car, bevi Mnasilo
Et tu bevi Egle, e andiamo a trovar Baccho
CHORO DI SATIRI
O Baccho, ò, ò, ò, ò figliuol di Giove
Et de l' amata sua semel Thebana
O Bromio, ò Evio, ò Dionisio Dio
70Dio di letitie nove
Se forse tra le nove
Sorelle d' Helicona hora ti trovi.
O' se pur tu rinovi
Ne lydi ò Phrigij monti
75I sacrifici tuoi co le Baccanti.
O' sei tra verdegianti
Pampini de le vite, a ornar le fronti
A chi ti face honore,
O' a trarne il dolce humore
80Che trahe de l' alma altrui ogni dolore
Risguarda noi Signore
Et come in ogni luoco
Che 'l tuo nome s'honori
Son van le doglie fuori
85Con tostissimo passo
Cosi hor signor, fa casso
Il nostro fier timore
Et al cocente ardor del grave fuoco
Da refrigerio, e 'n giuoco
90Vogli ogni nostra pena.
Si che dov' hora è piena
Di timido sospetto
Si faccia tutta gioia
E 'l timor se ne moia
95Et senta il tuo valore il nostro petto,
O' Baccho, ò Baccho, ò Dionisio santo
O' Dio d' ogni dilletto,
Volgiti a noi alquanto
E ascolta i nostri preghi
100Fa che 'l dur cor si pieghi
Di queste dee che ne minaccian pianto
O' Baccho onnipotente
Difendi la tua gente
Da gli oltraggi del cielo, et fa che neghi
105Ogni nimpha di queste se a que' dei
Che sconsolati et rei
Voglion fare i costoro e i giorni miei,
O' Baccho, ò Baccho se giamai ti piacque
Il nostro non bere acque
110Fa che' n vano hor nessun di noi ti preghi.

2. ATTO SECONDO

2.1. SCENA I

EGLE NIMPHA
Piu volte et piu m' ha detto il mio Sileno
Narrandomi i principi de le cose
Che 'l piacere introdotto fu nel mondo
Perche 'l mondo per lui si conservasse,
5Et che non solo queste mortai genti
Vivono pel piacer, ma i dei medesmi
Et che tolto il piacer fuori del cielo
Si leverano col piacere i dei,
Anzi piu detto m'ha che cosi intenti
10Sono al diletto i dei, che 'n ocio eterno
Si giaccion senza haver cura di nulla,
Perche s' havesser cura dele cose
Si turberebbe il lor dolce riposo,
Et di non esser dei verriano a rischio,
15Et che per questo egli tien ferma fide
Che come a caso fu prodotto il mondo
Cosi anco si governi il mondo a caso,
Et che come è sciochezza ch' alcun prenda
Cura di quel che de avenire, et pensi
20Poter fermar il caso col consiglio
Cosi e gran senno ch altri non disturbi
Il suo riposo per voler tentare
Che sen vadin le cose a voglia sua,
Che tenti pur cio che si voglia ognuno
25Il caso è quel che reggera ogni cosa,
Et fara vana al fin l' altrui prudentia.
Et dopo questo egli m' ha detto spesso
Ch' ei non tien pur ch' uno sol mondo sia
Ma molti, et molti, che nel vacuo eterno
30(Per le sementi che vi sono sparte)
Crede che se ne facciano infiniti
E 'n infinito in loro il piacer cresca.
Perch' ei non pensa ch' altro sia il piacere
Che l' immortalita di cio che vive,
35Anzi l'anima istessa delle cose,
Et tante volte, et tante espressamente
Toccare ei lo mi ha fatto co le mani
Che quanto miro piu, piu chiaro veggio
Ch' al mondo non è ben senza diletto.
40Et che solo il diletto e che condisse
Di dolcezza ogni amar di questa vita:
E legier fa cio che di grave al mondo.
Troppo desio parrebbe ad un bifolco
Tutta via star col uomor ne la terra
45Se non havesse ivi il piacer compagno.
Et chi potria mandar per l'alto mare
A la tempesta a l'impeto de venti
I marinari se' l piacer non fesse
I pericoli lievi, et le fatiche,
50Com' andriano i soldati per lo ferro
A spargere la vita con il sangue
Se 'l piacer non vi fosse inanzi guida
Et se 'l dolore c' hanno nel partorire
Le donne soperato dal diletto
55Non fosse c' hanno nel concepir mai
Non giungeriansi ad huom per crear figli.
Ma per lo gran piacer c'hanno de l'huomo
Qual hora son ne l'amorose lutte
Attendon tutte a conservar la spetie
60Et hanno quel dolor come per nulla.
Ma che vo annoverando tanti essempi.
Questa vita medsma che viviamo
Saria una morte espressa, se privata
Fosse di quel piacer che la conserva.
65Ond' io conchiudo, che de tutti i beni
Il diletto sia fine, et tra i diletti
Quel di Venere, et Baccho il maggior sia
E a chi no'l crede io ne fo certa fede
Che mentre in compagnia fui di Diana
70la vita mia senza una gioia
Et che gioia tra donne haver poteva
Giamai giovane donna il cacciar belve
Non compiono i diletti de le donne.
Ch' essend' esse imperfette, mai perfette
75Non sono se non quando hanno in se quello
C'havere in me spesso mi trovo, quello
Che sol compisse ogni imperfetto nostro.
Et questo sol perfettamente adempie
Il diletto che da Venere, et Baccho,
80Et pero l' uno, et l'altro i maggior dei
Sono del mondo, et chi a lor serve, serve
Al diletto immortale et pero questi
Nostri dei de le selve a Baccho havendo
Lungamente servito braman anco
85Per adimpire il lor diletto havere
Il singolar piacer che Vener dona.
Et pero si son posti a amar le nimphe
Che sono in questi boschi. Ma le sciocche
(Non conoscendo esser di quel ben prive
90Senza il quale imperfetto è ogni piacere)
Voglion servar virginita a Diana
Ma s' esse sciocche son, non voglion sciocchi
Essere i fauni, et gli altri dei de boschi.
Et pero i tengo certo, poi che' ntesa
95Non avranno gli imbasciata che Sileno
Per me gli manda, non lascieran cosa
A fare per goder de l' amor loro.
Et penso (se non ordina altro il caso
Che tengo ancho gli amori a lui sopposti)
100Che cercheranno haver per forza quello
C' haver non han potuto per amore.
Et se socciede lor questo disegno
Se ben crucciose, et sdegnosete alquanto
Si mostreran le nimphe, et triste in vista
105Faranno al fine poi come fui io
Che gustato il piacer del qual maggiore
Donna non puo sentir, mi dolsi molto,
Che tardato Sileno havesse tanto
A farmi quella forza che mi fece.
110Che die principio a quel sommo diletto,
Ch' esser lieta mi face, esser contenta.
Ma veggo che dal boscho escono fuori
Qei ch' attendon risposta da Sileno.

2.2. SCENA II

FAUNO, SATIRO, EGLE

Fauno
Pur che la nueva sia buona, il tardare
Non mi dorra.
Satiro
Sia pur buona: o rea
Me ne cal poco, i' seguiro il consiglio
De gli altri miei compagni in queste selve
5E 'a dirti il ver i' non havrei usati
Tanti rispetti come usar tu vuoi.
Ove pericol è che ti sia tolta
Cosa che ti sia cara biasimato
Non sarai unqua a porlati in sicuro.
Fauno
10La troppa audacia torna spesso in danno.
Satiro
Et il troppo temer fa perder spesso
Quel c' haver si potrebbe, i' voglio audace
Perder piu tosto che timido havere.
Fauno
Io mi ricordo anchor quel che m' avenne
15Quand' Hercol mi gitto fuori del letto.
Io mi sento dolere ancho le spalle
Per la grave percossa ch' alhor diedi.
Pero so consigliar chi troppo ardisce.
Satiro
Gia non si conveniva altra mercede
20A la tua gran folia, non fu l' ardire
Ma il tuo poco veder che ti fe danno.
La preda havevi ne le man sicura
Et ti condusse l' ignorantia tua
Lasciata la fanciulla delicata
25Atorno ad Hercole Hispido et feroce
Et egli ti pago secondo il merto.
Tu vedrai ben che s' io entro in questa caccia
Io non pigliero l'orso per la lepre.
Egle
Che parole son queste, aman la pace
30Le selve, et non le liti.
Fauno
non è guerra
Tra noi, sol aspettiam di saper quello
C' habbia inteso Silen nostro da Baccho.
[Egle]
Non vi e nulla di buono.
Fauno
tu m' hai morto.
Satiro
Et a me animo hai dato a la mia impresa.
35Io ti so dir ch' io non staro piu a bada.
Fauno
Narraci che ci manda a dir Sileno.
Egle
Vi fa saper che i dei celesti sono
Non men che voi di queste nimphe accesi
Et che tosto che 'l sol tolga la luce
40A le cose mortai, voglion dal cielo
Venirsi ne le selve a goder d' esse.
Fauno
Oime.
Satiro
io non vo gia per cio dolermi
Prima di lor io me n' andrò a la caccia.
Egle
Et ch'essi per non esser conosciuti
45Sotto mentita forma a loro andranno.
Satiro
Et io v' andro ne la medesma mia
Prima che 'l sol s' asconda, stati Fauno
Tu su rispetti tuoi.
Fauno
Satir sei sciocco
Io ti dico che 'l senno, e' l buon consiglio
50Spesso val, ancho ne le selve molto,
Et se vogliam che questo ne soccieda
In condurlo bisogna usar molt' arte
Altrimenti ogni cosa andra in sinistro.
Egle
Fauno non dice mal Satir sta chetto.
55È ascolta un po quel che vo dirti anch' io,
Bisogna che con senno et con industria
Voi conduciate queste nimphe a l' hamo
Che se palese forza le volete
Fare n' andra tutta la cosa in nulla.
Satiro
60Et perche non sian noi per farli forza
Tu te 'nganni Egle.
Egle
i' non m' inganno, ascolta
O che volete ritrovarle in caccia
O ver sotto qualch' ombra, o dentro a un fonte,
(Ch' altrimenti non sono unqua nel boscho)
65Se 'n caccia havran con loro i fieri cani
Et havran tutte in man dardi et saette
Et potran de l' ingiuria apparecchiata
Tutte far contra voi aspra vendetta.
Sen qualche fonte forse, o vero a l' ombra
70Vi pensate di corle havran diana
(Com' è costume loro) in compagnia,
Et s' ella vi si trova, miser voi
Sapete ben quel ch' a Atteone avenne.
Et quanto sia di voi ella maggiore.
75Potreste dir d' accorle al ritornare
Ch' elle faran dal boscho a le lor stanze,
Ma sareste ancho nel medesmo caso,
Perche elle fian, come nel bosco, in schiera,
Armate ancho di dardi et di saette
80Et non men seco havran che prima i cani,
Pero in essempio sianvi i dei del cielo,
I quali a fin conducon con inganni
I lor desiri et con inganno anchora
Pensan voler godere hoggi di queste,
85Che debbiam dunque far?
Fauno
prudentemente
Condur la cosa.
Satiro
et come,
Fauno
i' voglio ch' Egle
Egle via piu d' ogn' altra nimpha accorta
Parli con lor, (che so che volentieri
Ella s' adoprera con queste nimphe)
90Et le disponga a non ci dar piu affanno.
Egle
Il faro volentier, perche vorrei
Vederle giunte a tale, a qual son io
Accio che et elle et voi fosti contenti
Fauno
Che non si vuol venir mai a la forza,
95Fin che non s' è tentata ogn' altra via
Et sciochezza è voler tuor con violentia
Cosa che per amor si possa havere
Et s' Egle le potra disporre havremo
Quel che cerchiamo et se pur non potesse
100Vo che con esso lei ella le 'nviti
Ad una festa che 'ntendian di fare.
Satiro
Tu non ce le corrai,Fauno
anzi verranle
Che vo ch' ella le dica che noi tutti
Insino a un' hora o due sian per partirsi
105Di queste selve et gir fin in Ispagna
Et che i satirin nostri, e i picciol fauni
Hoggi partiti noi, verso la sera
Vogliono far tra loro festa solenne
Et le pregano tutte che con loro
110Voglion trovarsi, son bramose anch' esse
D' haver solazzo, et non temendo noi
Verranvi, et noi, poi che ci parra tempo
Et deposti elle havran dardi, et saette,
Uscirem del bosco, et farem quello
115A lor, ch' i Roman ferro a le Sabine.
Egle
Molto mi piace Fauno il tuo consiglio
Io tosto che le vegga con bel modo
Tentero di disporle al vostro amore,
Et quando cio non mi socceda ogn' arte
120Usero poi perche quest' altro segua.
Satiro
Egle te ne preghiamo cosi mai
Non ti manchi da ber vino soave
È l tuo Silen sovra ogni cosa t' ami
Egle
Io non manchero in cosa che presuma
125Ch' a espedir questo fatto esser possa atta,
Ma vo perche via piu agevol mi sia
Quel che 'ntendo di far, che voi chiamate
Alcun de maggior vostri da la selva
Et con mesta canzon tutti a una voce
130Cantiate il vostro amor, le vostre doglie,
Et vi dogliate della sorte rea
Che voi per crudelta di queste nimphe
Ch' amate molto piu che gli occhi vostri
Per non essere a lor sempre di noia
135Sete constretti a abandonar le selve
Et le parti d' Arcadia a voi natie,
Elle quindi non son lontano molto
(Ch' io le vidi al venir qui tutte insieme
Porsi in assetto per andare a caccia)
140Et so che v' udiranno, et forse tosto
Che mi vedran mi parleran del canto,
Et io mi pigliero da questo il tempo
Di poter ragionar de la partenza,
Et s'esse pur non ne parlasser, io
145Tempo mi prendero di ragionarne.
Et cosi appresso loro havro piu fede
Et piu agevol mi fia il finire il tutto.
Or vanne, Egle mia dolce, et faccia Baccho
Che riesca a buon fine questo disegno.
150Noi nel bosco entrerem per chiamar fuori
Gli altri compagni, et dar principio al canto.

2.3. SCENA III

EGLE SOLA

Egle
Aviene di costor quello ch' aviene
Del mio Silen, quand' a le volte beve
Tanto che se gli offusca il san discorso
Che mentre egli narrar mi vuole le cose
5Soblimi, che narrar spesso mi suole
Quando chiar ha de la ragione il lume,
Il vin, bevuto oltra misura,in modo
Il trahe di se, che cosa gli fa dire
Che parte ha in se ragion parte n' è senza.
10Cosi costor naturalmente rozzi
Poi c' han sentito l' amoroso ardore
Si son svegliati in parte, et parte sono
Rimasi ne la lor prima grossezza.
Et pero nel consiglio lor si vede
15Qualche cosa di buon con molto reo.
Pensat' han ben per ingannar le nimphe
Condurle al ballo che cio è la via vera
Di trovar modo a gli amorosi effetti
Ma il modo di condurgliele è si siocco,
20Che s' avedrebbe de lo' nganno un bue.
Pero bisognera ch' altra via i tenti
Se vorro che riesca questo inganno.
Bastami assai ch' essi hora facin motto
Di volersene gir, quello ch' avanza
25Conduro, havendo tal principio, al fine
Tanto piu ch' a far ho con donne, et tali
Che difficil non fia tesser l'inganno.
Pur che coperto sia sotto tal velo
Che nol possan vedere al primo sguardo.

2.4. SCENA IIII

SATIRO, CHORO,FAUNO

Satiro
Che state a far? Venite fuori homai.
Choro
Tu ci hai tutti adunati, et non ci hai detto
Perche cagion tu n' hai condotti insieme
Che ci è da dire,
Satiro
una bramata cosa,
Choro
5Non bramiamo altra cosa che potere
Godersi de le nimphe che no amiamo.
Satiro
Et d' altro io non vi ho a ragionare
Et dimostrarvi il modo onde potremo
Tutti a un tratto dar fine a i nostri affanni.
Choro
10Ha, ha, ha, ha, ò Baccho, ò Baccho, ha, ha,
Ò Baccho, òè, òegrave;, ò Baccho, 6ograve;è,
Se cio ver' è, quai fien di noi piu lieti?
Satiro
Siam risoluti che i celesti dei
La ci vogliono fare ad ogni modo,
15Et per consiglio del canuto Fauno
Determinat' habbiam di farla a loro.
Choro
Et cosi far si deve, ò Baccho òegrave;,
Ò Baccho, ha, ha, ò Baccho ivi, òegrave;
Fa che la cosa ne soccieda, et noi
20Cinti d'hedera verde, et di corimbi
Ti farem sacrificio hoggi d' un Capro.
Versando lui ne le rugose corna
(Per l' oltraggio che fece egli a la vite)
Un napo pien di delicato vino.
25Ma narra il modo che tenir dobbiamo.
Fauno
Il modo intenderete piu a bell' agio,
Hor fa mestier che noi cantiamo insieme,
Canzone, che contenga i dolori nostri,
Et l' amor che portiamo a queste nimphe.
30Fingendo voler quindi ire in Ispagna
Viaggio duro, et di fatica molta
Per fuggir la cagion del nostro male
Et non dar noia a lor ch' amiamo tanto.
Satiro
Comincia tu che seguiremo tutti
Fauno
35Ponianci insieme a l' ombra di quel faggio
Et diam principio al lagrimevol canto,
Voi quattro rimarrete di cantare,
Et quando noi, pel cantar stanchi, havremo
Bisogno di spirar voi sonerete
40Et col suon de le fistole quel tempo
Ratti empirete che rimarria vuoto.
CHORO
Non arse tanto mai stoppia per fiamma
C'habbia bifolco in lei talhor accesa
Quant' hora a dramma a dramma
45Noi arde quella accesa
Face d' Amor per queste belle dee
Che ne sono si ree
Che fuggon noi qual fugge il cane damma.
Deveva pur lo smisurato amore
50Et la nostra sincera et ferma fede
Per la qual chiaro il core
E'l nostro amor si vade,
Scacciar cosi da lor la crudeltade,
Che vinte da pietade
55Porgesser refrigerio al nostro ardore.
Non è gia in questi boschi o ramo, o foglia,
Ne si selvaggia fiera, o si soperba,
Ne 'n questi pian germoglia
Alcuna sorte d' herba,
60Ne questi arbori fiede si fier vento
Che del nostro tormento
Pieta non habbia, et de la nostra doglia.
Et queste nostre Dee che ne l' aspetto
Si mostran tutte amore, et cortesia,
65Si prendono a diletto
La nostra pena ria,
Et quant' è acerba piu, quant' è piu dura
La nostra aspra ventura
Tanto di crudelta s' arman piu il petto.
70Pero poi ch' esse son piu d' ogni fiera
Crude, et sdegnano a torto il servir nostro,
Ne amor, ne fede intiera,
L' ha insino ad hora mostro
Qual mercede si deve a servi fidi
75Andremo ad altri lidi
Prima ch' ognun di noi amando pera.
Non odran piu in Arcadia i nostri accenti
Tristi e 'n felici Menalo, et Liceo,
Ne i chiar rivi, et lucenti
80Pel nostro pianto reo
Saran turbati piu, tra queste selve,
Ne le selvaggie belve
Qui piangeranno i nostri aspri tormenti.
Ma odra l' Istro in Ispagna, odra l'Ibero
85(Che voglian verso la volgere i passi
Benche' l camin sia austero)
Quanto siamo noi lassi,
Et speriam ch' ivi ogni solingo luoco
(Udito il nostro fuoco
90Mostrera segno di pietade vero.
Ma voi quercie, pin, faggi che qui sete,
Et de le nostre nimphe il nome 'n voi
Da noi scolpito havete,
Poscia che quindi noi
95Sarem partiti almen mostrate aperto
Che si devea altro merto
A l' amor di cui voi testimon sete.
Perche s' avien ch' alcuna mai vi miri
De la sua crudelta seco sospiri.

3. ATTO TERZO

3.1. SCENA I

OREADI, DRIADI, NAPPEE, EGLE, NAIADI

Oreadi
Gia apparecchiata s' è di gire al bosco
Diana per cacciar, co l'altre nimphe
Andiamo anchora noi a ritrovarla.
Driadi
Andiam.
Nappee
andiamo a l' honoranda nostra
5Dea figlia di Latona, et del gran Giove,
Honor de le campagne, et chiaro pregio
Di vera castitade, et lume chiaro
Del ciel, quand' il sol toglie a noi la luce
Driadi
Andiamo a la triforme nostra Dea
10Non men chiara nel ciel ch' ella sia in terra
O nel regno di Dite.
Oreadi
Honora Pale
Ogni Pastore, et Cerere i Bifolchi,
Et chi vendemia Baccho, et Plutto quelli
Che cercan le richezze, et noi che solo
15Apprezzan castita piu che la vita
Devemo amar con tutto il cor Diana
Driadi
Et come face sacrificio a Marte
Chi segue la bataglia, et a Nettuno
Chiunque il tempestoso Oceano varca,
20Cosi a Diana noi devem dar voti
Nappee
Dunque Dea de le selve, et dea de boschi
In segno de la pura honesta nostra
Ti spargiam questi fiori a l'aure estive
Teste da noi con vergine man colti
25Ne piu fioriti, et ruggiadosi prati
Ove mai non condusse Pastor greggia
Ove non entro mai villan con falce,
Accoglili ò dea santa, et le tue chiome
Crespe et lucenti cingi con tua mano
30Di questa che t' offrian varia corona.
Et serva in noi di pudicitia il fiore,
Che dicato t' habbiam fin da primi anni.
Ma chi è costei che par che di noi rida,
È l' Egle di Sileno, ò comeha rossa
35La faccia, et come spira tutta fuoco,
So che si vede ch' ella serve a Baccho.
Egle
Gelata non son gia, come voi sete,
Ne pallida mi face il ber de l' acque
Come fa voi, uscita pure i' sono
40Una volta de fonti, semplicette
Se sapeste che cosa è 'l bever vino
I fiumi, e i fonti vi verriano a noia
Et non me beffereste come fate.
Ma vedreste che 'l vin la prima parte
45E de la vita humana, et senza lui
Nulla di lieto al mondo esser mai puote
Nappee
Ubriaca che sei, credi di darci
A veder che l' errore in che tu sei
Incorsa sia virtute? è un velen dolce
50Il vino, et fa come serpente ascoso
Che quando il pensi men ti da di morso.
Et se ben par ch' egli sia di dolcezza
Al gusto, al fin si trova esser l' amaro
De l' animo, et gli toglie ogni consiglio
55Et incorrer fa l' huomo in mille errori
Et a la pudicitia è si contrario
Ch' esser casto non puo chi se 'n da a bere.
Pero ben ferro i buon Romani antichi
Che non vollero mai che le lor donne
60Usasser di ber vino, et ti vo dire
Quel ch' udi gia del vin dire a Diana
Mentre di cio parole havea con Baccho,
Ella dicea che 'l vino è proprio il padre
De tutti è viti, et la radice certa
65D' ogni gran mal l' origin de peccati,
La destruttion de l' honesta palese
La tristezza del corpo, et la ruina
De sensi, et de la mente, et la vergogna
Et manifesta infamia de la vita.
70Et la perdita al fin d' ogni virtute.
Or pensa se venir ci puo disio
Qual' hora habbian tai cose inanzi a gli occhi
Di darci a ber si velenoso succo.
Egle
Io non m' estenderò molto in parole,
75Ma ben dirò, che tu non sai che cosa,
Sia la soavita di questa vita,
Et dicoti in contrario di quel, c' hai
Contra me detto, che non è dolcezza
Perfetta in terra, ne piacer perfetto
80Tolto che 'l vino sia fuori del mondo.
Egli da forza al corpo, et fa la mente
(Contra color, che dicon che fanciulli
Divengon per ber vino i piu maturi)
Viva, et desta, et con lei desta anco i sensi
85Prudenza aggiunge a savi, et da valore
A coraggiosi, et è vero maestro
D'ogni virtu d'ogni scientia buona.
Serva la gioventu, leva gli affanni,
Accresce la bellezza, et per dir breve
90E la felicita di noi mortali
Et l' ambrosia, et il nettare de dei
Se ne le mani mai mi da un buon Greco
Od un corso, od un Gorro, ò una vernacia
Et ch' io ne beva a voglia mia, mi sento
95Cosi desta al piacer, desta a la gioia,
Et cosi ravivata che mi pare
Ch' alhora opra farei per dieci donne
Et s'i Romani gia a le donne loro
Il vietar, come narri, fu perch' essi
100Sapean che forza, et che valore accresca
Il bever vino, et pero temean molto
Ch' essi c'havean di tuto il mondo impero
Da le lor donne non restasser vinti
Con lor disnor ne gli amorosi assalti.
105A quello che tu di che 'l vino atterra
L'altrui virginitade, i' ti rispondo
Che non si dee virginita apprezzare.
Naiadi
Or va malvaggia va
Oreadi
Vanne impudica
Va nemica d'honore, oimè che voce
110Di questa bocca scelerata è uscita,
Va, va al tuo Bacco, et noi lascia a Diana
Egle
O poverelle che voi sete, sciocche
Vi rimarrete, et io saro la saggia.
et credetelo a me, che gia ho provato
115Che differentia sia tra l'uno, et l'altro
Modo di vita,
Naiadi
la lascivia tua
Ti fa parer virtu quello ch' è vitio,
Ma a noi di pura mente, et di pur core
120Par altrimenti, et assai meglio, parci,
Et tutte habbiam disposto di servare
La virginita nostra insino al fine,
Et certe siam, ch'avanza ogni thesoro
Questa virginita che custodimo.
Egle
125Et io vi dico ch' è di nessun pregio
Questa virginita che si lodate.
Et s' ognun la serbasse andrebbe il mondo
I nulla tutto, proveder bisogna
Al' immortalitade humana, ne altro
130Rimedio v' è che non conservar questa
Sciocca virginita che si vi è a grado.
Et qual hor noi si congiungemo a maschi
Cerchian per soccesion farsi immortali
E al mondo mantenir la spetie humana,
135Et se del parer vostro fosser state
Le madri nostre, ove saremmo noi?
Il mondo in quanto a se tutto distrugge
Chi di servar virginita si pensa,
C'havria potuti generar in terra.
140Et micidiale è una vergine donna
Di tutti quei ch'ella produr potrebbe
Ond' ne deve esser dannata a morte
Com' uccisi ella havesse color tutti
Oreadi
Sono proprio da te queste parole
145Che chi avezzo è di star sempre nel fango
Fugge la purita de l'acqua chiara.
Pero sta tu col tuo parer con Baccho
Noi con Diana rimarem col nostro.
Egle
Et che credete voi che se ne stia
150Diana cosi casta che non voglia
Il diletto provar di questa vita?
Semplici, non vedete quante, et quante
Mutation vi face ne le mani,
Et quante volte ella da voi si toglie?
155Perche credete voi che la veggiate
Hora nel cielo, et hora ne ne lo 'nferno,
Hora tra voi in questi boschi, et hora
Vi si nasconda tutta? Endimione
La si tien ne le braccia, et con lei giace,
160Si trastula con lei, et voi vi state
Senza piacer alcun sempre digiune.
Nappee
Noi gia digiune di piacer non siamo
Anzi il maggior piacer proviam del mondo,
Servando il fior de l'honestade intatto
165Ne creder ti vogliam cio che n' hai detto
De la nostra Diana
Egle
di Diana
Credete voi cio che vi piace, detto
Non vi ho cosa di lei che non sia vera,
Ma che serbar vogliate intatto il fiore
170Che pose 'n voi per far frutto natura
Dico che commetete un error grave.
Perche non fu per altro questa spetie
Ne gli huomini divisa, et ne le donne,
Et posto in voi, necessita d'amore
175Se non perche da fior che 'n noi havemo
Venisse al tempo debito quel frutto
Che la stirpe mortal facesse eterna.
Et il fior cor si vuole in sua stagione,
Che quando ci la stagion debita passa
180Et fioco viene, o ver troppo fiorisse
Nessuno corre il vuole, e 'n breve tempo
Da lo stelo da se fracido cade.
Non so se me 'ntendente.
Driadi
or va tra Fauni
A la tua vita compagnia conforme
185Et lascia andar noi a Diana al bosco.
Egle
Ben fora meglio che veniste a i Fauni
A Satiri a i Silvan (poi che di lor
Parlato havete) e abandonar Diana.
Com' ho fatt'io, et prender vi sapeste
190L' occasione che vi s' offre inanzi.
Essi dei son qual voi, qual voi prodotti
Da la natura ad habitar le selve,
Et v' amano via piu ch' ambo i loro occhi,
Et potrian trar dal vostro fiore il frutto
195Del qual voi sete debitrici al mondo.
Driadi
Che noi amiam quelle bestiacce sozze
De quai cosa non ha il mondo piu brutta?
Egle
Anzi hanno tutto il bello in se raccolto
Ne parte e'n lor dal capo insino a piedi
200Che ne maggiori Dei non si ritrovi.
Hanno le corna, et le corna have Baccho,
Et non dimen non lo sprezzo Ariadna,
Focosa hanno la faccia, et la faccia have
Phebo di fuoco, et pur lui Climene ama.
205Et se sono terribili nel viso,
Terribil' è Nettuno, et nondimeno
Thetide l'ama piu che se medesma,
S'han rigida la barba l'have tale
Hercole et mai Deianira sua
210Non si sdegno darli amorosi basci.
S'hanno il corpo hirto, et hirto ha il corpo Marte
N' Illia il fuggi giamai perche fosse hirto
Se vi spiacion perc' hanno i pie caprigni
Et chi è piu sozzo d'un torto et zoppo
215Et tutto nero, e affumicato, e 'n cielo
Venere ama Vulcan quantunque tale
Et ella la dea sia d'ogni bellezza,
Pero gran torto havete a non far stima
Del singolar amor di questi Dei.
Nappee
220Poi che da Dei tu vuoi l'essempio torre
Di quanto hanno di sozzo in se costoro
Quando vollemmo amar, non fora meglio
Lasciare i Fauni e amar i Dei del cielo
Che si mostran di noi cosi bramosi,
Egle
225Udito ho sempre dir, che quell' amore
Che tra dissimil nasce, e amore infido,
Et pero non so come voi pensate
Sendo tra voi, et tra celesti Dei
Tanta disaguaglianza esser da loro
230Di vero amore amate, vi ha disgiunti
L' uno da l'altro con si gran distantia
La natura medesima per farvi
Veder ch' amor esser non puo tra voi
Et vicini vi fece questi Dei
235E a voi uguali perche 'l luoco istesso
Et questa ugualita de la natura
Vi giungesse d'amor perfetto insieme.
Appresso mal è amar chi altrui sol ama,
Non per amor ma per mutar vivanda
240Del dolce nettar satio, et de l'ambrosia,
Che tosto che egli s' è destato il gusto
Ritornar vuole a suoi lasciati cibi.
Et sprezza i vili ch' ei mostrava amare.
Sapete ben c'han le sue dive in cielo
245I dei celesti, et son tanto di voi
(Non vi dispiaccia ch'io vi dica il vero)
Piu belle, et vaghe quanto è de le selve
Et de prati et de l'acque il ciel piu bello
Pero creder devete che svogliati
250Cercan goder di voi, come tal hora
I signor mangian l'aglio et le cepolle
(Cibi da materiali huomini et g [...]
[...]ossi)
Per far piu desto il gusto a miglior cibi
255Pero dopoi ch' essi haveran goduto
Di voi, se forse ne godranno, stima
Non faranno di voi. Ma questi Fauni
I quali han voi per le piu dolci cose
Che potesser gustar tra queste selve
260Vi havranno piu d'ogn' altra cosa care
Oltre cio se vedrete il fin c'havuto
Hanno le nimphe che discese sono
A compiacere i Dei del ciel, vedrete
Che 'l loro amor non v' è se non di danno.
265Siavi Io essempio, et Semele, et Calisto,
Et la misera Clitia, et la dolente
Madre di Phebo, et di Diana vostra,
La qual prima che lor portasse a Delo
Tante fatiche, et tante aspre sostenne
270Et vedrete qual sia il costoro amore.
Oreadi
Or non ci dar piu noia esser puo prima
Ogni impossibil cosa che nessuna
Di noi per possa amore a questi mostri.
Egle
I' vi so dir che non andrete molto
275Che noia piu non vi daran pe boschi
Ne questo detto v'ho perch'essi imposto
M' havesser ch' io lo vi devessi dire
Ma sol perche amo voi, perche amo loro,
Et per persuadervi il vostro bene,
280Essi per non noiarvi, et per fuggire
La cagione ch'a morte gli conduce
Hanno deliberato irvi lontani,
Et prima che si fossero partiti
Volentieri v' havrian chiesto commiato
285S' havuto non havessero temenza
Di non destare in voi sdegno maggiore.
Et s' io trovato havessi in voi pietade
Come trovare a gran ragion devea
Cercato havrei di rivocarli indietro
290Per non veder restar senza e suoi Dei
Le selve gia felici de l'Arcadia.
Driadi
Vadano pur che non ne cal di loro,
Come se non gli havessero unqua visti.
I miseri n'andran che sono 'n via
295Et vi van si lontani che piu mai
Bisogno non vi fia d'haver paura,
Ma prima che si sian di qui partiti
Han fatto fede al ciel de le sue pene,
Et testimon lasciati han questi faggi
300De l'amor lor de la durezza vostra.
Ben sentiti gli habiamo, et n' è piacciuto
Che seccagine tal da noi si lievi.
Ma sento abbagliar cani, et sonar corni
Pero temp' è che se n' andiamo al bosco.
305Ai crude piu d' ogni selvaggia fiera
Piu d'ogni scelce dure, et d'ogni scoglio
Pieghevol meno, anchorpotrebbe il cielo
(Qual de l'asprezza gia d' Anassarete)
Vendeta far di crudelta si strana.
310Rimasi sono i lor piccioli Fauni,
I Satirini, i piccioli Silvani
Senza governo alcun per queste selve
(Cosa ch a pieta indur devrebbe i sassi)
Che voluti non gli condur con loro
315I dolorosi, et miseri lor padri,
Per l'asprezza del lungo aspro viaggio
(Che quindi se ne van fin in Ispagna)
Et perche poscia che voi lor sdegnate
Essi sdegnano cio che non è voi.
Naiadi
320A questi Satirini et picciol Fauni
Non mancherem d'esser cortesi sempre
E'n tutto quel che chiederan da noi
Saranno parimente compiacciuti
Perche noi gli correm per propri figli
325Et quindi tu potrai veder che noi
Levatone il sospetto de l'honore
Non siam, come dett' hai, crude, et spietate,
Ma di gran cortesia di pieta piene.
Fatte cosa lodevole, e 'n loro vece
330Di tal bontade i' vi ringratio molto,
Et so che scemaro la doglia loro
Quand' io gli narrero nova si bona.
Nappee
Or con Dio rimani Egle
Egle
andate in pace.
Uno fermo proposito che 'n donna
335Sia di servarsi casta al fine vince
Et tor fa da l' impresa incominciata
Chi la solecitava al suo disnore.

3.2. SCENA II

EGLE SOLA
Non è da apperecchiare a alcuno insidie
Se non quand' ei si pensa esser sicuro.
Et che sia ver, non potero in dieci anni
Con ogni ingegno lor con ogni forza
5Vincer' i Greci Troia, e' n quella notte
Che finsero la pace, et il partirsi
L'arsero tutta, et la gettaro a terra,
Cosi hor sper ch' avera di queste nimphe
Che quel, ch'i dei Silvestri in anni molti
10Non han potuto haver, per lo timore
Ch'esse havevan di loro, hor che sicure
Si pensan esser perche sian lontani
Havran compiutamente in questa sera.
Si tosto ch'elle dissero d'accore
15Per figli, i figli de' Fauni, et Silvani,
Et de Satiri, i vidi aperto il luoco
Di ferrir lor d'immedicabil piaga.
Et la felice sorte vuol che quante
Nimphe vivon ne boschi, et ne le selve
20Si trovin con Diana hoggi in Arcadia.
Tal che di tutte havran vittoria intiera
I dei Silvestri a una bataglia sola
Ma veggio uscir un Satir de la selva,
Egli deve venir per saper s'io
25Ridotte ho queste nimphe al voler loro,
Et quando io gli diro quello c'ho fatto
(Che gran cosa è mostrare a un huomo grosso
Quel che non detta a lui la sua natura)
Gli parra nulla, perche fuor del modo,
30Che conchiudemo dianzi uscita i'sono
Ma a me parso meglio è far com' ho fatto
Per condure a buon fin tutta l'impresa
Che seguir quello c'havevan conchiuso
È al fine uscisse ogni disegno in vento,
35Ma non mi vo scoprire anchor ch'io voglio
Attender cio che dice da se questi
Poi ch'egli si pensoso è nel' aspetto.

3.3. SCENA III

SATIRO, EGLE, FAUNO

Satiro
O che sia il troppo desiderio mio.
D' haver la cosa amata, o pur ch' Amore
L'amaro sempre dia prima che'l dolce.
Temendo che lo 'ngano apparecchiato
5Non ne socceda per la gran paura
Gelar mi sento ne le vene il sangue.
Et quanto piu d'assicurarmi i' cerco
Et cerco di far van questo timore
Mi vengon tuttavia segni maggiori
10Che l'accrescono piu che'l fan piu fermo.
Egle
Che non puo far Amor con la sua fiamma
Poi che dice costui cose si gravi?
Satiro
A l'uscir fuor de la spelonca usata
Vedute ho sovra un Pin due tortorelle
15Che dolce mormorio faceano insieme.
Et ecco in uno instante, uno grifagno
Falcon scese dal ciel ch'abo gli uccise.
Poco dopoi m'occorse un rosignuolo
Che l'antico suo mal mesto piangea,
20Et con dolente, et lagrimevol voce
Sempre seguito m'ha per tutto il bosco,
Come d'alcun mio mal presago fosse.
Et anchor ne l'orecchie mi risuona
La voce lagrimevole d'un corvo
25Che d'una quercia ombrosa a l'improviso
Mi fece tristo augurio ne la selva.
Egle
Che pazzia è questa che gli augelli il mondo
Tema se la natia lor voce fanno?
Satiro
Poco dopo, mi vene incontro un Toro
30Squalido, et magro con dolente aspetto
Che con mugiti miseri a pietade
Destava gli annosi olmi, e i duri faggi.
Et a pena passato hebbi quel Toro
Che vidi steso su la mint' herba
35Un capro per amor cosi distrutto
Che forata l'havean l'ossa la pelle.
Si che giungenda tutti questi segni
In un non trovo ove sperar mi debba
Poi se quindi rivolgo il pensier mio
40A l'astuto veder de la nostr' Egle.
Egle
Lodato Baccho ch'anch' io merto loda
Et son di qualche pregio in queste selve.
Satiro
E a la simplicita di queste nimphe
In cosi gran timore ho qualche spene.
45Et spero c'hoggi il signor nostro Baccho
Et vener sempre a lui fida compagna
Non verran meno a noi, che per gli boschi
Honoriamo ambo lor con tutto il core.
Egle
Non voglio piu tardar, di che ti dogli?
50Qual passion t'afflige si aspramente
Hor che siam per accor l'augelle al visco?
Satiro
Mi tengono tra due speme et timore
Et se vince un de due vince la tema.
Tal che non sento in ramo mover foglia
55Che timor non m'aggiunga, com'io fossi
Una lepre. un coniglio. sola puoi
Tu assicurare ogni temenza mia,
Se buona nuova da le nimphe porti.
Egle
La nuova è Satir mio, che dopo ch'io
60Non le potei disporre ad amar voi
(Che cio prima tentai d' ogn'altra cosa)
Creder lor feci che voi dal dolore
Vinti, ne volevate andar lontani.
E' i boschi abandonar per lor d'Arcadia.
Satiro
65Non hai fatto piu oltre?
Egle
et che piu oltre
Volevi ch' io facessi? non ti pare
Ch'assai fatt' habbia?
Satiro
dunque tu non l' hai
Invitate a la festa?
Egle
no
Satiro
et per quale
Cagion?
Egle
perché parso non m' è,
Satiro
che giova
70Ubriaca a noi che credano che gire
Se ne vogliam se noi ne rimarremo
Ne termini di prima, mi vien voglia
Cacciarti questo corno entro la pancia.
Egle
Deh sta lontano bestia,
Satiro
i' stia lontano
75Io non so che mi tenga che col Thirso
Non ti spezzi la testa.
Egle
che non mi fare
Venire in ira ch' io faro vederti
Che tanto il Thirso mio quanto il tuo vale.
Satiro
Or cogli questa,
Egle
tu sarai il primo.
Satiro
80Oime
Egle
cogli quest' altra, hor fatti in dietro
Satiro
A dietro? ti vo uccider.
Egle
stammi largo
Ch'io ti caccierogli occhi.
Satiro
le cervella
Sparger ti vo per terra.
Fauno
che rumore
E questo ch' è tra voi, Satir sta indietro
85Rattieni Egle il tuo Thirso
Egle
i faro bene
Sozza bestiaccia che sarai modesto
Et deporai l'audacia,
Fauno
che sciocchezze
Sono coteste.
Egle
è che questo animale
Vien meco in ira, perch'io ho procacciato
90C'habbiate il voler vostro.
Satiro
il voler nostro
Ella non ha invitate hoggi a la festa
Le nimphe, hor pensa se n'havremo quello
Che noi desideriamo, i'non mi posso
Anco tener ch'io non ti venga a dosso
95Et non ti fiacchi tutta,
Egle
i' non ti temo
Ne dieci altri par tuoi,
Satiro
ai lingua audace
Satir sta indietro,
Egle
lascialo venire
Che mostrar vo che non ho men le mani
Pronte che le parole,
Fauno
a quel ch' importa
100A ce rimasa sei.
Egle
che voi habbiate
Cio che volete,
Fauno
or Satiro che dici?
Se lasciate ha invitarle, vedi come
Esser cio possa.
Egle
intendi pria la cosa,
Et ti lamenta poi se parra forse
105Che 'l debito per voi non habbia fatto.
Satiro
Non ti sarei parlar se non col Thirso
Egle
Tu pur provato hai se col Thirso anch'io
Risponder ti ho saputo,
Fauno
or ne la selva
Vatti, et me lascia ad ascoltare il resto,
Satiro
110Io vo vendetta far verso di lei
Pria ch'io mi parta.
Fauno
Va che se non vai
Mi farai cosa far,
Satiro
quello ch'adesso
Non faccio, faro ben sta pur sicura
Che restar la non deve a questo modo,
Egle
115Stati con quelle,
Fauno
or lascia ch'ei si vada
Et fa c' homai il mio gioire intenda.

3.4. SCENA IIII

EGLE, FAUNO

Egle
Io mi veniva piena d'allegrezza
Per darvi buona nuova et questa bestia
Mi ha tutta conturbata, che mercede
Apparecchiata ei m'ha de l' opra mia,
5Si dee saper usar Fauno mio il tempo
Et chi non lo sa usar condur non puote
Una cosa a buon fin.
Fauno
non è altrimenti,
Egle
Spesso chi impone una imbasciata pensa
Bene secondo se la cosa, et poi
10Che vien l'imbasciatore in fatto è d'uopo
Ch'usi lo 'ngegno, c'un altro modo tenga,
Et che cosi chiedendo il luoco, e 'l tempo
Faccia il contrario a quel che gli era imposto.
Et felici ben son chi imbasciatori
15Han che sappian veder qual' è il lor meglio,
Fauno
Pochi sen trovan tali, a dirti il vero,
Or c'hai tu fatto.
Egle
ho mostro a queste nimphe
Che voi per non noiarle et per fuggire
La cagione del duol che vi consuma
20Volete quindi allontanarvi, et esse
Creduto l'hanno, et se ne son rimase
Et contente, et sicure, a me non parve
Di farle invito alhora perche strani
Mi parve a dir il ver che voi non foste
25Anchor partiti, e i satirini vostri
Pensasser di far festa.
Fauno
ben pensasti
Che cio potiva lor dar chiaro inditio
Di qualche inganno.
Egle
adunque ov'io devea
Lo 'nvito farle io cercai di disporle
30C'havessero pieta de picciol vostri
Satiri, et Fauni,
Fauno
et a qual fine questo?
Egle
Il saperai s'ascolti, esse credendo
Che voi ne foste giti ad una voce
Dissero di voler per figli accorli.
Fauno
35Non veggo anchor che cio nulla ne giovi,
O ne dia speme alcuna.
Egle
se sei cieco
Che voi ch'io te ne faccia,
Fauno
aprimi gli occhi
Tanto ch'io veggia quel che 'nsin ad hora
Veder non ho saputo.
Egle
ite a la caccia
40Si sono insieme, et io nel ritornare
Che faranno dal bosco, i' voglio offrirle
I fanciul vostri, et fatta lor l' offerta
Pregarle vo che gli accolgan per figli,
Come t'ho detto che promesso m' hanno.
Fauno
45Non so veder che quindi avenir altro
Possa, se non che noi da queste nimphe
Cacciati siamo, e 'nvece nostra i figli
Ch' a cio non pensar sian da loro accolti.
Egle
Lasciami se tu vuoi giungere al fine
50Ne ti doler pria che cagion tu n' habbi
Et doppo ch' esse gli haveranno accolti
Io gli voglio lasciar ne le lor mani
Et dirli che trovandosi con loro
Men grave gli sara mancar de padri
Fauno
55Incomincio a veder cio che vuoi fare
Et cosi sono d'allegrezza pieno
Che non posso capire in me medesmo
Ha, ha, ha, ha,ha, ha, dolce Egle mia
Esser pens' hoggi sol per te felice,
60Esse che piu non temeranno insidie
Se gli accoranno, et ne verran con loro
(Ch'io senza dubbio cio faro avenire)
Fuori di casa senza alcun sospetto
Lasciati i dardi gli archi et le pharetre,
65Io cio avenuto, tentero di fare
Ch'entrino in danza co fanciuli vostri
Et certa i son che si porranno in ballo
Alhora voi secondo l'ordin dato
Cercherete goder del vostro amore,
70Or parti che condotto habbia il mio ingegno
Ogni cosa a buon fine.
Egle mia dolce
Tu ci hai data la preda ne le mani,
Entrian nel bosco a dar la nuona a tutti,
Egle
Entriam, ma vi bisogna star ascosi
75Si che non date lor di cio sospetto.
CHORO
Com' avaro bifolco poi che 'n terra
Il gran con piena mano
Ha sparso lieto aspetta
Che 'l verno fugga che le fronde atterra
80Et si rivesta il piano
Di varij fiori et di minuta herbetta
Et prega che sia vano
Tutto il furor ch'irato il ciel dissera,
Et che gli sian le stelle cosi amiche
85Ch'accolga il frutto de le sue fatiche,
Cosi bramiamo noi dopo le molte
Pene, et dopo il tormento
Haver giusta mercede
Da queste nimphe al mal nostro si volte
90Che ci dan
Quanto piu ognun di noi pieta le chiede
Con grave aspro lamento
Pero preghiamo c'hoggi a sera accolte
Le veggian tutte in questa selva insieme
95Si che' l frutto accoglian del nostro seme.
Pero Vener se mai fiamma t' accese
Pel bello Adoni il core
Tra amiche selve ombrose
Non ti sia grave d'esserne cortese
100Del tuo santo favore
Cosi corone di vermiglie rose
Et di soave odore
A tuoi altar con grata man sospese
Siano da lieti, et fortunati amanti
105Ne turbin le tue gioie affanni, ò pianti,
Et se mai sempre la tua forza dome
Ogni mente rubella
Almo signor Cupido
Et volli altiero il tuo divino nome
110In questa parte, e'n quella
Con glorioso, et honorato grido
Leva le gravi some
Del fier dolor che'l cor si ne puntella
Che bramiamo se noi d'aiutar schivi
115Per piu non si doler non esser vivi,
Ne grave cio ti fia che se le Tigri
Sentono la tua fiamma
Non men che damme e lepri, e i pardi impigri
L'alta tua face infiamma
120Et i serpi con lor dentro a le vepri,
Se per te a dramma a dramma
Ardon gli augei veloci ardono i pigri
Esser non puote che di noi accese
Non siano queste nimphe ò da noi prese,
125A dunque a questa impresa
Sij signor si benigno
Che da caso maligno
Non ne sia la merce nostra contesa
Che se non vanno i nostri preghi vuoti
130Ti darem sempre sacrifici, et voti,

4. ATTO QUARTO

4.1. SCENA I

PANE SOLO

Pane
Che giova a me l' esser d'Arcadia dio
Et l' haver sotto me tutti i pastori,
Et che mi pascan mille gregge i prati,
Poi ch'io non ho me stesso, et quella cruda
5Che tratto m' ha di me col dolce sguardo
Sen va soperba de gli affanni miei
Come leonessa che persegua il lupo,
Ne mi val prego ò lamentar ch'io faccia?
Non sono gia si senza amor le selve,
10Che non devesse anco costei sentire
Con che fuoco arda Amor, con che stral fera
Ne pur le cose c'hanno senso sono
Arse d'Amor, ma l'ensensibili anco.
Si vede pur la palma amar la palma
15Et l'un Piatano l'altro, et l'Alno, l'Alno
Et costei che donn è, ch' atta è ad amare
Non deve mai sentir fiamma d' Amore
Ma che credi tu Pan ch'ella non ami
Qualche vite caprar se te disdegna?
20Non sai tu ben che de le donne è proprio
Fuggire il meglio et appigliarsi al peggio?
Hai se ventura tale hoggi ha un capraro
Capraro esser vorrei non esser dio.
Ma che pens'io de la Siringa mia?
25So pur che perderebbe ella la vita
Piu tosto che macchiar la sua honestade
Et che s'alcun di lei goder devesse
Io sol sarei tra tutti gli altri elletto.
Deh non sai Pan com' è mutabil sempre
30La donna per natura, et che da terza
Nel pensiero non è de la matina,
Non hai veduto Pan ne le tue gregge
Spesso un montone per l'amata Agnella
Con un altro cozzar ch'ella piu amava,
35E alfine, alfine ella lasciare il primo
Et darsi a quel c'havea dianzi sprezzato?
Non potria far costei anco il medesmo?
Et mostrarti che' l por la speme in donna
Altro non è ch' edificar sul vento?
40Ai che freda honesta si il cor l'aggiaccia
Che non la puo scaldar fiamma d'Amore
Tal che se me disprezza altri non ama.
O felice vertuno che potesti
Mutarti per goder la tua Pomona
45Ch'un fiore intatto era di pudicitia
In tante forme ch'ella a le tue voglie
Trahesti et del tuo amor ti fece lieto
Se potessi cosi mutarmi anch'io
Io non mi muterei in mettitore
50Ne 'n un ch' accor volesse poma, ò 'n uno
Che portasse sembianza di bifolco
Ma mi farei Diana come Giove
Gia si fece per Calisto, et cercherei
Accorla o sotto un'ombra, ò dentro a un fonte
55Et ivi empire il mio desir con lei,
Ma poi che cio non posso, almen mi fosse
Lecito per fatica alcuna haverla
Come 'n premio del corso hebbi Atalanta
Hippomene mal grato a Cjtherea,
60Ma si vedranno senza fiere i boschi
E i fior verranno a la stagion piu fredda
Prima ch'io arrivi a si felice giorno.
Oime dopoi che congiurate sono
Tutte le crude stelle ne miei danni
65Perc'hora non mi vien Medusa innanzi
Et non mi muta in insensibil pietra?
O perche non divengo un pigro tronco
Esposto al procelloso mar sul lito.
Si ch'io spignessi co la vita il fuoco?
70O' perche come gia da Cephal morta
Fu la dolente Procri ne le selve
Non sono ucciso anch'io dalla sua mano?
Sapess'io pur per qual luoco ella aventa
Dardi et saete contra Cervi, et damme
75Che mi nasconderei dentro a un cespuglio
Et farci si ch'ella m' aventerebbe
Credendomi una fiera in core un dardo,
Pur spererei alhor ch' ella devesse
Esser verso di me cosi pietosa
80Che con qualche sospir facesse segno
Che l'encrescesse havermi dato morte.
Ai miser Pan tu vai facendo sogni
Et la Siringa tua di te si ride
Quanto fia meglio ch' a Liceo ritorni
85Ad haver cura de le pecorelle
Che senza guardia se ne vanno errando
Et potriano venir preda de Lupi
Che sparger tante voci indarno al vento?
Se ti disprezza questa cruda nimpha
90Cerca di un'altra che non sei si vile
Che non possi trovar una che t'ami.
Ma ch'ombra è questa che da lato viemmi?
Ell' è Siringa ch'escie fuor del bosco
Attender qui la voglio per vedere
95S'indur la posso a haver di me pietade.

4.2. SCENA II

SIRINGA, PANE

Siringa
Io mi maravigliava haver vist'hoggi
Le selve si quiete et si sicure
Da le 'nsidie di Fauni, et mi parea
Cosa nova di lor non veder orma,
5Et perch'io so ch' a la lascivia nati
Son tutti, et soglion sempre insidie e 'nganni
Apparecchiarsi, i' non potea pensare
Che cio avenisse perche piu modesti
Fuor del solito lor fosser venuti
10Che vitio natural che 'n un sia impresso
Et sia con lui cresciuto, non s'amenda
In un momento. Or mentre io mi stava
Tutta dubbiosa, et sovra me sospesa
Diana che di cio havea maraviglia
15Ne chiese la cagione ad una nimpha
Et ella le rispose che tentata
Havean costoro ogni possibil cosa
Per godersi di loro, et dopo ch'essi
Le havean trovate piu ferme ch'un scoglio
20Ad ogni assalto, e havean veduto espresso
Ch'era il costoro amore a lor di noia
Havean deliberato di cercare
Altro paese, et men fiera ventura
E 'l camin pres' havean verso la Spagna.
Pane
25Che cosa od'io, non ho gia odito dire
Hoggi di tal partenza ad alcun Fauno
Siringa
Diana si mostro di cio assai lieta
Come colei che ben sapea ch'un lungo
Pregare, un lungo amore, una continua
30Bataglia un duro cor spesso fa molle
Et rimas io via piu lieta di tutte
Anchor che nol mostrassi alhor nel viso,
Pensandomi che fosse con costoro
Andato anchora Pan che tanto tempo
35Mi ha dato noia.
Pane
intendi s' hai orecchi
A che termine sei de l' amor tuo
O misero, ò nfelice.
Siringa
non perch'io
Fossi mai per amarlo, ò per mutarmi
Dal mio primo pensier fisso in diamante,
Pane
40Ai miser me dov' ho io posto speme?
Perche mi consum'io? perche mi struggo?
Siringa
Non è si forte torre ò si munita
Che piu tosto non brami haver lontani
I suoi nemici che d'havere assalto
45Per mostrar combattendo il suo potere,
Dunque sicure homai per queste selve
Se ne potremo andar per ogni canto.
Ma chi è dietro a quel pino? Ai ch'egli è Pane
Ai povera Siringa a che sei giunta?
50Forse ch'ei non m' ha vista, oime ch' ei viene
Che farai? Se ti dai forse al fuggire
Tu sai com'egli cor velocemente
Et com' egli potra giungerti tosto.
Mi fermero, dopo c'ho 'n mano l' arco
55Et la pharetra piena di saette.
(Che teme costui piu che 'l lupo il fuoco)
Et cosi minaciando di ferirlo
Il faro (mal suo grado) lontan starmi.
Pane
Ai Siringa crudel, Siringa ingrata
60Che bisogna fuggire? ò che temere?
O pensar di ferirmi co gli strali,
Cosi la pecorella il lupo fugge,
La lepre i cani, et il leon la cerva
Et l'aquila grifagna le colombe,
65Perche tra loro è nimicitia grave,
Ma io nimpha gentil sol per amore
Ti seguo, et me tu qual nemico fuggi
Deh muta homai Siringa mia pensiero
Et non m' esser cagion di tanto affano,
Siringa
70Io lo ti ho detto Pane, et tel ridico
che vò osservar la mia honestade intatta,
Et prima esser potria che queste selve
venissero mari, e i mari boschi
Ch'io ti lasciassi pur toccarmi il lembo.
75Ponti a amare altre nimphe et me abandona
Ch'amando me che son nemica a Amore
Fondi nel mare et ne l'arena solchi.
Siringa tu non sai chi tu disprezzi
Io non sono un pastor di queste selve
80C'habbia una greggia, o due d'altri in custodia
Tutto questo paese è 'n poter mio
Et quante greggie pascon questi prati
Son tutte di costui c'hai cosi a vile,
Et se tu m'addimandi forse quante
85Elle per numer sian, non tel so dire.
N'aviene cio per stracuranza mia,
Ma perche tante van pascendo i campi
Et tante ne son chiuse entro le mandre
Quante contar non puote alcun pastore.
90Contino pure i poveri le loro
Io a le mie non ho numer, ben so dirti
Che sempre quindi havrai latte in gran copia
Et gran copia d'Agnelli, et di cavreti,
Et vedrai por mille caldaie al fuoco
95Da stringer latte per formare il cascio,
Il qual non men fia tuo ch'egli fia mio.
Siringa tu non sai chi tu disprezzi,
Se m' ami non havrai piu mai fatica
Di cacciar damme, o di seguire i cervi,
100Od'altre fiere, et boscareccie belve,
Che tu n'havrai da me tant'ogni giorno
Quanto in un anno tu non trovi errando,
Et piu ti dico, che piu giorni fanno
Due cavrioli i tolsi ad un covile
105Piu molli che la piuma, et via piu bianchi
Che le nevi che vedi in su quest'alpi
Io gli ti serbo et son gia si lascivi
Che se tu gli vedessi scherzar meco
Per haverli verresti assai piu pia.
Siringa
110Non se fossero tutti oro, et diamanti
Tienliti pur ch'io non mi curo haverli.
Pane
Ai poco saggia nimpha anchor che sij
Piu bianca che i ligustri, et piu vermiglia
Che matutina rosa, et piu lucente
115Che le gelate brine, et percio vada
Soperba piu che giovane giuvenca
Non devresti sprezzar si fatti doni,
Oltre che se tu sei, come sei, bella
(Ch'io non ti vo levare alcun tuo pregio)
120Non son laido anch'io tal qual io sono.
Anzi non è ne 'n ciel ne 'n terra cosa
Di cui l'imago in me non sia scolpita,
Et percio il nome mio nome è del tutto.
Queste due corna che mi vedi in capo
125Et che forse ti spiaccion mostran chiaro
Le corna de la luna, e i rai del sole,
El color c'ho nel viso il cielo ardente,
Et queste varie machie c'ho nel petto
ii figuran le stelle, et questi pelli
130Gli arbori e l'herbe, et le frondoselve,
Et la sodezza de miei piedi è imago
Di questa terra su la qual tu vivi.
Siringa tu non sai chi tu disprezzi
Et pur tui puoi veder che me sprezando
135Non sprezzi un vil ma che disprezzi il tutto,
Et un che quello ha'n se che non ha Giove,
Quantunque egli dal ciel fulmini, et tuoni.
Siringa
Ve che sozzo animal si vuol far bello,
Pane
Oltre di cio ti pon far chiara fede
140Glia arbori, et l'herbe, e i fior di queste selve,
(Ch'al suono mio non altrimente muovo
Che fosser mosse gia dal suon d'Orpheo
Con male augurio suo gli arbor di Traccia)
Quanto io avanzi ognuno che si pone
145Tra Menalo, et Liceo fistula a i labri
Parria roco Amphione, et parria roco
Titiro, el Melibeo, tal ch'oso dire
Che contender potrei col biondo Appollo
Con piu felice fin che non fe Marsia.
Siringa
150Io mi allegro con te di virtu tale,
Ma percio non farai mutarmi voglia,
Pero non spender piu parole indarno.
Pane
Siringa se non vuoi di me far stima
Io vorrei che di te cura tenessi
155E apristi gli occhi, e ti accorgessi homai
Che portan l'hore i giorni, e i giorni i mesi
E i mesi gli anni, et gli anni al fin la vita,
Et pero tu sapessi (come saggia)
La ventura pigliar che'l ciel ti dona,
160Et che nel fior de tuoi piu fioriti anni
Sapessi il frutto cor de l'eta tua,
Ne pensar ch' io ti dica cio perch'io
Non habbia una che m' ami in queste selve
Mille nimphe mi chieggion per amante,
165Et mille son da me per te sprezzate.
Siringa
Pero i non voglio far ingiuria a l'altre
Ama chi t'ama, et non mi dar piu noia.
Pane
Deh, s'altro non mi vuoi Siringa dare
Per refrigerio almen del mio gran fuoco,
170Piacciati, prego, che da queste labbra
Che piu vermiglie son ch'acerbo moro,
Et (come io credo) piu ch'uva matura
Dolci, et soavi piu che non è 'l mele,
Un bascio prenda dopo tanti affanni,
175Assai fuggito m'hai lascia ch'un giorno
Con un bascio ristori i danni miei.
Siringa
Un bascio? donna che cortese sia
D'un bascio ad altri puo donarli il tutto
Ch'appresso me piu mai non sara casta.
Pane
180Tu te 'nganni, Siringa, un bascio è poco
Anzi, per meglio dir, è come nulla
Deh non lo mi negar vita mia cara.
Siringa
Non mi t' accostar, Pan, che se quest'arco,
Non mi vien men ne men queste saette
185Io mi ti faro andar tanto da lunge
Che non havrai piu ardir venirmi appresso.
Pane
Ai che vuoi far, Siringa, t'hai pur troppo
Tinte del sangue mio, crudel, le mani,
Ma se satia non sei d'incrudelire
190Eccoti il petto il qual gia tu m'apristi,
Quando fuor ne trahesti il core afflitto,
Trafigilo a tua voglia che maggiore
Piaga non gli puoi far di quella c'have
Ma se veder vorrai quel che conviene
195A un fido amante a una pietosa donna
In pieta muterai la crudeltade.
Siringa
Non mi ha voluto far la gratia il cielo
Che co silvestri dei tu ti sij gito.
Pane
Siringa me n'andro pria che sia sera
200Ne qui tenute m'han le greggie mie
Od'il paese del qual io son Dio,
Et le nimphe che cercan pur ch' io l'ami
Et mi dan per cio doni et porgon preghi,
Ma 'l voler sol prima, ch'io mi partissi
205Da te pigliarmi l'ultimo commiato
Pero in questo partir dammi la mano
Cara Siringa mia ch'io la ti tocchi.
Siringa
Stammi lontan. Io ti ho pur ancho detto
Se 'n te non vuoi che la pharetra i scarchi
210Et se tu mi vuoi far la maggior gratia
Ch'a nimpha mai potesse fare amante
Ponti in camin con i compagni tuoi
Et non mi venir piu dinanzi a gli occhi.
Pane
Benche da te partendo io abandoni
215Ogni ben, pur perche mi par minore
De l'ira tua qualunque acerba pena
Io me n'andro come ti ho detto dianzi
Da l'almo mio natio dolce paese
Del qual son Dio, nel qual sempre son visso
220Ove me 'ndricera la sorte iniqua,
Ti prego bene in questa mia partenza
(Dopo che tu mi neghi tanta gratia)
Che tenghi certo che quanto amar puote
Un Dio nimpha gentil tanto io t'ho amato.
Siringa
225Or non piu, Pan, Diana è qui vicina
Ch'io sento il suon de corni, et veggio i cani,
Me ne voglio ir,
Pane
deh ferma nimpha il passo
Non mi ti torre anchor,
Siringa
lasciami Pane
Se non ti vuoi pentir d'havermi vista,
Pane
230Deh lascia ch'io ti tocchi almen la mano,
Siringa
Lasciami dico ch' io non son piu sola,
Che veggio la mia dea, veggio le nimphe
Et guai a te se tu mi fai chiamarle.
Pane
Non mi esser si crudel nimpha gentile
235Habbi pieta del mio angoscioso affanno,
Siringa
Tu mi farai gridar,
Pane
grida a tua voglia,
Siringa
Diana aiuto che mi vuol far forza
Questo villan di Pane,
Pane
ecco io ti lascio
Siringa ingrat, ma tu via mi porti
240In questo tuo partir l' anima, e 'l core.

4.3. SCENA III

PANE, SILVANO

Pane
Maledetta Diana, et le sue nimphe
I can, gli strali, gli archi, et le pharetre.
Non mi poteva gia peggior intoppo
A venir hoggi, che dopo ch' Amore
5Mi dipinse nel cor la mia Siringa
Non l' ho da sol a sol giamai havuta
Com' hoggi, et mi sperava al fin venirne
Per forza almen, s'io non potea co preghi
Se non venia Diana a darmi noia,
10Che maledetta sia quell'hora ch'ella
Tolse la mia Siringa in compagnia.
Ai come spesso in un gran numer d'anni
S'attende un giorno, et dopoi ch'egli è giunto
Et altri spera il desciato fine
15Intervien cosa non pensata mai,
Che toglie il ben bramato a altrui di mano,
A me proprio è avenuto, come aviene
Ad un pover bifolco che le biade
Veggia quasi mature, et pensi porvi
20La falce per accorle, e 'nmantinente
Aspra tempesta vien che glie le toglie
Ma non fia che vendetta anch'io non faccia
A mio poter di cosi grave oltraggio,
Non s'io devessi abbandonar le selve
25Et lasciar le mie greggie in preda a lupi.
Fonte non è per questi ombrosi boschi
Che disturbar nol faccia da pastori,
Ne vi si trova alcun fiorito prato,
Che passer i' nol faccia a le mie greggie,
30Si che Diana sia constretta quindi
(Malgrado suo) partirsi. Ai miser Pane
Et che farai s'ella di qui si parte?
Andra seco Siringa, et sarai stato
Tu l'inventor del tuo palese male,
35Almen veder la puoi s'ella qui resta
Et parlarle oltre cio com'hai fatto hora,
È indurla a haver pieta del tuo dolore
Ch' è qualche cosa, s'altro haver non puoi,
Ma fuor di speme sei, s'ella si parte,
40A che termine sei, miser Pan, giunto?
Perdonar ti conviene a chi t'offende
Per amor di chi t'arde, et ti distrugge
Et preporre il veder dietro a un Cupresso
Od' un faggio od' un'olmo la cagione
45Del tuo dolore a far vendetta giusta.
Silvano
Gravi querelle son queste ch'io odo
Et mi paion di Pan nostro gran dio.
Pane
Ma c'ha voluto dir la mia Siringa
Quando m'ha detto che lontani vanno
50I Satiri e i Silvan da queste selve.
Silvano
Pane che ci è che ti lamenti tanto
Et sei si maninconico nel giorno
Che sono tutti i dei silvestri in gioia.
Pane
Scacci il duolo chi vuole et si rallegri
55Gioia per me non è tra queste selve
Et cio ch' è lieto a me sol' è d'affanno,
Poi che chi solo mi potria far lieto
Quanto piu mesto son tanto piu gode.
Silvano
Et qual' è la cagion del tuo dolore?
60Non ti gravi di dirlami che forse
Potrei al tuo languir porger rimedio.
Pane
Silvano tu non sai quello ch' è noto
A le piante, a le fiere, a i sassi a l'herbe,
Siringa è la cagion d'ogni mio male,
65Et la crudelle, che solla potrebbe
Beato farmi, il mio dolor nor cura
Post' ho per lei le mie greggie in oblio
Et non le gregge pur ma me medesmo
Ne per cosa ch'io faccia io posso havere
70Speme da lei di ritrovar mai pace.
Silvano
Pane tant' è felice, et miser altri
Quant' egli se tristo, et felice tiene,
Ne si puote far peggio ne gli affanni
Che pensar non dever esser mai lieto
75Non sai che 'l feminil sesso si muta,
Di momento in momento? s' hor t'attrista
Forse empir ti potra d'allegrezza ancho.

Pane

Il so ma come che costei si mute
Allegrezza per me non n'esce mai.
Silvano
80Ma dimmi non è ella quella nimpha
Nata in Nonacria? che è tanto a Diana
Simil, che se non fosse differentia
Tra lor l'habito, et l'arco, si potrebbe
Creder che fosse ella Diana istessa.
Pane
85Ell' è quella Silvan.
Silvano
l' ho vista hor hor
Gir con Diana,
Pane
Oime ch' ella m' ha tolto
Nel suo partir il core, et son rimaso
Come pastor c'habbia veduto il lupo
Sbranar le greggie sue di capo in capo,
90Et tant' è il dolor mio ch'io non vorrei
Esser piu vivo,
Silvano
ben t' istimo sciocco
Poi che brami, morir per una nimpha,
De quali n' è tal copia che se n'have
Per ogni stran per ogni incolto bosco.
Pane
95Pari a lei non se n' ha Silvano mio
Perch' è costei tra tutte l'altre nimphe
Qual' è tra minor fior rosa vermiglia,
Pero tanto maggiore è la mia doglia
Quant' ella è piu d'ogn' altra bella, bella
100Et oltre cio, mi da non poca noia
Una cosa che m'ha parlando detto
Et non l'ho intesa.
Silvano
et quale è questa cosa,
Ch'essendo gli altri Satiri partiti
Et i fauni e i Silvan, ch' io me n' andassi
105Con loro anch' io, et pur di tal partenza
Non sapea ne so nulla,
Silvano
et c' hai risposto?
Pane
Ch' anch'io mi volea gire,
Silvano
ve come il caso
Produce il tutto, non potevi meglio
Rispondere, et cio è quel ch' io dicea dianzi,
110Ch' essendo tutti i tuoi compagni in gioia
Io mi maravigliava di vederti
Cosi maninconioso,
Pane
Ora ch' è questo
Caro Silvan,
Silvano
la tua allegrezza certa,
Il tuo certo gioir, quel che ti puote
115Si lieto far,che piu non sarai mesto.
Pane
Ai caro il mio Silvan non mi dir folle
Non cercare ammolire il mio dolore
Con medicina falsa, perche poi
Egli ritorneria piu che mai grande.
Siringa
120Io vo che questa sera di Siringa
Tu goda,
Pane
questa sera,
Silvano
questa sera
Com' i Satir godranno, e i fauni tutti
De le lor nimphe,
Pane
Or che potria piu affanni
Darmi, ò dolor, se quest'aveniss'hoggi,
125Dimi il ver Silvan,
Silvano
cosi vedere
Potess' io questa pianta ritornare
Nel mio fanciullo, come egli gia in questa
Pianta nel piu bel fior fu trasformato
130Com' io detto non t'ho senon il vero
Ne per altro fint' hanno la partenza
I Satiri e i Silvan che per godere
Le nimphe lor.
Pane
ma ch' è mestier ch'io faccia
Perche mi goda di Siringa anch' io
Silvano
135Poi che l' hai detto di voler partirti
Non dubitar di non haverla in braccio
Prima ch' appaia in ciel la nuova Aurora,
Ma non è tempo d'indugiar qui molto
Che di qua veggio uscir fuori le nimphe,
140Pero entriamo nel bosco, pria che noi
Siam veduti da loro e 'ntenderai
L'ordine posto da Silvestri dei,
Onde vedrai c'hoggi esser puoi felice
Poi che Siringa puo felice farti,
Pane
145Entriamo, et se cio è ver, non saro mai
Satio di ringratiarti, i' vo Silvano
Che 'nogni tempo, ad ogni tuo volere
Haver possi da me tepido latte.
In tanto i prego il ciel che sempre sia
150Verde ne le tue mani il tuo cupresso.

4.4. SCENA IIII

AMADRIADI,ALTRE NIMPHE,EGLE, SATIRI PICCIOLI, SIRINGA

Amadriadi
Molti mesi ha che piu felice caccia
Noi fatto non habbian di questa d' hoggi,
Nimhe
Ell' è stata felice, ma di molto
Pericol, se' l cengial che que due cani
5Uccise, et arse a que tre altri il pelo,
Gettando fuoco ardente da le zanne,
Ci colgea con un dente vedevamo
Che pericoli in se tengano i boschi.
Amadriadi
Ben dimostro Diana, che suoi colpi
10Venian da man divina quando l'arco
Scocco verso il cengial lui trafigendo
In mezzo il capo, non di colpo lieve,
Com'Atalanta gia, con infelice
Augurio del dolente Meleagro
15Trafisse il suo, ma d'un cosi possente
Che subito ei resto di vita privo,
Nimphe
Ma non fu bel veder gli aggiramenti
Di quella insidiosa astuta volpe
Che tante volte, et tante inganno i cani
20Ch'alhora ch'essi si credean d' haverla
Secura si torno ne la sua macchia?
Amadriadi
Et che piacer tra gli altri ci die quello
Timido cervo, che per la campagna
Si veloce fuggiva, poscia ch'egli
25Si senti avilicchiare ambo le corna
Da l'hedera pendente da quel olmo
Ove l'havean ridotti i cani, et ove
Trafisso fu da le saette nostre,
Nimphe
Ma vedeste cio mai tra queste selve
30Tanta copia di lepri, et di conigli
Quant' hoggi da le macchie uscir vedemo?
Amadriadi
Et ventura tra l'altre fu la mia
Che quella lepre giovanella alhora
Che quasi i can l'havean entro la bocca
35Si venisse a celare entro al mio grembo.
Nimphe
Se fosse a me questo avenuto havrei
D'ogni animal piu quella lepre cara.
Amadriadi
Tien certo pur ch' io non l' ho cara meno
Che merti il caso ch'io la debba havere,
40La voglio far venir cosi vezzosa
Che vo che tutte me n' habbiate invidia,
Nimphe
Anzi non te n'havremo invidia alcuna
Havremo ben piacer del tuo diletto
Amadriadi
Io scherzava con voi, che ben so chiaro
45Che la simplicitade, in cui vivemo
Piu nemica e a l'invidia, ch' a l'agnelle
Non son nemichi gli affamati lupi,
Ma ritornando a dir pur de la caccia,
Chi havrebbe mai pensato di vedere
50Che quella gravid' orsa che trafisse
Con il dardo Diana, parturire
Devesse per la piaga i cari figli,
Si che l'istessa man ch' a lei die morte,
Fosse a figli cagion del nascimento,
Nimphe
55Cio fu bello a veder, ma via piu bello
Che mentre questa nimpha colgia il parto
Venisse d'improviso quella cerva
Che cacciava Siringa, et la gettasse
Con un'urto tra fiori, et l'herba in terra.
60Tu ridi? se vi fosser stati i fauni
Potuto havrian veder s'eri huomo o donna,
Si stranamente in aria alzasti i piedi,
Ma vedete Egle con i Satirini
Che sen viene ver noi fuor de la selva,
65Vo che qui l'aspettiam.
Amadriadi
come ti piace
Egle
Figliuoli miei non per ambasciatori
De vostri padri andate a queste nimphe,
Ma accio che finger si sapiate, ch'essi
Se ne sian giti ch' elle il credan certo,
70Questo averravi se se voi fingerete
Per la partita lor tanto dolore,
Che le moviate a haver di voi pietade,
Et accorvi per figli, et se voi questo
Otterete da lor, come mi stimo
75Vedrete sempre i vostri padri lieti,
Et voi lieti con lor sarete sempre.
Io non manchero punto d'aiutarvi
Ovunque io vedro che sia bisogno,
Et poi ch'accolti vi haveranno, il resto
80Com'ordinato habbiam, farete a pieno.
Satiri piccioli
Et noi si sforzeremo in questa nostra
Tenera eta non si mostrar fanciulli
Per ottener quel ch'ottener bramemo,
Non ne venga pur men di favor Bacco
Egle
85Cosi bisogna che facciate, andiamo,
Et mostratevi tutti in viso mesti.
Nimphe
Ti sij la ben venuta, Egle, che buona
Nuova ci apporta la venuta tua?
Egle
Nova buona non han piu queste selve,
90Poi ch' i Silvestri dei se ne son giti
Et testimon ne son questi meschini,
Quai non posso mirar senza cordoglio
Et se non che su voi han qualche speme
Io credo che s' harian data la morte
95Veggendosi restar senza i suoi padri,
Qual greggia abandonata dal pastore,
Senza presidio alcun per questi boschi
Ma poi che detto l'ho l' animo vostro,
Per la fe c' hanno in voi, men fiero parli
100Che siano i padri lor da lor partiti,
Et come a madri sue vengono a voi,
Pregan che gli vogliate accor per figli.
Fatevi inanzi poveri fanciulli
Et datevi a la fe di queste nimphe,
Satiri piccoli
105Nimphe cortesi, anchor che senza pianto
Non possiam raccordarsi l'improvisa
Partita di color onde siam nati,
Pur diviene minor la nostra doglia
Qualhor ne la bonta vostra pensiamo,
110Pero cortesi, et amorose nimphe,
Non vi sia grave haver pieta di noi,
Quai qui rimasi siam come rimane
Perduto il suo pastor greggia infelice.
Nimphe
Habbian quella pieta figli di voi,
115Che merta questa eta che noi v'habbiamo,
Et se rimasi setesenza padri,
Non potrete mai dir di non havere
Madri mentre saremo in queste selve,
Ben vi preghian da le costuma nostre
120Non si partir, et por tutta in oblio
De Satiri maggior l'aspra lascivia
Che cosi ne sarete via piu grati
Che non sareste i lor viti seguendo.
Satiri piccioli
Non staremo altrimenti sotto voi,
125Che se ne stia sotto la madre agnello,
Egle
Non è da dubitar, ch' al viver vostro
Non s' assimiglin poi che da fanciulli
Cominciano apparar la vita vostra
Che come cera molle ogni figura
130Agevolmente prende, cosi anchora
In un'animo tenero se mprime
Ogni modo di vita agevolmente.
Et piu de gli altri dir si pon felici
Quelle che maestri han che mostrin loro,
135Come voi a costor lodevol vita,
Dunque Satirin miei abandonati
Poscia che queste nimphe si pietose
Havete verso voi hoggi trovato,
Date lor segno di deverle havere
140Sempre come devete haver per madri,
Et voi nimphe gentil d'haverli sempre
Com' essi vi si dan, per cari figli
Stringete a lor picciol fanciulli il collo
Et voi altresi a lor nimphe cortesi,
145Et con basci di pace date segno
Ch'esser debba tra voi perpetuo amore.
Ma temp' è ch'io ritorni al mio Sileno,
Che 'l pover vecchio è pien di tanto affanno
Per la partita de compagni suoi
150Che non spero mai piu vederlo lieto,
Voi rimarete co le madri vostre
Satirin miei, et dopo cena poi
(Se pero fia in piacer di queste nimphe)
Qui si ritorneremo tutti insieme
155Forse contenti piu che non siamo hora.
Amadriadi
Anzi verrenvi molto volontieri
Poi che noi vi possian venir sicure
Siringa
Deh di gratia dimi Egle, se d'Arcadia
Partito s' è co gli altri fauni Pane,
Egle
160Partito s' è pur troppo lo 'nfelice
Et non è per vederlo Arcadia mai,
Tanto incresciuto l' è che tu lo sdegni
Et che di lui non facci alcuna stima.
Siringa, i' tel vo dir per uno amante
165Non vide il piu fedele unquancho selva
E a torto gli ti sei mostra si dura
Ma potria avenir tempo c' haveresti
Te stessa a sdegno, per haver sdegnato
Amante si fedel fuor di ragione,
Siringa
170Dolgasi egli di se che si è voluto
Por ad amar chi mai non senti amore,
Io non lo 'ndussi mai ch' egli m' amasse,
Egle
Estender non mi voglio in dimostrarti
Quanto meglio saria ch' amor seguisti,
175Perch' essendossi Pan quindi partito
Non gioveriali il mio mostrarti il vero,
Ma tempo verra ben che tu te stessa
Riprenderai,
Siringa
i' non son per pentirmi
Mai de l' honesta mia,
Egle
te n' avedrai
180Quand' il penserai men, restate in pace
Nimphe fin che torniamo a rivederci.

4.5. SCENA V

EGLE, SILENO

Egle
Chi fia chi dica che d'ingegno manchi
Donna ch' a far si dia una grande impresa,
Se por vi vuol com' ella dee lo 'ngegno,
Dopo che tutte queste nimphe a un tratto
5Col finto mio parlar co finti preghi
Ho condotte a la rete in questo giorno
Non altrimenti ch' a la rete meni
Accorto uccellator gli incauti augelli
Col falso suon che loro assembra il vero,
10Altro non resta piu senon ch' i Fauni
Tirin la rete, et ve l'accolgan sotto
Et facciano di lor secure prede,
Veggio Sileno, i gli voglio dar nuova
ch' i Satir de le nimphe havran vittoria.
Sileno
15Tu mi farai uscir del corpo l' alma
Con questo tuo tardar tre fiaschi ho asciuti
Insino al fondo poi che ti partisti,
Et dormito un gran sonno, et risvegliato,
Beendo tuttavia guardato ho a torno
20Atorno buona pezza, et non t' ho vista
Insino ad hora, gaglioffetta guai
A te se fatto tu m' havessi oltraggio.
Egle
Et se fatto l' havessi ben che fora
Percio non t'averria nulla di nuovo
25Poi c'hai le corna per natura in capo
Sileno
Tu mi dilegi ribaldella? dammi
Un bascio.
Egle
volentieri,
Sileno
or prendi il fiasco
Et ricreati un poco,
Egle
i' n' ho bisogno
Per la durata mia nuova fatica,
30In ridur queste nimphe a le mie voglie,
Sileno
Et c' hai tu fatto,
Egle
lasciami ber prima
Sileno
Bevi, che dato i' t' ho per questo il fiasco
Egle
O che buon vino è questo, i' me ne sento
Fender la lingua si che viemmi a l' occhio
35La lagrima, ò che vino, goda Giove
Nettare e ambrosia, i' non cerco ber meglio,
Et onde l' hai tu avuto?
Sileno
il mio Marone
Da la mensa di bacco hoggi l' ha tolto
Egle
So ch' ei conosce il buono, i' non mi posso
40Satiar di ber,
Sileno
vedi s' io mi raccordo
Egle di te non n' ho voluto bere
Per servarloti un goccio, anchor ch' io havessi
Una gran sete.
Egle
ti farei ingiuria
S'io non lasciassi che tu dessi un bascio
45A la boca del fiasco, tè Sileno
Accostavi la bocca che piu dolce
Basciar questo sara che le mie labbra.
Sileno
Questo non gia che piu dolce che manna
E questa tua bocuccia, hor lascia ch'io
50Dia un bascio a te ne daro un'altro al fiasco,
Et cosi sentiro doppia dolcezza,
A ragion ben lodato hai questo vino
Potta di Bacco, i' non bevei mai meglio,
Egle
Bevilo tutto ch' io non ho piu sete,
Sileno
55Senza che tu mel dica i' l'ho bevuto,
Et parmi che sia fatto un dio celeste.
Or c' hai fatto pe Fauni,
Egle
hanno le nimphe
Sotto spetie di fe i nemichi a cerco
Et molto non andra che saran tutte
60Secondo l' ordin dato in braccio a fauni
Sileno
Ha, ha, ha, ha, io lodo il signor Baccho
Che dar non sdegna aiuto a la sua gente
Vorrei anch' io poter d'una godere.
Egle
Deh vecciacchio che sei, non ti par ch' io
65Sia troppo a le tue forze, io che non pure
Te stancherei, ma dieci altri piu forti,
Or va prendin' un'altra, anch' io d'un altro
Mi voglio proveder, non troverai
Forse una sciocca, come son stat'io,
70Che si sati d'haverne un pasto il mese,
Sileno
Non ti adirar vita mia cara, i'giuoco
Con te, nol vedi?
Egle
non mi par bel giuoco
Il minacciar di tormi il pan di casa,
Se' l facesti insin hor ti fo sapere,
75Che non vorrei morirmi de la fame,
Poco mangiar mi dai, et di quel poco
Mi minaci voler satiarne altrui?
Et credi che star debba a questi pasti?
Sileno
Che dirai, pazzerella,
Egle
m' hai intesa,
80Non mi vo veder tor la vittuaglia.
Sileno
Entriam nel bosco che farem la pace,
Egle
I non vi vo venir,
Sileno
perche,
Egle
non voglio,
Sileno
Eh vien di gratia, so che gita al naso
Ti è subito la colera.
Egle
cagione
85Forse non me n' hai dato se non fosse
L' amor, col qual' i' t' amo i' staria un anno
Che non verrei ove tu fossi,
Sileno
eh' andiamo
Car' Egle mia nel bosco, eh vien de gratia.
Egle
Va ch' io ti seguo. Non è cosa al mondo
90Che star piu faccia uno marito al segno,
Che gli minacci la moglie volere
Di cibo procacciarsi, se eglie toglie
Il cibo a lei, che tien le donne in vita
Et chiaro hor visto i' l' ho nel mio Sileno.
CHORO
95Hor che siam per por fine a nostri affanni
Et si mostra cortese
Apreghi nostri Amore
Non temian piu che sorte rea ne 'nganni,
Ne altrui fallaci inganni,
100Onde cagione habbian d'aspro dolore.
Pero con tutto il core
Benedicemo il di ch'amor ne prese,
Et co, la face, accese
La fiamma in noi del suo vivace ardore.
105Felice l' hora che rivolser gli occhi
Queste nimphe ver noi
Et foron da suoi rai
I cori a noi fin da radice tocchi.
Accio ch' indi hor trabocchi
110Il ben ch' addolcir dee gli havuti guai,
Si che non sentian mai
Dolore alcun che co gli amari suoi
Ci dia noia, dopoi
Che tanto bene, Amore, hoggi ne dai,
115Onde unqua non sarem stanchi, ne sati
Di darti lode eterne
Per queste selve ombrose,
Poi che di darci ben tu non ti sati,
Qual fia che non ringrati
120Le facci, ond' habbian noi quelle amorose
Fiamme c'hanno in se ascose
Tutte le gioie, s' altri le discerne,
Onde siam per haverne
Tregua con queste cure aspre et noiose.
125E benche non possiamo in marmi vivi
Ne 'nben saldi metalli,
Sculpir tue vere lode,
Non fia pero che non rimangan vivi
(Pur che tu non lo schivi)
130I tuoi honori, et non t' apprezzi, et lode
Tra noi chiunque gode
Per te 'l ver ben, dunque per queste valli
Sempre amorosi balli
Guideremo a tuo honor senza far frode,
135Et lasciarem scolpiti in faggi, e 'n olmi
Benche con rozza mano
Che fai ogni duol vano,
Et di somo gioir l' anime colmi.

5. ATTO QUINTO

5.1. SCENA I

EGLE, SATIRI

Egle
Sapete ove la cosa è gia condotta
Atro non resta piu che voi usiate
Destrezza nel pigliar le fiere in caccia.
Satiri
Pericol piu non v' è poi che ce l' hai
5Tu con l'ingegno tuo condotte in mano.
Egle
Et vi dico io che se da sciocchi voi
Vi reggerete v'avrra da sciocchi,
Non basta a cacciatore esperto havere
Fatto tra se disegno di pigliare
10Astuta fiera, se nel bosco (poi
Che destato egli l'ha) non ha disposto
La caccia si ch'ella fuggir non possa,
Et spesso ho visto, et me 'l sapete voi,
Che quantunque altri nulla habbia lasciato
15Che sia stato mestiero ad huom d'ingegno
Alhor che ne le man gli è parso havere
La fiera ella da lui se n' è fuggita
Cosi porria avenire a voi, se voi
Non ponete ogni ingegno a questa impresa,
20Ne vo che si sicuri esser vi paia.
Che non debbiate haver tema di quello
Che 'nsimil caso vi potria avenire,
Ho vedut' io nel piu chiaro sereno.
Piover tal' hor, et ne calar d'un fiume
25Quando nessun piu nol temea cadere
Gli argini e andar per tutti campi l'acque,
E atterar case, et piante, et trarne seco
Le stalle co gli armenti, et voi 'l sapete
Che vi sete serbati a pena al monte,
30Ben vuol gran senno a incominciar le cose
Ma chi prudentemente non le segue
Si trova alfin le man piene di vento,
Dunque bisogna che voi siate accorti
Perche se s'avedesser de lo 'nganno
35Tutto quel che fatt' è sarebbe nulla.
Satiri
Egle non dubbitar che sarem saggi.
Egle
Or state su l'aviso, et occupate
I luoghi atti al fuggir, si che la fuga
Lor sia levata, che se lor darete
40Spatio al fuggire, altre anderanno a fiumi
Sivi s'asconderanno, altre ne monti,
Altre ne le corteccie de le piante,
Altre s'appiateranno in mezzo a fiori
E faran vanno ogni disegno vostro
45Et in tanto potria venir Diana
Che vi faria pentir del vostro ardire,
Detto i' v' ho cio che fa mestieri a questo
Hora a voi sta condure il fatto al fine
Satiri
Da noi non manchera che con ingegno
50Non sia provisto a ogni impossibil cosa.
Egle
Dunque io me n'andro dritto a ritrovarle
Et cerchero di porle in danza insieme
Co Satirini vostri, voi nascosti
State dietro a questi arbori, et il tempo
55Pigliatevi a la preda,
Satiri
vanne et credi
Che l' hora non veggian che 'l fine giunga,
Gite voi ne la selva, et tutti gli altri
Fate dispore a luochi ov' è bisogno
Et dite che si pongan tutti in punto
60Si ch' al sibilo sol d'uno di noi
Sian tutti pronti a la parata preda.
Ecco le nimphe vengono e i fanciulli
Nostri sono con lor tutti giulivi,
Egle
lor s'appresenta, non fia molto
65C'havremo ne le mani il nostro bene.

5.2. SCENA II

NIMPHE, EGLE, SATIRI PICCIOLI, SATIRO GRANDE, CHORO

Nimphe
State sicuri pur d'haver trovato
Un perpetuo riposo,
Egle
et voi d' havere
L' inciampo ritrovato,
Satiri piccioli
certo nulla
Ci par d' haver perduto, tanto amore
5Ci havete mostro, et tai carezze fatte.
Nimphe
Ogni giorno haverete maggior segno
Quanto v'amiam, quanto ne siate cari,
Ma vedete Egle vostra,
Egle
figli miei
Come vi contentate de la vita
10Di queste vostre madri? se voi sete
Contenti ogni dolor da me è fuggito
Satiri piccioli
Ci hanno Egle queste nimphe mostro tanto
Amore, che per dirti il vero, mai
Tanto non cen mostraro i padri nostri,
15E' n dubbio siam se piu perduto habbiamo
Over piu guadagnato, ma nel vero
Tant' ha addolcito il nostro amaro duolo
L' immensa cortesia di queste nimphe
C'haver non potevan maggior conforto.
Egle
20Io non me ne credeti altro giamai
Tanto cortesemente i' vidi accorvi,
Nimphe
Gli è saputo un po strano il bever l' acqua
Ma nel resto si son cosi acquetati
Che parso n' è ch'assai restin contenti
25De la compgnia nostra,
Egle
è de l' etade
Tenera proprio questo, che di mente
L' esca tosto l'amore, et tosto l' odio,
Et ami similmente, et odij tosto,
Et pero maraviglia non è s' hora
30Si sian scordati questi fanciullini
I padri loro, e amar voi si sian dati,
Voi che vezzo gli fate, cosi anchora
Molto non andera che 'l ber de l' acque,
Posto il vino in oblio, non gli fia a noia,
Satiri piccioli
35Anzi insin' hor non n' è spiacciuto il berne,
Et si sentiam via piu leggiadri, et snelli
Che noi non eravam bevendo il vino.
Vedete come siamo agili, et destri
Su la persona, se la riverentia
40Che noi portiamo a queste nostre madri
Non s'opponesse al voler nostro, noi
Le chiederemmo a far con noi un ballo.
Egle
Et perche ricusar deono lo 'nvito?
Quando son famigliari accolti insieme
45Non si deon vergognar famigliarmente,
Prender tra lor con honesta sollazzo,
Pero i' non credo che queste cortesi
Nimphe si sdegnin di danzar con voi.
Nimphe
Non gia per nostra fe,
Egle
Voi fate bene
50A prendervi piacere a qualche modo,
Poi che 'l maggior piacir ch' esser mai possa
Per donna al mondo voi havete a schifo
Nimphe
Et qual' è questo,
Egle
amare et de l' amore
Goder d' un'huom che s'ami,
Nimphe
tu sei pure
55Egle su le sciocchezze,
Egle
anzi io vi dico
Che di cio non vi vo mover parola,
Ma ben vi dico che cosi tra noi
Si possiam por con questi putti in danza
Et solazzarsi honestamente insieme.
Nimphe
60Faccian come ti par,
Satiri
son quasi al fine
Tutte le cose,
Choro
Voi ch' usciamo,
Satiri
state cheti
Non vi scoprite che non è anchor tempo,
Choro
Oime quando fia l' hora,
Nimphe
et come in ballo
Potrem condurci non vi essendo alcuno
65Che tra noi suoni,
Satiri piccioli
se fosse tra noi
Fistula alcuna sonerebbe parte
Di noi, et parte si daria a danzare,
Egle
Ma non sapete voi se sempre meco
Porto le fistole io?
Satiri piccioli
dalleci adunque
70Che sonerem,
Egle
tenete,
Satiri piccioli
state in punto
Che 'l tempo vien che se n' entriamo in caccia,
[Choro]
A l' ordine noi siamo,
Egle
a coppia a coppia
Noi entrerem in ballo, et le carolle
Com' il suon chiedera meheren tutte,

QUI S' INCOMINCIA IL BALLO.

5.3. SCENA III

SATIRO, CHORO, SILENO, PANE

Satiro
State a l'ordine tutti,
Choro
siam pur troppo
A l' ordine, non fu mai si tes' arco
Com' habbiam noi, tu intendi ben, non sono
Obietti questi da non far destare
5Chi neghitoso dorme, che tardiamo?
Che non le diamo dentro? si sentimo
Rompere i nervi,
Satiro
non è ancora tempo
D' uscir fratelli miei,
Choro
non veggiam l'hora
Che possiamo sfogar nostro disio.
10V' è com' è snella quella vaga nimpha
C' hora si ruota, ò che rotonda gamba,
Ò che pie scarno, et rotondetto, et vago
Sostien quella vittina,
Satiro
con che gratia
Move la mia Napea l' un lato, et l'altro,
15Come s' aggira, et come s' alza a tempo,
Come si ferma? et per dir breve come
Legiadramente al suon col pie risponde
Choro
Ma vedi ch'a noi vien Sileno, et Pane,
Pan venir dee per la Siringa sua
20Ma non so a che fin qui venga Sileno,
Satiro
Che vi è Sileno?
Sileno
son venuto anch'io
A veder questa festa, e ad haver gioia
De le vostre allegrezze,
Choro
deh sta indietro
Con quest' asino tuo, ne la mal hora,
25Che s' ei raggiasse, siam tutti disfatti,
Non odi tu Silen?
Sileno
tu mi vuoi fare
Uscir si, ch' io sia visto, io quel son stato
C'ho condotta la cosa, et mi volete
Cacciar com' una bestia? i' voglio andare
30Fuor de la selva, va inanzi,
Pane
eh non fare
Caro Sileno,
Sileno
i' voglio andar, va la,
Vo che tutti costor paiano bestie.
Satiro
Costui ' ubriaco,
Choro
punto il vin lavora,
Pane
Non ci turbar Silen, Silen mio resta,
35Non voler ch' un tuo sdegno ci disfaccia,
[Silvano]
Per amor tuo mi rimarro,
Pane
è Siringa
Forse nel ballo?
Satiro
ella al fin de la danza
Git' è co l' altre nimphe, et con lor siede,
[Pane]
La veggio, ai fiera, ai soperbetta, ai schifa,
40Ai nemica d'amore, et di pietade,
Come mi struggi il cor, come m'ancidi?
Ma che tardiamo piu?
Satiro
lascia che 'n ballo
Entri di nuovo, ve la tua Siringa
Che mena la carola,
Pane
oime che vita,
45Oime che leggiadria, che movimenti,
Non tardiam piu ch'io ne moio, ai lasso,
Io mi dileguo, è tempodi far segno
Satiro a gli altri,
Nimphe
havete udito quello
Sibillo,
Egle
è nulla, fia qualche pastore
50Che chiama la sua greggia, ò chiama i cani,
Segiamo il ballo,
Nimphe
i son quasi rimasa
Fuori di me,
Egle
tu temi ben di puoco,
Su a la danza, sonate,
Satiri piccioli
noi soniamo
Satiro
Ora animosamente tutti a un tratto
55Entriam compagni miei lieti nel campo
Che sarem vincitor di questa guerra,

5.4. SCENA IIII

NIMPHE, CHORO, PANE, EGLE, SILENO

Nimhe
Ò poverelle noi, nimphe, siam morte
Ò poverelle noi vedete i fauni
E i Satiri, e i Silvani, ò triste noi,
Choro
Ehe non fuggite che temete? semo
5I vostri amanti,
Nimphe
Ai Egle, oime malvagia,
O noi semplici et sciocche,
Pane
eh non fuggire
Siringa, eh non fuggire,
Nimphe
ò meschinelle
Che siamo,
Satiro
andate a quel varco un de voi,
Piglia questa che vien verso la selva
Nimphe
10O noi misere, et triste,
Satiro
che tardate
Correte al bosco,
Egle
su Satir, su fauni,
Su valorosamente, ben sarete
Cosi dapoco che fuggiranno ancho,
Et ne le man le havrete,
Nimphe
Ai malvagia Egle,
15Quest' è la fe?
Egle
dove ne vai Sileno?
Sileno
Io vò per dar soccorso a miei compagni,
Ch' anch' essi m'aiutar quand' io ti tolsi
Egle
Ò cho soccorso? mover non ti puoi
Et gli voi dare aiuto,
Sileno
prender voglio
20Questa che viene in qua,
Satiro
tosto non state
Satiri a bada su picciol, fanciulli
Correr non le lasciate, per la mano,
Tenetele, pe pani, et per le gambe.
Sileno
A questa a questa tutti adosso a questa,
Choro
25Ci fuggiran non state a bada, al bosco,
al bosco tutti, ch' elle al bosco vanno,
Nimphe
Oime dove siam giunte?
Sileno
adosso, a dosso
Adosso a questa, piglia, piglia, piglia,
Egle che fai a dosso, ai che caduto
30Sono, et rotto mi son quasi una costa,
Oime, et ho fatto nulla ch' è fuggita
Oime,
Egle
tel diss' io ben sei tu ben atto
Correr dietro a chi fugge, in tua malhora
Tienti al tuo fiasco che non fugge, et lascia
35Correr chi vuol,
Sileno
s' io lo facea per bene,
Egle
Havresti fatto meglio a haver bevuto,
Hor levati se puoi,
Sileno
dammi la mano
Aiutami,
Egle
vorravi altro potere,
Che 'l mio,
Sileno
dammi la mano perch' anch'io
40Mi sorgero, son pur risorto un poco,
Aiutami Egle regger non mi posso,
Oime,
Egle
monta a caval, ve ch' allegrezza
Tu mi vuoi dar sta notte mentre in gioia
Gli altri saran, sarai tu sul dolerti,
Sileno
45Non mica, tosto c' havero bevuto,
Non havro mal, i' volea pur potere
Dir d'haver fatto qualche cosa anch'io
Ma non l'ha consentito il mio destino,

5.5. SCENA V

SILVANO, PANE

Silvano
Ogni cosa nel bosco è sotto sopra
Chi corre in qua chi in la, prendut' han molte
Nimphe i compagni miei, Ma quelle astute
Prima che por s' habbin lasciato a dosso
5Le man, squarciate s' han da corpi i panni
Et lasciate le vesti, cosi nude
Si sono date a correr per lo bosco,
Nude corron le nimphe, et corron nudi
I dei silvestri, come correa a Roma
10Ne le feste di Pan lo stuolo humano,
Onde s'avien che le giungan nel corso
I penso che tra lor non andra indugio
A giungersi un con l'altro, I piu bei corpi
Di donne non vidi unqua, paion proprio
15Cose celesti, se dinanzi forse
Le guatto, mi rassenbram Citherea
Se di dietro le miro un Ganimede,
Cosa non vi han che biasimar si possa,
Mirinle altri nel petto, o ne la schiena,
20Per la mia fe ch'io non ne so incolpare
I dei del ciel s ardean del loro amore,
Havendole dal ciel tante fiate
Vedute ignude ne le vive fonti,
A me che son d'Amore hora lontano,
25Post' hanno tal devio nel cor, ch' a pena
Potuto m' ho tener, veggendo tutte
Le lor parti si belle, Han rilevate
I fianchi, ambe le coscie come neve
Bianche, e a misura grosso et morbidotte,
30Rottondette le gambe, il ventre liscio,
Il petto d'alabastro, et le mamelle
Che paion tener latte hor' hora astretto,
Senon in quanto a due acerbette pone
Si rassomiglian, per per la verde etade,
35Poco anchor rilevate, Ben felici
Fian que Satir, que Fauni, et que Silvani
Che da le molli, et delicate braccia
Saran stretti, et legati, et accorranno
Da lor soavi fiori il dolce frutto,
40Che potrebbe invidiar sin dal ciel, Giove,
Pane
aver nemico il cielo e imaginarsi
Poter condure uno suo effetto al fine,
Silvano
Che lamentevol voce è questa ch'odo?
Uscir del bosco in cosi gran letitia?
Pane
45A chi cio crede avien quel ch' è avenuto
A questo meschinello, ò miser Pane,
O Pan tristo e 'nfelice, ò Pan dolente
A che termine sei?
Silvano
egli mi pare
Pane che si lamenti, et che puo havere
50Egli di tristo essendo ognuno in gioia?
Pane
Ò doloroso Pane hai pur perduto
Quanto di bene havevi,
Silvano
che ci è Pane?
Pane
Potrai pur poverello a voglia tua
Gir per le selve senza haver sospetto
55D'offender la tua nimpha,
Silvano
ch' avenuto
T' è di dolente Pan che si ti dogli?
Pane
Oime Silvan oime tra queste selve
Selve gia di piacere, et di diletto
Non fu giamai cagion di maggior pianto
60Di quella c' hoggi v' è, noi credevamo
Esser tra piu felici hoggi i piu lieti
Ei piu infelici siam ch' fossero unqua.
Silvano
Tu mi togli la vita Pan ch' è
Che tu mi di? Quando pensar piu debbo
65Vedervi lieti s'sete tristi?
Pane
Avenuta Silvan ci èle
Che fin c'no mai fronde le selve
Sempre tristi sarem, sempre dolenti,
Com'di perduto habbiamo quello
70Che non ci dara mai volger il cielo?
Silvano
Deh fa ch'ppia, Pan, che cosa è
Pane
Deh non voler Silvan se n'ire
La 'ita nostra, il nostro affanno,
Che 'bil angoscia havrai a udirlo.
Silvano
75I non posso sentir doglia maggiore
Di quella c'il cor per voi mi preme,
Pero non mi tenere hor piu sospeso,
Pane
Mentre Silvan le nostre care nimphe
(Ch'r lo ti diro poi che 'rchi)
80Noi seguivamo per l'a selva
A guisa che seguia gia Phebo Daphne,
Et gia si credevamo haverle in braccio
Fuggiron tutte 'j luochi, alcune
A radici di monti, altre a le rive,
85De vivi fiumi, altre a le dense piante
La folta de le quai lor tolse il corso,
Altre vedemmo tra vermigli, et gialli
Firi cadute, ùbil'
Le lego i piedi si che sen cadero,
90Alhora i Fauni, i Satiri, i Silvani
Credendo haver la preda in man sicura
Si tenero padron de le lor donne,
Ai speme vana, et ben folle pensiero
Ai nemica fortuna a bei desiri,
95Ma cosi tosto che gli furon presso
(Cosa io ti diro ch' i'
Crederla a me medesmo, et pur l'ta)
Altre divener fiumi, altre ne monti
Restaro si che non si videro, altre
100Divener fior ne la minuta herbetta,
Silvano
Ai che mi ditu Pan, che meraviglie
Son queste ch'
Pane
i'i mento punto
Ne furono alcun' in questo tempo
I piedi de le quai furon pur dianzi
105Si velloci a fuggir che su la terra
Fermar le piante, et ivi fer radici
E unir si vider le lor gambe in tronco
Et coprirlesi il petto di corteccia,
Et tansformarsi le lor braccia in rami
110Et le chiome gia d' verdi foglie,
Ne vidi alcuna trasformarsi in vite,
E in tanto ch'ho detto) su per gli olmi
Le braccia aviticchiar lente et distorte,
Et per non dir minutamente il tutto
115Furon tutte mutate in varie forme
Onde si vede in varij luochi al bosco
Alcun de Fauni lamentarsi a un faggio,
Et de le frondi sue farsi corona,
Altri abbracciare un fico, altri una quercia,
120Et creder pur d'l'in braccio,
Altri a la scorza d'stagno dare
Con pianto grave affittuosi basci,
Alcun' dolersi a pie d'lce
Et bramar di morrir sotto quell',
125Alcuni accrescer co l' pianto
Le lucid'al rio, nel qual veduta
Egli havea transformar l'nimpha
Altri mandar da gli occhi un largo fonte
E inacquar le radici di que fiori
130In che le nimphe lor s'onverse,
Alcuni altri bramar veder Medusa
Per potersi mutar in duro sasso
Et star sasso nel monte appresso a quella
Nimpha che l'fatto il cor di pietra.
Silvano
135Non credo mai che 'ol giorno tante
Mutation fosser vedute,
Pane
nostro
Danno servate son le maraviglie
Insino a questi giorni, perche sempre
Miseri siamo, et io piu via d'
140Languisca sempre, et mi lamenti sempre
Silvano
Perc' Pan de gli altri maggior doglia?
Perche strugger ti vuoi tu piu de gli altri?
Pane
Perche quant'a Siringa mia
D'nimpha gentil molto piu bella
145Cosi maggior de gli altri era il mio fuoco
Et vedendomi tor si bella nimpha
Non posso non dolermi, tanto, quanto
Ell'ella, et quant'a l'
Silvano
Deh dimmi Pan ch'to è
Pane
150Ograve;rato me dopo ch'di
Mutate l'nimphe in varie forme
Anch'mei che cio non avenisse
A la Siringa mia, pero mi diedi
Con piu veloce corso a seguitarla,
155Ella fugace piu che leggier cervo
Si die a fuggir cosi velocemente,
C' potuto gir sovra le spiche
Et non ne premer una, hora nel corso
Giunse al fiume Lodone, et non potendo,
160Andar piu la, veggendo me che lei
Correndo a piu poter ratto seguiva,
Prego la deita del vivo fiume
Che le porgesse aiuto si che fosse
165Salva l'a sua, vi giunsi io in tanto
Et essendole gia tanto vicino
Ch'spargea col fiato mio le chiome,
Et stendendo per prenderla le braccia
Oime la vidi, oime Silvano, oime
170Apena il posso dir, mutarsi in canna,
Silvano
Ne lo posso udir io senza gran doglia,
Et testimon ten faccia il pianto mio,
Ma che stormento èche ti pende
Al lato,
Pane
oime ch' sempre haver questo
175Per la piu cara cosa ch'al mond'habbia
Silvano
Et perche Pan?
Pane
e di quella canna
[In] che mutata s'mia Siringa
[Co] mposta i' per isfogar col suo
Suon la mia doglia, e' angoscioso affanno,
Silvano
180Et come in cor ti venne di comporre
Tanti calami in un,
Pane
non fu mutata
Cosi tosto Siringa che spirando
Soave Zephir dolcemente, un suono
I senti uscir da le nodose cane,
185Et mi parve la voce di Siringa
Che si dolesse che mi fosse suta
Tanto crudel mentre poteva amarmi,
Onde in memoria de l' nimpha
Dopo un grave lamento e un lungo pianto
190Composi questa fistula che '
Sempre otterra de la Siringa mia,
Co la qual risonar faro ogni selva
Del caro nome suo, del mio dolore
Silvano
Felice Pane sei tu appresso gli altri
195Perche con Ega tua antica mogliera
In parte sfogar puoi l'a doglia,
Ma gli altri poverelli che non hanno
Rifugio alcun si pon ben chiamar tristi,
Pane
Oime charo Silvan tanto piu d'
200Era bella Siringa, quanto belli
Piu gli amaranti son de minor fiori,
Mutar fia questo la colomba in corbo,
Silvano
Gran cosa èche dopo c'a
Havete ne le man nimpha cortese
205Benche bella et gentile, in breve tempo
Vi venga si in dispregio, et cosi a noia
Che vi paia una buccia appresso tale
Che degna non saria d'le ancella,
Et io te dico Pan ch' bell'
210A sentia di tutti i san giudici
In questa eta che mai non fu Siringa
Nel piu bel fior de suoi piu fioriti anni,
Pane
Non piu Silvan che tu m'sci doglia
Vien meco entra nel bosco a veder gli altri,
Silvano
215Entra ch' io di subito ti seguo,
Non si dee desiar cosa che neghi
Il ciel ne cosa a l'ta contraria
Che non sen puo veder felice fine.
Anzi quand' pensa essere al sommo
220D'ezza che sia fuor de l'to
In un istante si ritrova immerso
Ne l'o profondo de tormenti,

IL FINE DELL' EGLE, SATIRA DIM. GIOVAN BATISTA GIRALDI CINTHIO DA FERRARA.



Giraldi Cinzio, Giovan Battista.

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